NEWSLETTER WNG AIOM Dicembre 2024
Hanno curato la stesura: Antonacci Giulia, Esposito Maria Rosaria, Landucci Elena, Livi Greta, Mazzega Fabbro Cristina, Vela Chiara
Carissimi colleghi e carissime colleghe, in questo numero della newsletter abbiamo scelto di porre l’attenzione sulle tematiche principali che sono state affrontate durante il Congresso Nazionale svoltosi a Roma il 8, 9 e 10 Novembre 2024.
NOTIZIE DA AIOM
Nella giornata pre-congressuale è stata esposta la campagna promossa da AIOM alle Istituzioni #SOStenereSSN. La proposta è aumentare di 5 euro il prezzo di ogni singolo pacchetto di sigarette per recuperare risorse finanziarie da trasferire subito al Servizio Sanitario Nazionale. AIOM Incontra L’Africa è il titolo della seconda parte del convegno dedicato alla cooperazione internazionale. Fondazione AIOM ha annunciato che una delegazione andrà in Tanzania all’Ospedale Bugando Medical Center di Mwanza. L’Oncologia medica in questa città è operativa dal 1999, grazie a un’iniziativa del Prof. Dino Amadori, Past President AIOM.
Le attività del Nursing Working Group AIOM
Siamo lieti di annunciare che durante il Congresso Nazionale AIOM 2024 abbiamo conferito il “Premio alla carriera” alla collega Adriana Pignatelli che si è contraddistinta negli anni per il contributo all’infermieristica oncologica. Inoltre come riconoscimento agli infermieri che hanno partecipato alla diffusione di lavori scientifici, effettuati nelle realtà italiane sono stati premiati i primi 3 Abstract, di cui abbiamo avuto il piacere di ascoltare le presentazioni orali: 1.Effectiveness of immersive virtual reality during intravenous antiblastic therapy. Dott. Burrai Francesco 2. The impact of Patient Perception of Patient Centeredness in individuals on Oral anticancer agents. Dott. Di Nitto Marco 3. The impact of oncology specialist nurses on improving nursing-sensitive outcomes in cancer patients. Dott.ssa Cipolla Ilenia.
Sono stati inoltre premiati con una pergamena e nominati gli abstract dal 3° al 6° posto elencati di seguito:
• Home-based monitoring of adverse events and quality of life in patients with mCRC treated with anti-VEGF drugs using PROACT 2.0 • Chemobrain: subjective assessment of cognitive impairment and impact on the quality of life in patients undergoing chemotherapy • The experience of caregivers: The other hidden face of the cancer disease
EVENTI ONCOLOGY NURSING Corsi FAD “Il Nursing Oncologico: umanesimo, scienza, organizzazione”
Primo modulo: “La Comunicazione con il paziente oncologico”, ha permesso ai partecipanti di approfondire alcune tematiche legate alla relazione con il paziente, con l’obiettivo di fornire strategie utili per l’accrescimento delle competenze comunicative degli infermieri, indispensabili per migliorare la qualità dell’assistenza erogata.
Secondo modulo: dal titolo “Gli accessi venosi centrali”, si è focalizzato sull’educazione terapeutica al paziente volta proprio alla gestione corretta di tali presidi, con riferimento ad un approccio proattivo per la precoce gestione di eventuali complicanze. La diagnosi di tumore ha un impatto profondo non solo sulla vita dei pazienti, ma anche su quella delle loro famiglie, in particolare sui caregiver, figure fondamentali per il supporto quotidiano. Il caregiver, rappresenta una risorsa insostituibile, ma deve essere adeguatamente formato per affrontare le numerose sfide legate alla malattia e alla gestione di dispositivi medici come i cateteri venosi centrali (CVC).
Terzo modulo: “Nuovi Modelli Assistenziali”. Quest’ultimo è nato dalla consapevolezza che grazie ai nuovi strumenti terapeutici l’incremento della sopravvivenza e quindi della cronicizzazione dei pazienti, renda necessaria una gestione integrata dei percorsi diagnostico-terapeutici e l’implementazione di strategie formative condivise per soluzioni assistenziali innovative.
|  | SINTESI DEI CONTENUTI DEL XXVI CONGRESSO AIOM
SESSIONE CONGIUNTA ONCOLOGI E INFERMIERI: L’ETICA CHE CURA In questa sessione sono stati condivisi argomenti rilevanti che parlano della cura come progetto relazionale, di come l’importanza di una pianificazione condivisa del percorso di cura con il malato diventi fondamentale per un vero approccio olistico (legge 219/2021), del consenso informato e delle norme deontologiche che guidano i professionisti. L’oncologo, si trova spesso di fronte al dover gestire una comunicazione molto complessa nei confronti del paziente. La comunicazione della diagnosi è una notizia che potrebbe impattare sul destino della vita del ricevente creando un difficile equilibrio che pone le scelte dell’oncologo tra informazione, condivisione, qualità di vita. La pianificazione condivisa delle cure facilita la relazione tra paziente e medico per far fronte anche alle problematiche che potrebbero insorgere qualora il paziente non sia più in grado di intendere e volere. Una comunicazione, dunque, che non può prescindere dal concetto di etica della verità in ambito sanitario. Si è parlato di testamento biologico, di governo clinico, di sinergie e dissonanze tra etica e ricerca. Uno spazio è stato dedicato agli aspetti etici legati alla formazione degli operatori, agli interessi sociali ed economici che insistono sulla cura ed alle conseguenti implicazioni etiche. Nell’ultima parte della sessione si sono affrontate le questioni legate alla continuità di cura per le decisioni del fine vita ed una riflessione importante ha riguardato il tema della sedazione palliativa ed il giusto approccio nella gestione e nell’alleviare le sofferenze quando prevale l’accompagnamento sulla cura. L’oncologia richiede costantemente scelte etiche condivise perché i progressi siano davvero patrimonio di tutta la società civile. Una sessione congiunta multidisciplinare offre un pensiero ad ampio respiro ed una condivisione delle problematiche comuni.
SCREENING ONCOLOGICO: QUALE FUTURO? Il cancro non è una malattia ma una eterogeneità e complessità di migliaia di neoplasie. Nonostante gli straordinari successi della ricerca grazie ai trattamenti sempre più avanzati ed efficaci, i tumori restano una delle prime cause di morte. Gli screening oncologici rappresentano l’esempio principale per la prevenzione secondaria. Il 40% dei tumori potrebbe essere evitato con l’adozione di corretti stili di vita che possono ridurre alcuni dei fattori di rischio correlati al cancro. Tra i principali fattori di rischio modificabili riconducibili ai comportamenti: il fumo, l’alcool, la sedentarietà, il sovrappeso, lo scarso consumo di frutta e verdura. Il codice europeo contro il cancro riporta i 12 comportamenti per informare i cittadini sulle azioni che ciascuno può intraprendere per ridurne il rischio. Gli infermieri possono apportare un considerevole contributo nella prevenzione. L’educazione è l’unico nursing sensitive outcome positivo. Numerosi studi, infatti, hanno dimostrato quanto gli infermieri possono contribuire all’educazione del cittadino verso la prevenzione dei tumori, al fine di incrementare l’adesione agli screening oncologici, oltre che intervenire nel percorso di cura.
|  | L’ANTIBIOTICO RESISTENZA: QUALI RISCHI PER IL PAZIENTE ONCOLOGICO? L’antibiotico resistenza è un fenomeno allarmante in tutto il mondo. I dati riportano circa 33 mila morti l’anno, di cui un terzo solo in Italia. L’Antibiotico Resistenza (AR) non è una malattia ma un fallimento terapeutico che riconosce una genesi multifattoriale (mutazioni, geni acquisiti) dei microrganismi e multisettoriale (One Health). Il cattivo uso degli antibiotici è la causa principale sia in ambito umano che veterinario. La trasmissione durante l’assistenza di germi multi farmaco-resistenti (MDRO), inoltre, determina l’aumento delle Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) che, di conseguenza aumentano il fenomeno dell’AR. Il paziente oncologico per le sue peculiarità rappresenta un “ospite suscettibile” alle ICA, sostenute in gran parte da MDRO. I pazienti con il cancro hanno un rischio di 2-3 volte circa superiore di contrarre un’ICA rispetto ad altri pazienti; le ICA riducono l’efficacia delle terapie oncologiche con aumento della mortalità. Sono necessari più azioni congiunte per fronteggiare l’AR, la strategia nazionale con il Piano Nazionale di Contrasto all’Antibiotico Resistenza (PNCAR) 2022-2025, conta tre pilastri principali: Sorveglianza e Monitoraggio, Prevenzione delle Infezioni, Buon uso degli antibiotici e una Governance che sostiene i pilastri avvalendosi della formazione, comunicazione, ricerca e cooperazione nazionale e internazionale che agiscono trasversalmente in un approccio One Health. In questa visione tutti sono coinvolti, il settore umano, veterinario e l’ambiente. Molte azioni sono efficaci per contrastare le ICA e l’AR: la prevenzione, con l’adesione alle procedure evidence-based e bundle, la formazione e l’aggiornamento degli operatori sanitari, la promozione alle vaccinazioni, i modelli organizzativi nell’Infection Prevention e Control (IPC) come l’Antimicrobial stewardship con un approccio multidisciplinare. Ciò anche in quanto le ICA si configurano come un evento avverso, pertanto, richiedono un approccio pro-attivo con modelli assistenziali che si avvalgono di figure specialistiche Link-nurse e Link-professionals, per la costruzione della Rete dei referenti più capillare nelle singole UU.OO. per garantire la sicurezza delle cure ed il miglioramento continuo della qualità dell’assistenza ai pazienti oncologici.
| L’INFERMIERE IN ONCOLOGIA E GENETICA: TRA COUNSELLING E NURSING Le patologie tumorali possono essere sporadiche, conseguenti a mutazioni acquisite da una cellula in origine geneticamente normale, oppure ereditarie, dove invece le persone sono portatrici di una variante genetica ereditaria presente in tutte le loro cellule: questo è ciò su cui si basa l’esecuzione dei test genetici costituzionali o germinali. La persona non eredita la malattia, bensì la predisposizione ad essa, pertanto l’ambito su cui si può sicuramente agire è quello della prevenzione per ridurre ulteriormente il rischio di svilupparla. I percorsi di consulenza genetica oncologica sono complessi con diversi punti di accesso e di uscita: il paziente oncologico può entrarvi da SPOKE o PDTA, ma può esservi anche una richiesta spontanea dettata dalla conoscenza del paziente stesso. Si tratta di un percorso multi step con una rivalutazione al termine degli accertamenti per la successiva sorveglianza. Poi ci sono i test genetici mainstream, ossia riguardanti pazienti che arrivano al test genetico senza aver fatto tutto il sopra detto percorso tradizionale, mossi da una motivazione terapeutica. Questi test hanno una data di nascita, essenzialmente nel 2014, con l’approvazione di olaparib per il carcinoma ovarico nelle donne portatrici di varianti germinali di BRCA1/2. Da qui, di fatto, prevenzione e terapia si sono intrecciate, per cui si è assistito proprio ad un cambio di paradigma facendovi entrare a tutto tondo il team oncologico, di cui punto cruciale è la responsabilità della comunicazione. La persona interessata esprime i propri timori spesso proprio all’infermiere, dal quale ottiene importanti informazioni. Il ruolo che l’infermiere può rivestire in genetica è ampio, accompagnando il paziente in collaborazione con il team multidisciplinare dal pre al post test con competenze comunicative e di counselling. In Italia è una figura attualmente non riconosciuta anche se si stanno facendo strada dei percorsi. Dall’Europa arrivano diversi spunti a riguardo, anche perché è un ruolo sempre più necessario nelle nostre realtà, proporzionale di fatto alla crescente domanda dei test genetici. É nato a tal proposito anche un Board di genetic counselor. Il futuro per tale ambito ci rimanda ad una duplice sfida: la necessità di una presa in carico appropriata del paziente e della sua famiglia ed allo stesso tempo la formazione della community “infermieri di oncologia”, che non può prescindere da adeguate skills in merito.
| RUOLO DELL’INFERMIERE NELLA GESTIONE DEGLI EFFETTI COLLATERALI DA TERAPIE PER IL TRATTAMENTO DEL CARCINOMA UROTELIALE SIMPOSIO La gestione degli eventi avversi rappresenta una delle sfide più complesse nella cura dei pazienti affetti da carcinoma uroteliale avanzato o metastatico. Le terapie disponibili oggi, frutto di una costante evoluzione scientifica, includono approcci come la chemioterapia, l’immunoterapia, i farmaci anticorpo-coniugati (ADC) e gli inibitori del recettore del fattore di crescita fibroblastico (FGFR). Ciascuno di questi trattamenti, pur offrendo importanti opportunità terapeutiche, è associato a specifici effetti collaterali che richiedono un’attenta valutazione e una gestione multidisciplinare. Gli eventi avversi possono essere classificati secondo la loro gravità utilizzando i criteri NCI-CTCAE, e includono reazioni immuno-correlate, tossicità legata agli ADC e complicanze specifiche di ogni opzione terapeutica. La loro complessità non si limita all’aspetto clinico, ma impatta anche la qualità della vita dei pazienti, rendendo essenziale un approccio che vada oltre il trattamento sintomatico. Infatti, gestire questi eventi richiede il coinvolgimento di un team multidisciplinare composto da infermieri oncologici, oncologi, farmacisti e specialisti di diverse discipline, come cardiologi, dermatologi, pneumologi e neurologi. Solo un lavoro di squadra, coordinato e basato sull’evidenza scientifica, può garantire un’assistenza efficace e personalizzata. Particolarmente rilevante è il ruolo dell’infermiere oncologico, che opera non solo come facilitatore nel processo di cura, ma anche come figura chiave nell’educazione e nel supporto emotivo del paziente. L’infermiere contribuisce a prevenire gli eventi avversi, a monitorare la loro insorgenza e a migliorare la qualità percepita dell’assistenza attraverso un rapporto empatico e una comunicazione trasparente. Questo approccio, centrato sul paziente, permette di affrontare non solo le necessità cliniche, ma anche quelle psicologiche e relazionali, aumentando la fiducia e l’aderenza terapeutica. Nel contesto delle cure oncologiche, emerge chiaramente la necessità di integrare la gestione degli eventi avversi all’interno di una strategia globale che valorizzi ogni componente del percorso terapeutico. Non si tratta solo di trattare la malattia, ma di prendersi cura della persona, offrendo una qualità assistenziale che possa realmente fare la differenza nella vita di chi affronta un percorso tanto complesso. L’obiettivo è chiaro: non solo combattere la malattia, ma farlo nel modo più umano e rispettoso possibile.
| APPLICAZIONE DELLE NUOVE TECNOLOGIE NELL’ASSISTENZA INFERMIERISTICA E INNOVAZIONI NELLA RICERCA Negli ultimi anni, l’innovazione tecnologica in sanità ha cambiato il modo di curare i nostri pazienti e il modo di fare ricerca, migliorando l’efficienza, la qualità, la riduzione dei costi e l’accessibilità ai servizi. Ecco alcune delle principali innovazioni illustrate dai relatori intervenuti al congresso AIOM:
– Telemedicina e Tele-nursing strumento utile per il paziente che può essere raggiunto al suo domicilio attraverso una videochiamata, alla quale può essere aggiunta la condivisione di dati, questionari o video su attività specifiche. È stato presentato uno studio sull’utilizzo di un dispositivo di monitoraggio fornito a circa 400 pazienti con scompenso cardiaco per il riconoscimento degli eventi attraverso degli alert che permettevano l’attivazione di percorsi personalizzati con un notevole risparmio economico e con forte impatto sulla popolazione. Tale percorso può essere pensato anche nei pazienti oncologici attraverso la creazione di centrali di monitoraggio con personale adeguatamente formato.
– Intelligenza Artificiale (IA) in ambito sanitario ha migliorato la precisione nella diagnosi di molte malattie oncologiche ed è in grado di supportare l’oncologo nella scelta del trattamento più adeguato. Anche nell’aspetto dell’umanizzazione delle cure l’IA è in grado di individuare i bisogni non corrisposti dei pazienti lungo il percorso di cura, contribuendo alla creazione di progetti come la Porta Oncologica di Accesso e di Continuità di cura (POAC) che risponde con efficacia ai bisogni dei pazienti dal sospetto diagnostico alle diverse fasi della malattia.
– Patient Reported Outcomes Measures (PROMs) sono strumenti indispensabili per raccogliere i veri bisogni espressi dai pazienti a volte non rilevati o sottostimati. La continuità delle cure, l’accesso ai servizi oncologici, l’aderenza alla terapia, il riconoscimento precoce e la gestione bisogni del paziente e degli eventi avversi sono fattori che influenzano significativamente la qualità di vita e la sopravvivenza dei nostri pazienti.
– Studi Clinici decentralizzati. Dalle raccomandazioni sugli studi decentralizzati emessi da EMA (European Medicines Agency) nel 2022 e dalle linee guida emesse ad agosto 2024 l’Italia non ha particolari vincoli che impediscono l’introduzione di aspetti tecnologici digitali nelle sperimentazioni, ma è prioritario investire nella formazione e nella digitalizzazione. Gli studi clinici decentralizzati portano ad un cambiamento del paradigma delle sperimentazioni passando da un’organizzazione in cui il centro clinico coordina le attività ad un modello in cui al centro c’è il paziente e intorno tutti gli stakeholder coinvolti.
In un contesto di innovazione il ruolo dell’infermiere di ricerca assume un’importanza fondamentale, nel miglioramento della qualità e dell’efficienza delle cure specialmente nei contesti di alta intensità come le sperimentazioni cliniche in oncologia. La letteratura suggerisce come i programmi dottorali e le pubblicazioni influiscano sulle politiche sanitarie e sulla professione. La figura dell’infermiere ricercatore in questo momento storico riveste un ruolo cruciale. Da uno studio descrittivo-osservazionale sullo sviluppo delle scuole di dottorato in infermieristica in Italia (2006-2022), circa il 10% riguarda l’area oncologica. Dai dati è emerso un progressivo incremento significativo di pubblicazioni, che i livelli della produzione scientifica di infermieri che intraprendono un programma dottorale (PhD) è di qualità elevata, aumento delle pubblicazioni sulle riviste indicizzate, la prevalenza degli studi è in ambito clinico e organizzativo. L’infermiere ricercatore dovrebbe cercare di limitare la produzione di ricerca descrittiva e spingersi a fare ricerca sperimentale non facile da realizzare perché spesso richiede risorse non facilmente recuperabili.
| NON ANCORA ADULTI, NON PIÙ BAMBINI: LA PRESA IN CARICO DEGLI AYA (Adolescent and Young Adults) La presa in carico degli AYA, la cui fascia di età è compresa tra i 15 ed i 39 anni, è caratterizzata da sfide multiformi che necessitano di essere prese in considerazione per poter adottare metodologie di gestione ottimali. Per fronteggiarle, ESMO e SIOPE hanno riportato due aree di intervento: l’accesso ai Clinical Trials, disegnati sulle caratteristiche di questi pazienti con l’inclusione dei giovani adulti nei trials pediatrici e viceversa, favorendone la cooperazione e poi la definizione dei requisiti minimi per occuparsi di questi pazienti. A livello italiano sono nati diversi eventi per fare awarness ed avere dei momenti di confronto con AIOM- AIEOP. Dal punto di vista infermieristico per la presa in carico va innanzitutto considerata la gestione dei sintomi ed il supporto al processo decisionale: gli adolescenti e giovani devono prendere decisioni in merito all’atteggiamento, al self care, alla self advocacy. Fondamentale è favorire l’aderenza al trattamento, proprio per le sfide in seno all’età di queste persone. Un momento cruciale è dato sicuramente dalla transition readiness: una transizione di successo è favorita da una preparazione precoce, dall’indipendenza, e da una buona comunicazione tra gli operatori sanitari. Ci sono comunque delle componenti più difficili in ricerca infermieristica, che si possono implementare creando gruppi, collaborazioni con biblioteche e con studi multicentrici, Journal Club e ovviamente corsi di formazione strutturati proprio con un taglio per infermieri. L’aspetto psicologico è poi uno degli aspetti cruciali per la presa in carico globale degli AYA, poiché vivere la diagnosi in un momento evolutivo ha un diverso impatto, in particolare nell’adolescenza la crisi è ancora più evidente perché si mescola ad una già esistente relativa ai cambiamenti tipici dell’età. Il ruolo dello psicologo in questo contesto è quello di incoraggiare il paziente ad esprimere i propri vissuti, di mobilitare le risorse individuali promuovendo una maggior autonomia, facilitare l’individuazione di strategie che possono essere utilizzate per superare i momenti difficili e favorire l’adattamento. É essenziale aiutarli a non vivere il tempo della malattia come un tempo vuoto, ma fare esperienza di sé in questo tempo, che è anche il compito più arduo. É per questo che si ribadisce la sostanziale importanza di creare ambienti a misura degli AYA, e di reclutarli nei trial clinici in modo da ridurre le complicanze cliniche a lungo termine e migliorarne la qualità di vita.
| LA LEADERSHIP IN ONCOLOGIA La Leadership è un concetto diffuso nell’ambito sanitario atto a garantire la sicurezza nell’assistenza. Ogni professionista può avere la capacità di intercettare modelli organizzativi e assistenziali che hanno bisogno di innovazione così come di proporre soluzioni atte a favorire l’innovazione. Tuttavia ci devono essere le condizioni necessarie istituzionali e finanziarie per favorire lo sviluppo della leadership.
Un accento particolare va posto sullo stile di leadership adottato nei contesti lavorativi. Sicuramente ci sono aspetti che favoriscono l’instaurarsi di un efficace stile di leadership; il lavoro in equipe, personale con competenze avanzate favoriscono la possibilità di avere una leadership positiva che va ad agire sulla retention ovvero sull’intenzione del personale di rimanere nel consto lavorativo. Al contrario una leadership inefficace influenza negativamente l’agire professionale e favorisce la crescita di burnout e stress lavorativo. La leadership è fondamentale non solo a livello organizzativo ma a tutti i livelli: clinico per garantire la sicurezza al paziente, relazionale per garantire l’informazione e l’educazione a caregiver e familiari, formativo quando seguo gli studenti e garantisco programmi di formazione continua. A livello internazionale le società scientifiche EONS e ESMO, hanno rinforzato il concetto di necessità di incrementare la leadership per trovare le modalità di essere attori consapevoli all’interno del nostro ambito assistenziale con il fine di valorizzare le competenze dei professionisti. Tale processo può essere molto incisivo nell’evitare e/o ridurre il fenomeno dell’intention to leave che ai giorni nostri è molto diffuso nelle realtà lavorative e causa difficoltà nell’organizzazione aziendale ma anche nella pianificazione assistenziale delle singole unità di pratica clinica. Inoltre le ripercussioni dell’intention to leave devono essere considerate anche a livello personale: molti studi riportano l’importanza per gli infermieri di ricevere soddisfazione, supporto, supervisione e tutoring per ridurre stress e migliorare la qualità di vita lavorativa nell’ambiente di lavoro e di conseguenza continuare a lavorare nello stesso ambito.
| LA COMUNICAZIONE EFFICACE IN ONCOLOGIA Con sguardo volto al Futuro, il Nursing Oncologico ha fatto più volte risuonare nelle varie sessioni congressuali la parola “Comunicazione”, alla quale ha dedicato una intera sessione. Essa rappresenta una delle Soft skill chiave se vogliamo che la cura e il prendersi cura, che chiedono studio e preparazione, vadano di pari passo e si realizzino attraverso un progetto relazionale che ponga il paziente al centro. La sessione dedicata alla Comunicazione Efficace ne ha sottolineato l’importanza riguardo al paziente, al team di cura, sino a quel mondo connesso in cui pazienti ed operatori sono immersi grazie ad Internet e ai Social Media. La Comunicazione è fondamentale per la realizzazione del Self Care inteso come processo decisionale che incoraggia il paziente a gestire la propria salute sia in termini di prevenzione che di gestione della malattia. All’interno del team infermieristico, la buona comunicazione passa attraverso la consapevolezza dell’obiettivo comune il quale, per essere realizzato, prevede un rispetto reciproco delle competenze, che a sua volta tutela la relazione tra colleghi ponendo l’attenzione sul Cosa e non sul Chi, di fronte alle difficoltà che il raggiungimento dell’obiettivo può comportare. Internet e tutti i Social Media rappresentano un’ulteriore sfida nella comunicazione con il paziente, la quale non può prescindere dalla consapevolezza che la malattia, il tumore più di altre, evoca insicurezza, solitudine e senso di morte nelle persone aprendo dentro di loro uno spazio di paura e dolore per il quale i pazienti possono cercare risposta con ogni mezzo. Sarà quindi importante capire questo aspetto, e la sua eventuale rappresentazione in ciascun paziente, per poterli seguire e consigliare rispetto al mondo dei Social avendo come obiettivo una comunicazione costruttiva nel percorso di cura. La relazione che, attraverso la Comunicazione, si instaura tra paziente e team di cura precede e accompagna la cura: senza la relazione la cura non è caring, ma curing ovvero semplice trattamento.
| ESITI SENSIBILI DELL’ASSISTENZA INFERMIERISTICA IN AMBITO ONCOLOGICO Gli esiti sensibili dell’assistenza infermieristica sono indicatori fondamentali per valutare la qualità delle cure. Essi includono comportamenti, condizioni misurabili e percezioni del paziente e della famiglia strettamente legati all’assistenza ricevuta. La letteratura è in continuo sviluppo rispetto a questo tema e tra tutti gli esiti sensibili individuati per monitorare la qualità dell’assistenza infermieristica è stato citato il tema della financial toxicity che riguarda soprattutto i costi che le persone e la famiglia devono sostenere durante il percorso di malattia. La presenza di FT potrebbe avere un impatto sulla qualità di vita. L’ONS sottolinea l’importanza di fornire un’assistenza centrata sul paziente, che non deve focalizzarsi sul bisogno clinico ma anche su bisogni emotivi e relazionali, per migliorare la qualità di vita del paziente; l’importanza di assicurare equità di accesso ai servizi e di avere un approccio multidisciplinare seguendo programmi di formazione continua basati sull’evidenza scientifica. L’EONS evidenzia la necessità di avere nella pratica clinica degli strumenti per misurare gli esiti sensibili (es: Oncology Minimum Data Set-ONMDS) e inoltre sottolinea che è necessario poter tracciare il lavoro svolto dagli infermieri riguardo questo tema.
Esperienza Istituto Oncologico Veneto: È stato presentato un progetto che ha l’obiettivo di far emergere l’importanza del ruolo degli infermieri nel migliorare gli outcomes assistenziali. Per monitorare gli ESA sono stati creati diversi strumenti che integrano linee guida e scale di valutazione validate. I risultati finali non sono ancora disponibili, ma dai risultati preliminari è stata notata una maggiore sensibilità da parte degli operatori sanitari rispetto a questo tema.
Un aspetto cruciale emerso è la gestione del dolore, uno degli esiti sensibili dell’assistenza infermieristica. È stato evidenziato come un controllo efficace di questo sintomo, combinato con un’adeguata educazione del paziente e il suo empowerment, possa migliorare significativamente la qualità percepita dell’assistenza. Questi interventi non solo alleviano la sofferenza fisica, ma rafforzano la fiducia del paziente nel percorso di cura, contribuendo a un’esperienza assistenziale complessivamente più positiva.
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