Anno XXIII - Numero 995 - 25 marzo 2025

Hanno curato la selezione degli articoli scientifici e i commenti di questo numero: Filippo Pietrantonio, Matteo De Monte, Carolina Liguori, Silvia Marchesi (S.S. Oncologia Medica Gastroenterologica, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, Milano)



Coordinatori: Silvia Novello, Marcello Tiseo
Editore: Intermedia - Direttore Responsabile: Mauro Boldrini

Oggi in Oncologia


A phase III randomised trial on the addition of a contact X-ray brachytherapy boost to standard neoadjuvant chemo-radiotherapy for organ preservation in early rectal adenocarcinoma: 5 year results of the OPERA trial

Background: The OPERA trial has shown that a contact X-ray brachytherapy 50 kV (CXB) boost with neoadjuvant chemoradiotherapy (NCRT) can increase organ preservation (OP) rate for early rectal adenocarcinoma (ADK) of low-mid rectum. We report the results after 5 years of follow-up … (leggi tutto)

Il carcinoma del retto medio e basso in stadio precoce (cT1-cT2; cT3a e cT3b se medio ed alto, N0), rappresenta un’importante sfida clinica in oncologia.
A fronte di una buona efficacia terapeutica, i trattamenti attualmente disponibili appaiono spesso gravati da una tossicità residua non trascurabile, specie per quanto concerne gli esiti chirurgici e radioterapici e l’impatto sulla qualità della vita.
Negli ultimi anni l’attenzione dei ricercatori si è focalizzata sulla possibilità di utilizzare nuovi trattamenti multimodali che siano in grado di determinare una migliore preservazione d’organo e con profili di tossicità più favorevoli.
In tale contesto, lo studio randomizzato di fase III Lyon R 96-02, condotto su pazienti con neoplasia del retto cT2–cT3, ha descritto la correlazione tra risposta clinica del tumore dopo radioterapia neoadiuvante e conservazione dello sfintere o dell’organo: in particolare, la terapia radiante a fasci esterni combinata con un boost di brachiterapia aumenta il tasso di risposta clinica completa (cCR), riducendo il tasso di colostomie permanenti (29 vs 63% a 10 anni).
Sulla scorta di tali risultati lo studio multicentrico di fase III OPERA, randomizzato e controllato, si prefigge come obiettivo primario di valutare se l’aggiunta di un boost di brachiterapia ai regimi di chemio-radioterapia neoadiuvante possa migliorare i tassi di preservazione d’organo.
Il disegno del trial, che ha incluso 148 pazienti operabili con adenocarcinoma rettale localizzato nel retto medio-basso e con rischio intermedio-basso (cT2-cT3b), di dimensioni <5 cm, coinvolgimento di meno della metà della circonferenza rettale e con malattia cN0 o cN1 (linfonodi <8 mm), prevede la randomizzazione (1:1) dei pazienti in due gruppi:
• Gruppo A: ha ricevuto un boost di radioterapia a fasci esterni (EBRT) (9 Gy in 5 frazioni).
• Gruppo B: ha ricevuto un boost di brachiterapia a raggi X di contatto (CXB) (90 Gy in 3 frazioni).
Entrambi i gruppi hanno inoltre ricevuto un trattamento chemio-radioterapico con finalità neoadiuvante (NCRT) standard, costituito da radioterapia a fasci esterni (45 Gy in 25 frazioni) concomitante a chemioterapia a base di capecitabina (825 mg/mq due volte al giorno).
Per i pazienti con risposta clinica completa (cCR) o quasi completa (ncCR), è stata proposta un’escissione locale, mentre per i pazienti con risposta parziale è stata raccomandata una proctectomia radicale mediante TME.
Dopo il completamento del trattamento sono state pianificate valutazioni cliniche, endoscopiche e radiologiche (risonanza magnetica MRI) alle settimane 14, 20 e 24.
Nel sottogruppo di pazienti con cCR o ncCR, è stata applicata la strategia W&W, che prevedeva Esplorazione Rettale digitale, endoscopia e MRI ogni 3 mesi per i primi 2 anni e ogni 6 mesi dal terzo anno in poi.
L’endpoint primario era il tasso di preservazione d’organo a tre anni.
Gli endpoint secondari includevano la percentuale di pazienti che andavano incontro ad una risposta clinica completa (cCR) o quasi completa (ncCR), la sopravvivenza globale (OS), la sopravvivenza specifica per la malattia (DSS), la funzionalità intestinale residua (determinata mediante il LARS scors), le tossicità tardive e la qualità della vita.
L’aggiornamento dei dati ad un follow-up mediano di 5 anni evidenzia i seguenti risultati:
Dei 112 pazienti trattati senza escissione totale del mesoretto e inseriti in una strategia watch and wait (W&W) nel Gruppo A, 45 pazienti (65%) hanno raggiunto una risposta clinica completa (cCR) o quasi completa (ncCR), mentre nel Gruppo B questa percentuale è stata significativamente più alta, pari a 67 pazienti (93%) (P < 0.0001).
Ad un follow-up mediano di 61,1 mesi [IQR (56,8-64,5)], il tasso di preservazione d’organo a 5 anni è stato del 56%[IC 95% (49-72)] nel Gruppo A, rispetto al 79% [IC 95% (70-89)] nel Gruppo B (HR 0,4, IC 95% (0,21-0,75); P = 0.003).
Il tasso di ricrescita locale a 5 anni nei pazienti sottoposti a strategia W&W (112 pazienti) è stato del 26% (28 casi di ricrescita locale), con una differenza tra i gruppi: 17% nel Gruppo B e 39% nel Gruppo A (P = 0.1), mentre per l’intera coorte di 141 pazienti, inclusi quelli che hanno subito una TME entro 24 settimane dalla NCRT, si sono verificati 32 casi di ricrescita locale.
La sopravvivenza globale (OS) è stata del 91% [IC 95% (87-96)], senza differenze significative tra il Gruppo A (91%) e il Gruppo B (92%) (P = 0.5).
In un’analisi post-hoc, la sopravvivenza cancro-specifica a 5 anni (DSS) per i pazienti in strategia W&W (112 pazienti) è stata del 66% [IC 95% (57-76)].
Non sono state osservate differenze significative nel DSS tra pazienti con cCR o ncCR nei due gruppi.
Nell’analisi univariata post-hoc di regressione di Cox, sono stati valutati i fattori predittivi della preservazione d’organo a 5 anni. Tra quelli esami il diametro tumorale <3 cm, che era un fattore di stratificazione, è stato associato a un miglioramento significativo del tasso di preservazione d’organo (P = 0.04), risultato confermato anche nell’analisi multivariata (P = 0.04). Non sono state rilevate differenze significative per gli altri fattori esaminati, tra cui lo stadio ed il grado di differenziazione tumorale, la distanza dal margine anale (<6 cm vs ≥6 cm) e i livelli di antigene carcinoembrionario (CEA) (<2.5 ng/ml vs ≥2.5 ng/ml)
Per quanto concerne gli eventi avversi registrati, sono stati riportati 44 eventi avversi precoci o tardivi di grado 2-3 secondo il CTCAE, senza differenze significative tra i due gruppi (P = 0.7).
Gli eventi avversi più comuni sono stati proctite e dermatite da radiazioni, mentre l’effetto collaterale tardivo più frequente è stato il sanguinamento rettale, più frequente nel Gruppo B (64%) rispetto al Gruppo A (17%). Pressoché tutti gli episodi di sanguinamento rettale si sono risolti entro i primi 3 anni dal trattamento. Il punteggio LARS per la disfunzione intestinale è invece risultato simile tra i due gruppi di trattamento, indicando che la CXB non ha sembra avere un effetto detrimentale sulla funzione intestinale.
I dati sulla qualità di vita non erano ancora disponibili al momento della pubblicazione dell’aggiornamento dello studio.
Le conclusioni degli Autori sottolineano come il trial OPERA sia il primo studio a dimostrare che l’aggiunta della brachiterapia al trattamento chemio-radioterapico neoadiuvante migliori il tasso di conservazione d’organo con una buona funzionalità intestinale a 3 anni e 5 anni, specialmente nei tumori in stadio iniziale. Il verificarsi di una certa ricrescita locale dopo 3 anni richiede una stretta sorveglianza di questi pazienti durante il periodo di 5 anni.
Questi dati vanno tuttavia interpretati anche alla luce di altre strategie di conservazione d’organo attualmente in uso, in particolare la terapia neoadiuvante totale, come braccio di controllo standard di futuri studi che indaghino l’aggiunta della brachiterapia, sia per quanto riguarda la safety che l’efficacia.
In ultima analisi, i risultati a 5 anni dello studio OPERA sono incoraggianti e supportano l’utilizzo del boost della brachiterapia a raggi X da contatto come una delle possibili opzioni standard per la preservazione d’organo nei tumori rettali di piccole dimensioni (< 3 cm) nell’ambito delle strategie terapeutiche di conservazione d’organo; al contempo i dati disponibili sottolineano la necessità di un monitoraggio prolungato oltre i tre anni per rilevare eventuali recidive tardive e di conferme a follow up di 10 anni.
 



INTEGRATE IIa Phase III Study: Regorafenib for Refractory Advanced Gastric Cancer

Purpose: Treatment options for refractory advanced gastric and esophagogastric junction cancer (AGOC) are limited. Regorafenib, an oral multikinase inhibitor, prolonged progression-free survival (PFS) versus placebo in the INTEGRATE I phase II trial. INTEGRATE IIa was designed to examine whether regorafenib improved overall survival (OS) … (leggi tutto)

Il cancro gastrico e della giunzione esofagogastrica (AGOC) avanzati rappresentano una sfida clinica significativa a causa della prognosi infausta e del rapido decadimento clinico, che spesso non consente l’avvio di trattamenti di seconda linea, oltre che delle limitate opzioni terapeutiche disponibili dopo il fallimento delle terapie standard. Regorafenib è un inibitore multichinasico orale, il cui meccanismo d’azione coinvolge l’inibizione di diverse chinasi coinvolte nella proliferazione tumorale e nell’angiogenesi, come VEGFRs, FGFRs, c-KIT e RET.
INTEGRATE II nasceva come uno studio di fase III che confrontava regorafenib con placebo, dopo i risultati positivi dello studio di fase II INTEGRATE I. Durante lo studio, lo standard of care dell’AGOC è cambiato, grazie all’approvazione di nuove terapie quali trifluridina/tipiracil e, nei paesi Asiatici come il Giappone, gli inibitori del checkpoint immunitario (ICI). Di conseguenza, nel 2019 lo studio è stato suddiviso in INTEGRATE IIa e IIb. INTEGRATE IIa ha continuato a valutare regorafenib rispetto al placebo, mentre INTEGRATE IIb (NCT04879368), ancora in corso, confronta la combinazione regorafenib-nivolumab (REGONIVO) con la chemioterapia standard. Infatti, la combinazione regorafenib-nivolumab aveva mostrato dati di risposta promettenti in uno studio a singolo braccio condotto in Giappone, indipendentemente dalla precedente esposizione agli ICIs [1].
Sono stati recentemente pubblicati i risultati dello studio INTEGRATE IIa, trial randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, che ha confrontato regorafenib associato alla miglior terapia di supporto (BSC) rispetto a placebo associato a BSC in partecipanti con AGOC metastatico/avanzato, che avevano ricevuto almeno due linee di terapia precedenti. La randomizzazione (rapporto 2:1) è stata stratificata in base alla sede del tumore, alla regione geografica (Asia vs resto del mondo) ed all’uso precedente di inibitori del fattore di crescita dell’endotelio vascolare. L’endpoint primario era la sopravvivenza globale (OS). L’efficacia del trattamento sulla OS è stata testata prima nel gruppo combinato INTEGRATE I + INTEGRATE IIa e successivamente nel solo gruppo INTEGRATE IIa. Gli endpoint secondari includevano PFS, tasso di risposta obiettiva, sicurezza e qualità della vita (QoL).
INTEGRATE IIa ha arruolato 251 partecipanti: 157 dall’Asia e 94 dal resto del mondo; 169 hanno ricevuto regorafenib e 82 il placebo. Il 76% aveva stato HER2 noto e il 13% era HER2-positivo. Il 42% aveva ricevuto un inibitore VEGF, il 26% un ICI e il 59% fino a due linee di terapia.
Non è stata osservata eterogeneità significativa tra gli studi INTEGRATE I e INTEGRATE IIa per la OS. L’analisi combinata della OS ha mostrato un hazard ratio (HR) di 0,70 (IC 95%, 0,56-0,87; P = .001; 361 eventi). Nel solo studio INTEGRATE IIa, regorafenib ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo dell’OS rispetto al placebo (HR = 0,68 [IC 95%, 0,52-0,90]; P = .006), con una differenza mediana di 4,5 mesi vs 4,0 mesi e un tasso di sopravvivenza a un anno del 19% vs 6%. Dopo un aggiustamento pre-pianificato per la molteplicità, non sono state riscontrate differenze statisticamente significative tra le regioni o altri sottogruppi predefiniti. Il braccio di trattamento con regorafenib ha ottenuto un beneficio anche in termini di PFS (HR = 0,53 [IC 95%, 0,40-0,70]; P < .0001), sebbene la mediana fosse simile (1,8 vs 1,6 mesi). Il tasso di risposta obiettiva era 2,4% con regorafenib e 0% con placebo, mentre il tasso di controllo della malattia era rispettivamente 21,3% e 4,9%. La qualità della vita è risultata preservata più a lungo con regorafenib (HR = 0,68 [IC 95%, 0,52-0,89]; P = .0043). Eventi avversi si sono verificati nel 95% dei pazienti trattati con regorafenib e nell’87% con placebo. La maggior parte era di grado 1-2 (85%), mentre gli eventi di grado 3 e 4 erano rispettivamente il 14% e l’1%.
I risultati dello studio INTEGRATE IIa indicano come regorafenib possa rappresentare un’opzione in grado di offrire un beneficio clinico modesto ma significativo nei pazienti con AGOC refrattario, migliorando la sopravvivenza in termini di OS e PFS rispetto al placebo. Inoltre, il farmaco ha mostrato un profilo di sicurezza gestibile e ha contribuito a ritardare il deterioramento della qualità della vita dei pazienti, punto cruciale in un setting avanzato di malattia.
Tuttavia, lo studio presenta alcuni limiti. Innanzitutto, il miglioramento dell’OS osservato, sebbene statisticamente significativo, è stato relativamente modesto, con un incremento di mediana di soli 0,5 mesi (4,5 mesi contro 4,0 mesi con placebo), un dato che potrebbe non avere un impatto clinico rilevante per tutti i pazienti. Inoltre, lo studio ha arruolato pazienti già pesantemente pretrattati (≥ due linee di terapia fallite), e quindi già in parte selezionati per una biologia più favorevole. Circa il 63% dei partecipanti proveniva dall’Asia, una popolazione che potrebbe rispondere in modo diverso e maggiore rispetto al resto del mondo, a causa di variabili genetiche, ambientali e di differenze nei regimi terapeutici precedenti. Sebbene regorafenib abbia contribuito a ritardare il deterioramento della qualità della vita, il suo profilo di tossicità, coerente con studi precedenti, ha richiesto frequenti interruzioni o riduzioni di dose, con possibili ripercussioni sull’aderenza al trattamento in setting real-life. L’uso di schemi di dose-escalation, attualmente adottati nella pratica clinica, potrebbe ridurre l’incidenza di eventi avversi.
Inoltre, sebbene un quarto dei pazienti abbia ricevuto ICI nelle linee di terapia precedenti, ad oggi l’immunoterapia è ben più largamente utilizzata nei pazienti affetti da AGOC in prima linea in combinazione con la chemioterapia. Inoltre, il confronto con il placebo, pur utile, non ha tenuto conto di altre terapie attive disponibili. L’algoritmo terapeutico dello studio non ha considerato l’uso attuale di trifluridina/tipiracil né degli anticorpi farmaco-coniugati (ADC), come trastuzumab deruxtecan, recentemente approvato per la malattia HER2-positiva. Queste terapie moderne potrebbero modificare la sequenza e l’efficacia dei trattamenti successivi, rendendo necessario un ulteriore studio per valutare l’efficacia di regorafenib nel contesto di queste nuove opzioni terapeutiche.
Questi limiti suggeriscono che, pur essendo un’opzione promettente, regorafenib potrebbe non essere la soluzione ideale per tutti i pazienti con AGOC avanzato e che siano necessari ulteriori studi per meglio identificare i sottogruppi di pazienti che potrebbero trarne il massimo beneficio.

Fukuoka S, Hara H, Takahashi N, Kojima T, Kawazoe A, Asayama M, Yoshii T, Kotani D, Tamura H, Mikamoto Y, Hirano N, Wakabayashi M, Nomura S, Sato A, Kuwata T, Togashi Y, Nishikawa H, Shitara K. Regorafenib Plus Nivolumab in Patients With Advanced Gastric or Colorectal Cancer: An Open-Label, Dose-Escalation, and Dose-Expansion Phase Ib Trial (REGONIVO, EPOC1603). J Clin Oncol. 2020 Jun 20;38(18):2053-2061. doi: 10.1200/JCO.19.03296. Epub 2020 Apr 28. PMID: 32343640.
 



Perioperative Chemotherapy or Preoperative Chemoradiotherapy in Esophageal Cancer

Background: The best multimodal approach for resectable locally advanced esophageal adenocarcinoma is unclear. An important question is whether perioperative chemotherapy is preferable to preoperative chemoradiotherapy … (leggi tutto)

Il tumore all’esofago è attualmente la nona causa di morte per cancro con una sopravvivenza a 5 anni di circa il 22%. Per i pazienti con malattia localizzata, l’esofagectomia radicale costituisce l’unica chance curativa, nonostante anche in questo sottogruppo la sopravvivenza a 5 anni sia scarsa (35%) per via dell’alto tasso di recidiva. Due approcci multimodali, la chemioterapia perioperatoria secondo schema FLOT (Lancet, 2019) e la chemioradioterapia preoperatoria valutata nel trial CROSS (Lancet 2015), hanno dimostrato migliorare gli outcomes in questo gruppo di Pazienti. Tuttavia, entrambi i trattamenti presentano delle limitazioni: da confronto indiretto degli studi si evince che la chemioterapia con FLOT comporti maggiori tossicità e un minor tasso di resezioni R0, mentre la chemioradioterapia preoperatoria si associa a un inadeguato controllo sistemico di malattia.
L’ESOPEC trial, uno studio multicentrico di fase 3 randomizzato (1:1) in aperto, si è posto come obiettivo quello di confrontare i due approcci multimodali e determinare se la somministrazione di chemioterapia perioperatoria secondo schema FLOT fosse superiore in termini di overall survival (OS) (primary end-point) rispetto al trattamento chemioradioterapico preoperatorio in Pazienti con adenocarcinoma esofageo operabile.
Il trial ha arruolato 438 Pazienti (221 nel braccio FLOT perioperatorio e 217 nel braccio di chemioradioterapia preoperatoria) con adenocarcinoma esofageo ad epicentro entro i 5 cm dalla giunzione gastroesofagea ed estensione a livello esofageo, in stadio cT1 cN+, cT2-4a cN+ o cT2-4a cN0 e in assenza di localizzazioni a distanza (M0). Il follow-up mediano è stato di 55 mesi. Rispettivamente, 193 pazienti nel braccio FLOT perioperatorio e 181 nel braccio di chemioradioterapia preoperatoria, sono stati sottoposti a intervento chirurgico.
L’OS mediana riportata è stata di 66 mesi nel braccio di chemioterapia perioperatoria e 37 mesi nel braccio di chemioradioterapia preoperatoria, con un OS a 3 anni del 57.4% e 50.7% rispettivamente (HR= 0.70, p=0.01), differenza incrementata a 5 anni (50.6% vs 38.7%). In termini di progressione durante il trattamento multimodale, la progressione locoregionale isolata è stata più frequente nel gruppo FLOT (17 vs 9 pazienti), mentre l’insorgenza di metastasi a distanza senza progressione locoregionale più frequente nel gruppo trattato con chemioradioterapia preoperatoria (45 vs 71 pazienti); la progressione sia a livello locoregionale che a distanza è stata simile nei due gruppi (26 vs 27 pazienti). Il tasso di risposta patologica completa (ypT0ypN0) è stato maggiore nel gruppo di sola chemioterapia preoperatoria (16.7% vs 10.1%). In termini di tossicità, gli eventi avversi di grado 3 o superiore sono stati leggermente più frequenti nel gruppo FLOT (58.0% vs 50.0%) così come i Serious Adverse Events (47.3% vs 41.8%).
Pertanto, lo studio ESOPEC ha dimostrato la superiorità in termini di sopravvivenza del trattamento chemioterapico preoperatorio con schema FLOT rispetto al trattamento con chemioradioterapia preoperatoria secondo schema del trial CROSS, definendo quindi lo standard in questo setting di cura. Tuttavia, lo studio CheckMate 577 (NEJM 2021) ha precedentemente dimostrato che l’aggiunta di nivolumab adiuvante per 1 anno in pazienti sottoposti a trattamento chemioradioterapico e successiva chirurgia, migliora la sopravvivenza libera da malattia rispetto al placebo. In conclusione, sebbene lo studio ESOPEC abbia definito la superiorità del trattamento chemioterapico perioperatorio rispetto alla sola chemioradioterapia preoperatoria in pazienti con adenocarcinoma esofageo localizzato, sono necessari ulteriori studi che definiscano il ruolo dell’immunoterapia nello stadio precoce.



In Europe

Pelabresib Plus Ruxolitinib Improves Signs of Underlying Myelofibrosis Pathobiology and Provides Clinical Benefit Over JAK Inhibitor Monotherapy

Mar 25, 2025 – A combination treatment with pelabresib plus ruxolitinib provided robust clinical benefit, resulting in a statistically significant improvement in the primary endpoint of spleen response, with trends of improvement noted across other principal hallmarks of myelofibrosis, including symptom control, proinflammatory cytokine amounts and bone marrow morphology  … (leggi tutto)



 

No Improvement in OS or PFS from Sacituzumab Govitecan Compared with Chemotherapy In Pretreated Patients with Advanced Urothelial Cancer

Mar 24, 2025 – In patients with unresectable locally advanced or metastatic urothelial cancer, treatment with sacituzumab govitecan monotherapy after platinum-based chemotherapy and anti-PD-(L)1 therapy did not result in a statistically significant improvement in overall survival (OS) or progression-free survival (PFS) versus standard chemotherapy (leggi tutto)





EMA establishes regular procedure for scientific advice on certain high-risk medical devices

Mar 24, 2025 – On 24 March 2025, EMA updated this news announcement to include an interim report on the scientific advice pilot for high-risk medical devices. Find the report under ‘Related documents’ on this page. EMA, in close collaboration with the European Commission, has established a standard procedure for manufacturers of certain high-risk medical devices to request scientific advice on their intended clinical development strategy and proposals for clinical … (leggi tutto)





EMA Recommends Extension of Indications for Trastuzumab Deruxtecan to Include Treatment for HER2-ultralow Breast Cancer

Mar 21, 2025 – On 27 February 2025, the European Medicines Agency’s (EMA’s) Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) adopted a positive opinion, recommending a change to the terms of the marketing authorisation for the medicinal product trastuzumab deruxtecan (Enhertu). The marketing authorisation holder for this medicinal product is Daiichi Sankyo Europe GmbH  … (leggi tutto)



 

EMA qualifies first artificial intelligence tool to diagnose inflammatory liver disease (MASH) in biopsy samples

Mar 20, 2025 – EMA’s human medicines committee (CHMP) has issued the first Qualification Opinion (QO) on an innovative development methodology based on artificial intelligence (AI). The tool, called AIM-NASH, helps pathologists analyse liver biopsy scans to identify the severity of MASH (metabolic dysfunction associated steatohepatitis; formerly known as non-alcoholic steatohepatitis NASH) in clinical trials … (leggi tutto)





FDA Approves Mirdametinib for Adult and Paediatric Patients with NF1 Who Have Symptomatic Plexiform Neurofibromas Not Amenable to Complete Resection

Mar 20, 2025 – On 11 February 2025, the US Food and Drug Administration (FDA) approved mirdametinib (Gomekli, SpringWorks Therapeutics, Inc.), a kinase inhibitor, for adult and paediatric patients 2 years of age and older with neurofibromatosis type 1 (NF1) who have symptomatic plexiform neurofibromas not amenable to complete resection … (leggi tutto)



Dall’FDA


The OncFive: Top Oncology Articles for the Week of 3/16

Mar 22, 2025 – Welcome to OncLive®’s OncFive! Every week, we bring you a quick roundup of the 5 top stories from the world of oncology—ranging from pivotal regulatory decisions to key pipeline updates to expert insights on breakthroughs that are moving the needle in cancer care. This resource is designed to keep you informed on the latest updates in the space, in just a matter of minutes ... (leggi tutto)

 



FDA Roundup: March , 21 2025

Mar 21, 2025 – Today, the U.S. Food and Drug Administration is providing an at-a-glance summary of news from around the agency: On Thursday, the FDA approved Fabhalta (iptacopan) for the treatment of adults with complement 3 glomerulopathy (C3G) to reduce proteinuria. C3G is a rare disease that causes inflammation and damage to the kidney glomeruli ... (leggi tutto)




FDA Approves PSMA PET Imaging Agent TLX007-CDx for Prostate Cancerr

Mar 20, 2025 – The FDA has approved the next-generation prostate-specific membrane antigen (PSMA)–PET imaging agent TLX007-CDx, a kit for the preparation of gallium-68 (68Ga) gozetotide injection (Gozellix) for use in PET scanning of PSMA-positive lesions in men with prostate cancer who have suspected metastasis and are candidates for initial definitive therapy, and those with suspected recurrence based on elevated serum prostate-specific antigen (PSA) level ... (leggi tutto)




PEP-010 Wins FDA Orphan Drug Designation in Metastatic Pancreatic Cancer

Mar 20, 2025 – The FDA has granted an orphan drug designation to PEP-010, a first-in-class bi-functional therapeutic peptide, for the treatment of patients with metastatic pancreatic cancer.1 PEP-010 is currently being evaluated in combination with paclitaxel or gemcitabine in an ongoing first-in-human phase 1 study (NCT04733027) to assess safety, pharmacokinetics, and preliminary antitumor activity per RECIST 1.1 criteria ... (leggi tutto)





FDA Approves Pembrolizumab Plus Trastuzumab/Chemo for PD-L1+, HER2+ Gastric/GEJ Adenocarcinoma

Mar 19, 2025 – The FDA has granted traditional approval to pembrolizumab (Keytruda) in combination with trastuzumab (Herceptin) and fluoropyrimidine- and platinum-containing chemotherapy for the first-line treatment of adult patients with locally advanced unresectable or metastatic HER2-positive gastric or gastroesophageal junction (GEJ) adenocarcinoma whose tumors express PD-L1 with a combined positive score (CPS) of at least 1 ... (leggi tutto)




HLX22 Receives FDA Orphan Drug Designation in Gastric Cancer

Mar 19, 2025 – The FDA has granted orphan drug designation to the anti-HER2 monoclonal antibody HLX22 for the treatment of patients with gastric cancer.1 Data from the phase 2 HLX22-GC-201 study (NCT04908813) presented during the 2025 Gastrointestinal Cancers Symposium showed that among patients with gastric/gastroesophageal junction (GEJ) cancer who received HLX22 in combination with the trastuzumab biosimilar HLX02 (Hercessi), capecitabine ... (leggi tutto)




FDA Roundup: March , 18 2025

Mar 18, 2025 – Today, the U.S. Food and Drug Administration is providing an at-a-glance summary of news from around the agency: On Tuesday, March 18, the United States District Court for the District of Maryland entered a consent decree of permanent injunction against Totally Cool, Inc., a Maryland-based manufacturer of ice cream and frozen desserts, and its CEO and owner, Michael J. Uhlfelder ... (leggi tutto)



Dall’ASCO

Using Combination PARP Inhibitor and Androgen Receptor Pathway Inhibitor Treatment for Patients With BRCA1/2-Mutated Metastatic Prostate Cancer

Mar 20, 2025 – Combination PARP inhibitor (PARPi) and androgen receptor pathway inhibitor (ARPI) treatment is a standard-of-care treatment for patients with metastatic castration-resistant prostate cancer (mCRPC) with homologous recombination repair gene mutations, especially BRCA1/2 mutations, with ongoing investigation in the hormone-sensitive setting … (leggi tutto)



 

Multidisciplinary Management of Resectable and Borderline Resectable Pancreatic Cancer: How We Work Together

Mar 19, 2025 – For resectable pancreatic cancer (RPC), surgery is a primary treatment, with the goal of a margin negative (R0) resection. Neoadjuvant chemotherapy, ideally as part of a clinical trial, is an option for selected patients. Two key studies, A021806 (NCT04340141) and PREOPANC-3 (NCT04927780), are currently evaluating the optimal treatment sequence … (leggi tutto)





ASCO Updates Guideline for Fertility Preservation in People With Cancer

Mar 19, 2025 – The updated ASCO guideline on fertility preservation in people with cancer provides recommendations regarding evaluation and counseling for fertility preservation, methods of fertility preservation, and special considerations for adolescents and children.
Fertility discussions are appropriate for all people with cancer and reproductive potential, regardless … (leggi tutto)



 

Integrated Proteogenomic Characterization of Glioblastoma Evolution: Overcoming Barriers to Develop Personalized Treatment Strategies

Mar 19, 2025 – Glioblastoma remains one of the most therapy-resistant malignancies, in part because of lack of understanding of its biological evolution at the proteomic and spatial organizational levels.
Integrated proteogenomic characterization is an emerging approach … (leggi tutto)



 

Joint Clinical Practice Guideline Addresses Opioid Conversion for Patients With Cancer

Mar 19, 2025 – ASCO, along with the Multinational Association of Supportive Care in Cancer (MASCC), American Academy of Hospice and Palliative Medicine, Hospice and Palliative Nurses Association, and Network Italiano Cure di Supporto in Oncologia, recently released a joint Clinical Practice Guideline with recommendations on opioid conversion in adults with cancer … (leggi tutto)



Pillole dall’AIFA

21 marzo 2025 – Attivazione web e pubblicazione schede di monitoraggio – Registro TALVEY
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21 marzo 2025 – Aggiornamento “Diario di bordo sulla Trasparenza”
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19 marzo 2025 – Online il nuovo “Regolamento per la prevenzione e gestione dei conflitti di interesse all’interno dell’Agenzia Italiana del Farmaco”
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19 marzo 2025 – Notifica dei provvedimenti – Ufficio Ispezioni e Autorizzazioni GMP Medicinali
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