Anno XXIII - Numero 989 - 11 febbraio 2025

Hanno curato la selezione degli articoli scientifici e i commenti di questo numero: Tiziana Pia Latiano, Antonio Avallone, Alfonso De Stefano, Marco Donatello Delcuratolo, Viria Beccia (UOC Oncologia, IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza San Giovanni Rotondo)



Coordinatori: Silvia Novello, Marcello Tiseo
Editore: Intermedia - Direttore Responsabile: Mauro Boldrini

Oggi in Oncologia

Intermittent or Continuous Panitumumab Plus Fluorouracil, Leucovorin, and Irinotecan for First-Line Treatment of RAS and BRAF Wild-Type Metastatic Colorectal Cancer: The IMPROVE Trial

Purpose: To investigate whether intermittent treatment after an induction phase of first-line schedule of fluorouracil, leucovorin, and irinotecan (FOLFIRI) plus panitumumab (PAN) prevents or delays the onset of resistance and improves safety and compliance with treatment in patients with unresectable RAS/BRAF wild-type (wt) metastatic colorectal cancer (mCRC) … (leggi tutto)

Nella malattia metastatica del colon retto, definire la scelta terapeutica ottimale fin dalla prima linea di trattamento è fondamentale per prolungare al massimo la sopravvivenza dei pazienti. In particolare, la scelta della strategia terapeutica in questo specifico setting si basa su differenti criteri di selezione. La valutazione molecolare (stato mutazionale di RAS e BRAF e stato di instabilità microsatellitare) consente di stabilire se i pazienti possono essere suscettibili di trattamenti con immunoterapia o di chemioterapia combinata agli anticorpi anti-EGFR o anti-VEGF. La localizzazione del tumore primitivo, che influenzando la prognosi dei pazienti per i differenti aspetti biologici che incidono anche sulla risposta al trattamento, è un altro criterio da considerare sin dall’inizio. In particolare, alla luce dei risultati degli studi a disposizione in letteratura e anche secondo quanto raccomandato dalle attuali linee guida internazionali, la terapia ottimale per i pazienti RAS BRAF wild-type senza instabilità dei microsatelliti, con localizzazione del tumore primitivo a sinistra (a partire dalla flessura splenica) è rappresentata da chemioterapia associata a cetuximab e panitumumab.
Tuttavia, incidendo notevolmente sulla compliance dei pazienti, il peso degli effetti collaterali da chemioterapia, oltre alla caratteristica tossicità cutanea da anti-EGFR, può limitarne l’efficacia per il progressivo depotenziamento del trattamento. Inoltre, è dimostrato che la continua somministrazione degli anti-EGFR è tra le principali cause di sviluppo di resistenza. In questo specifico setting, le attuali linee guida raccomandano di intraprendere un trattamento di mantenimento con 5FU/AF e anti-EGFR dopo il completamento di 4 mesi di chemioterapia con FOLFOX o di proseguire la terapia fino a progressione o tossicità inaccettabile nel caso in cui si utilizzi FOLFIRI.
La strategia intermittente (definita anche stop and go) prevede, in pazienti che ottengono almeno stabilità di malattia dopo almeno 4 mesi di trattamento, la sospensione temporanea della terapia che viene reintrodotta dopo un periodo di tempo programmato o in caso di progressione.
Lo studio IMPROVE, studio di fase II randomizzato, non comparativo, multicentrico è stato condotto su pazienti con diagnosi di adenocarcinoma del colon-retto metastatico RAS BRAF wild-type, candidati a ricevere una prima linea di trattamento. In particolare, presso i 14 centri partecipanti allo studio, i 137 pazienti arruolati sono stati randomizzati in un braccio di controllo (69 pazienti) in cui il trattamento previsto è stato la combinazione FOLFIRI + panitumumab somministrata in modalità continua (fino a progressione di malattia o tossicità inaccettabile) o in un braccio sperimentale (68 pazienti) in cui è stata adottata una strategia ad intermittenza. In quest’ultimo, in caso di risposta o stabilità di malattia dopo una fase di induzione di 8 cicli (4 mesi), la terapia è stata temporaneamente interrotta e reintrodotta successivamente, in caso di progressione. I pazienti arruolati in questo braccio, durante la fase di sospensione del trattamento sono stati sottoposti a valutazione clinica e laboratoristica bisettimanale e ristadiazione strumentale ogni due mesi. Dopo reintroduzione della terapia per ulteriori quattro mesi, il trattamento è stato nuovamente sospeso in caso di risposta o stabilità di malattia, con ripetizione della strategia fino al riscontro di progressione di malattia durante le fasi di reintroduzione.
L’endpoint primario dello studio era la valutazione della PFS on treatment (PFSot, definita come il tempo intercorrente tra la randomizzazione e la progressione di malattia in corso di trattamento) a 12 mesi. Secondo il disegno statistico, sarebbero stati necessari almeno 25 pazienti vivi e non in progressione ad 1 anno.
Gli end point secondari sono stati la valutazione di sopravvivenza globale (OS), overall response rate, durata della risposta (DoR), early tumor shrinkage (ETS), profondità della risposta (DpR) e qualità di vita.
L’endpoint primario dello studio è stato raggiunto con 38 pazienti vivi e non in progressione nel braccio sperimentale. La PFSot mediana è stata di 17.5 mesi nel braccio a intermittenza e 11.2 mesi in quello continuo, mentre la sopravvivenza globale mediana è stata sovrapponibile, 35.1 e 36.3 mesi rispettivamente.
La sottoanalisi effettuata considerando il criterio della lateralità del tumore primitivo, ha riportato una differenza ancora più evidente con maggiore beneficio per i pazienti con tumore primitivo a sinistra: la PFSot mediana è stata di 23.9 mesi per la terapia a intermittenza e 11.7 mesi per i pazienti che hanno ricevuto il trattamento continuo.
La tossicità cutanea correlata a panitumumab, infine, è stata più frequente nel braccio continuo; in particolare, l’incidenza di eventi avversi G3-4 correlati all’anti-EGFR è stata del 30.3% e del 17.9% in quello a intermittenza.
Supportata dai risultati dello studio IMPROVE, la strategia a intermittenza, con la reintroduzione del trattamento al momento della progressione, potrebbe essere adottata come alternativa al mantenimento per i pazienti con tumore primitivo localizzato a sinistra. Dalle analisi degli studi di fase II PANAMA e VALENTINO la reintroduzione del trattamento con anti-EGFR si è dimostrata particolarmente efficace. Nello studio PANAMA, i pazienti che hanno beneficiato del trattamento nella fase di induzione (DoR > 42.5%) e che hanno sospeso anti-EGFR hanno riportato un’overall response rate superiore reintroducendo panitumumab rispetto a coloro che hanno continuato a riceverlo e la sopravvivenza globale è risultata superiore di circa 10 mesi. Nello studio VALENTINO, pazienti che hanno sospeso il trattamento e per i quali è stato reintrodotto al momento della progressione hanno riportato una sopravvivenza e tassi di risposta superiori rispetto a coloro che hanno ricevuto una seconda linea convenzionale.
Inoltre, come già dimostrato, il fenomeno della resistenza ai trattamenti con anti-EGFR si basa sia sull’amplificazione di mutazioni subclonali di RAS che diminuiscono con la sospensione degli anti-EGFR, sia, soprattutto in prima linea in associazione a chemioterapia, su meccanismi non genomici reversibili. Pertanto, la sospensione completa del trattamento, così come previsto dalla strategia a intermittenza, ha consentito un ritardo nello sviluppo di resistenza alla chemioterapia con panitumumab, senza nessun effetto detrimentale sulla sopravvivenza globale.
Dal punto di vista della tollerabilità del trattamento, la minore incidenza di effetti collaterali che si è registrata con il trattamento intermittente, principalmente la tossicità cutanea da anti-EGFR, è un fattore particolarmente rilevante per la qualità di vita dei pazienti e vantaggiosa in termini economici per il minore impegno economico legato alla somministrazione del trattamento e alla gestione degli eventi avversi correlati.
In conclusione, nello studio IMPROVE, con il trattamento intermittente si è dimostrata una minore tossicità con una sopravvivenza sovrapponibile alla chemioterapia somministrata in modalità continua. Se tali risultati saranno confermati dallo studio di fase III IMPROVE-2, attualmente in corso, questa strategia potrà rappresentare una opzione praticabile e condivisibile per pazienti con malattia metastatica del colon-retto RAS BRAF wild-type con tumore primitivo sinistro.
 



Tiragolumab in combination with atezolizumab and bevacizumab in patients with unresectable, locally advanced or metastatic hepatocellular carcinoma (MORPHEUS-Liver): a randomised, open-label, phase 1b-2, study

Background: PD-L1 and VEGF blockade with atezolizumab plus bevacizumab has been shown to improve survival in unresectable hepatocellular carcinoma. TIGIT is an immune checkpoint regulator implicated in many cancers, including unresectable hepatocellular carcinoma. Here, we evaluate the clinical activity and safety of the addition of tiragolumab, an anti-TIGIT monoclonal antibody, to atezolizumab plus bevacizumab … (leggi tutto)

L’avvento dell’immunoterapia ha cambiato radicalmente il trattamento di prima linea nell’epatocarcinoma avanzato. Lo studio IMBRAVE 150 (Finn RS et al. NEJM 2020) ha dimostrato la superiorità della combinazione di atezolizumab e bevacizumab rispetto a sorafenib e, più recentemente, i risultati dello studio HIMALAYA (Abou-Alfa GK et al. NEJM Evid 2022) hanno evidenziato la maggior efficacia dell’associazione di tremelimumab e durvalumab rispetto al solo TKI. In questo nuovo scenario si inserisce lo studio MORPHEUS-Liver, open-label, multicentrico, umbrella randomizzato, fase Ib-II, che sta valutando differenti regimi di combinazione rispetto al nuovo standard di cura nei pazienti affetti da epatocarcinoma localmente avanzato o metastatico. In particolare, sono stati recentemente pubblicati i risultati relativi all’associazione di tiragolumab (anticorpo monoclonale anti-TIGIT) alla dose di 600 mg con atezolizumab 1200 mg e bevacizumab 15 mg/Kg ogni 21 giorni versus atezolizumab più bevacizumab. I pazienti eleggibili presentano un Child-Pugh A, un performance status ECOG 0-1 e assenza di varici gastro-esofagee non trattate, sanguinanti o ad alto rischio di sanguinamento. Sono stati valutati per l’eleggibilità 154 pazienti di cui 59 sono stati arruolati nello studio e randomizzati 2:1 (41 del braccio sperimentale versus 18 del braccio standard). Al basale, il trattamento con tiragolumab presentava un maggior tasso di pazienti con ECOG 1 e con diffusione extraepatica o invasione macrovascolare, mentre il braccio di controllo ha riportato un maggior numero di pazienti con AFP≥400 ng/mL. Il tasso di risposte obiettive (ORR) secondo i criteri RECIST 1.1 non revisionate centralmente (endpoint primario) è risultato essere del 43% (95% CI 27-59) nel braccio sperimentale rispetto all’11% (95% CI 1-35) del braccio standard. Utilizzando i criteri mRECIST specifici per l’epatocarcinoma si è confermata la superiorità del trattamento che includeva l’anti-TIGIT (55% versus 17%, rispettivamente). La sopravvivenza mediana libera da progressione (mPFS) è stata di 12.3 mesi (95% CI 8.2-17.5) versus 4.2 mesi (95 % CI 1.6-7.4) a favore del braccio sperimentale con un HR di 0.51 (95% CI 0.27-0.95). La sopravvivenza globale (mOS) è risultata di 28.9 mesi (95% CI 22.2-NE) nel braccio con tiragolumab versus 15.1 mesi (95% CI 6.4-18.5) dello standard con un HR di 0.39 (95% CI 0.19-0.78). I principali eventi avversi di grado 3-4 sono stati l’ipertensione (15 % vs. 11%), incremento delle AST (8% vs. 6%) e la proteinuria (5% vs. 11%). Inoltre, il tasso di eventi avversi seri trattamento-relati è stato simile nei due bracci e rappresentato soprattutto da disturbi gastrointestinali, quali le emorragie. Nel complesso è stato riportato un 10% e 28% di interruzioni di dose causate da eventi avversi, rispettivamente, mentre le tossicità immunorelate sono state superiori nel braccio con tiragolumab (85% vs. 72%, di cui 20% e 22% di grado 3-4, rispettivamente). In particolare, il trattamento sperimentale ha registrato maggiori reazioni infusionali (13% vs. 6%) e rash (48% vs. 33%) di grado 1-2.
Lo studio MORPHEUS-Liver ha, quindi, dimostrato la superiorità del trattamento di combinazione tiragolumab, atezolizumab e bevacizumab, rispetto a atezolizumab più bevacizumab, in termini di ORR, mPFS e mOS. Inoltre, la safety è risultata simile, con un tasso di eventi avversi di grado 3-4 maggiore per il braccio di controllo (50% versus 40% del braccio sperimentale). Tra i limiti dello studio evidenziati dagli autori va considerata l’assenza di stratificazione alla randomizzazione e la bassa numerosità campionaria. Tuttavia, i risultati promettenti osservati in questo trial di fase Ib-II pongono le basi per uno studio di fase III, che cercherà di confermare il trattamento di combinazione con tiragolumab, atezolizumab e bevacizumab come nuovo standard terapeutico nei pazienti affetti da epatocarcinoma avanzato non resecabile (Imbrave 152/SKYSCRAPER-14, NCT05904886).
 



Thermal ablation versus surgical resection of small-size colorectal liver metastases (COLLISION): an international, randomised, controlled, phase 3 non-inferiority trial

Background: For patients with small-size colorectal liver metastases, growing evidence suggests thermal ablation to be associated with fewer adverse events and faster recovery than resection while also challenging resection in terms of local control and overall survival. This study assessed the potential non-inferiority of thermal ablation compared with surgical resection in patients with small-size resectable colorectal liver metastases… (leggi tutto)

Il trattamento locoregionale delle metastasi epatiche da tumore del colon-retto, quando tecnicamente fattibile e in assenza di malattia extraepatica, è associato a un miglioramento della sopravvivenza globale. Le linee guida internazionali raccomandano un approccio multidisciplinare per la scelta del miglior trattamento possibile. Sebbene la chirurgia rappresenti lo standard di cura, negli ultimi anni sono emerse tecniche meno invasive, come la termoablazione (microonde o radiofrequenza) e la radioterapia, ampliando la platea di pazienti trattabili grazie a un profilo di sicurezza sempre migliore. La possibilità di proporre trattamenti meno invasivi è di grande importanza per i pazienti con maggiori rischi chirurgici.
Lo studio COLLISION, pubblicato su The Lancet Oncology (2025), è uno studio internazionale randomizzato di fase 3 che ha valutato la non inferiorità della termoablazione rispetto alla resezione chirurgica per le metastasi epatiche di piccole dimensioni (≤3 cm). Lo studio ha arruolato pazienti adulti con ECOG ≤2, fino a dieci metastasi epatiche da tumore del colon-retto e assenza di malattia extraepatica. I pazienti sono stati stratificati in tre sottogruppi in base al carico di malattia:
– sottogruppo A (basso carico): 1-3 metastasi epatiche, tutte trattabili sia con termoablazione che con resezione chirurgica;
– sottogruppo B (intermedio): 4-10 metastasi epatiche o 1-3 metastasi con almeno una lesione non trattabile localmente;
– sottogruppo C (alto carico): criteri del sottogruppo B ma con necessità di epatectomia maggiore nel caso di resezione chirurgica.
L’endpoint primario dello studio era la sopravvivenza globale, mentre gli endpoint secondari includevano sicurezza (tasso di eventi avversi), progressione libera da malattia, controllo locale delle metastasi e durata della degenza ospedaliera.
Tra il 2017 e il 2024, 300 pazienti sono stati randomizzati 1:1 a trattamento chirurgico o termoablazione.
Un’analisi ad interim pre-pianificata, effettuata dopo un follow-up mediano di 28,9 mesi, non ha dimostrato nessuna differenza significativa in sopravvivenza globale tra i due gruppi (HR 1,05; limite di non inferiorità fissato a HR 1,3).
L’analisi complessiva della sopravvivenza libera da progressione locale del tumore, sia per paziente che per tumore, non ha mostrato differenze significative tra i due gruppi dello studio. La sopravvivenza mediana libera da progressione locale non è stata raggiunta in entrambi i gruppi (HR 0,82; IC 95% 0,44–1,45; p=0,53 nell’analisi per paziente e HR 0,82; IC 95% 0,47–1,43; p=0,48 nell’analisi per tumore).
Il numero complessivo di eventi avversi è stato significativamente più alto nel gruppo di controllo che nel gruppo sperimentale (46% vs 19%). Eventi avversi gravi si sono verificati in 11 (7%) dei 148 pazienti del gruppo sperimentale e 29 (20%) dei 146 del gruppo di controllo, per lo più emorragie periprocedurali e complicazioni infettive.
La termoablazione si è rivelata equivalente al trattamento chirurgico nel controllo locale per paziente (HR 0,13; p=0,057) e superiore nel controllo locale per singolo tumore (HR 0,09; p=0,024).
La durata della degenza è risultata significativamente più breve per i pazienti sottoposti a termoablazione (1 giorno) rispetto a quelli trattati con resezione chirurgica (4 giorni).
Lo studio è stato interrotto anticipatamente dopo aver raggiunto le regole predefinite per l’interruzione (probabilità condizionale >90% di dimostrare la non inferiorità per la sopravvivenza globale, profilo di sicurezza superiore e controllo locale non inferiore).
Le metanalisi e le revisioni sistematiche precedenti tendevano a favorire la resezione chirurgica, mentre studi più recenti mostrano risultati di sopravvivenza analoghi, accompagnati da un profilo di sicurezza migliore. Inoltre, il controllo locale della malattia con tecniche non chirurgiche è attualmente oggetto di studio nel trial NEW-COMET.
Va però sottolineato che l’interruzione precoce del trial limita la possibilità di trarre conclusioni definitive sulla sopravvivenza globale, soprattutto per i sottogruppi di pazienti meno rappresentati, come quelli con un carico di malattia più elevato o con mutazioni BRAF, associati a una prognosi peggiore.
Un ulteriore elemento di variabilità è rappresentato dalla gestione della chemioterapia periprocedurale, decisa caso per caso dal clinico. Questo potrebbe aver influenzato la sopravvivenza globale, il controllo a distanza e la fattibilità sia chirurgica sia ablativa, a seconda della risposta obiettiva del singolo paziente. Sarà fondamentale valutare in modo più sistematico l’impiego dei trattamenti sistemici periprocedurali per consentire analisi più robuste e trarre conclusioni definitive.
Inoltre, i pazienti con singole lesioni epatiche profonde, non resecabili se non mediante epatectomia maggiore, ma potenzialmente trattabili con ablazione, sono stati esclusi dal trial. Questa esclusione potrebbe aver influenzato i risultati del gruppo di controllo e ridotto il numero complessivo di pazienti eleggibili. Va inoltre evidenziato che lo studio non è stato disegnato con una potenza statistica sufficiente per identificare il trattamento ottimale tra le diverse modalità di ablazione utilizzate (percutanea, laparoscopica o laparotomica). I trattamenti, sia ablativi che chirurgici, sono stati eseguiti esclusivamente in centri specializzati e ad alto volume, limitando così la generalizzabilità dei risultati a contesti meno esperti o con minore dotazione tecnologica.
Questi aspetti sottolineano la necessità di un’accurata valutazione multidisciplinare, che includa il radiologo interventista, per ottimizzare l’approccio terapeutico, soprattutto in caso di lesioni profonde, interventi maggiori o pazienti con un elevato rischio anestesiologico.
Lo studio COLLISION dimostra come la termoablazione possa rappresentare un’alternativa efficace alla chirurgia per i pazienti selezionati con metastasi epatiche da tumore del colon-retto. Questo risultato non fa altro che ribadire l’importanza di un approccio terapeutico sempre più personalizzato, capace di adattarsi alle caratteristiche cliniche e biologiche specifiche di ogni paziente.
La scelta del trattamento non può prescindere da una valutazione multidisciplinare, in cui ogni aspetto della condizione del paziente venga analizzato attentamente. È fondamentale considerare il profilo di rischio individuale, le caratteristiche specifiche della malattia e le competenze disponibili nel centro che eseguirà l’intervento. Solo in questo modo è possibile garantire un approccio terapeutico equilibrato, in grado di offrire i migliori risultati in termini di efficacia e sicurezza.

 


In Europe


Longest Follow-Up for ICI Plus TKI Favours Treatment with Avelumab Plus Axitinib Combination versus Sunitinib in Patients with Advanced RCC

Feb 11, 2025 – In a phase III JAVELIN Renal 101 study conducted in patients with previously untreated advanced renal cell cancer (RCC), final overall survival (OS) analyses favoured avelumab plus axitinib versus sunitinib alone, but differences did not reach prespecified significance boundaries. This is the longest follow-up to date for immune checkpoint inhibitor (ICI) plus tyrosine kinase inhibitor (TKI) combination treatment in a phase III study in advanced RCC … (leggi tutto)





EMA establishes regular procedure for scientific advice on certain high-risk medical devices

Feb 10, 2025 – EMA, in close collaboration with the European Commission, has established a standard procedure for manufacturers of certain high-risk medical devices to request scientific advice on their intended clinical development strategy and proposals for clinical investigation. Manufacturers of class III devices and class IIb active devices intended to administer or remove medicines can now submit their… (leggi tutto)




Perioperative Chemotherapy with FLOT Improves Survival Among Patients with Resectable Oesophageal Adenocarcinoma

Feb 10, 2025 – A prospective, multicentre, randomised, phase III ESOPEC study, conducted at 25 centres in Germany, shows superior overall survival (OS) with FLOT as compared with preoperative chemoradiotherapy among patients with resectable oesophageal adenocarcinoma, including those with a clinical lymph node stage cN+ and those with a clinical tumour stage cT3 or cT4, who made up most of the study population … (leggi tutto)




FDA Approves Nivolumab and Hyaluronidase-nvhy for Subcutaneous Injection

Feb 07, 2025 – On 27 December 2024, the US Food and Drug Administration (FDA) approved nivolumab and hyaluronidase-nvhy (Opdivo Qvantig, Bristol Myers Squibb Company) for subcutaneous injection across approved adult, solid tumour nivolumab (Opdivo, Bristol Myers Squibb Company) indications as monotherapy, monotherapy maintenance following completion of Opdivo plus ipilimumab (Yervoy) combination therapy, or in combination with chemotherapy or cabozantinib … (leggi tutto)




FDA Approves Ensartinib for ALK-positive Locally Advanced or Metastatic Non-Small Cell Lung Cancer

Feb 06, 2025 – On 18 December 2024, the US Food and Drug Administration (FDA) approved ensartinib (Ensacove, Xcovery Holdings, Inc.) for adult patients with anaplastic lymphoma kinase (ALK)-positive locally advanced or metastatic non-small cell lung cancer (NSCLC) who have not previously received an ALK inhibitor  … (leggi tutto)




A Combination of Nivolumab Plus Ipilimumab Prolongs PFS versus Nivolumab Alone Across All Treatment Lines in Patients with MSI-high or dMMR mCRC

Feb 05, 2025 – In a randomised, open-label, international, phase III CheckMate 8HW study, conducted in patients with microsatellite instability (MSI)-high or mismatch repair-deficient (dMMR) metastatic colorectal cancer (mCRC), treatment with nivolumab plus ipilimumab showed improvement in progression-free survival (PFS) versus nivolumab across all lines of therapy … (leggi tutto)



Dall’FDA


FDA Grants Fast Track Designation to Amezalpat for Hepatocellular Carcinoma

Feb 10, 2025 – Amezalpat has received FDA fast track and orphan drug designations for hepatocellular carcinoma, highlighting its potential as a therapeutic option.
The MORPHEUS-LIVER trial showed amezalpat combined with atezolizumab and bevacizumab improved median overall survival to 21 months versus 15 months for the control .
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Five Under 5: Top Oncology Videos for the Week of 2/2

Feb 09, 2025 – Antibody-drug conjugates in non-small cell lung cancer are in various stages of clinical and developmental progress.
Multiple myeloma treatment paradigms have evolved, as highlighted during the 2024 ASH Annual Meeting.
FDA approval of datopotamab deruxtecan marks a significant advancement for pretreated, hormone receptor-positive, HER2-negative metastatic .
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The OncFive: Top Oncology Articles for the Week of 2/2

Feb 08, 2025 – Encorafenib/cetuximab plus chemotherapy significantly improved survival in BRAF V600E+ metastatic colorectal cancer, potentially changing practice for this patient population.
The FDA is reviewing a biologics license application for a pertuzumab biosimilar in HER2-positive breast cancer, supported by phase 1 and 3 trial data .
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FDA Grants Breakthrough Device Designation to Serial CTRS AI Model for NSCLCGrants Orphan Drug Designation to 225Ac-Satoreotide for SCLC

Feb 07, 2025 – Serial CTRS, an AI-based tool, stratifies NSCLC patients into high- or low-risk mortality categories, enhancing personalized care.
The tool demonstrated improved overall survival predictions over standard methods in a multi-institutional study.
Serial CTRS was validated using real-world datasets, showing significant predictive accuracy for long-term outcomes .
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FDA Grants Breakthrough Device Designation to ACR-368 OncoSignature Assay for Endometrial Cancer

Feb 05, 2025 – The FDA granted breakthrough device designation to the multiplex immunofluorescence assay OncoSignature for the identification of patients with endometrial cancer who may benefit from treatment with ACR-368 (prexasertib).1 Findings from a phase 2 study (NCT05548296) presented during the 2024 ESMO Congress demonstrated that response-evaluable patients with endometrial carcinoma ... (leggi tutto)




Gemogenovatucel-T Receives FDA RMAT Designation for Advanced HRP Ovarian Cancer

Feb 05, 2025 – Gemogenovatucel-T received RMAT designation for advanced ovarian cancer, showing significant survival benefits in HRP patients with high clonal TMB.
The VITAL trial demonstrated gemogenovatucel-T’s efficacy, with improved overall survival and recurrence-free survival compared to placebo.
Gemogenovatucel-T targets clonal mutation signals, reducing immunosuppressive TGF-β production and enhancing immune response .
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Dall’ASCO


ARC-20 Trial: Casdatifan Shows Potential in Clear Cell Renal Cell Carcinoma

Feb 10, 2025 – Data from the ongoing phase 1 ARC-20 trial show that monotherapy with hypoxia inducible factor 2α (HIF-2α) inhibitor casdatifan demonstrates promising clinical activity in patients with clear cell renal cell carcinoma (ccRCC). Toxicities were manageable and mostly on target, such as anemia and hypoxia.
Patients, who had been previously treated with anti–PD-(L)1 and VEGFR-tyrosine kinase inhibitor therapies, received … (leggi tutto)



 

Transdermal Estrogen May Offer Another Option for ADT in Men With Metastatic Prostate Cancer

Feb 10, 2025 – According to findings from a phase 2 study, estradiol patches may be a viable option for providing androgen deprivation therapy (ADT) to men with metastatic prostate cancer who are taking androgen receptor pathway inhibitors.
Currently, luteinizing hormone-releasing hormone analogs (LHRHa) are the standard … (leggi tutto)



 

The Evolving Treatment Paradigm in Muscle-Invasive Bladder Cancer: Should Neoadjuvant Systemic Treatment Be Used Prior to Trimodal Therapy?

Feb 07, 2025 – Although neoadjuvant chemotherapy (NAC) prior to trimodal therapy (TMT) in muscle-invasive bladder cancer (MIBC) remains controversial, multiple studies of NAC in patients undergoing TMT have point estimates for absolute survival and hazard ratios similar to those for radical cystectomy (RC).
Using a neoadjuvant approach may improve identification of … (leggi tutto)



 

Beyond Salvage: Systemic Therapies for Prostate Cancer Recurrence After Radical Prostatectomy

Feb 05, 2025 -Following radical prostatectomy, some patients receiving salvage radiation therapy (SRT) may benefit from the addition of systemic therapy, but factors such as clinical features, recurrence risk, and biomarker data are important to making this personalized treatment decision. Pivotal clinical trials have demonstrated the role of systemic therapy with SRT, including androgen deprivation therapy (ADT) … (leggi tutto)



 

Revolutionizing Cancer Heterogeneity: Epigenomic Classification of Bladder Cancer, Clinical Implications, and Liquid Biopsy Monitoring

Feb 05, 2025 – Cutting-edge single-cell and spatial technologies applied to the analysis of clinical samples are revolutionizing the understanding of cancer heterogeneity.
Urothelial cancer shows a particularly high degree of intratumor heterogeneity with coexistence of subtypes of cancer cells, showing different chromatin states, transcriptional mechanisms, vulnerabilities, and clinical outcomes, and this … (leggi tutto)



 

Weighing the Risks and Benefits of Whole-Brain Radiation Therapy for Patients With Multifocal Low-Grade Glioma

Feb 05, 2025 – Multifocal low-grade glioma (LGG) is a rare entity, accounting for roughly 15% of newly diagnosed brain tumors in adults. Studies incorporating whole-brain radiotherapy (WBRT) in the management of gliomas are limited to patients with glioblastoma, who have a much more limited survival than most patients with multifocal LGG … (leggi tutto)



 

Clinical Applications of ctDNA in Colorectal Cancer: Where Do We Stand?

Feb 05, 2025 – Circulating tumor DNA (ctDNA) genotyping provides reliable biomarker detection for metastatic colorectal cancer (mCRC), enabling personalized treatment selection with commercially available platforms showing high concordance with tissue testing and rapid turnaround time. ctDNA-based molecular residual disease (MRD) detection demonstrates significant prognostic value in early-stage CRC … (leggi tutto)



Pillole dall’AIFA

10 febbraio 2025 – Verifica dei dati trasmessi alla banca dati per la tracciabilità del farmaco relativi all’anno 2024
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10 febbraio 2025 – Tabelle farmaci di classe A e H al 15/07/2024
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07 febbraio 2025 – Notifica dei provvedimenti – Ufficio Ispezioni e Autorizzazioni GMP Medicinali
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07 febbraio 2025 – Aggiornamento “Diario di bordo sulla Trasparenza”
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06 febbraio 2025 – Pubblicazione dei provvedimenti di classificazione e rimborsabilità su TrovaNormeFarmaco
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06 febbraio 2025 – Comunicazione alle Regioni su accesso ai fondi per i farmaci innovativi
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06 febbraio 2025 – Qinlock® (ripretinib). Disponibile il report tecnico scientifico
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05 febbraio 2025 – Elenco dei farmaci innovativi: AIFA pubblica l’aggiornamento fino al 31 gennaio 2025
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