Circulating tumor DNA-guided de-escalation or escalation of adjuvant therapy in high-risk stage II and stage III colon cancer: the phase 2 PEGASUS trial
Oxaliplatin-fluoropyrimidine combinations are standard adjuvant therapy after radical resection of high-risk stage II and stage III colon cancer but expose many patients to toxicity while failing to prevent relapse in others. PEGASUS was a multicenter, single-arm, phase 2 trial evaluating the feasibility of an adaptive circulating tumor DNA (ctDNA)-guided treatment strategy in patients with resected microsatellite-stable, T4N0 or stage III colon cancer. Postsurgery ctDNA-positive patients received 3 months of CAPOX, escalating to 6 months of FOLFIRI if persistently positive … (leggi tutto)
Lo standard attuale di trattamento dei pazienti con tumore del colon in stadio II ad alto rischio e stadio III è rappresentato dalla chirurgia, seguita da 3-6 mesi di terapia adiuvante con fluoropirimidina e oxaliplatino. La doppietta di chemioterapia ha dimostrato un beneficio di sopravvivenza che si attesta attorno al 5 – 20%, variabile in funzione dello stadio e del profilo di rischio, ed espone una parte dei pazienti trattati ad effetti collaterali potenzialmente duraturi (nell’8 – 24% dei pazienti a seconda delle casistiche), in particolare in termini di neurotossicità. Ne deriva la necessità di disporre di strumenti più accurati rispetto ai tradizionali criteri clinico-patologici, in grado di identificare i pazienti maggiormente a rischio di recidiva e che potrebbero trarre un beneficio sostanziale dalla terapia adiuvante. In questo framework si inserisce il circulating tumor DNA (ctDNA), come biomarcatore per valutare la malattia minima residua (MRD) dopo la chirurgia. La sua positività nel post-operatorio ha un chiaro valore prognostico negativo e identifica pazienti a più alto rischio di recidiva. Dopo averne definito il ruolo prognostico, diversi studi prospettici si sono concentrati sulla possibilità di utilizzarlo per modulare la terapia adiuvante. Lo studio PEGASUS è uno studio multicentrico di fase II, non randomizzato, che ha valutato la fattibilità dell’impiego della biopsia liquida per adattare il trattamento adiuvante al rischio individuale di recidiva, in pazienti con tumore del colon operato in stadio II ad alto rischio (pT4N0) ed in stadio III, ed un profilo di stabilità dei microsatelliti (MSS). Attraverso prelievi seriati del ctDNA, lo studio voleva valutare la possibilità di ridurre il rischio di falsi negativi. In particolare, nel post-operatorio, ad una prima biopsia liquida negativa seguiva un secondo prelievo di conferma del dato (BL2). Veniva adottata una strategia adattativa di de-escalation per pazienti ctDNA-negativi dopo la chirurgia e di escalation del trattamento per i positivi o per coloro che si positivizzavano nel corso del follow up (LB3). Lo studio, promosso da IFOM, l’Istituto AIRC di Oncologia Molecolare, e condotto in 11 centri italiani e spagnoli, ha arruolato 135 pazienti tra il 2020 e il 2022. Il trial presentava un disegno di trattamento adattativo in cui lo status del ctDNA, determinato tramite il test Guardant Reveal (non tumor-informed) eseguito a 2-4 settimane post-chirurgia, definiva l’approccio iniziale di trattamento. I pazienti ctDNA-negativi ricevevano una terapia adiuvante de-intensificata con capecitabina in monoterapia per sei mesi e, in caso di successiva positività, ricevevano CAPOX per sei mesi, mentre se ancora negativi venivano avviati a follow-up. In entrambi i casi venivano ulteriormente monitorati con biopsia liquida ad intervalli regolari (per eventualmente intensificare a FOLFIRI o CAPOX per sei mesi in caso di positività). I pazienti ctDNA-positivi nel post-chirurgia venivano candidati a tre mesi di terapia con CAPOX. Al termine di tale trattamento veniva eseguito un ulteriore test per ctDNA. In caso di persistente positività, venivano candidati a trattamento con FOLFIRI per 6 mesi. Invece, coloro che ottenevano una clearance del ctDNA proseguivano con sola capecitabina per ulteriori tre mesi, con monitoraggi longitudinali per intraprendere FOLFIRI in caso di positività del ctDNA. Al primo timepoint post-operatorio (BL1), 105 su 135 pazienti (78%) sono risultati ctDNA-negativi, mentre 30 ctDNA-positivi. Il secondo timepoint dopo l’avvio della terapia con capecitabina (BL2) ha permesso di intercettare ulteriori 5 pazienti positivizzati, per un totale di 35 ctDNA-positivi post-chirurgia (26%). Tra questi vi erano soprattutto pazienti ad alto rischio (T4, N2), il 32% rispetto al 21% dei pazienti a basso rischio (p=0.17). Ad un follow-up mediano di 41 mesi, sono state osservate complessivamente 28 recidive. Di queste, 15 su 100 nei ctDNA negativi e 13 su 35 nei positivi (15 vs 37%, p=0.29). L’endpoint primario valutava la fattibilità, definita come la capacità dei due timepoint consecutivi (LB1 e LB2) di identificare pazienti che rimanevano liberi da malattia a due anni. La soglia prevista dal protocollo per dimostrare una relapse-free survival (RFS) a due anni superiore al 92%, richiedeva l’osservazione di non più di 8 recidive nei ctDNA-negativi. Sono state invece osservate 12 recidive entro 2 anni, corrispondenti a un tasso di RFS dell’88% (IC 90%: 81–93%). Sebbene l’analisi statistica non abbia consentito di confermare formalmente l’ipotesi primaria, i dati osservati rimangono clinicamente informativi e rilevanti. A tre anni, l’83% (IC 95% 76 – 99%) dei pazienti ctDNA-negativi era libero da malattia ed il 94% (IC 95% 89 – 99%) in vita, con una terapia meno intensiva. Tra i pazienti ctDNA-positivi era invece libero da malattia il 58% (IC 95% 44 – 78%), nonostante l’intensificazione del trattamento. Nel confronto esplorativo con pazienti della coorte storica dello studio TOSCA, trattati con terapia standard di combinazione fluoropirimidina ed oxaliplatino, gli esiti complessivi sono risultati comparabili, ma con marcata riduzione della neurotossicità (attorno al 43%). Un ulteriore elemento di interesse riguarda l’andamento longitudinale del ctDNA: al dosaggio LB3 (post-adiuvante) tra i 35 pazienti ctDNA-positivi dopo la chirurgia, 23 (68%) risultavano ancora ctDNA-positivi, mentre 11 (32%) avevano ottenuto la clearance del ctDNA, che si è dimostrata solo transitoria nel 72% dei casi. Gli autori dello studio sottolineano come il disegno adattativo ed il monitoraggio seriale del ctDNA diano un’informazione rilevante rispetto al singolo dosaggio post-operatorio, distinguendo PEGASUS da precedenti studi interventistici ctDNA-based: l’aggiunta di un secondo timepoint ha aumentato la capacità di rilevare la MRD dal 22 al 26% ed il monitoraggio longitudinale fino al 29%. Tra i pazienti recidivati, in 16 la positivizzazione del ctDNA ha anticipato la recidiva radiologica con un tempo mediano di 9.1 mesi (IQR 5 – 11, p<0.0001). Un limite biologico è rappresentato però dalle sedi di malattia: infatti, nessuna delle cinque recidive solo polmonari o delle tre recidive solo peritoneali sono state intercettate dalla biopsia liquida, diversamente da quanto osservato con la malattia epatica (emersa nel 69% dei casi). Un altro riscontro dello studio, sebbene hypothesis-generating, riguarda i 24 pazienti che hanno ricevuto intensificazione del trattamento a FOLFIRI. Circa la metà di questi ha successivamente ottenuto la clearance del ctDNA e nessuno è recidivato ad un follow up mediano di 46.5 mesi, suggerendo una possibile mantenuta sensibilità ad irinotecan, nel contesto di una malattia invece refrattaria all’oxaliplatino. In conclusione, PEGASUS mette in luce come una gestione dinamica guidata dal ctDNA può essere implementata nei pazienti con neoplasia del colon operata radicalmente in stadio II ad alto rischio e stadio III. Sebbene sia necessaria una validazione nell’ambito di studi randomizzati di fase III, lo studio suggerisce che la de-escalation dell’oxaliplatino possa essere considerata in pazienti selezionati ctDNA-negativi e identifica la persistenza o la ricomparsa del ctDNA come una condizione di MRD refrattaria al trattamento, che richiede nuove strategie terapeutiche al di là della chemioterapia citotossica convenzionale. Come commenta Sara Lonardi, Study Chair e Direttore dell’Oncologia 1 dell’Istituto Oncologico Veneto IRCCS, “Se nei pazienti ctDNA-negativi possiamo cominciare ad esplorare la possibilità di ridurre il trattamento; nei positivi, al contrario, aumentare semplicemente la chemioterapia non è sufficiente. Identificare con affidabilità la malattia residua è solo il primo passo: dobbiamo sviluppare strumenti migliori per identificare l’MRD e migliori strategie terapeutiche per eliminarla”. In quest’ottica sono al momento in corso a livello globale numerosi studi, di cui alcuni coordinati a livello nazionale come gli studi ERASE-CRC (NCT05062889) e SAGITTARIUS (NCT06490536).
Bayesian sequential learning for prognostication in extremity soft tissue sarcoma (BayeSarc): a retrospective, multicentre cohort study
Background: Sarculator is a widely validated prognostic tool that estimates overall survival and crude cumulative incidence (CCI) of distant metastasis in patients with resected soft tissue sarcomas in the extremities. Sarculator relied on external cohorts only for performance testing and could not incorporate new information or adapt to temporal changes. We aimed to develop BayeSarc, a prognostic model based on Bayesian sequential learning (BSL), which enables continuous updating by incorporating new clinical cohorts and provides more accurate estimates … (leggi tutto)
Un nuovo modello prognostico basato sull’apprendimento bayesiano sequenziale può migliorare la stima del rischio di metastasi e della sopravvivenza nei pazienti con sarcomi dei tessuti molli degli arti. È quanto emerge da questo studio, coordinato dalla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano nell’ambito di una collaborazione multicentrica internazionale, pubblicato recentemente su The Lancet Oncology. I sarcomi dei tessuti molli sono un gruppo eterogeneo di neoplasie rare, pari a circa l’1% dei tumori dell’adulto, caratterizzate da una biologia molto diversificata, con almeno 100 sottotipi istologici noti e un comportamento clinico estremamente variabile. Possono insorgere in qualsiasi distretto anatomico; nella maggior parte dei casi — circa il 60% — si localizzano a livello degli arti. La gestione è tipicamente multidisciplinare e la chirurgia rimane il trattamento cardine nelle forme localizzate. La chemioterapia adiuvante non ha dimostrato in maniera incontrovertibile un vantaggio nella riduzione del rischio di recidiva e nel miglioramento della sopravvivenza, sebbene nei casi ad alto rischio il potenziale vantaggio della stessa emerge da una serie di studi. Per affrontare la complessità della stratificazione prognostica nei sarcomi degli arti, e migliorare in ultima analisi la gestione complessiva e gli outcomes, negli ultimi anni sono stati sviluppati diversi strumenti basati su nomogrammi che integrano variabili cliniche e patologiche. Tra questi, Sarculator è un algoritmo prognostico validato che fornisce stime di sopravvivenza globale e rischio di metastasi a distanza dopo la chirurgia, contribuendo a identificare i pazienti ad alto rischio che potrebbero beneficiare maggiormente della chemioterapia adiuvante. Tuttavia, il suo workflow tradizionale in due fasi — costruzione del modello su una singola coorte seguita da validazione esterna — non consente di integrare nuovi dati né di adattarsi ai cambiamenti temporali degli esiti clinici. BayeSarc nasce proprio per superare questo limite, introducendo un sistema di Bayesian sequential learning che aggiorna progressivamente le stime man mano che nuove coorti diventano disponibili. A differenza dei modelli statici, BayeSarc incorpora un meccanismo di apprendimento continuo capace di aggiornarsi nel tempo e integrare nuove informazioni. Lo studio ha analizzato i dati di 4916 pazienti con sarcomi dei tessuti molli delle estremità trattati chirurgicamente. BayeSarc ha utilizzato le stesse variabili clinico‑patologiche di Sarculator (età, dimensioni, grado e istologia) ed è stato sviluppato a partire da una coorte storica di pazienti trattati presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, venendo poi aggiornato in modo sequenziale con cinque coorti indipendenti provenienti da Canada, Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Italia. L’obiettivo primario era confrontare la capacità discriminativa e la calibrazione di BayeSarc rispetto a Sarculator per la sopravvivenza globale e per il rischio di metastasi a distanza. Gli obiettivi secondari comprendevano la valutazione delle variazioni temporali degli hazard ratio, la quantificazione della riduzione dell’incertezza attraverso gli aggiornamenti sequenziali e l’analisi dell’utilità clinica mediante decision‑curve analysis. Le prestazioni di BayeSarc sono state valutate ad ogni aggiornamento, producendo due metriche complementari: una stima predittiva sequenziale (prequential), ovvero una validazione esterna strettamente prospettica rappresentativa dell’applicazione del modello a una nuova coorte e basata esclusivamente sulle evidenze disponibili fino a quel momento, e una stima post‑aggiornamento, comprensiva della performance dopo l’assimilazione della nuova coorte I risultati hanno evidenziato una migliore accuratezza prognostica di BayeSarc rispetto a Sarculator sia per la sopravvivenza globale (prequential mean C-index: 0.784 [95% CrI 0.759–0.794]; post‑aggiornamento: 0.801 [0.790–0.809]; Sarculator: 0.773), sia per le metastasi a distanza (prequential mean C-index: 0.723 [95% CrI 0.704–0.738]; post‑aggiornamento: 0.738 [0.730–0.743]; Sarculator: 0.718), con un miglioramento costante della calibrazione attraverso gli aggiornamenti e una riduzione dell’incertezza delle stime e delle previsioni. BayeSarc si configura come uno strumento prognostico preciso e dinamico per i sarcomi dei tessuti molli degli arti. La maggiore accuratezza del modello potrebbe tradursi in un supporto più affidabile alle decisioni cliniche, affiancando il giudizio medico nella personalizzazione del trattamento e nella progettazione degli studi clinici. Nell’ambito delle neoplasie rare, dove la disponibilità di dati è limitata e spesso frammentata, il framework di apprendimento sequenziale offre una strategia potenzialmente generalizzabile per sviluppare modelli prognostici più accurati e allineati alla realtà clinica contemporanea.
Long-Term Analysis of Patients With Ewing Sarcoma Included in the Euro-EWING99 Study
Purpose: Euro-EWING99 study was a large, international, prospective study recruiting patients with Ewing sarcoma (EWS) between 1999 and 2015. It assessed three different clinical questions through randomized trials. We report here the characteristics and outcomes of all patients. Methods: Patients younger than 50 years with EWS were included in the study. They received induction chemotherapy … (leggi tutto)
Questo articolo riporta i risultati a lungo termine dell’intera popolazione inclusa nello studio Euro-EWING99, uno dei più ampi studi prospettici condotti nel sarcoma di Ewing. Lo studio ha arruolato, tra il 1999 e il 2015, pazienti di età inferiore a 50 anni con sarcoma di Ewing localizzato o metastatico, trattati con una strategia terapeutica comune basata su chemioterapia di induzione con VIDE (Vincristina, Ifosfamide, Doxorubicina, Etoposide), trattamento locale con chirurgia e/o radioterapia e successivo trattamento di consolidamento differenziato in base al gruppo di rischio. Il follow-up mediano dello studio è di 7.2 anni. Euro-EWING99 era un master protocol comprendente tre differenti studi randomizzati, rivolti rispettivamente ai pazienti con malattia localizzata a rischio standard, malattia localizzata ad alto rischio e malattia con metastasi esclusivamente pleuro-polmonari. I pazienti con metastasi extrapolmonari venivano invece registrati in studio prospettico che non prevedeva randomizzazione. La pubblicazione attuale non si concentra sui risultati dei singoli sottostudi randomizzati, già oggetto di precedenti pubblicazioni, ma esamina l’intera popolazione per descriverne la sopravvivenza e i principali fattori prognostici. Gli autori tralasciano l’analisi delle risposte alla terapia poiché, alla luce dello studio Euro-EWING 2012, che ha dimostrato il vantaggio rispetto allo schema VIDE di una schedula che alterna VDC – Vincristina Doxorubicina Ciclofosfamide, e IE – Ifosfamide ed Etoposide, lo schema utilizzato non rappresenta più lo standard di cura attuale. Di conseguenza, i dati prognostici complessivi vanno interpretati con cautela, poiché il cambiamento dei protocolli terapeutici li rende superati. Questo limite non riduce tuttavia il valore principale dello studio, che non è quello di definire l’efficacia di una specifica strategia terapeutica, ma di descrivere la storia naturale e i principali fattori prognostici del sarcoma di Ewing all’interno di una popolazione estremamente ampia arruolata prospetticamente e trattata in modo relativamente omogeneo. Nello studio sono stati inclusi complessivamente 3395 pazienti, di cui 2267 con malattia localizzata, 614 con metastasi esclusivamente pleuro-polmonari e 514 con metastasi extrapolmonari, associate o meno a localizzazioni polmonari. Questa rappresenta la più larga coorte prospettica di pazienti con sarcoma di Ewing presente in letteratura. Con follow-up mediano di 7.2 anni, la sopravvivenza libera da progressione (PFS) nell’intera popolazione (PFS definita come intervallo di tempo dal primo ciclo di VIDE (o dalla data della chirurgia nel caso di valutazioen del valore prognostico della risposta patologica) alla data del primo evento progressione/recidiva o morte per ogni causa senza precedente progressione/recidiva) è risultata del 60.2% a 3 anni, 55.4% a 5 anni e 53.2% a 8 anni, mentre la sopravvivenza globale è stata rispettivamente del 72.6%, 64.6% e 60.0%. Il primo interessante rilievo di questo studio è che la maggior parte degli eventi di progressione si concentra nei primi tre anni successivi alla diagnosi, diventando invece molto rara dopo il quinto anno. Inoltre, lo studio dimostra l’assenza di differenze prognostiche tra il sarcoma di Ewing scheletrico e quello extra-scheletrico, purché si tengano in considerazione fattori determinanti come l’età del paziente e il volume del tumore. Questo risultato chiarisce i dubbi e le controversie delle precedenti analisi retrospettive, che tendevano a considerare la sede extra-scheletrica come prognosticamene più favorevole. Un fattore prognostico rilevante che emerge riguarda la presenza e la localizzazione delle metastasi già al momento della diagnosi. La PFS a 5 anni scende dal 66.7% nei soggetti con malattia localizzata al 42% in presenza di metastasi circoscritte alla sola sede pleuro-polmonare, e al 21.8% per chi presenta localizzazioni extrapolmonari. Analogamente, la sopravvivenza globale a 5 anni passa dal 75.2% nella malattia localizzata al 56.0% nei pazienti con metastasi polmonari e al 28.1% nei pazienti con metastasi extrapolmonari. Questi dati confermano quindi non solo il noto impatto prognostico negativo della malattia metastatica, ma anche la rilevante eterogeneità prognostica all’interno della popolazione metastatica, con una prognosi significativamente migliore nei pazienti con malattia limitata al polmone rispetto a quelli con localizzazioni extrapolmonari. A conferma di ciò, l’hazard ratio per l’OS, rispetto alla malattia localizzata, è 2.05 per la malattia metastatica solo polmonare e 4.9 per quella extra-polmonare. Lo studio conferma inoltre diversi fattori prognostici già noti nella letteratura scientifica riguardante il sarcoma di Ewing. Tra questi spiccano, associati a prognosi sfavorevole, l’avanzare dell’età al momento della diagnosi e un volume tumorale pari o superiore a 200 mL. Anche la localizzazione in sede assiale continua a rappresentare un elemento prognostico sfavorevole, sebbene il suo peso risulti più limitato dopo aver corretto l’analisi per gli altri fattori. Questi risultati consolidano il valore di variabili cliniche da tempo utilizzate nella stratificazione prognostica dei pazienti con Ewing. Un aspetto particolarmente rilevante analizzato nello studio riguarda la risposta istologica alla chemioterapia neoadiuvante nei pazienti che sono stati sottoposti a chirurgia resettiva senza ricevere radioterapia pre-operatoria. Sebbene la risposta patologica rappresenti un elemento prognostico ben noto per il sarcoma di Ewing, l’ampia casistica esaminata in questo lavoro consente di delineare con maggiore precisione i diversi sottogruppi prognostici. Da un lato viene confermata la validità della soglia del 10%, dall’altro si rafforza ulteriormente il significato prognostico legato a una risposta patologica completa, già suggerita da altri studi precedenti. Prendendo come riferimento i pazienti con necrosi completa, il rischio di progressione cresce in modo proporzionale con la quota di cellule tumorali vitali residue: si registra infatti un hazard ratio (HR) di 1.69 per chi ha una quota compresa tra l’1% e il 9%, che sale a 2.76 per una percentuale tra il 10% e il 29% e raggiunge 3.59 nei soggetti con almeno il 30% di tumore vitale residuo. L’aspetto più significativo risiede nel fatto che anche i pazienti con una risposta classificata tradizionalmente come “buona”, ma caratterizzata da una percentuale minima di malattia vitale tra l’1% e il 9%, mostrano una prognosi sensibilmente peggiore rispetto a quanti ottengono una necrosi completa. Gli stessi autori evidenziano come la presenza di qualsiasi quantità di cellule tumorali vitali possa indicare una resistenza biologica intrinseca al trattamento, suggerendo di adottare la risposta patologica completa come potenziale endpoint per i futuri studi prospettici. Un altro dato interessante è inoltre il fatto che l’impatto prognostico della risposta istologica venga mantenuto indipendentemente dalla presenza di metastasi. Nei pazienti metastatici il rischio di progressione aumenta infatti in maniera sostanzialmente parallela a quello osservato nella malattia localizzata con l’aumentare della quota di tumore vitale residuo. Un ulteriore aspetto di potenziale rilevanza clinica riguarda il controllo locale della malattia: i pazienti con malattia metastatica presentano infatti una maggiore incidenza di progressione o recidiva locoregionale rispetto ai pazienti con malattia localizzata. Rispetto a questi ultimi, il rischio di recidiva locoregionale è aumentato nei pazienti con metastasi esclusivamente polmonari, con sub-HR di 1.31, ma soprattutto nei pazienti con metastasi extrapolmonari, con sub-HR di 2.60. Tale evidenza suggerisce che, anche nel paziente metastatico, il controllo del tumore primitivo riveste un ruolo cruciale nella strategia terapeutica, sebbene lo studio non permetta di confermare se un approccio locale più aggressivo si traduca direttamente in un incremento della sopravvivenza, a causa delle variazioni nelle modalità di trattamento e dei criteri di selezione dei pazienti. Tra gli elementi innovativi figura poi la valutazione del rischio tempo-dipendente: mentre le categorie prognostiche mostrano differenze nei risultati clinici soprattutto nelle fasi iniziali, il trascorrere del tempo tende ad appianare tali disparità, inducendo gli autori a evidenziare l’opportunità di adottare modelli tempo-dipendenti. Per quanto concerne i limiti di questo studio, oltre a quello già citato dell’attualità dello schema di trattamento, vi è la natura storica della coorte e la mancanza di una caratterizzazione molecolare approfondita all’epoca, fattori che potrebbero aver incluso pazienti con varianti come la traslocazione CIC-DUX o il riarrangiamento BCOR, caratterizzate da un comportamento biologico differente, pur incidendo su una quota molto ristretta della popolazione esaminata per la loro ultrarità. In conclusione, questo studio rappresenta ad oggi la più ampia indagine prospettica su coorti di pazienti affetti da sarcoma di Ewing, e conferma il rilevante impatto prognostico dello stadio metastatico, dell’età, del volume tumorale e della risposta alla chemioterapia. Il contributo probabilmente più innovativo è quello relativo alla risposta istologica, che mostra come la completa assenza di cellule tumorali vitali residue dopo chemioterapia pre-operatoria identifichi un gruppo prognostico distinto, anche rispetto ai pazienti con quota di malattia residua inferiore al 10%, tradizionalmente considerati good responders. Di notevole interesse è altresì il maggior rischio di fallimento loco-regionale osservato nei pazienti metastatici, dato che rafforza l’importanza del controllo locale anche nella malattia avanzata. Il principale limite nel trasferimento dei risultati alla pratica contemporanea deriva invece dall’utilizzo del VIDE come trattamento di induzione e dai già citati cambiamenti terapeutici intervenuti successivamente alla conduzione dello studio.
In Europe Anito-cel, a d-domain BCMA CAR T-cell, induces rapid, deep, and durable responses in patients with heavily pretreated relapsed or refractory multiple myeloma Oct 05, 2026 – Anitocabtagene autoleucel (anito-cel), a B-cell maturation antigen (BCMA)-directed autologous chimeric antigen receptor (CAR) T-cell therapy with a synthetic d-domain binder (ddBCMA) induced in the first-in-human phase I study rapid, deep, and durable responses with minimal residual disease (MRD) negativity (sensitivity threshold 10−5) in a population of patients with heavily pretreated relapsed or refractory multiple myeloma, with responses also observed across all high-risk subgroups ... (leggi tutto)
EMA Recommends Granting a Marketing Authorisation for Relacorilant Oct 02, 2026 – On 17 September 2026, the European Medicines Agency’s (EMA’s) Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) adopted a positive opinion, recommending the granting of a marketing authorisation for the medicinal product relacorilant (Lifyorli), intended for the treatment of adult patients with epithelial ovarian, Fallopian tube or primary peritoneal cancer ... (leggi tutto)
Meeting highlights from the Pharmacovigilance Risk Assessment Committee (PRAC) 28 September – 1 October Oct 02, 2026 – At its monthly meeting, EMA’s safety committee (PRAC) carried out its broad range of responsibilities to manage the safety of medicines, including the assessment of safety signals, risk management plans, periodic safety update reports and post-authorisation safety studies. The Committee did not start or conclude any referral procedures. Information on ongoing safety referrals is provided in the ‘Ongoing referrals’ table below ... (leggi tutto)
EMA Management Board: highlights of September 2026 meeting Oct 01, 2026 – Mid-year report 2026 from the Executive Director EMA presented results and achievements of its operations for the first half of 2026 to the Management Board. Between January and June, applications for new human medicines (orphan and non-orphan) remained at the same high level as last year, with 29 applications received. For veterinary medicines, the Board noted that seven initial marketing authorisation applications had ... (leggi tutto)
Global regulators call for advancing alternatives to animal testing across the medicine lifecycle Oct 01, 2026 – EMA has endorsed a joint statement from the International Coalition of Medicines Regulatory Authorities (ICMRA) calling on medicine developers, manufacturers, regulators and national control laboratories to continue to advance and implement alternative methods or approaches to animal testing throughout the lifecycle of human medicines, wherever, and as soon as possible .... (leggi tutto)
Annual Multicancer Early Detection Test Not Associated with a Lower Incidence Rate of Stage III or IV Cancer After Three Screening Rounds and 12 Months of Follow-Up
Sep 30, 2026 – In a large, randomised, controlled NHS-Galleri study that evaluated the clinical utility of a multicancer early detection test for population screening, annual multicancer early detection testing added to usual care was not associated with a significantly lower incidence rate of stage III or IV cancer across 12 prespecified cancer types after three screening rounds and at least 12 months of follow-up. Although the prespecified hierarchical plan to adjust for multiple testing precluded any formal testing of secondary endpoints ... (leggi tutto)
FDA grants accelerated approval to vusolimogene oderparepvec-wtpg in combination with nivolumab for melanoma
Sep 30, 2026 – On 6 August 2026, the US Food and Drug Administration (FDA) granted accelerated approval to vusolimogene oderparepvec-wtpg (Tudriqev, Replimune, Inc.), a genetically modified oncolytic viral therapy, in combination with nivolumab for the treatment of adult patients with unresectable advanced cutaneous melanoma who experienced disease progression on a PD1-blocking antibody-based regimen ... (leggi tutto)
Women are missing from medicines development: EMA’s roadmap for change
Sep 30, 2026 – By the end of 2026, EMA will develop a regulatory roadmap to help drive decisive change on how women’s health is considered across medicines development and regulation. This follows a multistakeholder workshop held on 28 and 29 September in Amsterdam where participants converged on a series of priority actions ... (leggi tutto)
Dall’FDA
Five Under 5: Top Oncology Videos for the Week of 9/27 Oct 04, 2026 – Lower-risk MDS data support luspatercept front-line use over epoetin alfa for achieving ≥12-week transfusion independence with hemoglobin rise, while elritercept advances through pivotal trials post-ESA. EXCALIBER-RRMM showed higher MRD-negative CR with IberDd vs DVd across key subgroups, but grade 3/4 neutropenia was frequent, and confirmatory PFS is awaited for full approval ... (leggi tutto)
The OncFive: Top Oncology Articles for the Week of 9/27/2026 Oct 03, 2026 – Frontline pirtobrutinib improved PFS vs bendamustine-rituximab in BRUIN CLL-313 (HR, 0.20) with high ORR; key risks include infections, cytopenias, arrhythmias, hemorrhage, hepatotoxicity. Elinzanetant, a dual NK1/NK3 antagonist, significantly reduced endocrine therapy–associated vasomotor symptom frequency by week 4 and 12 vs placebo; somnolence, headache, fatigue were common ... (leggi tutto)
FDA Approves Pirtobrutinib for Previously Untreated CLL/SLL Oct 02, 2026 – BRUIN CLL-313 was a randomized, open-label, active-controlled study in previously untreated CLL/SLL patients without known del(17p). A total of 282 participants were enrolled and randomized 1:1 to pirtobrutinib or bendamustine combined with a rituximab product. ... (leggi tutto)
FDA Grants Fast Track Designation to TRE-515 Plus KRAS Inhibitors in Pretreated KRAS G12C+ NSCLC Oct 02, 2026 – Fast track supports development of TRE-515 combinations in post–PD-(L)1, post-platinum KRAS G12C NSCLC where resistance and incomplete responses to KRAS inhibitors remain prevalent. TRE-515 inhibits dCK, the rate-limiting enzyme of nucleoside salvage, exploiting cancer cells’ heightened replication stress and susceptibility to nucleotide metabolic perturbation ... (leggi tutto)
UTRxMYCN M1-14 Nets FDA Dual Designations in Soft Tissue Sarcoma
Oct 01, 2026 – FDA granted orphan drug designation for UTRxMYCN M1-14 in soft tissue sarcoma and rare pediatric disease designation in rhabdomyosarcoma, supported by preclinical efficacy and safety findings. Dose-dependent MYCN inhibition in MYCN-driven, including fusion-positive, rhabdomyosarcoma translated into tumor growth suppression and reduced liver and lung metastases in preclinical models ... (leggi tutto)
Tabelecleucel BLA Is Resubmitted to FDA for EBV+ Post-Transplant Lymphoproliferative Disease
Sep 30, 2026 – A Type A meeting established that a single-arm trial may be “adequate and well-controlled” if paired with a prespecified historical control applicable to the ALLELE population. Updated ALLELE outcomes in 75 patients showed ORR 50.7% with 28.0% CR, median DOR 23.0 months, and median OS 18.4 months in rituximab-refractory PTLD. Enrollment spanned relapsed/refractory EBV+ PTLD after SOT or allo-HCT; dosing was 2×10⁶ cells/kg IV on days 1, 8, 15 of 35-day cycles with HLA-restricted product matching ... (leggi tutto)
FDA Grants Fast Track Designation to Plinabulin Plus Docetaxel in Post-ICI Non-Squamous NSCLC
Sep 30, 2026 – FDA fast track highlights a high unmet need after ICI failure where docetaxel remains standard and multiple late-stage ADC or combination strategies have not improved overall survival. Mechanistically, plinabulin promotes dendritic-cell maturation and antigen presentation, is brain-penetrant, and binds a distinct tubulin pocket without antagonizing taxanes, supporting synergy with docetaxel ... (leggi tutto)
FDA Approves Denosumab Biosimilar for Skeletal-Related Events, GCTB, and Hypercalcemia of Malignancy
Sep 30, 2026 – The FDA has approved denosumab-adet (Degevma) as a biosimilar to denosumab (Xgeva) for all indications of the reference product, including the prevention of skeletal-related events in patients with multiple myeloma and in patients with bone metastases from solid tumors, according to a news release from Teva Pharmaceuticals.1 ... (leggi tutto)
Dall’ASCO
From Information to Wisdom: Learning Oncology in the Digital Age Oct 01, 2026 – Technological advances, digital tools, and social media have made oncology information more accessible. That information usually comes with an interpretation, which can influence others’ thinking before they have had the opportunity to evaluate the evidence themselves. Patients need oncologists to understand the evidence, interpret it wisely, and apply it thoughtfully to their care … (leggi tutto)
Omission of Pelvic Radiotherapy in Rectal Cancers: Indications for Selective Avoidance Sep 30, 2026 – Pelvic radiotherapy (RT) can have significant, lifelong adverse effects, especially for young patients hoping to preserve fertility and those with conditions such as inflammatory bowel disease (IBD). Best available evidence should guide patient selection when considering omission of pelvic RT; for instance, studies suggest those with no mesorectal fascia involvement, good response to chemotherapy, or mismatch repair–deficient (dMMR) disease may be candidates … (leggi tutto)
Continuing Aromatase Inhibitors After ESR1 Mutation Detection: Weighing the Evidence Sep 30, 2026 – ESR1 mutations (ESR1m) are a major acquired resistance mechanism to endocrine therapy (ET) in hormone receptor–positive, HER2-negative (HR+/HER2−) breast cancer. Multiple selective estrogen receptor degraders (SERDs) and a proteolysis-targeting chimera (PROTAC) are effective in patients with ESR1m after progression on an aromatase inhibitor (AI) … (leggi tutto)
Multicancer Early Detection Test Clears Its First FDA Hurdle Sep 30, 2026 – The U.S. Food and Drug Administration (FDA)’s Molecular and Clinical Genetics Panel voted in support of the premarket approval (PMA) application for the Galleri multicancer early detection (MCED) test on September 23, 2026, and news coverage of that vote will drive patient questions. In the largest studies to date, roughly 4 in 10 “cancer signal detected” results were false-positives; the test also missed more than half of all cancers, and the randomized NHS-Galleri trial did not meet its primary endpoint … (leggi tutto)
Novità da AIFA – Farmaci a uso compassionevole
In questa sezione puoi trovare la lista dei farmaci a uso compassionevole Elenco dei programmi attivati il 21 settembre 2026:
Tafasitamab – Incyte Biosciences In combinazione con lenalidomide e rituximab per il trattamento del Linfoma Follicolare (LF) Recidivante/Refrattario (R/R) (Grado 1-3a) dopo almeno una linea di terapia sistemica
Lurbinectedina (Zepzelca) – Pharma Mar In combinazione con atezolizumab, per il trattamento di mantenimento di pazienti adulti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso (ES-SCLC) la cui malattia non è progredita dopo la terapia di induzione di prima linea con atezolizumab, carboplatino e etoposide.
Clicca qui per la lista programmi per uso compassionevole aggiornata al 21 settembre 2026 Clicca qui per maggiori informazioni
Pillole dall’AIFA
2 ottobre 2026 – Progetto IncreaseNET: al via due corsi di formazione per gli esperti delle Agenzie regolatorie Leggi tutto
29 settembre 2026 – Farmacovigilanza attiva: Bando AIFA per un progetto nazionale dedicato a pazienti anziani, multicronici e in politerapia Leggi tutto
28 settembre 2026 – Tabelle farmaci di classe A e H al 31/05/2026 Leggi tutto
28 settembre 2026 – Carenze dei farmaci e continuità terapeutica: online il nuovo dossier AIFA Leggi tutto
28 settembre 2026 – Il CCNCE pubblica la versione aggiornata del “Modello di rimborso spese e indennità per i partecipanti alla sperimentazione” Leggi tutto
25 settembre 2026 – Spesa farmaceutica gennaio-febbraio 2026: monitoraggio AIFA definitivo Leggi tutto
25 settembre 2026 – Aggiornamento “Diario di bordo sulla Trasparenza” Leggi tutto
Opportunità di lavoro in Oncologia
Consulta le posizioni disponibili nella vetrina riservata ai Soci AIOM o scarica il modulo per richiedere la pubblicazione di annunci
TRAGUARDO ZERO Strategie e alleanze per il contrasto all’HPV Presentazione del Manifesto di intenti e Tavola rotonda 12 ottobre 2026 Istituto Superiore di Sanità, Roma 9.30-13.00
Scarica il programma qui
PER ISCRIVERSI AL PRESENTE CONVEGNO, SI PREGA DI COMPILARE IL FORM DISPONIBILE AL SEGUENTE LINK ENTRO IL 11/10
L’Accademia Nazionale dei Lincei ha bandito per il 2027 i seguenti Premi e borse di studio:
BORSE DI STUDIO POST-DOTTORATO – Scadenza 2 novembre 2026 - «Virginio Rizzo» per ricerche in Medicina;
- «Gabriella Dolfin Voyasidis» per ricerche in Oncologia di base (Borsa Biennale);
La domanda di partecipazione va presentata esclusivamente online, compilando il modulo disponibile su: https://selezionionline.lincei.it Tutti i bandi sono consultabili qui
Appuntamenti
NELL’AGENDA DISPONIBILE SUL SITO DELL’ASSOCIAZIONE TUTTE LE INFORMAZIONI SUGLI EVENTI AIOM NAZIONALI, REGIONALI e ALTRI APPUNTAMENTI PATROCINATI DA AIOM
|
|
|
|