Chemoradiotherapy versus short-course radiotherapy for response-adapted organ preservation in early-stage and intermediate-stage rectal cancer (STAR-TREC): 12-month results of an international, multicentre, open-label, parallel-group, randomised, phase 2/3 trial
Background: Total mesorectal excision (TME) is the standard treatment for most early-stage and intermediate-stage rectal cancer but can cause substantial perioperative morbidity, functional impairment, and reduced quality of life. We assessed whether long-course chemoradiotherapy (LCCRT) or short-course radiotherapy (SCRT) could increase organ preservation and reduce surgery, toxicity, and quality-of-life harms without compromising oncological outcomes. Methods: STAR-TREC is an international, multicentre, open-label, parallel-group, randomised, phase 2/3 trial in five European countries … (leggi tutto)
La Total Mesorectal Excision (TME) rappresenta il trattamento standard per la maggior parte dei pazienti con carcinoma rettale localizzato, ma può comportare frequentemente alcune sequele (disturbi intestinali, urinari e sessuali, posizionamento di stomia momentanea o definitiva) che determinano una riduzione della qualità di vita. In particolare, la disfunzione più frequente è la Sindrome da Resezione Anteriore del Retto (LARS) che consiste in un insieme di disturbi intestinali quali: urgenza fecale, incontinenza, frammentazione e difficoltà di svuotamento. Sono state quindi sviluppate nel corso del tempo delle strategie di preservazione d’organo per i pazienti che ottengono una risposta completa dopo trattamento neoadiuvante nel tumore del retto localmente avanzato (LARC) (cT3-4 e/o N+). In questo contesto, studi osservazionali prospettici e uno studio di fase II randomizzato chiamato OPRA hanno mostrato la fattibilità e la sicurezza della preservazione d’organo nei pazienti con LARC in risposta completa (cCR) o quasi completa (ncCR), definita sulla base di criteri clinici, endoscopici e radiologici, dopo trattamento neoadiuvante con chemioradioterapia (CTRT) +/- chemioterapia di induzione o consolidamento. Di conseguenza, la valutazione della strategia di preservazione d’organo si è rivolta anche al carcinoma del retto in stadio precoce e intermedio (cT1-3b, N0) dove lo standard attuale è costituito dalla resezione del retto. In questo contesto si inserisce lo studio STAR-TREC, trial di fase II/III randomizzato, condotto in 37 centri europei, di cui è stata recentemente pubblicata un’interim analysis a 12 mesi sulla rivista Lancet Oncology. In questo studio sono stati inclusi pazienti con adenocarcinoma rettale di diametro massimo inferiore a 40 mm, in stadio T1-T3bN0M0, con l’obiettivo di valutare la fattibilità e il tasso di preservazione d’organo dopo trattamento con chemioradioterapia long-course (LCCRT) o la radioterapia short-course (SCRT). La LCCRT consisteva in 50 Gy in 25 frazioni associata a capecitabina orale, mentre la SCRT consisteva in 25 Gy in 5 frazioni. Lo studio prevedeva l’impiego di una radioterapia con approccio mesorectal-only, utilizzando volumi di irradiazione che includevano il mesoretto e i linfonodi presacrali, mentre – contrariamente ai volumi convenzionali – erano esclusi i linfonodi laterali e i linfonodi dell’arteria rettale superiore allo scopo di ridurre la tossicità da radioterapia a carico delle anse intestinali, della vescica, dello sfintere anale e dei plessi nervosi della pelvi. Nella fase II dello studio, i pazienti venivano randomizzati 1:1:1 a ricevere una strategia di preservazione d’organo basata sulla LCCRT (LCCRT-OP), una strategia di preservazione d’organo basata sulla SCRT (SCRT-OP), o la total mesorectal excision (TME) primaria. Nei pazienti assegnati alle strategie di preservazione d’organo, veniva adottato un percorso basato sulla risposta: in caso di risposta clinica completa si intraprendeva una non-operative surveillance, in caso di risposta quasi completa si indirizzava il paziente ad escissione locale, mentre la TME era riservata ai casi di risposta non completa. L’endpoint primario della fase II era il tasso di recruitment al 12° e al 24° mese rispetto a soglie di fattibilità predefinite rispettivamente di quattro o più e sei o più randomizzazioni al mese, mentre la sopravvivenza libera da TME a 12 mesi era un endpoint secondario con una soglia predefinita del 50%. Entrambi gli endpoint sono stati raggiunti; la sopravvivenza libera da TME a 12 mesi è risultata pari al 60% (82% e 40% per LCCRT-OP e SCRT-OP, rispettivamente). Nella fase III è stato invece adottato un disegno parzialmente randomizzato basato sulla preferenza del paziente, in cui i partecipanti potevano scegliere tra la preservazione d’organo e la TME. I partecipanti che sceglievano le strategie di risparmio d’organo venivano randomizzati 1:1 a ricevere LLCRT-OP o SCRT-OP. La fase III ha come endpoint primario il tasso di preservazione d’organo a 30 mesi dall’inizio del trattamento, definito come l’assenza di TME, stomia o recidiva locale, valutato nella popolazione intention-to-treat, che includeva i partecipanti della fase II e della fase III. Nell’interim analysis a 12 mesi recentemente pubblicata sono stati inclusi 426 pazienti. Di questi, 163 hanno ricevuto LCCRT-OP, 168 sono stati assegnati a SCRT-OP e 78 sono andati a TME primaria, mentre 17 partecipanti si sono ritirati prima dell’inizio del trattamento. Tra i pazienti che avevano optato per la preservazione d’organo, la sopravvivenza libera da TME è risultata pari al 78.5% (95% CI: 72.4-85.1) nel braccio della LCCRT, mentre ha raggiunto il 60.6% (95% CI: 53.6-68.4) nel braccio della SCRT (HR = 1.90; 95% CI 1.29 – 2.81). Il tasso di risposte cliniche complete era maggiore dopo LCCRT-OP rispetto alla SCRT-OP (64% vs 36%), mentre il tasso di escissione locale per risposta clinica quasi completa è risultato più elevato dopo SCRT-OP (40% vs 23%). Non sono state invece osservate differenze significative tra i bracci in termini di tasso di recidiva pelvica, sopravvivenza libera da metastasi o sopravvivenza globale. Per quanto riguarda la safety, la TME primaria si è associata a un maggior rischio di eventi avversi di grado ≥ 3 (18%) rispetto alle strategie di preservazione d’organo (9%), in particolare disturbi gastrointestinali e complicanze procedurali. Nel braccio della TME, un paziente è deceduto per sepsi a seguito di deiscenza dell’anastomosi. Non sono state riportate significative differenze in termini di qualità della vita a 12 mesi tra i trattamenti, seppur è stata osservata una migliore funzione intestinale nel gruppo di preservazione d’organo rispetto alla TME tra i pazienti senza stomia. Questi risultati, seppur al momento ancora preliminari, sono paragonabili a quanto osservato negli studi precedenti in questo setting, in particolare lo studio TAUTEM, che randomizzava pazienti con tumore del retto in stadio precoce (cT1-3b, N0) a LCCRT seguita da escissione locale versus TME e che ha un follow-up più maturo rispetto allo studio STAR-TREC. Nello specifico, lo studio TAUTEM riportava un tasso di preservazione d’organo a 5 anni del 78% nel braccio sperimentale, con un tasso di recidiva locale a 5 anni paragonabile a quello del braccio della TME primaria (7% vs 6%) così come i risultati in termini di recidiva a distanza e sopravvivenza. È importante sottolineare che nello studio TAUTEM erano utilizzati dei volumi di radioterapia standard, a differenza dell’approccio mesorectal-only previsto nello STAR-TREC, seppur non sembrano esserci sostanziali differenze in termini di tossicità tra questi due approcci di radioterapia. Inoltre, il disegno parzialmente randomizzato adottato nella fase III dello studio STAR-TREC, basato sulla preferenza del paziente, può determinare il rischio di un potenziale bias di selezione. Risultati migliori in termini di preservazione d’organo sono stati invece riportati nello studio di fase III OPERA che randomizzava i pazienti con tumore del retto in stadio precoce (cT1-3b, N0 o N1<8mm) a LCCRT 45 Gy in 25 frazioni più un boost di RT a fasci esterni di 9 Gy in 5 frazioni versus un boost con contact X-ray brachytherapy di 90 Gy in 3 frazioni. In particolare, i pazienti con tumore di diametro <3 cm hanno riportato un tasso di preservazione d’organo a 5 anni del 93% con il boost di contact X-ray brachytherapy. Tuttavia, questo tipo di brachiterapia richiede uno specifico training da parte dei radioterapisti e, al momento, non è disponibile in Italia. In conclusione, i risultati a 12 mesi dello studio STAR-TREC, per quanto parziali, supportano la validità di un approccio di preservazione d’organo guidato dalla risposta anche nel carcinoma rettale in stadio precoce e intermedio, dimostrando una maggior efficacia della LCCRT rispetto alla SCRT. La SCRT rimane comunque un’opzione da tenere in considerazione per pazienti non fit per LCCRT. Risulta tuttavia necessario un follow-up di durata maggiore per valutare se le strategie di preservazione d’organo consentiranno di mantenere nel corso del tempo i risultati finora osservati e se non impatteranno sul rischio di recidiva locale non asportabile, recidiva a distanza e sopravvivenza complessiva.
Durvalumab and tremelimumab, with or without lenvatinib, combined with transarterial chemoembolisation in participants with embolisation-eligible hepatocellular carcinoma (EMERALD-3): a global, randomised, open-label, sponsor-blinded, phase 3 study
Background: Transarterial chemoembolisation (TACE), a standard treatment for embolisation-eligible hepatocellular carcinoma (HCC), induces tumour immune responses. Single tremelimumab regular interval durvalumab (STRIDE) is a standard treatment in advanced HCC. In this phase 3 trial, we assessed the efficacy and safety of STRIDE, with or without lenvatinib, plus TACE, in participants with embolisation-eligible HCC … (leggi tutto)
Per i pazienti affetti da carcinoma epatocellulare (HCC), con malattia confinata al fegato e funzione conservata non candidabili a trattamenti ad intento curativo, l’opzione di scelta è rappresentata dai trattamenti locoregionali intra-arteriosi. Tra di essi la chemioembolizzazione transarteriosa (TACE) si è imposta negli anni come standard a livello globale, consentendo un buon controllo locale della malattia con una sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana di 8-10 mesi, mentre la terapia sistemica in passato non ha dato risultati soddisfacenti. È noto che la TACE determini l’aumento dell’espressione di PD-L1 e VEGF, inducendo il rilascio di neoantigeni e al tempo stesso l’immunosoppressione e la neo-vascolarizzazione tumorale. Sulla base di ciò e considerando l’impatto dei regimi comprendenti immunoterapia nel setting dell’HCC avanzato, diversi studi hanno valutato l’efficacia di strategie di combinazione di TACE con terapie sistemiche in grado di contrastare l’effetto immunosoppressivo, quali inibitori di checkpoint immunitario e anti-angiogenici, con l’obiettivo di migliorare il controllo locale e secondariamente di valutare un eventuale impatto sulla sopravvivenza globale. Per quanto riguarda la combinazione con l’immunoterapia, il blocco di CTLA-4 e PD-L1 sembra potenziare l’attivazione dei linfociti T e amplificare l’attività antitumorale, contrastando l’immunosoppressione indotta dalla TACE In questo contesto si inserisce lo studio randomizzato multicentrico condotto a livello globale di fase 3 EMERALD-3, disegnato per confrontare efficacia e sicurezza del regime STRIDE (una singola dose di priming dell’anti-CTLA-4 Tremelimumab in associazione all’anti PD-L1 Durvalumab somministrato ogni 4 settimane), con o senza il TKI Lenvatinib, in associazione alla TACE in pazienti con HCC suscettibile di chemioembolizzazione. Tra i principali criteri di inclusione i pazienti dovevano avere conservata funzione epatica (Child-Pugh A), assenza di trombosi venosa portale maggiore e di rischio di emorragia gastrointestinale ed essere stati esclusi da opzioni terapeutiche potenzialmente curative quali chirurgia, ablazione o trapianto. Fino al raggiungimento del target di 175 per gruppo i pazienti sono stati randomizzati 1:1:1 in 3 coorti: STRIDE + Lenvatinib + TACE, STRIDE + TACE o TACE, successivamente la randomizzazione è proseguita solo tra STRIDE + Lenvatinib + TACE e TACE. I criteri di stratificazione erano l’area geografica, eventuale precedente embolizzazione palliativa e carico tumorale al basale. L’endpoint primario dello studio era la PFS per la combinazione di STRIDE + Lenvatinib + TACE rispetto alla sola TACE. Endpoint secondari di rilievo erano la sopravvivenza globale (OS) per STRIDE + Lenvatinib + TACE rispetto alla sola TACE e PFS e OS per STRIDE + TACE verso TACE. Da marzo 2022 a novembre 2024 sono stati arruolati 760 pazienti; di questi, 293 sono stati randomizzati a ricevere rispettivamente STRIDE + Lenvatinib + TACE, 175 a STRIDE + Lenvatiniv, e 292 sono stati trattati solo con TACE. La popolazione era prevalentemente asiatica (72%) e di sesso maschile (83%) e presentava in più della metà dei casi malattia ad eziologia virale (63%) e ad elevato carico al basale (62% – calcolato come somma delle dimensioni in cm della lesione tumorale maggiore e del numero di lesioni, considerato alto se maggiore di 7). Al primo data cut-off a un follow up mediano di 10.0 mesi, l’endpoint primario dello studio è stato raggiunto: la PFS mediana della combinazione di STRIDE + Lenvatinib + TACE risulta significativamente superiore rispetto a quella della TACE (13.0 versus 9.8 mesi; HR 0.70; 95% CI 0.57-0.86; p=0.0007). Al secondo data cut-off a un follow up mediano di 23.7 mesi, l’analisi di OS ha documentato un vantaggio numericamente ma non statisticamente significativo per la combinazione di STRIDE + Lenvatinib + TACE rispetto alla sola TACE (mOS 39.5 mesi versus 34.7 mesi; HR 0.84; 95% CI 0.65-1.09; p=0.1814). Poiché il vantaggio in OS per STRIDE + Lenvatinib + TACE rispetto a TACE non ha raggiunto la significatività statistica non è stato possibile procedere formalmente al confronto tra STRIDE + TACE e TACE ma l’hazard ratio per PFS e OS di STRIDE + TACE rispetto a TACE è stato rispettivamente di 0.71 (95% CI 0·56–0·91, mPFS 12.9 versus 8.1 mesi) e di 0.71 (95% CI 0·51–0·95, mOS non raggiunta versus 32.9 mesi). Un dato interessante emerso dallo studio a favore della combinazione è che il tempo mediano a terapie successive o morte è maggiore nei due bracci contenenti STRIDE, con una ridotta necessità di successivi trattamenti, sia sistemici sia locoregionali. Per quanto riguarda il profilo di sicurezza, come atteso il trattamento multimodale è risultato gravato da una maggior tossicità; infatti, gli eventi avversi correlati al trattamento (TRAEs) di grado uguale o superiore a 3 sono stati più frequenti nei bracci di combinazione con terapia sistemica rispetto al trattamento con sola TACE (63% versus 49% versus 19% rispettivamente per STRIDE + Lenvatinib + TACE, STRIDE + TACE e TACE). I principali eventi avversi di grado 3 o 4 sono stati l’ipertensione arteriosa (12%) nel braccio STRIDE + Lenvatinib + TACE, la sindrome post-embolizzazione e l’anemia nel braccio STRIDE + TACE (entrambe 6%) e la sindrome post embolizzazione nel braccio TACE (6%). Il tasso di pazienti che ha dovuto discontinuare uno o più farmaci della terapia medica è stato rispettivamente del 36% e del 21% nei bracci di STRIDE + Lenvatinib + TACE e STRIDE + TACE. L’aggiunta di Lenvatinib è risultata associata ad una maggiore incidenza di TRAEs di grado uguale o superiore a 3 e gravi, nonché a modifiche di dose, sospensione del trattamento ed eventi avversi con esito fatale, ma non ha determinato un aumento delle tossicità immuno-mediate. Il dato riguardate il profile di tossicità risulta coerente con le aspettative, considerata l’aggiunta di una terapia sistemica di combinazione ad un trattamento locoregionale. Lo studio presenta alcune limitazioni, tra cui la sovrarappresentazione della popolazione asiatica, l’eterogeneità dei trattamenti TACE (tecnica utilizzata, tempi e numero delle procedure definiti a discrezione degli sperimentatori secondo le linee guida locali) oltre alla scelta della terapia a progressione, che possono aver parzialmente influenzato i risultati. Inoltre, in EMERALD- 3 è stata valutata la sola TACE, escludendo gli altri trattamenti tra cui la TARE, oggi ampiamente utilizzata, sulla quale sono attualmente in corso sperimentazioni in combinazione con immunoterapici. I risultati dello studio EMERALD- 3 sono in linea con quelli in PFS di altri studi randomizzati di fase 3 presentati negli ultimi anni, tra cui EMERALD-1, LEAP-012 e TALENTACE. Tuttavia, in EMERALD-3 per la prima volta si valuta l’efficacia della combinazione di TACE con una doppia immunoterapia (anti-CTLA-4 + anti-PD-L1). Resta da chiarire se l’aggiunta del Lenvatinib a STRIDE + TACE offra un reale beneficio terapeutico, anche tenendo conto della tossicità incrementale dovuta al TKI. Nel complesso i risultati dello studio EMERALD-3 suggeriscono il potenziale ruolo dei trattamenti basati sullo schema STRIDE in associazione a TACE come opzione terapeutica per i pazienti con HCC suscettibile di embolizzazione, che sarà da ridiscutere con i dati finali di sopravvivenza, ma che, se confermato, consolida l’efficacia dell’approccio multimodale upfront nel trattamento di questa patologia. Qualora non si verificasse un vantaggio statisticamente significativo in OS dovremo chiederci se la PFS possa essere considerato un endpoint sufficientemente solido in questo setting di trattamento per introdurre questa strategia nella pratica clinica.
Pemigatinib for Unresectable or Metastatic Cholangiocarcinoma With Fibroblast Growth Factor Receptor-2 Rearrangement: Results From the Phase III FIGHT-302 Trial
Purpose: Cholangiocarcinoma is a rare cancer associated with poor prognosis. Pemigatinib was the first FGFR1-3 inhibitor approved for second-line therapy and beyond, on the basis of the phase II FIGHT-202 trial. Here, we assess efficacy and safety of first-line pemigatinib. Methods: FIGHT-302 is a phase III, randomized, global trial evaluating pemigatinib as first-line therapy (ClinicalTrials.gov identifier: NCT03656536) … (leggi tutto)
Le fusioni e i riarrangiamenti di FGFR2 identificano un sottogruppo di colangiocarcinomi, prevalentemente a localizzazione intraepatica, per i quali gli inibitori di FGFR hanno ampliato le possibilità terapeutiche. In questa popolazione, i risultati degli studi di fase II FIGHT-202 e FOENIX-CCA2 hanno portato all’approvazione e alla rimborsabilità rispettivamente di pemigatinib e futibatinib nei pazienti in progressione dopo almeno una precedente linea di terapia sistemica. Rimane però da definire il ruolo di questa classe di farmaci in prima linea. Sino ad oggi i risultati degli studi di prima linea sono risultati al momento non conclusivi, per precoce chiusura degli studi o modifiche del disegno a seguito di difficoltà nell’arruolamento. Lo studio FIGHT-302, recentemente pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, ha confrontato pemigatinib con cisplatino e gemcitabina, standard di prima linea all’avvio dello studio. Si tratta di un trial internazionale di fase III, randomizzato, in aperto, che ha incluso 167 pazienti con colangiocarcinoma localmente avanzato non resecabile o metastatico con riarrangiamento/fusione di FGFR2, ed ECOG performance status 0-1. Il 98% aveva un tumore a partenza dai dotti intraepatici. I pazienti sono stati randomizzati in rapporto 1:1 a pemigatinib orale, alla dose iniziale di 13,5 mg al giorno in somministrazione continua (n=83), oppure a cisplatino e gemcitabina per un massimo di otto cicli (n=84). Era consentito un ciclo di chemioterapia, prima della randomizzazione, nei pazienti con necessità urgente di trattamento. L’obiettivo primario era la sopravvivenza libera da progressione (PFS), valutata mediante revisione centrale indipendente. Alla progressione confermata centralmente, i pazienti del braccio di controllo potevano ricevere pemigatinib. Durante la conduzione del trial, i risultati di TOPAZ-1 e KEYNOTE-966 hanno modificato lo standard di prima linea, introducendo l’associazione di chemioterapia (cisplatino e gemcitabina) con immunoterapia (durvalumab o pembrolizumab, rispettivamente). Le difficoltà di reclutamento dopo questo cambiamento hanno portato alla chiusura anticipata dello studio, prima di raggiungere i 432 pazienti previsti dal disegno originario. Per randomizzare 167 pazienti era stato necessario sottoporne 4.563 a prescreening per la ricerca dell’alterazione molecolare bersaglio: un dato che rende bene la difficoltà di condurre studi comparativi in una neoplasia rara, ulteriormente selezionata su base molecolare. Nella popolazione intention-to-treat, la PFS mediana è risultata di 8,3 mesi con pemigatinib rispetto a 6,8 mesi con chemioterapia (HR 0,58; IC 95% 0,39-0,87; p nominale=0,0078). La PFS stimata a 12 mesi era del 39% nel braccio sperimentale e del 17% nel braccio di controllo. La percentuale di risposte obiettive era del 47,0% vs. 15,5%, con una durata mediana della risposta numericamente maggiore con pemigatinib (14,2 vs. 6,3 mesi). La maggiore frequenza di risposte obiettive e il dato puntuale di PFS a 12 mesi aiutano a quantificare meglio un beneficio che la sola differenza tra le mediane di PFS potrebbe far apparire modesto. Non è stata osservata una differenza significativa in sopravvivenza globale (OS), con mediane di 24,4 e 25,0 mesi, rispettivamente (HR 1,095; IC 95% 0,733-1,637). Va considerato tuttavia che, dei 73 pazienti effettivamente trattati con chemioterapia, 42 hanno ricevuto pemigatinib mediante crossover dopo la progressione e altri 17 un inibitore di FGFR fuori studio. Circa l’81% ha quindi avuto accesso a un trattamento diretto contro FGFR dopo la chemioterapia. Nei 42 pazienti del crossover, la PFS mediana con pemigatinib è stata di 8,1 mesi e la percentuale di risposte del 38%. Questi risultati sono coerenti con l’attività già documentata nei pazienti pretrattati nello studio FIGHT-202. Il profilo di tossicità è stato quello atteso per questa classe di farmaci: tra gli eventi avversi più frequenti con pemigatinib figuravano iperfosfatemia, alopecia, sindrome mano-piede e stomatite. L’iperfosfatemia è stata quasi sempre di grado 1-2. Gli eventi avversi di grado ≥3 insorti durante il trattamento sono stati più frequenti con pemigatinib (78,3% vs 67,1%), mentre le interruzioni definitive per eventi avversi sono state meno numerose (6,0% vs 11,0%). Una riduzione di dose è stata necessaria nel 56,6% dei pazienti trattati con pemigatinib. Occorre ricordare che nello studio FIGHT-302 il farmaco veniva assunto continuativamente, mentre nella malattia pretrattata in FIGHT-202 la schedula prevedeva due settimane di trattamento seguite da una settimana di pausa. La chiusura anticipata, con un numero di pazienti ed eventi inferiore a quello previsto, ovviamente impone cautela nell’interpretazione del p-value nominale della PFS. Tuttavia, lo studio conferma l’elevata attività di pemigatinib e la possibile superiorità in termini di controllo della malattia rispetto alla sola chemioterapia di prima linea. Il limite principale per la traduzione nella pratica clinica odierna dei risultati dello studio rimane infatti l’assenza di un confronto con la chemio-immunoterapia, attuale standard di cura in questo setting. Appare purtroppo difficile pensare che otterremo una risposta in un nuovo studio randomizzato di queste dimensioni, considerate le difficoltà di reclutamento, peraltro incontrate anche nel PROOF 301 con infigratinib, anch’esso interrotto precocemente. FIGHT-302 conferma, dunque, l’efficacia di pemigatinib nel trattamento del colangiocarcinoma con fusione/riarrangiamento di FGFR2, suggerendo un suo possibile ruolo anche in prima linea e rafforzando le evidenze sulla sua efficacia dopo chemioterapia. La possibilità di anticipare il trattamento mirato può essere valutata in pazienti selezionati, tenendo conto delle condizioni cliniche, delle tossicità e delle preferenze individuali. I risultati non sono però sufficienti per sostituire la chemio-immunoterapia, e l’indicazione autorizzata rimane oggi il trattamento dei pazienti in progressione dopo almeno una linea di terapia sistemica. Per offrire ai pazienti questa opportunità, è importante conoscere precocemente il profilo molecolare del tumore, senza rinviare la ricerca delle alterazioni bersaglio di FGFR2 (e di altri determinanti predittivi) al momento della progressione.
In Europe
Beginning Surveillance Colonoscopy After 5 Years from Removal of High-Risk Adenomas Non-inferior than at 3 Years in Terms of Cumulative CRC Incidence Sep 29, 2026 – In a randomised, non-inferiority European Polyp Surveillance (EPoS) II study that compared surveillance colonoscopy beginning at 5 years after polyp removal with surveillance that begins at 3 years, the incidence of colorectal cancer (CRC) at 5 years was low and did not appear to be higher in the 5-year group than in the 3-year group. The results from 5-year interim analysis of this 10-year trial showed non-inferiority among patients with high-risk adenomas according to Drs. Michael Bretthauer ... (leggi tutto)
Tambotatug Pelitecan Leads to Better Clinical Outcomes than Topotecan Among Patients with Relapsed SCLC After Platinum-based Therapy Sep 28, 2026 – Among patients with relapsed small-cell lung cancer (SCLC) after platinum-based therapy, included in a multicentre, open-label, randomised, controlled, superiority phase III TAISHAN-302 study, conducted at 85 clinical sites in China, treatment with a new antibody-drug conjugate (ADC) that targets the immune-checkpoint molecule B7 homologue ... (leggi tutto)
EMA recommends extension of indications for pirtobrutinib Sep 25, 2026 – On 25 June 2026, the European Medicines Agency’s (EMA’s) Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) adopted a positive opinion recommending a change to the terms of the marketing authorisation for the medicinal product pirtobrutinib (Jaypirca). The marketing authorisation holder for this medicinal product ... (leggi tutto)
No improvement in OS, but more grade 3 or higher AEs with atezolizumab plus SBRT among patients with inoperable early-stage NSCLC
Sep 24, 2026 – In first, fully reported, phase III study to test the incorporation of immune checkpoint inhibitor (ICI) with stereotactic body radiation therapy (SBRT) in patients with early-stage unresectable non-small cell lung cancer (NSCLC) and the largest reported prospective study ever using SBRT, the SWOG/NRG S1914 study team did not observe a statistically significant benefit to the addition of neoadjuvant, concurrent, and adjuvant atezolizumab for either progression-free survival (PFS) or overall survival (OS), and atezolizumab ... (leggi tutto)
FDA approves lutetium Lu 177 vipivotide tetraxetan with ARPI therapy for metastatic androgen pathway modulation-naïve or -sensitive prostate cancer
Sep 23, 2026 – Evidence for efficacy is based on the results from the PSMAddition study On 31 July 2026, the US Food and Drug Administration (FDA) approved lutetium Lu 177 vipivotide tetraxetan (Pluvicto, Novartis Pharmaceuticals Corporation) in combination with androgen receptor pathway inhibitor (ARPI) therapy for adult patients with prostate-specific membrane antigen (PSMA)-positive metastatic androgen ... (leggi tutto)
How can oncologists keep up with the pace of cancer research?
Sep 23, 2026 – The fact that the field of oncology is becoming more complex is good news, but also presents a challenge: how can clinicians manage the breadth and complexity as they support patients? The last few decades have seen extraordinary advances in the understanding of the causes of cancer, its diagnosis and how to treat it. ... (leggi tutto)
Dall’FDA
FDA Grants Priority Review to Elinzanetant for Endocrine Therapy–Associated Vasomotor Symptoms in HR+ Breast Cancer Sep 28, 2026 – A priority-review sNDA targets endocrine therapy–associated vasomotor symptoms in women treated with tamoxifen or aromatase inhibitors, extending an agent already approved for menopausal vasomotor symptoms. OASIS-4 randomized 474 patients 2:1 to elinzanetant 120 mg versus placebo for 12 weeks, followed by placebo crossover to active therapy through week 52 ... (leggi tutto)
Five Under 5: Top Oncology Videos for the Week of 9/20 Sep 27, 2026 – Camizestrant plus abemaciclib/palbociclib/ribociclib improved PFS versus continued AI plus CDK4/6 inhibition in emergent ESR1-mutant HR+/HER2– disease, enabled by Guardant360 ctDNA monitoring. Rusfertide achieved superior clinical response and hematocrit control versus placebo in PV, potentially reducing phlebotomy burden and addressing fatigue as a dominant patient-reported outcome driver ... (leggi tutto)
The OncFive: Top Oncology Articles for the Week of 9/20/2026 Sep 26, 2026 – Lirafugratinib for FGFR2-altered, pretreated CCA achieved ORR ~46% and median DOR 11.8 months, with frequent nail toxicity, PPES, stomatitis, and warnings for ocular toxicity and hyperphosphatemia. Belzutifan plus lenvatinib in post–PD-(L)1 advanced ccRCC improved median PFS to 14.6 vs 10.6 months with cabozantinib, while OS trended favorably without statistical significance ... (leggi tutto)
FDA Flashback: GI Cancer Decisions and News From August 2026 Sep 25, 2026 – Daraxonrasib demonstrated OS 13.2 vs 6.7 months (HR 0.40) and PFS 7.2 vs 3.6 months (HR 0.49) versus investigator-choice chemotherapy. First-line HER2-positive gastric/GEJ/esophageal adenocarcinoma now includes zanidatamab plus chemotherapy, with optional tislelizumab for IHC 3+ or IHC 2+/ISH+ disease ... (leggi tutto)
FDA Approves Belzutifan Plus Lenvatinib for Advanced ccRCC Sep 24, 2026 – LITESPARK-011 was an open-label, randomized, active-controlled trial (NCT04586231) in previously treated locally advanced or metastatic ccRCC. Enrollment included 747 patients progressing on/after PD-1/PD-L1 inhibitors or within 6 months of completing adjuvant PD-1 therapy. Randomization occurred 1:1 to belzutifan plus lenvatinib or to cabozantinib as the active comparator ... (leggi tutto)
FDA MCGP Panel Vote Backs Galleri Multi-Cancer Early Detection Test
Sep 24, 2026 – Advisory committee votes supported safety unanimously, with narrower margins for benefit–risk and effectiveness, reflecting confidence in low harms but debate on clinical utility. Overall 12-month episode sensitivity was ~32%–35% with specificity ~99.7%–99.9%, yielding PPV 66%–77% and NPV ~98.9%–99.1% across studies. Cancer signal origin prediction was high (≈92%–94%), enabling targeted diagnostic workups rather than nonspecific downstream testing ... (leggi tutto)
FDA Approves Lirafugratinib for Pretreated, Locally Advanced or Metastatic Cholangiocarcinoma
Sep 23, 2026 – REFOCUS used a nonrandomized, single-arm, multicenter, open-label design intended to estimate antitumor activity in a molecularly defined cholangiocarcinoma population. Eligibility required unresectable or metastatic cholangiocarcinoma with FGFR2 fusion/rearrangement after prior chemotherapy or chemoimmunotherapy, with no prior FGFR inhibitor exposure ... (leggi tutto)
SOT106 Lands Dual FDA Designations for Osteosarcoma and Soft Tissue Sarcoma
Sep 23, 2026 – Dual orphan drug and fast track status now covers both soft tissue sarcoma and osteosarcoma, despite absence of clinical data and pending first-in-human initiation. LRRC15-directed antibody is site-specifically conjugated to MMAE; internalization and lysosomal cleavage inhibit microtubule polymerization, while membrane-permeable payload enables bystander cytotoxicity ... (leggi tutto)
FDA Grants Final Approval to Lutetium Lu 177 Dotatate Biosimilar for SSTR+ GEP-NETs
Sep 22, 2026 – FDA approval of Bravnetsa used the ANDA pathway, with determinations of bioequivalence and therapeutic equivalence to Lutathera for SSTR-positive GEP-NETs in adults. ERASMUS treated 1214 patients; key GEP-NET efficacy analyses focused on 360 with long-term follow-up, including 145 prospectively assessed by RECIST for ORR ... (leggi tutto)
Dall’ASCO Targeting MTAP Deletions: PRMT5 and RAS Inhibitors Show Clinical Promise Sep 24, 2026 – MTAP deletion occurs in approximately 10% to 15% of solid tumors, including nearly one-quarter of pancreatic ductal adenocarcinomas (PDACs), one-quarter of urothelial carcinomas, and 10% to 20% of non–small cell lung cancers (NSCLCs). Clinical trials have established that PRMT5 inhibition can produce objective responses across multiple MTAP-deleted solid tumors. Combining PRMT5 inhibitors and RAS inhibitors in preclinical studies has produced greater tumor regression than either approach alone … (leggi tutto)
Adjuvant Belzutifan Plus Pembrolizumab in Resected ccRCC: Balancing Efficacy, Toxicity, and Sequencing Sep 23, 2026 – In LITESPARK-022, adding belzutifan to adjuvant pembrolizumab improved disease-free survival (DFS; hazard ratio [HR] 0.72) at the cost of more grade 3 or higher adverse events, notably anemia and hypoxia; overall survival data are immature. Because the comparator was pembrolizumab rather than surveillance, the trial defines an intensification option for patients who have already elected adjuvant therapy; it does not expand who should be treated … (leggi tutto)
Bringing Oncology Trials Closer to Home: Are We Rising to the Challenge? Sep 23, 2026 – Increasing opportunities for local clinical trial participation may enhance patient access and enrollment rates. Models such as decentralized clinical trial (DCT) designs and community-based sites supported through cooperative groups and research networks show promise. Because formal efforts are often isolated to specific regions or health care systems, there is a need for broader implementation to avoid geographic trial site consolidation … (leggi tutto)
Novità da AIFA – Farmaci a uso compassionevole
In questa sezione puoi trovare la lista dei farmaci a uso compassionevole Elenco dei programmi attivati il 21 settembre 2026:
Tafasitamab – Incyte Biosciences In combinazione con lenalidomide e rituximab per il trattamento del Linfoma Follicolare (LF) Recidivante/Refrattario (R/R) (Grado 1-3a) dopo almeno una linea di terapia sistemica
Lurbinectedina (Zepzelca) – Pharma Mar In combinazione con atezolizumab, per il trattamento di mantenimento di pazienti adulti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso (ES-SCLC) la cui malattia non è progredita dopo la terapia di induzione di prima linea con atezolizumab, carboplatino e etoposide.
Clicca qui per la lista programmi per uso compassionevole aggiornata al 21 settembre 2026 Clicca qui per maggiori informazioni
Pillole dall’AIFA
24 settembre 2026 – Via libera dal CdA di AIFA alla rimborsabilità di 2 nuovi medicinali orfani e 7 estensioni di indicazione terapeutica Leggi tutto
23 settembre 2026 – Revisione del Prontuario farmaceutico nazionale Leggi tutto
23 settembre 2026 – Nota congiunta AIFA, AssoFarm, FarmacieUnite e Federfarma per promuovere l’ordine diretto in farmacia Leggi tutto
23 settembre 2026 – Notifica dei provvedimenti – Ufficio Ispezioni e Autorizzazioni GMP Medicinali Leggi tutto
23 settembre 2026 – Aggiornamento registro OPDIVO prima linea per il carcinoma uroteliale Leggi tutto
22 settembre 2026 – Aggiornamento registri di monitoraggio Tecentriq Leggi tutto
22 settembre 2026 – Aggiornamento registri di monitoraggio Brukinsa Leggi tutto
Opportunità di lavoro in Oncologia
Consulta le posizioni disponibili nella vetrina riservata ai Soci AIOM o scarica il modulo per richiedere la pubblicazione di annunci
TRAGUARDO ZERO Strategie e alleanze per il contrasto all’HPV Presentazione del Manifesto di intenti e Tavola rotonda 12 ottobre 2026 Istituto Superiore di Sanità, Roma 9.30-13.00
Scarica il programma qui
PER ISCRIVERSI AL PRESENTE CONVEGNO, SI PREGA DI COMPILARE IL FORM DISPONIBILE AL SEGUENTE LINK ENTRO IL 11/10
L’Accademia Nazionale dei Lincei ha bandito per il 2027 i seguenti Premi e borse di studio:
BORSE DI STUDIO POST-DOTTORATO – Scadenza 2 novembre 2026 - «Virginio Rizzo» per ricerche in Medicina;
- «Gabriella Dolfin Voyasidis» per ricerche in Oncologia di base (Borsa Biennale);
La domanda di partecipazione va presentata esclusivamente online, compilando il modulo disponibile su: https://selezionionline.lincei.it Tutti i bandi sono consultabili qui
Appuntamenti
NELL’AGENDA DISPONIBILE SUL SITO DELL’ASSOCIAZIONE TUTTE LE INFORMAZIONI SUGLI EVENTI AIOM NAZIONALI, REGIONALI e ALTRI APPUNTAMENTI PATROCINATI DA AIOM
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