Lorlatinib versus crizotinib as first-line treatment for advanced ALK-positive non-small-cell lung cancer: 7-year update from the phase III CROWN study
Background: Due to the unprecedented progression-free survival (PFS) benefit with lorlatinib after 5 years of follow-up in the phase III CROWN study, we aimed to quantify long-term outcomes at 7 years. Patients and methods: Treatment-naive patients (N = 296) with advanced anaplastic lymphoma kinase (ALK)-positive non-small-cell lung cancer (NSCLC) were randomly assigned 1:1 to receive lorlatinib 100 mg once a day (n = 149) or crizotinib 250 mg twice a day (n = 147). This post hoc analysis presents investigator-assessed efficacy outcomes, safety, and biomarker analyses … (leggi tutto)
Il trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) avanzato con riarrangiamento di ALK rappresenta uno degli esempi più significativi dell’impatto della medicina di precisione in oncologia. L’introduzione sequenziale di inibitori tirosin-chinasici (TKI) di nuova generazione ha determinato un progressivo miglioramento del controllo di malattia, con particolare rilevanza per il sistema nervoso centrale (SNC), sede frequente di progressione in questa popolazione. Lorlatinib, TKI anti-ALK di terza generazione caratterizzato da elevata potenza e penetrazione della barriera emato-encefalica, rappresenta oggi una delle opzioni preferenziali per il trattamento di prima linea del NSCLC avanzato ALK-positivo. Lo studio CROWN è uno studio internazionale di fase III, randomizzato e open-label, che ha confrontato lorlatinib con crizotinib in 296 pazienti con NSCLC avanzato ALK-positivo non precedentemente trattato. I pazienti sono stati randomizzati 1:1 a ricevere lorlatinib 100 mg/die (n=149) oppure crizotinib 250 mg due volte al giorno (n=147). Erano ammessi pazienti con metastasi cerebrali asintomatiche, trattate o non trattate, e il protocollo prevedeva un monitoraggio sistematico mediante risonanza magnetica cerebrale. L’endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione (PFS) valutata mediante revisione centrale indipendente, già raggiunto nelle precedenti analisi; l’attuale analisi post hoc riporta gli outcome a circa 7 anni di follow-up, valutati dallo sperimentatore, insieme ai dati di sicurezza e alle analisi biomolecolari su DNA tumorale circolante (ctDNA). Con un follow-up mediano per la PFS di 83.0 mesi nel braccio lorlatinib e 77.2 mesi nel braccio crizotinib, la PFS mediana non è ancora stata raggiunta con lorlatinib (IC 95% 68.5 mesi–NR), rispetto a 9.1 mesi con crizotinib, con una riduzione dell’81% del rischio di progressione o morte (HR 0.19; IC 95% 0.13–0.26). La PFS a 7 anni è risultata pari al 55% con lorlatinib rispetto al 3% con crizotinib. Si tratta di un risultato particolarmente rilevante per una terapia sistemica somministrata come singolo agente nella malattia oncologica avanzata. Un elemento di particolare interesse dell’aggiornamento è rappresentato dall’andamento nel tempo del rischio di progressione. Il 68% degli eventi di PFS si è verificato nei primi 24 mesi; successivamente, il rischio di progressione o morte si è progressivamente ridotto, stabilizzandosi intorno al 3% per anno. Nei pazienti liberi da progressione a 24 mesi, la probabilità di essere ancora vivi e senza progressione a 7 anni è risultata del 79%. Questo dato di PFS condizionale suggerisce l’esistenza di una popolazione di pazienti nella quale il controllo iniziale ottenuto con lorlatinib può tradursi in un beneficio estremamente prolungato. Ancora più rilevante appare il controllo della malattia intracranica. Il tempo mediano alla progressione intracranica non è stato raggiunto con lorlatinib rispetto a 16.4 mesi con crizotinib (HR 0.06; IC 95% 0.03–0.12) e la probabilità di essere liberi da progressione intracranica a 7 anni è risultata pari al 92%. In particolare, non sono state osservate nuove progressioni intracraniche dopo i primi 30 mesi di trattamento con lorlatinib. Questi risultati confermano non soltanto l’efficacia del farmaco nei pazienti con metastasi cerebrali già presenti, ma soprattutto la sua capacità di prevenire nel lungo periodo lo sviluppo di nuove localizzazioni cerebrali. Il lungo follow-up consente inoltre una valutazione più solida della tollerabilità di un trattamento potenzialmente somministrato per molti anni. Il profilo di sicurezza è rimasto sostanzialmente sovrapponibile a quello delle precedenti analisi, senza evidenza di tossicità cumulative inattese. Gli eventi avversi a carico del SNC non sono aumentati significativamente per frequenza o severità nel tempo e sono risultati prevalentemente gestibili attraverso modifiche della dose. È inoltre clinicamente rilevante che nessun nuovo evento avverso correlato al trattamento abbia determinato l’interruzione definitiva di lorlatinib dopo i primi 26 mesi. Le riduzioni di dose, necessarie in circa un terzo dei pazienti, non sembrano compromettere né la PFS né il controllo intracranico, supportando quindi una gestione attiva della tossicità mediante adattamento posologico piuttosto che attraverso la sospensione definitiva del trattamento. Interessanti sono anche le analisi esploratorie del ctDNA. Nei campioni disponibili al termine del trattamento non sono emerse nuove mutazioni di resistenza di ALK, confermando la capacità di lorlatinib di sopprimere o ritardare lo sviluppo dei classici meccanismi di resistenza on-target. Le progressioni sembrano piuttosto associate all’attivazione di pathway alternativi, senza tuttavia l’identificazione di un singolo meccanismo dominante. Inoltre, i pazienti con progressione precoce presentavano al basale una maggiore complessità genomica rispetto ai lungo-sopravviventi, con un maggior numero di alterazioni genomiche e una maggiore frequenza di mutazioni di TP53. Questi dati, pur essendo esplorativi, suggeriscono che la caratterizzazione molecolare mediante ctDNA potrebbe in futuro contribuire a identificare i pazienti a maggiore rischio di resistenza precoce. Nel complesso, l’aggiornamento a 7 anni dello studio CROWN documenta un controllo di malattia di durata finora difficilmente osservata nel NSCLC metastatico: oltre la metà dei pazienti trattati con lorlatinib in prima linea è libera da progressione a 7 anni e, nei pazienti che superano senza progressione i primi due anni di trattamento, la probabilità di mantenere il controllo della malattia nel lungo periodo è particolarmente elevata. Il dato intracranico appare altrettanto rilevante e rafforza l’importanza di considerare, nella scelta della terapia iniziale del NSCLC ALK-positivo, non soltanto l’efficacia sistemica ma anche la capacità di prevenire la progressione cerebrale. Alcune considerazioni sono tuttavia necessarie nell’interpretazione dei risultati. Il confronto dello studio CROWN è stato effettuato con crizotinib, che non rappresenta più il comparatore clinicamente più rilevante nell’attuale scenario terapeutico, e non sono disponibili confronti randomizzati diretti tra lorlatinib e gli ALK-TKI di seconda generazione. Inoltre, dopo i primi tre anni la PFS è stata valutata dallo sperimentatore e non mediante revisione centrale indipendente, aspetto che rappresenta un potenziale limite in uno studio open-label. Soprattutto, i dati di sopravvivenza globale non sono ancora maturi e il follow-up prosegue. I risultati a 7 anni rafforzano quindi il ruolo di lorlatinib come opzione di prima linea nel NSCLC ALK-positivo avanzato e pongono al tempo stesso nuove questioni cliniche. In pazienti destinati potenzialmente a ricevere il trattamento per molti anni, assumono infatti crescente importanza la prevenzione e la gestione precoce delle tossicità metaboliche e neurologiche, l’aderenza terapeutica e la qualità di vita. Parallelamente, diventa fondamentale comprendere i meccanismi alla base delle relativamente poche progressioni osservate nel lungo periodo e identificare precocemente i pazienti a maggior rischio. In questo contesto, il ctDNA e l’impiego di trattamenti locali nei casi di oligoprogressione potrebbero rappresentare strumenti utili per prolungare ulteriormente il controllo ottenuto con lorlatinib. In definitiva, questi risultati rendono sempre più concreta, almeno per una quota significativa di pazienti, la prospettiva di trasformare il NSCLC ALK-positivo avanzato in una malattia a controllo prolungato, avvicinandola al concetto di cronicizzazione. La disponibilità futura dei dati maturi di sopravvivenza globale sarà fondamentale per definire pienamente l’impatto di questa strategia e contribuire ulteriormente alla scelta della sequenza terapeutica ottimale nel NSCLC ALK-positivo.
First-Line Sunvozertinib in NSCLC with EGFR Exon 20 Insertion Mutations
Background: Sunvozertinib received accelerated approval for use in later lines of therapy for patients with advanced non-small-cell lung cancer (NSCLC) with epidermal growth factor receptor (EGFR) exon 20 insertion mutations. Data are needed on the efficacy and safety of sunvozertinib as a first-line treatment for NSCLC … (leggi tutto)
Le mutazioni di inserzione dell’esone 20 di EGFR (EGFR exon20ins) rappresentano circa il 2-3% dei carcinomi polmonari non a piccole cellule (NSCLC) e fino al 8-10% dei tumori EGFR-mutati. Si tratta di alterazioni molecolari estremamente eterogenee, comprendenti oltre 100 varianti, caratterizzate da modificazioni conformazionali del dominio chinasico che limitano l’efficacia degli EGFR-TKI convenzionali. Storicamente, la chemioterapia a base di platino ha rappresentato il principale trattamento di prima linea, con risultati inferiori rispetto a quelli ottenuti con terapia target nelle più comuni mutazioni sensibilizzanti di EGFR. Più recentemente, lo studio PAPILLON ha modificato questo scenario dimostrando la superiorità dell’associazione di amivantamab con carboplatino-pemetrexed rispetto alla sola chemioterapia, con una PFS mediana di 11.4 versus 6.7 mesi. Tale strategia rimane tuttavia un trattamento combinato, comprendente chemioterapia e terapia endovenosa, lasciando aperto l’interesse per un’opzione target orale e chemotherapy-free. Sunvozertinib è un EGFR-TKI orale specificamente sviluppato per inibire le EGFR exon20ins, mantenendo attività nei confronti di un ampio spettro di varianti. Dopo i risultati ottenuti nelle linee successive di trattamento e i promettenti dati degli studi precoci in prima linea, lo studio internazionale di fase III WU-KONG28 ne ha valutato efficacia e sicurezza rispetto alla chemioterapia nella prima linea del NSCLC avanzato con EGFR exon20ins. Nello studio sono stati randomizzati 324 pazienti, 163 a sunvozertinib 300 mg per via orale una volta al giorno e 161 a carboplatino-pemetrexed, seguito da mantenimento con pemetrexed. L’endpoint primario era la PFS valutata mediante revisione centrale indipendente; la sopravvivenza globale (OS) rappresentava il principale endpoint secondario. Era consentito il crossover a sunvozertinib dopo progressione confermata nel braccio di controllo. La popolazione presentava caratteristiche complessivamente rappresentative della patologia, anche se circa due terzi dei pazienti erano asiatici e solo il 13% presentava metastasi cerebrali al basale; sono state identificate almeno 54 differenti varianti di EGFR exon20ins, a conferma della marcata eterogeneità molecolare di questa popolazione. Lo studio ha raggiunto l’endpoint primario. Con un follow-up mediano di 24 mesi nel braccio sperimentale, la PFS mediana è risultata pari a 10.3 mesi con sunvozertinib rispetto a 7.5 mesi con chemioterapia, corrispondente a una riduzione del 35% del rischio di progressione o morte (HR 0.65; IC 95% 0.50-0.85; p<0.001). La separazione delle curve è precoce e si mantiene nel tempo: la PFS a 12 mesi è del 46.1% versus 26.7%, a 18 mesi del 33.2% versus 17.1% e a 24 mesi del 23.0% versus 10.3%. Coerentemente con il dato di PFS, sunvozertinib ha determinato una maggiore attività antitumorale: il tasso di risposta obiettiva è risultato del 58.9% rispetto al 31.1% con chemioterapia, con una riduzione mediana delle dimensioni tumorali del 42.1% rispetto al 24.7%. Anche la durata mediana della risposta è risultata superiore, 11.2 versus 7.1 mesi. Questi dati evidenziano quindi non soltanto un ritardo della progressione, ma anche una maggiore probabilità di ottenere una risposta e una più profonda riduzione della massa tumorale. I dati di OS sono invece ancora immaturi, con una maturità del 38.9%. Al momento dell’analisi, la OS mediana è risultata sostanzialmente sovrapponibile nei due bracci (29.8 versus 28.8 mesi; HR 0.99), senza evidenza di differenze. Questo risultato deve essere interpretato con cautela, soprattutto considerando che il 90.2% dei pazienti eleggibili nel braccio chemioterapia è passato a sunvozertinib dopo la progressione, rendendo inevitabilmente complessa la dimostrazione di un eventuale vantaggio di sopravvivenza della strategia di impiego upfront. Un elemento che merita particolare attenzione è il profilo di tossicità. Gli eventi avversi di grado ≥3 sono stati più frequenti con sunvozertinib rispetto alla chemioterapia (75.5% versus 56.7%). Le tossicità di grado ≥3 più caratteristiche sono state l’incremento della creatinchinasi (20.9%), la diarrea (14.1%) e l’anemia (9.2%). La diarrea è stata estremamente frequente considerando tutti i gradi (87.1%), così come l’incremento della creatinchinasi (58.3%), rash (52.8%) e paronichia (48.5%). Le riduzioni di dose sono state necessarie nel 41.7% dei pazienti e le interruzioni temporanee nel 58.3%; tuttavia, l’interruzione definitiva per eventi avversi è stata relativamente contenuta (11.7%) e non sono stati osservati decessi attribuiti dagli sperimentatori a tossicità correlata a sunvozertinib. Particolare attenzione dovrà essere mantenuta anche per la tossicità polmonare: interstitial lung disease e polmonite hanno determinato l’interruzione definitiva rispettivamente nell’1.8% e nell’1.2% dei pazienti. Dal punto di vista clinico, WU-KONG28 rappresenta un risultato importante perché dimostra per la prima volta in uno studio randomizzato di fase III che un EGFR-TKI orale può essere superiore alla chemioterapia in prima linea nella popolazione con EGFR exon20ins. La rilevanza del risultato non deriva tuttavia soltanto dall’entità del vantaggio di PFS, che appare significativo ma relativamente contenuto in termini assoluti, quanto dalla possibilità di disporre di una strategia target orale e priva di chemioterapia in una popolazione nella quale fino a pochi anni fa le opzioni terapeutiche erano molto limitate. Il posizionamento di sunvozertinib nel nuovo algoritmo terapeutico richiede però alcune considerazioni. Il comparatore dello studio WU-KONG28 è rappresentato dalla chemioterapia, mentre lo standard terapeutico di prima linea è nel frattempo evoluto con i risultati dello studio PAPILLON. Il confronto clinicamente più rilevante non è quindi più semplicemente quello tra sunvozertinib e chemioterapia, ma quello – attualmente disponibile soltanto in maniera indiretta – tra una strategia orale chemotherapy-free con sunvozertinib e la combinazione amivantamab-chemioterapia. Nello stesso articolo gli autori ricordano che in PAPILLON la PFS mediana con amivantamab più chemioterapia è stata di 11.4 mesi, mentre con sunvozertinib è di 10.3 mesi; analogamente, le percentuali di pazienti liberi da progressione a 12 e 18 mesi risultano numericamente simili tra i due studi. Questi confronti cross-trial non consentono naturalmente di stabilire una superiorità o equivalenza tra le due strategie, ma rendono evidente quale sarà una delle principali questioni cliniche dei prossimi anni. In questa scelta dovranno essere considerate non soltanto efficacia e durata del controllo di malattia, ma anche modalità di somministrazione, preferenze del paziente, qualità di vita e profili di tossicità, molto differenti tra le due strategie. È interessante, a questo proposito, che nello studio WU-KONG28 non siano state osservate differenze sostanziali tra i due bracci nella qualità di vita valutata mediante EQ-5D-5L, nonostante il vantaggio logistico di una terapia esclusivamente orale. Un altro punto ancora irrisolto riguarda l’efficacia intracranica. Soltanto circa il 13% dei pazienti arruolati presentava metastasi cerebrali al basale e tali metastasi dovevano essere stabili dopo trattamento locale; inoltre, dopo l’imaging cerebrale obbligatorio al basale, le successive valutazioni erano effettuate solo quando clinicamente indicate. Lo studio non consente pertanto di definire adeguatamente l’attività intracranica di sunvozertinib, aspetto particolarmente importante nella scelta di un TKI destinato al trattamento di prima linea. Gli stessi autori riconoscono questo elemento come uno dei principali limiti dello studio. Infine, la grande eterogeneità biologica delle EGFR exon20ins rimane un elemento da approfondire. Nello studio sono state identificate almeno 54 differenti varianti e il beneficio è apparso meno pronunciato nella popolazione non asiatica rispetto a quella asiatica; gli autori sottolineano come questa osservazione possa essere influenzata dall’eterogeneità molecolare e da squilibri nella distribuzione delle diverse varianti. Sarà quindi importante comprendere se sede e tipologia dell’inserzione possano rappresentare biomarcatori predittivi dell’efficacia dei diversi farmaci diretti contro EGFR exon20ins. In conclusione, WU-KONG28 amplia in maniera significativa le possibilità terapeutiche per il NSCLC avanzato con EGFR exon20ins, dimostrando la superiorità di sunvozertinib rispetto alla chemioterapia e introducendo la prospettiva concreta di una terapia target orale e chemotherapy-free già dalla prima linea. Il dato deve tuttavia essere inserito in uno scenario terapeutico in rapida evoluzione, nel quale amivantamab più chemioterapia ha già dimostrato un vantaggio rispetto alla chemioterapia. La definizione della migliore strategia iniziale richiederà quindi follow-up più maturi, in particolare per OS, una migliore caratterizzazione dell’efficacia intracranica e delle diverse varianti di exon20ins e, idealmente, confronti diretti tra le nuove strategie. Più che identificare un unico nuovo standard, questi risultati segnano probabilmente il passaggio verso una fase nella quale anche per EGFR exon20ins la scelta terapeutica potrà essere sempre più individualizzata sulla base delle caratteristiche molecolari, cliniche e delle preferenze del paziente.
Intismeran Autogene Plus Pembrolizumab Versus Pembrolizumab Alone in High-Risk Resected Melanoma: 5-Year Update of the Randomized Phase IIb KEYNOTE-942 Study
Intismeran autogene (intismeran; formerly V940 or mRNA-4157) is an mRNA-based individualized neoantigen therapy. We report 5-year outcomes of intismeran plus pembrolizumab from the phase IIb KEYNOTE-942 study (ClinicalTrials.gov identifier: NCT03897881). Eligible patients with resected stage IIIB to IV cutaneous melanoma were randomly assigned 2:1 to receive nine doses of intramuscular intismeran 1 mg once every … (leggi tutto) Negli ultimi dieci anni, l’introduzione degli inibitori dei checkpoint immunitari nel setting adiuvante ha radicalmente modificato la storia naturale del melanoma cutaneo resecato ad alto rischio. Nonostante la riduzione del rischio di recidiva ottenuta con gli anti-PD-1 in monoterapia, una quota non trascurabile di pazienti sviluppa una ripresa di malattia, locale o a distanza, entro pochi anni dalla chirurgia. Un approccio più personalizzato, e guidato dalle caratteristiche molecolari e neoantigeniche del tumore resecato, potrebbe potenziare l’attività degli anti-PD1 in questo setting e fornire un ulteriore beneficio in termini di riduzione del rischio di recidiva e incremento della sopravvivenza. In questo scenario si inserisce lo sviluppo di intismeran autogene (mRNA-4157/V940), un vaccino terapeutico a mRNA personalizzato e progettato per codificare fino a 34 neoantigeni unici identificati tramite il sequenziamento del tessuto tumorale del paziente, con l’intento di potenziare la risposta immunitaria antitumorale mediata dai linfociti T. Lo studio di Fase IIb KEYNOTE-942 ha rappresentato la prima prova di concetto della validità clinica di questo approccio integrato. Il trial ha arruolato 157 pazienti con melanoma in stadio III o IV ad alto rischio di recidiva, completamente resecato. I partecipanti sono stati randomizzati in rapporto 2:1 a ricevere la combinazione di intismeran autogene più pembrolizumab (1 mg del vaccino ogni tre settimane per 9 somministrazioni complessive, in associazione a pembrolizumab 200 mg ogni tre settimane fino a un anno) oppure il solo pembrolizumab in monoterapia. L’endpoint primario dello studio era la sopravvivenza libera da recidiva (RFS), con la sopravvivenza libera da metastasi a distanza (DMFS) come endpoint secondario e la sopravvivenza globale (OS), insieme ad analisi dei biomarcatori, tra gli endpoint esploratori. I dati aggiornati con un follow-up prolungato a 5 anni, presentati ad ASCO 2026 e pubblicati recentemente su Journal of Clinical Oncology, confermano che il beneficio osservato nelle prime analisi non solo si mantiene, ma tende a consolidarsi nel tempo. A cinque anni dal termine del trattamento, l’aggiunta di intismeran all’anti-PD1 ha determinato una riduzione del rischio di recidiva o morte pari al 49% rispetto alla monoterapia, con tassi di RFS che si attestano al 72.4% nel braccio di combinazione contro il 49.1% del braccio di controllo. Il dato sulla prevenzione delle metastasi a distanza appare ancora più marcato, con una riduzione del rischio del 59% e un tasso di DMFS che supera l’80% nel gruppo trattato con la combinazione. Dal punto di vista della sopravvivenza globale, pur trattandosi di un dato esploratorio e non maturo per un’analisi formale, si registra un trend costantemente a favore del trattamento di combinazione, con una riduzione del rischio di morte del 53% rispetto al solo pembrolizumab. Per quanto riguarda la tollerabilità, l’aggiunta di intismeran al trattamento standard ha mostrato un profilo di sicurezza eccellente: gli eventi avversi legati al vaccino sono stati prevalentemente transitori e di grado 1 o 2, senza provocare un aumento significativo dell’incidenza o della gravità delle tossicità immuno-correlate tipiche dell’anti-PD-1. Sul piano traslazionale, questi risultati a lungo termine offrono spunti di interesse. L’efficacia di intismeran risiede nella sua capacità di indurre una risposta immune cellulare neoantigene-specifica ad alta affinità. In questo studio, l’analisi del repertorio recettoriale dei linfociti T (TCR) ha evidenziato come la somministrazione di intismeran induca un’espansione policlonale di cloni T citotossici diretti contro neoantigeni che, pur presenti nel tumore primario, non avevano innescato una risposta endogena efficace. Tale espansione non si osserva invece nei pazienti che ricevono solo pembrolizumab. Le analisi esploratorie dello studio Keynote-942 hanno evidenziato una più ampia espansione policlonale nei pazienti liberi da recidiva a 5 anni, persistente anche a distanza di sei mesi dall’ultima dose di intismeran. La persistenza del beneficio clinico a 5 anni, a fronte di un trattamento vaccinale completato nell’arco di soli nove mesi, suggerisce l’instaurarsi di una memoria immunologica duratura, capace di esercitare un’immunosorveglianza attiva contro l’eventuale malattia minima residua. Questo solido razionale biologico e i risultati di efficacia dello studio di fase IIb, trovano oggi un’importante conferma nei dati preliminari, recentemente annunciati, dello studio di fase III INTerpath-001 che ha coinvolto oltre mille pazienti in stadio IIB-IV, e che ha centrato sia l’endpoint primario (RFS) che quello secondario (DMFS), consolidando l’interesse attorno a questa strategia terapeutica. Si attendono a breve dati più dettagliati che potranno chiarire il significato clinico concreto di questo approccio, rispetto allo standard. In prospettiva futura, la trasferibilità di questa combinazione nella pratica clinica quotidiana porrà nuove sfide organizzative e logistiche. L’impiego di una terapia personalizzata richiede un’ottimizzazione della gestione dei campioni tissutali, dalla tempestività di esecuzione delle analisi molecolari, fino all’armonizzazione dei tempi di produzione della dose personalizzata, che non deve produrre ritardi nell’inizio della terapia adiuvante. L’integrazione tra vaccini ad RNA e inibitori dei checkpoint immunitario apre la strada a una nuova fase dell’oncologia di precisione, dimostrando che l’addestramento mirato e personalizzato del sistema immunitario rappresenta la vera chiave per eradicare la malattia residua e ottenere guarigioni a lungo termine nel melanoma resecato ad alto rischio di recidiva.
Potential Role of an Activated Tumour Immune Microenvironment in Predicting Benefit from Atezolizumab for TNBC
Sep 08, 2026 – A multicentre, multinational, double-blind, placebo-controlled, academic phase III NSABP B-59/GeparDouze study investigated the addition of atezolizumab to a standard taxane-carboplatin-anthracycline-based neoadjuvant chemotherapy regimen for patients with stage II-III centrally confirmed triple-negative breast cancer (TNBC). The study did not show a statistically significant improvement in event-free survival (EFS) with atezolizumab, although significant, but small increase in pathological complete response (pCR) was shown ... (leggi tutto)
Perioperative Pembrolizumab Plus Neoadjuvant Chemotherapy Continues to Prolong EFS and OS in Patients with Stage II, IIIA, or IIIB (N2) NSCLC
Sep 07, 2026 – After 5-years of follow-up in a randomised, double-blind, placebo-controlled, phase III KEYNOTE-671 study, perioperative pembrolizumab plus neoadjuvant chemotherapy continued to prolong event-free survival (EFS) and overall survival (OS), with benefits sustained over time in patients with stage II, IIIA, or IIIB (N2) non-small cell lung cancer (NSCLC) compared with neoadjuvant chemotherapy and surgery alone ... (leggi tutto)
EMA Recommends Extension of Indications for Trastuzumab Deruxtecan
Sep 04, 2026 – On 23 July 2026, the European Medicines Agency’s (EMA’s) Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) adopted a positive opinion recommending a change to the terms of the marketing authorisation for the medicinal product trastuzumab deruxtecan (Enhertu). The marketing authorisation holder for this medicinal product is ... (leggi tutto)
Meeting highlights from the Pharmacovigilance Risk Assessment Committee (PRAC) 31 August – 3 September 2026
Sep 04, 2026 – Review will assess risk of low blood phosphate levels and related bone problems with injectable iron medicines EMA’s safety committee, PRAC, has started a review of injectable iron-containing medicines following concerns about the risk of hypophosphataemia (low blood phosphate levels) and related bone problems, including osteomalacia (softening of the bones). Phosphate is important for keeping bones healthy. When phosphate levels become too low, osteomalacia can occur causing symptoms such as bone pain. In some cases. ... (leggi tutto)
Adjuvant Pembrolizumab Continues to Demonstrate Benefit in DFS and OS Among Patients with ccRCC
Sep 03, 2026 – In the fourth prespecified interim analysis of a randomised, phase III KEYNOTE-564 study, with a minimum follow-up of 5 years, adjuvant pembrolizumab continued to show long-term disease-free survival (DFS) and overall survival (OS) benefit compared with placebo in patients with clear cell renal cell cancer (ccRCC) at increased risk of recurrence. In line with previous reports, benefit was also maintained across several key prespecified and exploratory endpoints ... (leggi tutto)
FDA Grants Traditional Approval to Selpercatinib for Locally Advanced or Metastatic RET Fusion-Positive Solid Tumours
Sep 02, 2026 – On 14 July 2026, the US Food and Drug Administration (FDA) granted traditional approval to selpercatinib (Retevmo, Eli Lilly and Company) for adult and paediatric patients two years of age and older with locally advanced or metastatic solid tumours with a RET gene fusion, as detected by an FDA-approved test, that have progressed on or following prior systemic treatment or who have no satisfactory alternative treatment options. Selpercatinib received accelerated approval for this indication for adult patients in 2022 and for paediatric patients two years ... (leggi tutto)
Dall’FDA
Five Under 5: Top Oncology Videos for the Week of 8/31/26 Sep 06, 2026 – FDA approved ropeginterferon alfa-2b for adult essential thrombocythemia, supported by SURPASS-ET durable modified ELN responses of 37.4% versus 3.6% with anagrelide. OPTIC validated response-based ponatinib dose optimization, reducing arterial/venous occlusive events and hypertension versus continuous 45 mg while preserving long-term disease control in resistant chronic-phase CML ... (leggi tutto)
The OncFive: Top Oncology Articles for the Week of 8/30
Sep 05, 2026 – Camizestrant substitution triggered by ctDNA-detected ESR1 emergence improved PFS (16.0 vs 9.2 months; HR 0.44) and time to second progression, with benefit across co-mutated subgroups. Total ctDNA clearance with camizestrant was 51.0% vs 1.9% and correlated with an OS signal, but survival remains immature; FDA acted after additional evidence post-ODAC ... (leggi tutto)
FDA Approves Camizestrant Plus a CDK4/6 Inhibitor for Emergent ESR1-Mutated HR+, HER2– Advanced Breast Cancer Sep 04, 2026 – Accelerated approval covers HR-positive/HER2-negative advanced disease with acquired ESR1 mutation on prior aromatase inhibitor plus CDK4/6 inhibition, requiring identification by an FDA-approved companion diagnostic test. Clinical evidence derives from switching to oral camizestrant plus continued CDK4/6 inhibition versus maintaining aromatase inhibitor plus CDK4/6 inhibitor, demonstrating median PFS improvement (16.0 vs 9.2 months) ... (leggi tutto)
FDA Grants Accelerated Approval to a New Breast Cancer Treatment
Sep 04, 2026 – The U.S. Food and Drug Administration today expanded treatment options for adult patients with advanced breast cancer, reflecting the FDA’s commitment to advancing medical innovation and getting new treatments to patients who need them. FDA granted accelerated approval to Etcamah (camizestrant) in combination with a CDK4/6 inhibitor (abemaciclib, palbociclib, or ribociclib) for the treatment of adult patients with hormone receptor (HR)-positive ... (leggi tutto)
FDA Grants Breakthrough Therapy Designation to JBS-003 for Radiation De-Escalation in HPV+ Oropharyngeal Cancer
Sep 02, 2026 – Breakthrough therapy designation supports expedited development of an FMISO PET strategy aiming to spare well-oxygenated tumors from unnecessary radiation while maintaining standard dosing for hypoxic disease. The phase 3 trial enrolls adults with p16-positive and mRNA HPV–positive oropharyngeal SCC, ECOG 0–1 (or KPS ≥70), and adequate organ function. Randomization assigns FMISO PET–selected chemoradiation ... (leggi tutto)
FDA Grants Fast Track Designation to MT027 for Recurrent Glioblastoma Sep 01, 2026 – FDA fast track status follows prior orphan drug designation for recurrent high-grade glioma and is intended to accelerate development and regulatory interactions for MT027 in recurrent glioblastoma. MT027 combines B7-H3 antigen targeting with an allogeneic, off-the-shelf CAR T-cell format and intracavitary locoregional delivery to directly treat intracranial tumor sites ... (leggi tutto)
Dall’ASCO
Balancing the Benefits and Risks of Antibody-Drug Conjugates as Maintenance Therapy in Gynecologic Malignancies Sep 03, 2026 – Antibody-drug conjugates (ADCs) are being evaluated earlier in the treatment of gynecologic malignancies, including as maintenance therapy, although their long-term safety and utility in this setting remain unknown. Experience from trials administering ADCs until disease progression suggests that prolonged treatment is feasible but associated with cumulative toxicities that require careful monitoring and mitigation … (leggi tutto)
Planning Your ASCOQLTY26 Meeting Experience Sep 02, 2026 – Join us in Boston at Hynes Convention Center on October 16-17 for the 2026 ASCO Quality Care Symposium, ASCO’s premier meeting addressing the quality, safety, and efficiency of cancer care delivery. Members of the vibrant quality care community will come together to promote innovation, collaboration, and cooperation in cancer-focused quality improvement and measurement and health services research … (leggi tutto)
‘Finding Purpose in Every Aspect of Work’: Dr. Areej R. El-Jawahri to Deliver the 2026 Joseph Simone Quality Care Award Lecture Sep 02, 2026 – Areej R. El-Jawahri, MD, a professor of medicine at Harvard Medical School and co-director of the Cancer Outcomes Research and Education Program at Massachusetts General Hospital, will be honored with the 2026 Joseph Simone Quality Care Award and Lecture during the 2026 ASCO Quality Care Symposium, taking place October 16 and 17 in Boston … (leggi tutto)
Coming Together to Innovate Patient Care at the 2026 ASCO Quality Care Symposium Sep 02, 2026 – The ASCO Quality Care Symposium will return to Boston this year on October 16 and 17, featuring a program specifically designed by its multidisciplinary committee to leave attendees feeling connected and inspired to innovate care in their individual practices. “[The Symposium] fosters an environment in which everyone across the care team for our patients with cancer can engage in thoughtful discussions, build lasting relationships, and cultivate future collaborations,” said Symposium Chair Ryan Nipp, MD, MPH, MBA, FASCO, of OU Health Stephenson Cancer Center. … (leggi tutto)
Novità da AIFA – Farmaci a uso compassionevole
In questa sezione puoi trovare la lista dei farmaci a uso compassionevole
Elenco dei programmi attivati il 3 Agosto 2026:
Pembrolizumab – Merck Sharp & Dohme Trattamento neoadiuvante e trattamento adiuvante in combinazione con la terapia standard di adulti con carcinomi a cellule squamose del testa collo localmente avanzati (LA-HNSCC) di stadio III-IVA e che esprimono PDL1 con un CPS > 1
Clicca qui per la lista programmi per uso compassionevole aggiornata al 3 Agosto 2026 Clicca qui per maggiori informazioni
Pillole dall’AIFA
04 settembre 2026 – Aggiornamenti dal PRAC: riunione del 31 agosto – 3 settembre 2026 Leggi tutto
04 settembre 2026 – Sunset Clause – integrazione al warning del 6 agosto 2026 Leggi tutto
04 settembre 2026 – Ordine del giorno riunione Commissione Scientifica e Economica del Farmaco (CSE) Leggi tutto
04 settembre 2026 – Aggiornamento “Diario di bordo sulla Trasparenza” Leggi tutto
01 settembre 2026 – Tabelle farmaci di classe A e H al 30/04/2026 Leggi tutto
È APERTA LA CALL DI ADESIONE ALLE GIORNATE DI DIAGNOSI PRECOCE PER L’EDIZIONE 2026

Opportunità di lavoro in Oncologia
Consulta le posizioni disponibili nella vetrina riservata ai Soci AIOM o scarica il modulo per richiedere la pubblicazione di annunci
TRAGUARDO ZERO Strategie e alleanze per il contrasto all’HPV Presentazione del Manifesto di intenti e Tavola rotonda 12 ottobre 2026 Istituto Superiore di Sanità, Roma 9.30-13.00
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PER ISCRIVERSI AL PRESENTE CONVEGNO, SI PREGA DI COMPILARE IL FORM DISPONIBILE AL SEGUENTE LINK ENTRO IL 11/10
Appuntamenti
NELL’AGENDA DISPONIBILE SUL SITO DELL’ASSOCIAZIONE TUTTE LE INFORMAZIONI SUGLI EVENTI AIOM NAZIONALI, REGIONALI e ALTRI APPUNTAMENTI PATROCINATI DA AIOM
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