Anno XXIV - Numero 1062 - 1 Settembre 2026

Hanno curato la selezione degli articoli scientifici e i commenti di questo numero: Trapani Dario (Divisione Sviluppo Nuovi Farmaci, Istituto Europeo di Oncologia, IRCCS, Milano)



Coordinatori: Carmen Criscitiello, Marcello Tiseo
Editore: Intermedia - Direttore Responsabile: Mauro Boldrini

Oggi in Oncologia

Tissue-Free vs Tumor-Informed ctDNA Assays for Molecular Residual Disease Detection in Early Triple Negative Breast Cancer

Question Can tissue-free circulating tumor DNA (ctDNA) detection accurately estimate recurrence in early triple negative breast cancer and how does this compare to tumor-informed approaches?
Findings This prognostic study of 159 patients treated for triple negative breast cancer found that tissue-free ctDNA detection during molecular residual disease surveillance was highly prognostic for recurrence. The tissue-free assay detected ctDNA with similar lead time to recurrence compared to the multivariant tumor-informed assay and with a longer lead time than digital polymerase chain reaction … (leggi tutto)

La malattia molecolare ‘minima residua’ (MRD), identificata mediante DNA tumorale circolante (ctDNA), è uno dei biomarcatori più promettenti per ridefinire il rischio di recidiva di malattia dopo il trattamento curativo del carcinoma mammario. Nel tumore mammario di tipo triplo negativo (TNBC), caratterizzato da recidive spesso precoci e da opzioni post-neoadiuvanti in rapida evoluzione, anticipare la diagnosi clinico-radiologica di metastasi potrebbe aprire una finestra terapeutica rilevante. Tuttavia, la maggior parte delle evidenze deriva da test tumor-informed: il tumore primitivo viene sequenziato e si costruisce un pannello personalizzato di varianti da ricercare nel plasma tramite ctDNA. Questa strategia raggiunge sensibilità elevate, ma richiede tessuto tumorale adeguato, tempi di sviluppo, infrastrutture e costi non trascurabili. Cunningham e colleghi hanno analizzato retrospettivamente i campioni raccolti prospetticamente nello studio multicentrico di fase II c-TRAK TN, confrontando un test tissue-free basato su pattern differenziali di metilazione (Guardant Reveal, piattaforma Infinity) con due approcci tumor-informed, ossia il dPCR originariamente impiegato nello studio, che tracciava una o due varianti individuali, e un test ‘multivariante’ basato su whole-exome sequencing, capace di monitorare fino a 48 varianti (RaDaR). Centocinquantanove pazienti con TNBC a rischio moderato-alto di recidiva erano state sottoposte a prelievi trimestrali per un massimo di due anni dopo il completamento del trattamento (neo)adiuvante. Sono stati analizzati con il test tissue-free 1.026 campioni, con una riuscita tecnica del 98,6%. Il ctDNA tissue-free è risultato positivo almeno una volta in 54 pazienti (34,0%) ed era fortemente associato al rischio di recidiva, con un hazard ratio di 27,2 (IC 95% 13,7–54,2; p<0,001). A 24 mesi, tra le 127 pazienti valutabili, la sensibilità per una recidiva entro tale orizzonte era 84,4%, la specificità 87,8%, il valore predittivo positivo 79,2% e quello negativo 91,1%. Il lead time mediano prima della recidiva era 7,9 mesi. Il confronto più informativo è quello tra piattaforme. Rispetto al dPCR, l’approccio tissue-free anticipava la positività in 14 delle 42 pazienti positive con entrambi i test, senza casi di anticipazione da parte del dPCR. Il lead time mediano era 7,9 mesi con il tissue-free e 5,8 mesi con il dPCR; nel confronto della sopravvivenza libera da recidiva dalla data di rilevazione, l’HR era 0,57 (IC 95% 0,34–0,95; p=0,03). Il confronto con il test tumor-informed ‘multivariante’, disponibile in 133 pazienti, è più equilibrato: concordanza per campione 95,2% (con κ=0,79) e per paziente 92,5%. Tra le 41 pazienti positive con entrambi i test, il tumor-informed anticipava la rilevazione in 12 casi e il tissue-free in uno. Tuttavia, i lead time mediani erano simili: 7,1 e 7,6 mesi, rispettivamente (HR 1,46; IC 95% 0,87–2,44; p=0,15). Lo studio dimostra quindi validità clinica, non ancora utilità clinica; il valore prognostico, non il ruolo nella scelta terapeutica dei pazienti. Il vantaggio del tissue-free è concreto, poiché sembra eliminare la dipendenza dal campione tumorale e rende più semplice, rapida e potenzialmente scalabile la sorveglianza molecolare. Non è un dettaglio: nel c-TRAK TN, 35 delle 208 pazienti registrate non avevano potuto completare lo screening per assenza di tessuto o fallimento dello sviluppo del dPCR. Tale è la realtà clinica anche in altre sperimentazioni analoghe nel tumore mammario che saggiano la sorveglianza con MRD, l’impossibilità di derivare un assay di tracciamento sul tessuto istologico disponibile in una porzione tangibile di pazienti – che nel caso delle pazienti con TNBC ad alto rischio, candidate in prima istanza a chemio-immunoterapia neodiuvante, è spesso relegato all’esiguo materiale istologico della biopsia diagnositca iniziale. Attualmente, infatti, la conservazione prospettica di materiale tumorale aggiuntivo destinato allo sviluppo di assay personalizzati per la rilevazione della MRD non costituisce una pratica routinaria; in una prospettiva futuribile, tuttavia, tale strategia potrebbe essere integrata sistematicamente nel percorso diagnostico-terapeutico upfront. Al contempo, la maggiore sensibilità analitica del ‘multivariante’ tumor-informed resta visibile: cinque delle sei pazienti positive soltanto con questo test hanno poi recidivato, mentre nessuna delle quattro positive soltanto al tissue-free aveva recidivato al cutoff. Queste ultime positività potrebbero riflettere falsi positivi, un’altra neoplasia, clearance immunitaria della malattia micro-metastatica o semplicemente un follow-up insufficiente. Occorre inoltre considerare il disegno retrospettivo dell’analisi, la coorte selezionata ad alto rischio, i prelievi ogni tre mesi, l’assenza di imaging sistematico nelle pazienti asintomatiche e il confronto non effettuato con piattaforme tumor-informed basate su whole-genome sequencing. Soprattutto, diagnosticare prima non equivale a migliorare l’esito: c-TRAK TN aveva già mostrato quanto sia difficile intervenire prima che la malattia divenga radiologicamente evidente, e manca ancora la prova che un trattamento avviato sulla sola MRD migliori la sopravvivenza nelle pazienti con TNBC, allo stato dell’arte. Inoltre, c-TRAK TN aveva già mostrato che una quota rilevante delle pazienti presentava già malattia metastatica radiologicamente evidente al momento della prima positività del ctDNA. Il messaggio dell’analisi di confronto tra i test tissue-informed vs tumor-free, pertanto, non è che il tissue-free abbia sostituito il tumor-informed. È che può ampliare l’accesso alla MRD senza sacrificare in modo evidente la finestra temporale utile, soprattutto quando il tessuto non è disponibile – insomma, offrire una alternativa, quando la costruzione del saggio molecolare per l’MRD non è fattibile. Il prossimo passo deve essere prospettico: studi di intervento con endpoint clinici, algoritmi predefiniti per confermare le positività e analisi di impatto di risorse e di costo-utilità. La sfida non è più soltanto rilevare l’MRD, ma dimostrare che agire su quel segnale cambia la storia naturale del TNBC.


Dalla quantificazione automatizzata basata sull’AI all’utilità clinica dei linfociti infiltranti il tumore (TILs) nel tumore mammario triplo-negativo ed HER2-positivo precoce.

Manual, digital, and AI tumour-infiltrating lymphocyte scoring: a secondary analysis of the APHINITY randomised trial(leggi tutto)
Artificial intelligence-based tumour infiltrating lymphocyte quantification in patients with triple-negative breast cancer: an independent validation study … (leggi tutto)

I linfociti infiltranti il tumore (TILs) costituiscono uno dei biomarcatori più solidi dell’interazione fra neoplasia e sistema immunitario nel carcinoma mammario. La valutazione degli stromal TILs (sTILs) su sezioni colorate con ematossilina-eosina è considerata sostenibile più di complesse signature di espressione genica e biologicamente informativa, ma rimane semiquantitativa, dipendente dall’esperienza del patologo ed al momento non veramente scalabile. Due studi pubblicati su Lancet Oncology affrontano, in contesti diversi, la possibilità di automatizzarne la misurazione mediante intelligenza artificiale (AI), interrogandone non soltanto la concordanza analitica, ma soprattutto la validità prognostica e il potenziale significato clinico. Nello studio CATALINA, Dixon-Douglas e colleghi hanno realizzato una validazione esterna indipendente di due pipeline AI precedentemente sviluppate, dalle quali derivavano cinque score computazionali di TIL (cTIL). La validazione analitica è stata inizialmente condotta su 220 vetrini digitalizzati di carcinomi mammari precoci triplo negativi (TNBC) o HER2-positivi; la validazione prognostica ha riguardato invece esclusivamente 1.759 pazienti con TNBC precoce, trattate con chemioterapia adiuvante, prevalentemente a base di antracicline con o senza taxani, nell’ambito di 7 studi randomizzati di terapia adiuvante, di cui 1.356 disponevano di dati clinicopatologici, sTIL manuali e cTIL completi, con un follow-up mediano di 7,4 anni. Elemento metodologico di particolare rilievo è che gli algoritmi erano ‘locked’ e venivano applicati alle whole-slide images prodotte in studi, laboratori e scanner differenti, senza riaddestramento o modifica e in cieco rispetto agli outcome. Lo studio mostrava una correlazione fra cTIL e sTIL manuali soltanto modesta (r di Spearman = 0,375–0,473). Ciò nonostante, tutti gli score computazionali conservavano valore prognostico dopo aggiustamento per le variabili clinicopatologiche. Per lo score percentage_lymphocyte, ogni incremento di una deviazione standard si associava a una riduzione del rischio di un evento di iDFS (HR 0,80), di distant disease-free survival (HR 0,77) e di morte (HR 0,79). I cTIL miglioravano la discriminazione rispetto alle sole variabili clinicopatologiche, senza tuttavia aggiungere informazione significativa a un modello che comprendesse già la valutazione degli sTIL manuale. Inoltre, soltanto 31 delle 1.409 pazienti con immagini digitali disponibili (2,2%) sono state escluse per indisponibilità di almeno uno score cTIL, senza evidenza di cause sistematiche di fallimento. Sulla stessa linea concettuale, l’analisi secondaria di APHINITY condotta da Lara González e colleghi, estende la domanda per le pazienti con carcinoma HER2-positivo trattate con chemioterapia e trastuzumab, con pertuzumab oppure placebo. Per 4.262 casi, sono stati confrontati scoring manuale, quantificazione digitale non-AI, percentuale linfocitaria derivata mediante AI e due metriche spaziali: AI-TIL e immune hotspot. La valutazione manuale standardizzata mostrava un’elevata riproducibilità fra cinque patologi esperti (ICC = 0,84), mentre la concordanza fra approcci manuali e automatizzati è risultata solo modesta – consistentemente con lo studio CATALINA nel TNBC. Tutte le misure risultavano prognostiche per la sopravvivenza libera da malattia invasiva: per incrementi del 10%, gli HR erano 0,93 per gli sTIL manuali, 0,92 per il digitale e 0,87 per la percentuale linfocitaria AI. L’immune hotspot, che descrive l’organizzazione spaziale degli aggregati immunitari più che la sola ‘abbondanza’ linfocitaria, forniva l’informazione incrementale più consistente. L’AI riclassificava come immune-high 428 dei 4.256 tumori definiti immune-low manualmente. Tra i 1.035 tumori linfonodo-positivi, manualmente classificati come immune-low, del braccio pertuzumab, l’AI ne riclassificava 120 (11,6%) come immune-high. Nell’analisi incrociata per trattamento, il gruppo discordante manuale-low/AI-high mostrava una maggiore separazione della iDFS a cinque anni fra pertuzumab e placebo (92,5% versus 87,5%) rispetto al gruppo concordemente immune-low (90,0% versus 89,8%). Livelli elevati di infiltrazione immunitaria identificavano sottogruppi nei quali il beneficio relativo da pertuzumab appariva maggiore, con test d’interazione statisticamente significativi per lo scoring manuale, digitale e AI-percentage lymphocyte al cutoff del 75° percentile. Nella malattia linfonodo-positiva con sTIL manuali ≥70%, il miglioramento assoluto medio della iDFS a sei anni raggiungeva 12,1 punti percentuali. Tuttavia, le analisi di interazione con il trattamento erano retrospettive, esplorative, non corrette per molteplicità e condizionate da eventi relativamente scarsi: non autorizzano quindi a selezionare o omettere pertuzumab sulla base dei TIL. In sostanza nell’APHINITY, livelli elevati di infiltrazione immunitaria identificavano sottogruppi nei quali il beneficio relativo e assoluto da pertuzumab appariva maggiore, particolarmente nella malattia linfonodo-positiva, costituendo però solo un’ipotesi predittiva da validare e non consentendo, allo stato attuale, né di selezionare pertuzumab nelle sole pazienti TIL-high né di ometterlo nelle pazienti TIL-low. Considerati congiuntamente, i due studi mostrano che la concordanza con la valutazione manuala del patologo ‘esperto’ non può essere l’unico criterio di successo per i metodi di valutazione dei TILs basati sull’AI. Lo scoring manuale stima visivamente la quota di stroma occupata da linfociti; gli algoritmi possono contare cellule, interrogare compartimenti differenti e descriverne l’architettura spaziale. Misurano pertanto costrutti correlati, ma non necessariamente intercambiabili. CATALINA documenta la trasportabilità prognostica di modelli bloccati su dati multicentrici eterogenei; APHINITY suggerisce che l’AI possa anche estrarre informazione biologica non contenuta nella sola conta linfocitaria. La fattibilità tecnica appare dunque convincente, mentre la realizzabilità clinica resta incompleta. Servono standardizzazione preanalitica e digitale, controlli di qualità, soglie validate per ciascun algoritmo, valutazioni di tempi e costi e, soprattutto, studi prospettici che dimostrino un impatto sulle decisioni e sugli esiti. Il futuro più plausibile non è la sostituzione del patologo, bensì forse un modello ibrido: l’AI per rendere la quantificazione riproducibile e scalabile, il patologo per governarne contesto, artefatti e significato. La sfida non è più contare meglio i TILs, ma trasformare quella misura in informazione clinicamente ‘azionabile’.


Ovarian reserve as a measure of adjuvant chemotherapy benefit in hormone receptor positive (HR-positive), HER2-negative, node-positive breast cancer in SWOG S1007 (RxPONDER)

Premenopausal patients aged <55 years with low baseline AMH <10 pg/ml did not have IDFS or DRFS improvement with chemotherapy.
Baseline estradiol, progesterone, LH, and FSH were not predictive of chemotherapy benefit.
Ultrasensitive Inhibin B measured in the pg/ml range was also predictive of chemotherapy benefit.
Baseline measures of ovarian reserve might further inform who benefits from chemotherapy. … (leggi tutto)

Nelle pazienti in premenopausa con carcinoma mammario precoce HR-positivo/HER2-negativo, linfonodi positivi e rischio genomico non elevato, la natura del beneficio associato alla chemioterapia adiuvante rimane controversa. Non è infatti definito in quale misura tale beneficio dipenda dall’attività citotossica diretta e quanto, invece, dalla soppressione della funzione ovarica indotta dal trattamento, che agirebbe come un’ulteriore forma di terapia endocrina. L’analisi di Kalinsky e colleghi, condotta nell’ambito di RxPONDER, esplora se biomarcatori sierici della riserva ovarica possano identificare più precisamente le pazienti che traggono beneficio dalla chemioterapia. RxPONDER è uno studio che aveva randomizzato 5.083 pazienti con malattia HR-positiva/HER2-negativa, 1-3 linfonodi positivi e Recurrence Score ≤25 (oncotypeDX) a terapia endocrina oppure chemioendocrina – mostrando un beneficio della chemioterapia in tutte le donne pre-menopausali, a prescindere dalla categoria di rischio genomico, determinata con oncotypeDX. Tale risultato era diametralmente opposto a quello riportato nelle donne post-menopausali, dove la selezione biologica tramite test genomico aveva dimostrato di poter identificare le donne in cui l’effetto aggiuntivo della chemioterapia era clinicamente non significativo. L’analisi post hoc di RxPONDER recentemente pubblicata su Annals of Oncology ha incluso 1.556 pazienti di età inferiore a 55 anni per le quali era disponibile un campione sierico basale, corrispondenti al 73,2% delle 2.125 partecipanti di questa fascia di età e al 30,6% dell’intera popolazione RxPONDER. Al momento dell’arruolamento, 1.221 erano state classificate come premenopausali e 335 come postmenopausali. Nei campioni, analizzati in cieco, sono stati dosati estradiolo, progesterone, FSH, LH, ormone anti-Mülleriano (AMH) e inibina B. Gli autori hanno quindi verificato se i livelli di ciascun biomarcatore modificassero l’effetto della chemioterapia, utilizzando modelli di Cox aggiustati per il Recurrence Score e correggendo per i confronti multipli mediante il metodo di Benjamini-Hochberg. L’idea di fondo è che la misurazione della riserva ovarica possa definire lo stato menopausale in termini ‘funzionali’ o ‘bio-umorali’, e non solo clinici o per categorizzazione per età, deducendo la possibilità che le donne ‘funzionalmente’ premenopausali possano ottenere un beneficio della chemioterapia come effetto della soppressione ovarica da parte degli agenti citotossici. Nell’intera popolazione sotto i 55 anni, 998 pazienti (64,1%) presentavano AMH ≥10 pg/mL (‘positivo’) e 558 (35,9%) valori inferiori. Nel gruppo con AMH ≥10 pg/mL, la chemioendocrinoterapia si associava a una migliore sopravvivenza libera da malattia invasiva rispetto alla sola endocrinoterapia (HR 0,46; IC 95% 0,33–0,65), con un beneficio assoluto a cinque anni dell’ +8,5%. Nei valori inferiori a 10 pg/mL non emergeva invece un beneficio (HR 1,27; IC 95% 0,81–1,99); il test d’interazione, corretto per molteplicità, era significativo. Un andamento analogo veniva osservato per la sopravvivenza libera da recidiva a distanza e per l’inibina B. Limitando l’analisi alle 1.221 pazienti classificate come premenopausali, il 79,4% aveva AMH ≥10 pg/mL. Anche in questa popolazione il beneficio per la sopravvivenza libera da malattia invasiva risultava confinato al gruppo con AMH più elevato (HR 0,46; IC 95% 0,33–0,65), mentre nel gruppo AMH-low la stima era imprecisa (HR 1,21; IC 95% 0,60–2,43; p di interazione aggiustato 0,035). Per la sopravvivenza libera da recidiva a distanza, tuttavia, l’interazione era soltanto borderline (p aggiustato 0,051). ll segnale è biologicamente coerente, ma non dimostra che il beneficio della chemioterapia sia mediato dalla soppressione ovarica nelle donne funzionalmente ‘premenopausali’. Sicuramente c’è una considerazione da fare: il punto metodologico decisivo è la terapia endocrina ricevuta. Fra le donne premenopausali con trattamento documentato, la soppressione ovarica è stata utilizzata soltanto in 39/597 pazienti (6,5%) nel braccio di chemioendocrinoterapia e in 118/611 (19,3%) nel braccio di endocrinoterapia. L’80,4% ha ricevuto tamoxifene senza soppressione ovarica. RxPONDER confronta quindi, in larga misura, chemioterapia seguita da tamoxifene con tamoxifene da solo, non chemioterapia con una moderna endocrinoterapia ottimizzata mediante soppressione ovarica – che per categoria di rischio, sarebbe la terapia generalmente più appropriata nella maggior parte delle donne arruolate nel trial. È inoltre essenziale non trasformare l’assenza di significatività nel sottogruppo AMH-low in prova di assenza di beneficio. L’ampio intervallo di confidenza non dimostra equivalenza né sicurezza dell’omissione della chemioterapia. AMH era fortemente correlato con età (r=–0,73), FSH (r=–0,75) e inibina B (r=0,73); nel modello congiunto comprendente AMH, età e stato menopausale, nessuna interazione rimaneva significativa. Il cutoff di AMH a 10 pg/mL era prespecificato, ma dipendeva da un assay ultrasensibile: diversi test comunemente impiegati in medicina riproduttiva non quantificano affidabilmente concentrazioni così basse. Mancavano inoltre misurazioni longitudinali, informazioni sistematiche sulle comorbidità ginecologiche e una validazione esterna. AMH e inibina B rappresentano dunque promettenti modificatori del beneficio osservato in RxPONDER, non biomarcatori clinicamente azionabili. Questi dati non autorizzano a omettere la chemioterapia nelle pazienti AMH-low, a prescriverla nelle postmenopausali con AMH rilevabile, né a modulare indicazione o durata della soppressione ovarica. Il loro significato più rilevante è dunque quello di generare un’ipotesi verificabile: la riserva ovarica potrebbe contribuire all’eterogeneità del beneficio attribuito alla chemioterapia. In questa direzione appare rilevante anche il segnale recentemente presentato dallo studio OPTIMA: nelle pazienti in premenopausa di età ≥40 anni, clinicamente ad alto rischio e in larga parte linfonodo-positive, una strategia guidata dal profilo genomico, associata a soppressione ovarica nei casi in cui la chemioterapia veniva omessa, non sembrava compromettere gli esiti rispetto alla chemioendocrinoterapia (HR 1,04; IC 90% 0,60–1,80). Pur senza dimostrare che la soppressione ovarica possa sostituire la chemioterapia nella singola paziente, questo risultato rafforza l’ipotesi che l’ottimizzazione della terapia endocrina possa spiegare almeno parte delle apparenti differenze osservate in base allo stato menopausale. La risposta definitiva richiederà tuttavia studi specificamente disegnati, come OFSET e OPTIMA-Young, nei quali la soppressione ovarica sia prevista sistematicamente in entrambi i bracci e il contributo citotossico della chemioterapia possa essere isolato con maggiore rigore.


In Europe 

First-Line Nivolumab Plus Chemotherapy and Nivolumab Plus Ipilimumab Continue to Demonstrate OS Benefit in Patients with Advanced Oesophageal Squamous Cell Carcinoma

Sep 01, 2026 – At the 5-year minimum follow-up in a global, randomised, open-label phase III CheckMate 648 study, first-line treatment with nivolumab plus chemotherapy and nivolumab plus ipilimumab regimens continued to demonstrate clinically meaningful overall survival (OS) benefit compared to chemotherapy alone in patients with advanced oesophageal squamous cell carcinoma. Both nivolumab-based treatment ... (leggi tutto)


 
Adjuvant Olaparib Continues to Improve Multiple Outcomes in Patients with Germline BRCA1/2-associated High-Risk HER2-negative EBC

Aug 31, 2026 – At 6.1 years of a median follow-up, 1 year of adjuvant olaparib after completion of neoadjuvant/adjuvant chemotherapy, appropriate local therapy and with concurrent hormonal therapy when indicated, showed continuation of clinically meaningful improvements in invasive disease-free survival (IDFS), distant disease-free survival (DDFS) and overall survival (OS) among patients with pathogenic/likely pathogenic ... (leggi tutto)


 
EMA Recommends Refusing the Marketing Authorisation for Copper (64Cu) Oxodotreotide

Aug 28, 2026 – The European Medicines Agency (EMA) has recommended the refusal of the marketing authorisation for copper (64Cu) oxodotreotide (Deqtynet), a diagnostic medicine intended for use with positron emission tomography (PET) imaging to detect well-differentiated neuroendocrine tumours (NETs) in adults. The Agency issued its opinion on 21 May 2026 ... (leggi tutto)


 
Trend in Survival Benefit with a Combination of Spartalizumab Plus Dabrafenib and Trametinib Over Targeted Therapy Alone for BRAF V600-mutated Metastatic Melanoma

Aug 27, 2026 – In final overall survival (OS) analysis of the phase III, randomised, double-blind, placebo-controlled COMBI-I study, median OS was numerically higher for the anti-PD-1 antibody spartalizumab in combination with the BRAF inhibitor dabrafenib and the MEK inhibitor trametinib arm by 20 months than for the placebo plus dabrafenib and trametinib arm, with a clear separation of the Kaplan-Meier curves early (after 6 months) and sustained over time among patients with BRAF V600-mutated unresectable or metastatic melanoma ... (leggi tutto)


 
FDA Approves Pembrolizumab or Pembrolizumab and Berahyaluronidase alfa-pmph Each with Enfortumab Vedotin-ejfv for Muscle Invasive Bladder Cancer

Aug 26, 2026 – On 10 July 2026, the US Food and Drug Administration (FDA) approved pembrolizumab (Keytruda, Merck) or pembrolizumab and berahyaluronidase alfa-pmph (Keytruda Qlex, Merck) each in combination with enfortumab vedotin-ejfv (Padcev, Astellas Pharma) as neoadjuvant treatment followed by adjuvant treatment after cystectomy for adults with muscle invasive bladder cancer (MIBC). This extends the prior approval for the regimen in this setting from patients who are cisplatin-ineligible to all patients with MIBC who are candidates for cystectomy ... (leggi tutto)



Dall’FDA 

FDA Receives sNDA for Selinexor Plus Ruxolitinib in JAK Inhibitor–Naive Myelofibrosis

Aug 31, 2026 – A supplemental new drug application (sNDA) has been submitted to the FDA seeking the accelerated approval of selinexor (Xpovio) in combination with ruxolitinib (Jakafi) for the treatment of patients with JAK inhibitor–naive myelofibrosis, according to a news release from Karyopharm Therapeutics.1
The application was submitted under the accelerated approval pathway with a request for priority review, and the company expects to receive notice of the FDA’s filing acceptance and review timelines in the fourth quarter of 2026 .
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FDA Approves Ropeginterferon Alfa-2b for Essential Thrombocythemia

Aug 31, 2026 – The FDA has approved ropeginterferon alfa-2b-njft (Besremi) for the treatment of adult patients with essential thrombocythemia (ET).1
The decision makes the monopegylated interferon the first new agent approved for the management of ET in the United States since anagrelide (Agrylin) in 1997. The label expansion also follows the November 2021 FDA approval of ropeginterferon alfa-2b for the treatment of adult patients with polycythemia vera.2 .
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Five Under 5: Top Oncology Videos for the Week of 8/23

Aug 30, 2026 – The top 5 OncLive TV videos of the week cover pancreatic cancer, gastric cancer, GIST, renal cell carcinoma, and chronic lymphocytic leukemia.
Welcome to The Five Under 5, your go-to roundup of the top 5 videos of the week.
These short videos are designed for busy oncologists to view on the go, and feature expert insights on breaking news, regulatory updates, practice-changing data shared at medical meetings, and other key topics in the realm of oncology .
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The OncFive: Top Oncology Articles for the Week of 8/23

Aug 29, 2026 -Welcome to OncLive®’s OncFive!
Every week, we bring you a quick roundup of the 5 top stories from the world of oncology—ranging from pivotal regulatory decisions to key pipeline updates to expert insights on breakthroughs that are moving the needle in cancer care. This resource is designed to keep you informed on the latest updates in the space, in just a matter of minutes .
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FDA Grants Fast Track Designation to Varsetatug Masetecan for Relapsed/Refractory Metastatic Colorectal Cancer

Aug 27, 2026 – The FDA has granted fast track designation to varsetatug masetecan (Varseta-M; CX-2051), an EpCAM-directed, masked, conditionally activated antibody-drug conjugate (ADC), for the treatment of patients with relapsed/refractory metastatic colorectal cancer (R/R mCRC).1
The designation follows phase 1 dose-expansion data from the ongoing CTMX-2051-101 trial (NCT06265688) .
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FDA Grants Fast Track Designation to SYS6090 in Pretreated MSS/pMMR mCRC

Aug 26, 2026 – The FDA has granted fast track designation to SYS6090 (JMT108) for the treatment of patients with microsatellite-stable (MSS) or mismatch repair–proficient (pMMR) metastatic colorectal cancer (mCRC) that has progressed on standard systemic therapies, according to a news release from CSPC Pharmaceutical Group Limited ... (leggi tutto)


 
FDA Approves Daraxonrasib for Metastatic Pancreatic Ductal Adenocarcinoma

Aug 26, 2026 – The FDA has approved daraxonrasib (Rasonque) for the treatment of adult patients with metastatic pancreatic adenocarcinoma who have received at least 1 prior systemic therapy or are not candidates for multi-agent systemic therapy.1
Daraxonrasib is an oral RAS(ON) multiselective inhibitor. The approval was supported by findings from the phase 3 RASolute 302 trial (NCT06625320), which were presented at the 2026 ASCO Annual Meeting (ASCO 2026) .
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FDA Approves First in Class Targeted Therapy for Metastatic Pancreatic Cancer

Aug 26, 2026 – The U.S. Food and Drug Administration today approved Rasonque (daraxonrasib), a RAS inhibitor for the most common form of pancreatic cancer—delivering a new treatment option to patients with advanced pancreatic cancer months ahead of schedule.
This action demonstrates the agency’s commitment to moving with urgency, reducing unnecessary delays and advancing innovative treatments that can make a meaningful difference in the lives of American patients and their families .
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FDA Grants Fast Track Designation to SOT106 in Soft Tissue Sarcoma

Aug 26, 2026 – The FDA has granted fast track designation to SOT106, an investigational antibody-drug conjugate (ADC) which targets leucine-rich repeat-containing 15 (LRRC15), for the treatment of patients with soft tissue sarcoma (STS).1
SOTIO has not yet entered clinical testing, but a first-in-human trial is expected to initiate later in 2026. The designation was instead supported by preclinical findings and by the biology of the target. .
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FDA Approves Zanidatamab-Based Regimens for First-Line HER2+ Locally Advanced or Metastatic Gastric Cancer

Aug 25, 2026 – FDA authorization establishes zanidatamab plus fluoropyrimidine/platinum chemotherapy ± tislelizumab as a new front-line option for HER2-positive advanced gastric/GEJ/esophageal adenocarcinoma identified by an FDA-approved assay.
HERIZON-GEA-01 randomized 914 untreated patients to trastuzumab/chemotherapy, zanidatamab/chemotherapy, or zanidatamab/tislelizumab/chemotherapy; dual primaries were BICR-assessed PFS and OS .
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Dall’ASCO  

Molecular Profile Should Drive Immunotherapy Decisions in Surgically Resected Stage III Endometrioid Endometrial Carcinoma

Aug 27, 2026 – For patients with deficient DNA mismatch repair (dMMR)/microsatellite instability–high (MSI-H) stage III endometrioid endometrial cancer following surgery with no residual disease, PD-1 inhibitor therapy plus carboplatin and paclitaxel should be strongly considered; the specific agent and level of supporting evidence vary by substage.
In proficient DNA mismatch repair (pMMR) stage III endometrioid endometrial cancer with no residual measurable disease, current evidence does not support the routine addition of immunotherapy to chemotherapy 
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Pemetrexed + Pembrolizumab Show Promising and Durable Activity in Patients With Recurrent and/or Metastatic Salivary Gland Cancer

Aug 27, 2026 – In a phase 2 trial, combination treatment with pemetrexed and pembrolizumab showed promising and durable activity in patients with recurrent and/or metastatic salivary gland cancer, especially in patients with salivary duct carcinoma.
There is currently no U.S. Food and Drug Administration–approved therapy for salivary gland cancer, and the heterogeneity of this cancer, which has more than 20 subtypes, makes it very difficult to treat.
The combination regimen was well tolerated, and many patients received treatment for the approximate 2 years of the study period
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Why Vitamin D Screening Belongs in Routine Cancer Care: Examining the Clinical and Biological Evidence

Aug 26, 2026 – Approximately two-thirds of patients with cancer have serum vitamin D levels lower than the recommended level of ≥ 30 ng/mL, including nearly one-third of those taking supplemental vitamin D.
Routine 25-hydroxyvitamin D (25[OH]D) measurement should be done at cancer diagnosis and at key treatment transitions, and those with a deficiency should receive vitamin D supplementation.
Daily dosing strategies of oral vitamin D3 appear to provide better outcomes than high, intermittent-dose oral regimens 
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Guideline Update Recommends Tailoring Breast Cancer Surveillance Based on Recurrence Risk

Aug 26, 2026 – A recently published ASCO guideline update offers new recommendations for breast cancer follow-up and surveillance after primary treatment.
The updated guideline includes the use of a risk-based approach that tailors the frequency and intensity of follow-up to the varying risk of recurrence in the adjuvant setting.
The guideline divides patients into low-, intermediate-, and high-intensity surveillance groups
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Novità da AIFA – Farmaci a uso compassionevole

In questa sezione puoi trovare la lista dei farmaci a uso compassionevole

Elenco dei programmi attivati il 3 Agosto 2026:


Pembrolizumab – Merck Sharp & Dohme
Trattamento neoadiuvante e trattamento adiuvante in combinazione con la terapia standard di adulti con carcinomi a cellule squamose del testa collo localmente avanzati (LA-HNSCC) di stadio III-IVA e che esprimono PDL1 con un CPS > 1


Clicca qui per la lista programmi per uso compassionevole aggiornata al 3 Agosto 2026
Clicca qui per maggiori informazioni


Pillole dall’AIFA

28 agosto 2026 – Aggiornamento dell’elenco dei farmaci innovativi al 31 luglio 2026
Leggi tutto

28 agosto 2026 – Aggiornamento “Diario di bordo sulla Trasparenza”
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26 agosto 2026 – Notifica dei provvedimenti – Ufficio Ispezioni e Autorizzazioni GMP Medicinali
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È APERTA LA CALL DI ADESIONE ALLE GIORNATE DI DIAGNOSI PRECOCE PER L’EDIZIONE 2026



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