Anno XXIV - Numero 1057 - 7 Luglio 2026

Hanno curato la selezione degli articoli scientifici e i commenti di questo numero: Antonella Brunello, Maria Caterina De Grandis, Federico Nichetti, Francesca Bergamo, Umberto Basso (UOC Oncologia 1 Istituto Oncologico Veneto IRCCS Padova) 




Coordinatori: Carmen Criscitiello, Marcello Tiseo
Editore: Intermedia - Direttore Responsabile: Mauro Boldrini

Oggi in Oncologia

A randomised study of encorafenib, cetuximab, and FOLFIRI versus FOLFIRI with or without bevacizumab in BRAF V600E-mutant colorectal cancer: BREAKWATER Cohort 3

Background: Encorafenib + cetuximab (EC) and mFOLFOX6 or irinotecan, leucovorin, and fluorouracil (FOLFIRI) is approved in several countries for BRAF V600E-mutant metastatic colorectal cancer (mCRC) based on results from the BREAKWATER trial.
Patients and methods: In BREAKWATER Cohort 3, eligible patients with previously untreated BRAF V600E-mutant mCRC were randomly assigned 1:1 to receive EC+FOLFIRI or FOLFIRI with or without bevacizumab (control) … (leggi tutto)

La mutazione BRAF V600E è riscontrabile in circa l’8–10% dei carcinomi colorettali e, nei pazienti con malattia avanzata pMMR/MSS, identifica un sottogruppo caratterizzato da prognosi particolarmente sfavorevole, con sopravvivenze mediane significativamente inferiori rispetto ai tumori BRAF wild-type.
La pubblicazione, lo scorso anno, dei risultati finali di sopravvivenza dello studio di fase III BREAKWATER ha rappresentato un importante punto di svolta per questa popolazione di pazienti. Lo studio ha infatti dimostrato che la combinazione di encorafenib e cetuximab (EC) associati a FOLFOX è in grado di raddoppiare la sopravvivenza rispetto allo standard terapeutico rappresentato dalla chemioterapia in associazione a bevacizumab. Tali risultati hanno alimentato un notevole entusiasmo nella comunità oncologica, aprendo la prospettiva concreta di modificare la storia naturale di questa malattia e, potenzialmente, di attenuare o addirittura superare l’impatto prognostico negativo storicamente associato alla mutazione di BRAF.
Sulla base dei dati dello studio BREAKWATER, la combinazione encorafenib, cetuximab e chemioterapia contenente fluoropirimidina e oxaliplatino ha recentemente ottenuto l’approvazione della Commissione Europea ed è stata resa disponibile in Italia con accesso al farmaco secondo Legge 648/96, in attesa della completa rimborsabilità da parte di AIFA.
Rimaneva tuttavia aperta una questione clinicamente rilevante: i benefici osservati con FOLFOX potevano essere replicati utilizzando un diverso backbone chemioterapico? Tale interrogativo nasceva dai risultati promettenti della fase di safety lead-in dello studio che aveva evidenziato segnali di attività incoraggianti anche per la combinazione con FOLFIRI, nonostante per la fase III dello studio fosse stata inizialmente selezionata la combinazione con FOLFOX per un’interazione mediata da CYP3A tra encorafenib e l’irinotecano, tale da ridurre di circa 1/4 i livelli del metabolita attivo dell’irinotecano.
La coorte 3 dello studio ha quindi randomizzato, in rapporto 1:1, pazienti con carcinoma colorettale metastatico pMMR/MSS e mutazione BRAF V600E, non precedentemente trattati per malattia metastatica, a ricevere EC associati a FOLFIRI oppure FOLFIRI con o senza bevacizumab. L’endpoint primario era rappresentato dall’objective response rate (ORR) valutato mediante blinded independent central review (BICR), mentre il principale endpoint secondario era la progression-free survival (PFS) secondo BICR. Complessivamente sono stati arruolati 147 pazienti: 73 assegnati al braccio sperimentale EC+FOLFIRI e 74 al braccio di controllo. L’età mediana era di 62 anni; il 53% dei pazienti era di sesso femminile ed il 53% presentava un tumore primitivo localizzato nel colon destro.
L’associazione di EC con FOLFIRI ha determinato un miglioramento significativo dell’attività antitumorale, con un ORR del 64.4% rispetto al 39.2% osservato nel braccio di controllo (odds ratio 2.76; IC 95% 1.42–5.35) e un marcato prolungamento della PFS. Con un follow-up mediano di 18.0 e 14.4 mesi nei due gruppi, rispettivamente, la PFS mediana è risultata pari a 15.2 mesi nel braccio EC+FOLFIRI contro 8.3 mesi nel braccio di controllo, corrispondente a una riduzione del rischio di progressione o morte del 56% (HR 0.44; IC 95% 0.24–0.70). Il tasso di pazienti liberi da progressione a 12 mesi è stato nettamente più elevato nel braccio sperimentale, 70.7% vs 30.5%, rispettivamente. Mentre, per quanto riguarda l’overall survival (OS), ad un follow-up mediano di circa 20 mesi, la mediana di OS non era ancora stata raggiunta nel braccio sperimentale, mentre risultava pari a 20.3 mesi nel gruppo di controllo.
Le terapie ricevute dopo progressione riflettono sostanzialmente la pratica clinica corrente: nel braccio di controllo circa due terzi dei pazienti hanno successivamente ricevuto una terapia contenente un inibitore di BRAF, mentre i pazienti trattati inizialmente con EC+FOLFIRI sono stati più frequentemente avviati a schemi contenenti oxaliplatino.
Nel complesso, il profilo di sicurezza della combinazione è apparso gestibile e coerente con quanto già noto per i singoli farmaci. Non sono emersi nuovi segnali di tossicità e l’incidenza di eventi avversi correlati al trattamento di grado 3–4 è risultata sostanzialmente sovrapponibile tra i due bracci di studio.
Il messaggio che emerge con chiarezza dallo studio BREAKWATER è che, nei pazienti con carcinoma colorettale metastatico BRAF V600E-mutato e MSS, i risultati migliori si ottengono attraverso la combinazione di chemioterapia e terapia a bersaglio molecolare. Sebbene encorafenib e cetuximab rimangano elementi imprescindibili per l’inibizione del principale driver oncogenico della malattia, la loro attività in assenza della chemioterapia è inevitabilmente limitata dalla comparsa di meccanismi di resistenza acquisita. L’associazione con la chemioterapia potrebbe contribuire a ritardare l’emergenza di cloni resistenti e di alterazioni molecolari responsabili della progressione, un’ipotesi già supportata dalle analisi traslazionali condotte nella coorte trattata con FOLFOX.
In questo contesto, la possibilità di affiancare alla fluoropirimidina anche irinotecan, oltre all’oxaliplatino, assume una rilevanza clinica significativa. Disporre di un’alternativa efficace al platino potrebbe infatti ampliare le opzioni terapeutiche per i pazienti con controindicazioni all’utilizzo dell’oxaliplatino, per coloro nei quali il rischio di neuropatia periferica rappresenta una preoccupazione rilevante per la qualità di vita o per il mantenimento dell’attività lavorativa, nonché per i pazienti precedentemente esposti a oxaliplatino in ambito adiuvante.
Rimangono aperte alcune questioni cruciali. La prima riguarda la gestione dei pazienti più fragili, non candidabili a una doppietta chemioterapica, per i quali resta da definire quale sia il miglior approccio terapeutico di prima linea. La seconda concerne la strategia ottimale dopo progressione alla combinazione contenente encorafenib e cetuximab: sarà ad esempio importante comprendere se il blocco di BRAF possa essere mantenuto nelle linee successive modificando il backbone chemioterapico, secondo un paradigma già consolidato in altri sottotipi molecolari di carcinoma colorettale, mentre, parallelamente, il rechallenge con encorafenib e cetuximab, guidato dalla biopsia liquida, è già oggetto di valutazione prospettica nello studio BRICKET (NCT06578559). Sono dubbi che verranno auspicabilmente sciolti dalla ricerca futura, ma, nell’attesa, i risultati disponibili consentono di guardare con rinnovato ottimismo al trattamento dei pazienti con carcinoma colorettale metastatico BRAF-mutato, una popolazione che fino a pochi anni fa era associata a prospettive terapeutiche estremamente limitate e che oggi dispone di strategie in grado di modificarne in modo sostanziale la prognosi.



Daraxonrasib or Chemotherapy in Previously Treated Metastatic Pancreatic Cancer

Background: Current therapies offer limited benefit for patients with previously treated metastatic pancreatic ductal adenocarcinoma (mPDAC). Aberrant activation of the RAS pathway is the key driver of PDAC, with oncogenic RAS mutations present in more than 90% of cases. Daraxonrasib is an oral RAS(ON) multiselective, tri-complex inhibitor of the active guanosine triphosphate-bound state of mutant and wild-type RAS … (leggi tutto)

Daraxonrasib (RMC-6236) è un inibitore orale multiselettivo dello stato attivo (GTP-legato) di RAS, “RAS(ON)”, attivo sulle forme mutate e wild-type di KRAS, NRAS e HRAS. In RASolute 302 ne sono stati valutati efficacia e sicurezza rispetto alla chemioterapia a scelta dello sperimentatore in pazienti con adenocarcinoma duttale pancreatico metastatico (mPDAC) precedentemente trattato. I risultati sono stati presentati il 31 maggio 2026 alla Plenary Session dell’ASCO Annual Meeting (Abstract LBA5), accolti da una standing ovation, con pubblicazione simultanea sul New England Journal of Medicine.
Il carcinoma pancreatico è associato ad una prognosi infausta, con sopravvivenza globale mediana inferiore a un anno nella malattia metastatica. Oltre la prima linea, la chemioterapia a base di fluoropirimidine o gemcitabina offre tassi di risposta bassi, una PFS mediana di 3-4 mesi ed una OS mediana di 6-7 mesi. Il razionale biologico di daraxonrasib è particolarmente solido in questa malattia: le mutazioni oncogeniche di RAS sono presenti in oltre il 90% dei PDAC ed oltre l’80% interessa il codone 12 di KRAS. A differenza degli inibitori allele-specifici (es. anti-G12C, -G12D), l’inibizione multiselettiva dello stato RAS(ON) consente di colpire l’intero spettro delle varianti G12, G13 e Q61 e, potenzialmente, i tumori RAS wild-type dipendenti dalla via RAS-MAPK, fornendo il razionale per un arruolamento ampio non ristretto ad un singolo allele.
RASolute 302 è uno studio di fase 3, internazionale, in aperto, randomizzato 1:1 (59 centri, 6 Paesi), che ha arruolato 500 pazienti con mPDAC progredito dopo una linea di terapia a base di fluoropirimidine o gemcitabina, ECOG PS 0-1, malattia misurabile e stato mutazionale di RAS documentato (su tessuto nell’87.4% e su ctDNA nel 12.6% dei casi). I pazienti sono stati randomizzati a daraxonrasib 300 mg/die per via orale oppure alla chemioterapia a scelta dello sperimentatore tra quattro regimi standard (gemcitabina-nab-paclitaxel, nal-IRI+5-FU/LV, mFOLFIRINOX, FOLFOX), senza crossover consentito. Gli endpoint primari erano duplici, OS e PFS (valutata mediante revisione centrale indipendente in cieco, BICR), nella sottopopolazione con mutazioni RAS G12 (91.8% degli arruolati). Endpoint secondari chiave comprendevano OS e PFS nella popolazione complessiva, ORR e outcomes riferiti dal paziente (tempo al deterioramento del dolore e della qualità di vita globale, EORTC QLQ-PAN26 e QLQ-C30).
Con un follow-up mediano di 8.5 mesi (analisi alla prima interim, data di cut-off 10 febbraio 2026), daraxonrasib ha determinato una riduzione del 60% del rischio di morte. Nella popolazione RAS G12, la OS mediana è risultata di 13.2 vs 6.6 mesi (HR 0.40; IC95% 0.30-0.54; p<0,001) e, nella popolazione complessiva, di 13.2 vs 6.7 mesi (HR 0.40; IC95% 0.30-0.53). La PFS mediana è stata di 7.3 vs 3.5 mesi (HR 0.45) nella popolazione RAS G12 e di 7.2 vs 3.6 mesi (HR 0,49) nella complessiva (p<0,001 per entrambe). Il tasso di risposta obiettiva è risultato più che triplicato (33.2% vs 11.8% nella popolazione RAS G12). Il beneficio è apparso consistente nei sottogruppi prespecificati, compreso quello, sebbene numericamente esiguo, dei pazienti senza mutazione RAS G12 (HR per OS 0.37). Rilevante il dato sugli outcomes riferiti dal paziente: il tempo mediano al deterioramento del dolore è stato di 9.0 vs 3.7 mesi (HR 0.51) e quello della qualità di vita globale di 5.6 vs 2,4 mesi (HR 0,60). Sul piano della sicurezza, il profilo di tossicità di daraxonrasib si è confermato diverso da quello della chemioterapia e clinicamente gestibile. Gli eventi avversi più frequenti sono stati dermatologici e gastrointestinali, prevalentemente di basso grado ma non trascurabili in frequenza: rash cutaneo (85.5%), diarrea (58.1%), stomatite/mucosite (53.1%), nausea (46.5%) e vomito (36.9%). Pur richiedendo una gestione attiva, rash e stomatite severi (grado ≥3) sono stati contenuti (13.7% e 12.0%) e una sostanziale assenza della mielotossicità tipica dei regimi citotossici (neutropenia di grado ≥3 1.7% vs 27.6%). L’elemento dirimente è il dato sulle interruzioni: nonostante una durata mediana di esposizione assai più lunga (6.2 vs 1.5-3.2 mesi), le sospensioni per tossicità correlata sono state nettamente inferiori (1.2% vs 11.2%), con un solo decesso correlato (polmonite). Nel complesso, pur a fronte di una tossicità dermatologica e gastrointestinale di frequenza elevata e non sempre agevole da tollerare, daraxonrasib presenta un profilo gestibile, in cui solo una minoranza marginale di pazienti è stata costretta a sospendere il trattamento.
È un risultato che valida clinicamente la strategia di inibizione sostenuta dello stato RAS(ON) come driver primario della malattia. A colpire è soprattutto la magnitudo dell’effetto, di entità senza precedenti nel carcinoma pancreatico. Un HR di 0.40 con un raddoppio della OS mediana, peraltro non ancora pienamente matura (limite superiore dell’IC “non raggiunto”), in una neoplasia storicamente refrattaria, giustifica il clamore con cui il dato è stato accolto e la concessione, da parte di FDA, di un programma di expanded access negli USA.
Sul versante della sicurezza e della qualità di vita, il profilo appare decisamente favorevole e, soprattutto, clinicamente gestibile. La tossicità, sopratutto gastroenterica e dermatologica, pur frequente, è prevedibile e governabile con misure profilattiche standardizzate.
Coerentemente con il beneficio ormai consolidato, lo studio è attualmente in fase di emendamento per consentire il proseguimento del trattamento con daraxonrasib oltre la progressione (beyond progression) e il crossover a daraxonrasib per i pazienti ancora in trattamento con chemioterapia standard. Per il contesto italiano, alcune considerazioni si impongono. Le sfide più immediate riguarderanno l’iter regolatorio e di rimborsabilità e il riposizionamento dell’intera sequenza terapeutica del mPDAC. Al momento in Italia il farmaco non è disponibile e, allo stato attuale, nessun programma di accesso anticipato è stato annunciato o pianificato per l’Europa e per l’Italia. Cautela nella comunicazione va mantenuta inoltre in quanto, pur a fronte di un beneficio senza precedenti, allo stato attuale dei dati non si configura come terapia curativa. Resta dunque un progresso concreto e importante, che apre prospettive nuove pur senza esaurire, da solo, il bisogno clinico. Fatta questa premessa, la direzione tracciata è chiara. Come sottolineato dal discussant alla Plenary Session dell’ASCO, l’obiettivo per i prossimi anni è che gli inibitori di RAS arrivino a dominare il panorama terapeutico e sperimentale del carcinoma pancreatico in tutti i suoi stadi, in monoterapia o in combinazioni razionali, così da offrire questi farmaci alla maggioranza dei pazienti. Perché ciò si realizzi, è auspicabile che l’iter approvativo e di rimborsabilità sia il più rapido possibile e che, nel frattempo, l’arruolamento negli studi clinici sia offerto ai pazienti in ogni linea di trattamento. In questa prospettiva, l’imminente apertura in Italia, in più centri, degli studi RASolute 303 (daraxonrasib ± gemcitabina-nab-paclitaxel in prima linea nel mPDAC) e RASolute 304 (daraxonrasib nel PDAC resecato, setting adiuvante) rappresenta la concreta opportunità di tradurre questo entusiasmo in un beneficio reale e governato.

 


Perioperative Apalutamide in High-Risk Localized Prostate Cancer

Background: Radical prostatectomy is potentially curative in patients with high-risk localized or locally advanced prostate cancer; however, relapse occurs within 5 years in up to 50% of patients. Methods: We conducted a phase 3, double-blind, placebo-controlled trial in which patients with newly diagnosed high-risk localized or locally advanced prostate cancer were randomly assigned in a 1:1 ratio to receive androgen-deprivation therapy (ADT) plus apalutamide (240 mg per day) or ADT plus placebo for 6 cycles … (leggi tutto)

Lo studio PROTEUS presentato all’ultimo convegno dell’American Society of Clinical Oncology a Chicago in sessione plenaria e pubblicato sul New England Journal of Medicine (ClinicalTrials.gov number NCT03767244) rappresenta il primo trial randomizzato di fase III che impiega un antiandrogeno moderno (apalutamide) associato LH-RH analogo o antagonista (ADT) in fase neoadiuvante e adiuvante alla prostatectomia. Svariate esperienze, ormai datate, avevano valutato la somministrazione di ADT in fase preoperatoria e postoperatoria nei pazienti con carcinoma prostatico, utilizzando prevalentemente gli LH-RH analoghi oppure gli antiandrogeni di vecchia generazione (bicalutamide). Fatta eccezione per il ritardo della progressione biochimica del PSA, non era mai stato dimostrato un impatto significativo sul rallentamento della progressione radiologica di malattia, né tantomeno sulla sopravvivenza globale. L’uso della terapia ormonale in fase preoperatoria impedisce inoltre di valutare in modo oggettivo il valore del PSA post-operatorio che è importante criterio di valutazione della radicalità chirurgica. Per questi motivi l’utilizzo della ADT in fase preoperatoria non è mai stato raccomandato nelle linee guida.
Apalutamide è un farmaco orale in grado di legare il recettore androgenico e di impedirne la sua traslocazione nel nucleo, bloccando quindi i pathways androgeno-dipendenti che sono alla base dello sviluppo e progressione delle neoplasie prostatiche. Studi randomizzati positivi hanno portato alla registrazione di apalutamide sia nel setting metastatico castration-sensistive che nel setting non-metastatico castration resistant. Esperienze preliminari con questo o altri farmaci simili combinati con ADT in fase preoperatoria avevano riportato interessanti tassi di risposta patologica completa alla successiva prostatectomia, fornendo il razionale per questo studio.
Lo studio PROTEUS, randomizzato, internazionale, ha infatti l’obiettivo di verificare se la somministrazione di sei mesi di apalutamide insieme ad ADT prima dell’intervento e proseguita poi per ulteriori 6 mesi nel postoperatorio è in grado di prolungare la metastasis-free survival per imaging convenzionale o PET con PSMA (metastasis-free survival – MFS – per revisione centralizzata, BICR) e il tasso di risposta patologica completa o minimal residual disease (ypT0 o ≤ypT2 con diametro tumorale ≤ 5mm per revisione centralizzata) come co-primary enpoints rispetto ad ADT +placebo di pari durata. Endponts secondari erano event-free survival, tempo alla recidiva biochimica, tempo al trattamento successivo, tempo al recupero del testosterone con PSA negativo, sopravvivenza globale, qualità di vita, tollerabilità etc.
Criteri principali di inclusione erano diagnosi istologica di neoplasia della prostata definita ad alto rischio o localmente avanzata secondo una combinazione dei criteri NCCN (Gleason ≥8 e/o PSA ≥20 e T stage ≥3 e/o N1) e di numero elevato di biopsie positive se Gleason 4+3=7, oltre che assenza di controindicazioni alla prostatectomia.
In oltre 180 Centri sono stati arruolati 2109 pazienti, con età mediana 66 anni (range62-71), netta prevalenza di Gleason 8-10 (95%) e stadio T2 (44%) e T3 (32%), e limitata rappresentazione dei pazienti con malattia cN1 (12%).
Ad un follow-up mediano di 61.7 mesi, l’endpoint primario patologico sopra definito è stato raggiunto nell’8.9% dei pazienti nel braccio Apalutamide rispetto all’1% del braccio di controllo, con Odds ratio 10.17, p<0.001. Apalutamide con ADT ha ridotto il rischio di sviluppo di metastasi o morte rispetto ad ADT da sola con HR 0.80 (95%CI=0.67-0.96, p=0.02), con probabilità di MFS a 5 anni del 78.2 vs 73.5%, rispettivamente. La maggior parte delle metastasi sono state identificate come atteso tramite imaging con PET PSMA (53% braccio apalutamide e 60.7% braccio di controllo)
Svariati endpoints secondari sono risultati pure a favore del braccio Apalutamide + ADT rispetto ad ADT da sola: median event free survival (57,1 vs 38,4 mesi, <0.001), tempo mediano al trattamento successivo (74,2 vs 41,5 mesi, p<0.001) come anche la mediana di PSA-recurrence free survival con recupero del testosterone risultata 35,4 vs 30.3 mesi, rispettivamente.
La percentuale di pazienti che hanno recuperato valori di testosterone di almeno 200ng/dL è stata 81.6% nel braccio Apalutamide e 83.0% nel braccio controllo.
Con solo l’8.5% di decessi finora, l’analisi di sopravvivenza globale non ha mostrato differenze.
La durata mediana del trattamento ormonale combinato o singolo è stata sovrapponibile nei due gruppi (11 mesi) con maggiore incidenza di rash cutaneo (21 vs 10%) e vampate (63 vs 56%) nel braccio apalutamide +ADT e comparabile incidenza di incontinenza urinaria (50%), fatigue (27%) e disfunzione erettile (41%). Solo il 7.4% dei pazienti ha interrotto apalutamide per eventi avversi. Lo studio PROTEUS fornisce la prima evidenza che l’aggiunta di apalutamide alla ADT è in grado di aumentare in modo significativo il tasso di risposta patologica completa o quasi completa e di aumentare il tempo alla comparsa delle metastasi, anche se l’entità assoluta della differenza nei due endpoints appare tutto sommato non particolarmente elevata. Ricordiamo che in altre patologie oncologiche i tassi di risposta patologica completa possono superare il 50%, con importante vantaggio in termini di DFS e anche di OS. Inoltre, nessun iniziale segnale di incremento di OS è stato riportato, mentre gli studi con apalutamide e farmaci analoghi nel setting metastatico avevano mostrato fin da subito trend favorevoli anche in sopravvivenza globale.
La criticità principale dello studio è rappresentata dal braccio di controllo che è stato ADT + placebo, quando nella pratica clinica la ADT non viene mai impiegata in fase neoadiuvante prima della prostatectomia; in fase adiuvante viene abitualmente utilizzata solo nei pazienti con persistenza di PSA ed elementi patologici sfavorevoli oppure in presenza di linfonodi positivi.
Per questo è in corso uno studio complementare al PROTEUS in cui si confronta apalutamide + ADT in neoadiuvante e adiuvante dopo prostatectomia rispetto alla prostatectomia da sola (ClinicalTrials.gov number, NCT03767244). Al momento si è in attesa del responso regolatorio di FDA per l’uso di apalutamide in questa indicazione.



In Europe 

Systemic Aging Associated with a Higher Risk of Early-Onset Solid Cancers

Jul 07, 2026 – In an observational cohort study that leveraged data available in a large UK cohort (UK Biobank) and an electronic health record-linked biobank in the US (All of Us Research Program), first by prioritising integrative measures of systemic aging and then evaluating organ-specific aging, systemic aging was found as associated with a higher risk of early-onset solid cancers ... (leggi tutto)



Ovarian Function Suppression Plus Tamoxifen Significantly Reduces Premenopausal Breast Cancer Recurrence Over Tamoxifen and Further Reduction Is Seen When Combined with Exemestane

Jul 06, 2026 – Final 15-year outcomes of a phase III, randomised, controlled, open-label SOFT and TEXT studies, conducted among premenopausal women with resected HER2-negative breast cancer with oestrogen or progesterone receptors in at least 10% of cells, who were in SOFT randomly allocated 1:1:1 to tamoxifen daily, or tamoxifen plus ovarian function suppression (triptorelin, bilateral oophorectomy, or ovarian irradiation ... (leggi tutto)



EMA Recommends Extension of Therapeutic Indications for Encorafenib

Jul 03, 2026 – On 21 May 2026, the European Medicines Agency’s (EMA’s) Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) adopted a positive opinion recommending a change to the terms of the marketing authorisation for the medicinal product encorafenib (Braftovi).
The marketing authorisation holder for this medicinal product is .
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EMA steps up efforts on medicines for women’s health

Jul 02, 2026 – EMA is launching initiatives to better embed women’s health considerations in medicines development and regulation. Women live longer than men on average but spend more of their lives in poorer health. This disparity is due to societal aspects as well as gaps in disease prevention, diagnosis, and treatments, which do not always fully address the specific health needs of women ... (leggi tutto)


 
Talquetamab Plus Daratumumab and Pomalidomide and Talquetamab Plus Daratumumab Prolong PFS Among Previously Treated Patients with Relapsed Or Refractory Multiple Myeloma

Jul 02, 2026 – In a multicentre, open-label, phase III MonumenTAL-3 study conducted among patients with relapsed or refractory multiple myeloma who had previously received at least one line of therapy, both regimens of talquetamab plus daratumumab and pomalidomide (Tal-DP), talquetamab plus daratumumab (Tal-D) led to significantly longer progression-free survival (PFS) than daratumumab plus pomalidomide and ... (leggi tutto)


 
FDA Approves Pivekimab Sunirine-pvzy for Blastic Plasmacytoid Dendritic Cell Neoplasm, an Ultra-Rare Haematologic Malignancy

Jul 01, 2026 – On 27 May 2026, the US Food and Drug Administration (FDA) approved pivekimab sunirine-pvzy (Decnupaz, AbbVie, Inc.), a CD123-directed antibody and alkylating agent conjugate, for adult patients with blastic plasmacytoid dendritic cell neoplasm (BPDCN).
Efficacy was evaluated in CADENZA (NCT03386513), a multicentre, open-label, single-arm clinical study that included adult patients with treatment-naïve BPDCN (33 patients) or relapsed or refractory BPDCN (51 patients), without evidence of active central nervous system disease. Efficacy was based on the rate of complete remission or clinical complete remission (CR/CRc). .
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Dall’FDA 

FDA Issues CRL to Orviglance for Liver Metastasis Imaging in Patients With Severe Kidney Impairment

Jul 06, 2026 – Regulatory feedback cited inability to approve as submitted and requested additional product documentation plus clinical data before reconsideration of the NDA.
Manganese chloride tetrahydrate is orally administered, taken up by hepatocytes, and enhances liver MRI signal to improve conspicuity of focal lesions, including metastases, without gadolinium exposure .
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Five Under 5: Top Oncology Videos for the Week of 6/28

Jul 05, 2026 – Post-neoadjuvant T-DXd improved 3-year iDFS versus T-DM1 in residual HER2-positive breast cancer, but ILD risk mandates chest CT monitoring and careful expansion to broader-risk populations.
Darovasertib plus crizotinib significantly prolonged PFS versus investigator’s choice in HLA-A*02:01–negative metastatic uveal melanoma, with GI toxicity, edema, and rash requiring proactive supportive care .
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The OncFive: Top Oncology Articles for the Week of 6/28

Jul 04, 2026 – Orca‑T improved cGFS versus standard allograft plus tacrolimus/methotrexate (HR, 0.26) and reduced moderate-to-severe cGVHD at 12 months (12.6% vs 44.0%), with universal neutrophil recovery by day 28.
LNTH‑2501’s CRL for SSTR+ NET PET imaging reflected unresolved third‑party manufacturing conditions, while prior trials showed high agreement versus indium‑111 pentetreotide SPECT; resubmission timing remains unspecified .
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FDA Grants Breakthrough Device Designation to Merlin CP-GEP for Early-Stage Melanoma Risk Stratification

Jul 01, 2026 – FDA Breakthrough Device Designation positions Merlin CP-GEP for expedited development and review but does not constitute De Novo/510(k) clearance or confirm market authorization.
MERLIN_001 prospectively evaluated SLN-status prediction in stage IB (T1b/T2a) melanoma, addressing a cohort with substantial practice variability in SLN biopsy selection .
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FDA Approves New Treatment That Uses Donor Immune Cells to Prevent Serious Complications in Blood Cancer Patients

Jun 30, 2026 – The U.S. Food and Drug Administration today approved Tregzi, the first regulatory T (Treg) cell-based immunotherapy for improving chronic graft-versus-host disease (GVHD)-free survival in adult patients with blood cancers undergoing allogeneic hematopoietic stem cell transplantation (allo-HSCT). It represents a novel approach to ... (leggi tutto)


 
FDA Approves Orca-T for Matched Donor HSCT in Hematologic Malignancies

Jun 30, 2026 – FDA approved Orca-T for matched-donor, myeloablative HSCT in adults with hematologic malignancies to enhance reconstitution outcomes and improve chronic GVHD–free survival.
Precision-T showed median cGFS not estimable with Orca-T versus 7.3 months with standard graft plus tacrolimus/methotrexate (HR 0.26; P < .00001).
The pivotal population comprised adults with acute leukemias or MDS, with median follow-up under 10 months in both treatment arms  .
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Dall’ASCO 
  

Circulating Tumor DNA as a Treatment Guide in Advanced Esophageal Cancer

Jul 01, 2026 – Circulating tumor DNA (ctDNA) can potentially detect treatment failure weeks before imaging, providing oncologists with a critical window in which to switch regimens, enroll patients in trials, or have goals-of-care conversations earlier than conventional CT scans would allow.
Early ctDNA response may be predictive of survival outcomes, with patients who showed no decline in ctDNA after starting chemotherapy experiencing worse progression-free survival (PFS) and overall survival (OS) than those who showed early molecular response
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Personalized Treatment De-escalation in Early-Stage Breast Cancer Using ctDNA

Jul 01, 2026 – The absence of a pathologic complete response (pCR) in patients with early-stage breast cancer has been considered an indicator of high risk of recurrence.
Circulating tumor DNA (ctDNA) may be a superior prognostic biomarker for identifying patients who may safely forgo additional systemic therapy or receive de-escalated adjuvant treatment despite having residual disease on surgical pathology, although clinical utility data are currently lacking to support this approach
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Infection Risks With Belantamab Mafodotin in Multiple Myeloma: Drivers, Prevention, and Management

Jul 01, 2026 – Belantamab mafodotin (belamaf) is a B-cell maturation antigen (BCMA)–targeted antibody–drug conjugate now approved for use in combination regimens for relapsed or refractory multiple myeloma (MM).
Belamaf combination therapy is associated with 70% to 82% all-grade infections and 31% to 49% grade 3 or higher infections, whereas the risk is lower with monotherapy at 41% for all-grade infections and 13% for grade 3 or higher infections
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Tofacitinib Shows Potential as a Second-Line Option for Severe, Steroid-Refractory Immune-Related Adverse Events

Jul 01, 2026 – Results from a 2-stage, single-arm trial indicate that tofacitinib reduces grade 3 or higher immune-related adverse events (irAEs) in Chinese patients receiving immune checkpoint inhibitor (ICI) treatment, with a 91.3% response rate and 3-day median time to response.
Tofacitinib has the potential to act as a bridging therapy, helping to resolve irAEs, enabling the protection of healthy tissue, and allowing rechallenge with ICIs
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Neoadjuvant Chemoradiotherapy With Camrelizumab Could Improve Outcomes in Locally Advanced Rectal Cancer

Jul 01, 2026 – According to results from a new single-arm, prospective, phase 2 study, a long course of neoadjuvant chemoradiotherapy (CRT) combined with the PD-1 inhibitor camrelizumab offers promising results in patients with locally advanced rectal cancer.
In an interim analysis of a separate study—the PRECAM-R trial—short-course radiotherapy and chemotherapy combined with envafolimab offers improved results over radiotherapy and chemotherapy alone
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Novità da AIFA – Farmaci a uso compassionevole

In questa sezione puoi trovare la lista dei farmaci a uso compassionevole

Elenco dei programmi attivati il 29 aprile 2026:


Vimseltinib (Romvimza) – Deciphera
Trattamento di pazienti adulti con tumore tenosinoviale a cellule giganti (tenosynovial giant cell tumour, TGCT) sintomatico associato a un deterioramento clinicamente rilevante della funzionalità fisica, nei quali le opzioni chirurgiche sono state esaurite o porterebbero a morbilità o disabilità inaccettabile.


Clicca qui per la lista programmi per uso compassionevole aggiornata al 3 Giugno 2026
Clicca qui per maggiori informazioni


Pillole dall’AIFA

06 luglio 2026 – AIFA pubblica il Rapporto sulle tempistiche di prezzo e rimborso 2024-2026: tempi medi di valutazione ridotti a 4 mesi
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03 luglio 2026 – Esiti riunione Commissione Scientifica e Economica del Farmaco (CSE)
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03 luglio 2026 – CCNCE: pubblicate le nuove Linee di indirizzo sul consenso informato e la modulistica aggiornata
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03 luglio 2026 – Aggiornamento “Diario di bordo sulla Trasparenza”
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02 luglio 2026 – Elenco annuale delle Officine autorizzate/registrate alla produzione/importazione di sostanze attive aggiornato al 30 giugno 2026
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02 luglio 2026 – Tabelle farmaci di classe A e H al 28/02/2026
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01 luglio 2026 – Aggiornamento e ampliamento dei criteri di applicazione della procedura semplificata per l’AIC dei medicinali (procedura nazionale o di mutuo riconoscimento/decentrata)
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È APERTA LA CALL DI ADESIONE ALLE GIORNATE DI DIAGNOSI PRECOCE PER L’EDIZIONE 2026



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