Anno XXIV - Numero 1052 - 2 Giugno 2026

Hanno curato la selezione degli articoli scientifici e i commenti di questo numero: Dario Trapani, Bianca Malagutti, Davide Izzo, Giulia Malvezzi, Renato Marsicano, Riccardo Asnaghi (Istituto Europeo di Oncologia, IRCCS; Università di Milano, dipartimento di oncologia ed ematologia, Milano, Italia) 




Coordinatori: Carmen Criscitiello, Marcello Tiseo
Editore: Intermedia - Direttore Responsabile: Mauro Boldrini

Oggi in Oncologia

Evolutionary characterization of lung cancer metastasis

Limited understanding of the biological processes that govern metastatic dissemination hinders its prevention and treatment1. Here, using 501 longitudinally collected primary and metastatic tumour samples from 24 patients with non-small cell lung cancer (NSCLC) enrolled in the TRACERx lung study and PEACE autopsy programme … (leggi tutto)

In un recente studio pubblicato su Nature, un prestigioso gruppo di ricerca britannico ha condotto analisi genomiche ad alta profondità su una coorte di 24 pazienti deceduti per carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), dopo intervento chirurgico e successiva recidiva. Il lavoro si inserisce nel solco di una serie di pubblicazioni che, negli ultimi anni, hanno cercato di mappare la complessità dei pattern migratori delle cellule tumorali durante lo sviluppo metastatico di neoplasie di diversa origine – tra cui fegato, colon, prostata e mammella [1–4].
All’interno della coorte di studio, erano rappresentati i sottotipi istologici più comuni di NSCLC (9 adenocarcinomi e 10 carcinomi a cellule squamose); inoltre erano presenti 5 altre neoplasie appartenenti a sottotipi più rari, tra cui 2 carcinomi a grandi cellule, 2 carcinomi pleomorfi e 1 carcinosarcoma.
Le caratteristiche cliniche dei pazienti di questa coorte erano globalmente rappresentative dei pazienti con stadi comparabili di NSCLC operabile, tra cui età mediana di 70 anni (range 47–87aa), abitudine tabagica (19 ex-fumatori, 3 fumatori attuali e 2 mai fumatori), DFS mediana di 11 mesi (IQR 6–18) e OS mediana di 29 mesi (IQR 16–46).
I riscontri interessanti sono stati diversi, con differenze a volte significative rispetto a studi simili in altre patologie. Ad esempio, lo studio ha rilevato che all’interno dei secondarismi vi erano spesso alterazioni “driver” o di rilevanza biologica che non erano presenti nelle analisi sul tumore primario. Tra queste alterazioni, identificate come oncogeniche tramite il database OncoKB, non vi erano alterazioni canonicamente actionable dal punto di vista terapeutico, con una singola alterazione puntiforme di SMARCA4 indicata come potenziale target terapeutico, e attualmente solo in fase di sperimentazione clinica. Il gene più comunemente alterato, come atteso, era TP53 (75% dei pazienti), inattivato biallelicamente nell’89% dei casi: nella maggior parte entrambi gli hit erano troncanti, mentre in altri una perdita di eterozigosi (LOH) subclonale seguiva ad una mutazione troncante.
In linea con studi condotti su altri tipi di cancro, la maggior parte delle metastasi originava da un singolo subclone migrante (72,5%, 187/258), anziché da più subcloni migrati insieme o in sequenza. Delle metastasi analizzate, solo il 38% (98/258) originava da subcloni del tumore primitivo (disseminazione primitivo-metastasi, mentre il 60% (156/258) originava da subcloni provenienti da metastasi (disseminazione metastasi-metastasi), e il 2% (4/258) da entrambi. Nel complesso, il 71,3% (92/129) delle migrazioni metastasi-metastasi restava confinato all’interno della cavità anatomica di origine: le metastasi intratoraciche seminavano prevalentemente metastasi intratoraciche, mentre quelle extratoraciche seminavano prevalentemente metastasi extratoraciche.
Questi dati sono coerenti con un’evoluzione continua dei tumori primitivi e delle metastasi dopo la loro divergenza, con l’insorgenza di altre alterazioni “driver” all’interno dei secondarismi, e con la presenza di un seeding a cascata da metastasi a metastasi, anche se quest’ultimo seeding rimaneva relativamente organo-confinato. Di conseguenza, è improbabile che i tumori primitivi NSCLC resecati siano interamente rappresentativi del profilo biologico delle metastasi insorte durante la storia di malattia.
Il tempo di permanenza in situ di una lesione secondaria appariva un fattore necessario, ma non sufficiente, alla generazione di metastasi a cascata: la sopravvivenza globale (OS) mostrava infatti una correlazione lineare positiva con la proporzione di migrazioni inter-metastatiche. Tuttavia, il fattore che correlava più fortemente con la diffusione dei subcloni – e in particolare con la loro capacità di disseminazione extratoracica – era il burden di alterazioni somatiche del numero di copie (SCNA) della lesione d’origine (primaria o metastatica), un dato direttamente legato all’instabilità cromosomica (CIN).
Il fatto che i macroriarrangiamenti cromosomici favoriscano l’adattamento a nuovi ambienti apre un parallelo suggestivo con quanto osservato nei ciclidi, una diffusissima famiglia di pesci ossei. In un lavoro pubblicato su Science nel 2025, Blumer e colleghi [5] hanno dimostrato che, nei ciclidi del Lago Malawi, la diffusione di inversioni su scala cromosomica coincideva con la diversificazione fenotipica ed ecologica delle specie bentoniche nei diversi habitat.
Al di là di questa suggestiva analogia, il risvolto forse più rilevante della variabilità legata all’instabilità cromosomica e della dipendenza da tempo e volume tumorale nello sviluppo delle metastasi guarda al futuro: identificare i pazienti che potrebbero beneficiare di trattamenti locali consolidativi – come radioterapia e chirurgia – per ridurre il burden di malattia, mirando in particolare a quelle metastasi con CIN elevato e quindi a maggior rischio di ulteriore disseminazione.
In tal senso, lo studio approfondito delle dinamiche dell’evoluzione clonale apre un nuovo scenario non solo nella descrizione della biologia del cancro al polmone, ma anche di approcci di terapia innovativi.

[1] Neel Sanghvi et al. ,Charting the transcriptomic landscape of primary and metastatic cancers in relation to their origin and target normal tissues.Sci. Adv.10,eadn0220(2024).DOI:10.1126/sciadv.adn0220
[2] Brown, D. et al. Phylogenetic analysis of metastatic progression in breast cancer using somatic mutations and copy number aberrations. Nat. Commun. 8, 14944 (2017).
[3] Gundem, G. et al. The evolutionary history of lethal metastatic prostate cancer. Nature 520, 353–357 (2015).
[4] McPherson, A. et al. Divergent modes of clonal spread and intraperitoneal mixing in high-grade serous ovarian cancer. Nat. Genet. 48, 758–767 (2016).
[5]Introgression dynamics of sex-linked chromosomal inversions shape the Malawi cichlid radiation
DOI: 10.1126/science.adr9961


Zanidatamab in HER2-Positive Metastatic Biliary Tract Cancer
Final Results From HERIZON-BTC-01

Metastatic biliary tract cancer (BTC) has a poor prognosis (median overall survival [OS] <13 months with first-line therapies and 6-9 months for subsequent chemotherapy) … (leggi tutto)

JAMA Oncology ha recentemente pubblicato i risultati finali dello studio di fase IIb HERIZON-BTC-01, che ha valutato l’efficacia in seconda linea di zanidatamab in circa 80 pazienti affetti da tumore delle vie biliari (BTC) con iperespressione di HER2 2+ (indipendentemente dall’amplificazione FISH) o 3+.
Zanidatamab è un anticorpo bispecifico biparatopico mirato contro i domini extracellulari 2 e 4 di HER2. Grazie a questa peculiare configurazione geometrica, la molecola è in grado di legare simultaneamente due diversi monomeri recettoriali (binding in trans), favorendo la formazione di cluster recettoriali e la successiva internalizzazione del complesso. Tale meccanismo determina una marcata down-regolazione dell’espressione di HER2 sulla superficie cellulare. All’inibizione della trasduzione del segnale oncogenico si associano la citotossicità cellulare anticorpo-dipendente (ADCC), la fagocitosi cellulare anticorpo-dipendente (ADCP) e la citotossicità complemento-dipendente (CDC). L’azione sinergica di questi processi esita nell’inibizione della crescita tumorale e nella morte cellulare.
L’analisi finale del HERIZON-BTC-01 ha mostrato un beneficio clinico considerevole nei pazienti con tumore delle vie biliari HER2-positivo e refrattario alle terapie, con un objective response rate (ORR) di circa il 40% e una durata media di risposta al trattamento di 14.9 mesi. La mediana di sopravvivenza globale, invece, è stata di 15,5 mesi ad un follow-up mediano di 33,4 mesi. Sebbene la numerosità sia ancora ridotta essendo uno studio di fase IIb, dall’analisi finale di sottogruppo si evince che la migliore risposta si è ottenuta nei pazienti HER2-positivi con IHC 3+ (ORR: 32% vs 6%; mOS: 18.1 vs 5.2).
Un dato evidenziato dagli autori è che i pazienti che hanno risposto al trattamento con zanidatamab hanno mostrato una riduzione del peggior punteggio medio del dolore rispetto al basale (valutato tramite il Brief Pain Inventory-Short Form).
In considerazione della storica prognosi infausta dei pazienti affetti da BTC, con una mediana di sopravvivenza globale inferiore ai 13 mesi, zanidatamab ha dimostrato un beneficio clinico significativo capace di portare ad una risposta prolungata e a un’ottimizzazione della qualità di vita.
Sulla base dei dati precoci già pubblicati nel 2023, zanidatamab ha già ricevuto l’approvazione accelerata da parte delle principali autorità regolatorie (FDA, EMA, NMPA) per i pazienti con BTC metastatico HER2-positivo (IHC 3+). Attualmente è in corso lo studio di fase 3 HERIZON-BTC-302, che valuta il farmaco in prima linea di trattamento, di cui si attendono i risultati. Il panorama terapeutico dei BTC si conferma in rapida evoluzione e altamente competitivo, con lo sviluppo di altre molecole ingegnerizzate come i noti trastuzumab deruxtecan (T-DXd) e Diditamab Vedotin e nuovi ADC e bispecifici (es. TQB2102, GQ1001) volti a ridefinire lo standard di cura.
 


Adjuvant personalized multivalent neoantigen DNA vaccination for MGMT unmethylated glioblastoma: a phase 1 trial

Glioblastoma is a fatal disease with a median prognosis of 12–18 months. Recent studies have shown encouraging results using neoantigen-based vaccines to stimulate glioblastoma-directed immune responses, but overall immunogenicity has been low. Here, we report the results of an open-label, single-arm, phase 1 clinical trial (GT-20) to evaluate the safety … (leggi tutto)

Nature Cancer ha recentemente pubblicato i risultati dello studio di fase I GT-20, che ha valutato sicurezza, tollerabilità e immunogenicità di un vaccino neoantigenico personalizzato (GNOS-PV01), in pazienti affetti da glioblastoma (GBM) con MGMT non metilato, e dunque resistente al trattamento con temozolomide, in setting adiuvante post chirurgia e radioterapia.
Numerosi sono stati, sino ad ora, i tentativi di utilizzare terapie immuno – attivanti nel glioblastoma, senza, tuttavia, nessun miglioramento in termini di sopravvivenza, probabilmente a causa della marcata eterogeneità intratumorale, della bassa immunogenicità e dell’immunosopressione del microambiente tumorale che si osservano nei GBM. In tal senso, sono recentemente emersi approcci basati sui vaccini neoantigenici, con l’obiettivo ultimo di espandere le cellule immunitarie ed attivare una risposta immunitaria efficace nei confronti delle cellule tumorali.
GNOS-PV01 è un vaccino basato su DNA plasmidico, contenente sino a 40 neoantigeni (risultato del campionamento e successivo sequenziamento di almeno tre frammenti tumorali distinti per ciascun paziente, con tecnica pVAC seq.) associato ad ulteriore plasmide codificante IL-12 (che potenzia la risposta immunitaria), somministrato per via intramuscolare e seguito da elettroporazione per facilitare l’ingresso del DNA plasmidico a livello intracellulare. Il vaccino così composto è stato somministrato a 9 pazienti, che hanno ricevuto la prima dose una volta completata la radioterapia post operatoria – previsto un richiamo ogni 3 settimane per 9 settimane ed ulteriori somministrazioni ogni 9 settimane. Per valutare la risposta immunitaria, inoltre, per ciascun paziente venivano effettuali prelievi ematici seriati (pre, durante e post trattamento) per monitorare le sottopopolazioni linfocitarie (T, B, NK mediante citometria di flusso), l’eventuale avvenuta produzione di IFN-gamma, l’espansione clonale dei TCR (mediante TRC sequencing).
Gli endpoint primari dello studio erano safety e feasibility; immunogenicità come endpoint esploratorio. Nessun paziente ha dovuto interrompere a causa di tossicità inaccettabile, non sono state osservate dose limiting toxicities e la maggioranza delle tossicità osservate era di Grado 1-2 e relata al sito di iniezione (78%). La feasibility, intesa come capacità di produrre e somministrare il vaccino personalizzato entro 4 settimane dalla chirurgia, era invece 10 settimane – dato che sottolinea la necessità di ottimizzare la catena produttiva. A proposito dell’immunogenicità, lo studio ha mostrato un aumento, statisticamente significativo (p=0.0156) dell’espressione periferica di cellule T CD8+ e CD4+ nei pazienti immunostimolati rispetto al baseline ed una correlazione positiva tra sopravvivenza e percentuale di incremento dei CD8+ (p=0.018) e produzione di INFgamma (p=0.04). Inoltre, l’unico paziente che non ha mostrato aumento della risposta immunitaria è anche l’unico che stava ricevendo desametasone al momento della vaccinazione, a conferma del ruolo immunosoppressivo della terapia steroidea. Risultati simili sono stati osservati anche nel microambiente tumorale: il paziente 9, sottoposto a successive craniotomie (per progressione di malattia post vaccinazione), ha mostrato aumento dell’infiltrazione di CD8+ nel tessuto peritumorale, alcuni clonalmente espansi, post vaccinazione rispetto al valore basale pre vaccinazione.
Gli endpoint secondari erano la PFS a 6 mesi e l’OS a 12 mesi – entrambe 66.7% Inoltre, la PFS mediana osservata era 8.5 mesi, la sopravvivenza globale mediana 16.3 mesi, la sopravvivenza a 24 mesi 33%, con un unico paziente vivo e senza evidenza di malattia oltre 4 anni dopo la diagnosi.
Tra i limiti principali dello studio, che ne riducono l’impatto puramente clinico, vi sono sicuramente il campione limitato e la mancanza di randomizzazione. Tuttavia, dal punto di vista biologico, lo studio mostra dati incoraggianti riguardo la possibilità di realizzare un vaccino neoantigenico personalizzato a DNA per il glioblastoma che sia sicuro e capace di indurre risposte immunitarie T robuste e multispecifiche, suggerendo inoltre che possa fungere da substrato per potenziare l’efficacia di eventuali inibitori dei check point immunitari. A tal proposito, è in corso un ulteriore Phase 1 trial che indaga sicurezza, fattibilità ed efficacia di un vaccino neoantigenico in combinazione con terapia anti PD1 in pazienti con nuova diagnosi di GBM con MGMT non metilato (ClinicalTrials.gov ID NCT05743595).
 


Analysis of UGT1A1 germline variants in patients with advanced breast cancer treated with trastuzumab-deruxtecan: results from the PROCURE Project

Although trastuzumab-deruxtecan (T-DXd) has demonstrated significant efficacy in advanced breast cancer, treatment discontinuation due to adverse events occurs in ∼20% of patients. Pharmacogenetic variants in uridine diphosphate glucuronosyltransferase 1A1 (UGT1A1) increase the toxicity risk for other antibody-drug conjugates using topoisomerase I inhibitors, but they remain unexplored for T-DXd … (leggi tutto)

Prima di iniziare T-DXd, dovrei richiedere il test UGT1A1? È una domanda che in molti si sono posti, soprattutto dopo che il polimorfismo *28/*28 è diventato parte della routine clinica con sacituzumab govitecan in alcuni contesti, seppur non universalmente raccomandato nelle linee guida nazionali ed internazionali. Il ragionamento sembrava filare: entrambi gli ADC usano un inibitore della topoisomerasi I come payload, UGT1A1 *28/*28 riduce la glucuronidazione di SN-38 e si traduce in tossicità ematologica e gastrointestinale severa con sacituzumab govitecan perché non aspettarsi qualcosa di simile con DXd? Il Progetto PROCURE, sviluppato dal gruppo cooperativo spagnolo SOLTI, pubblicato su ESMO Open nel 2026, è partito esattamente da questa domanda.
292 pazienti con carcinoma mammario avanzato HER2-positivo o HER2-low, 26 ospedali spagnoli, genotipizzazione UGT1A1*28 su campione ematico, follow-up mediano di 18 mesi. La distribuzione genotipica era quella che ci si aspettava in una popolazione prevalentemente caucasea: 43% wild-type (*1/*1), 46% eterozigoti (*1/*28), 10% omozigoti (*28/*28). Durata mediana di T-DXd di 12 mesi, abbastanza da vedere emergere le tossicità rilevanti.
La risposta è no: nessuna associazione significativa tra genotipo UGT1A1 e gli eventi avversi principali di T-DXd. Le pazienti poor metabolizers (*28/*28) avevano numericamente più neutropenia (13,3% vs <6% negli altri genotipi) e più tossicità gastrointestinale di grado ≥3, ma le differenze non raggiungono la significatività statistica, e con soli 30 pazienti in quel sottogruppo non poteva essere altrimenti. Soprattutto, nessun segnale per ILD e polmonite, che restano la tossicità più temuta di T-DXd e che si presentano trasversalmente, indipendentemente dal genotipo. Il dato che nessuno si aspettava è l’opposto: le *28/*28 avevano una durata di trattamento di 17,3 mesi contro 11,6 mesi delle wild-type (HR 0,47, p=0,03), e un tasso di discontinuazione per tossicità del 0%. Biologicamente suggestivo, ridotta attività enzimatica su un substrato correlato a DXd potrebbe modificare l’esposizione al farmaco, ma con 30 pazienti è un’ipotesi da esplorare, non una conclusione.
Il negativo, in realtà, non sorprende chi conosce la farmacologia di T-DXd. DXd è un derivato dell’exatecano, strutturalmente distinto da SN-38, e viene rilasciato intracellularmente dopo internalizzazione e degradazione lisosomiale del complesso: il pathway di detossificazione passa per P-gp e OATP, non per UGT1A1. Il polimorfismo *28 semplicemente non è rilevante qui come lo è per irinotecan o sacituzumab. Lo studio lo conferma in modo prospettico su una casistica reale.
La conclusione pratica è che il test UGT1A1 non va richiesto prima di T-DXd. Ma questo ci lascia esattamente dove eravamo: senza strumenti per identificare le pazienti che svilupperanno ILD. Il 11% di incidenza nella coorte PROCURE è in linea con i trial registrativi, e i casi gravi, seppur minoritari, restano imprevedibili. I candidati biomarker per ILD (MUC5B, FCGR2A, aplotipi HLA) sono ancora dati preliminari e non validati. Il merito principale di PROCURE è chiudere una domanda che aveva senso porsi e liberare spazio per cercare altrove. I limiti sono quelli inevitabili di uno studio osservazionale multicentrico: variabilità intercentro nel grading della tossicità, assenza di campioni farmacocinetici, popolazione quasi esclusivamente caucasea. Non cambiano il messaggio, ma impongono cautela sull’analisi esplorativa del sottogruppo *28/*28 cioè quella con il dato più interessante.


Daraxonrasib in Previously Treated Advanced RAS-Mutated Pancreatic Cancer

Current therapies for patients with pancreatic ductal adenocarcinoma (PDAC) provide modest benefit. Activating RAS mutations occur in more than 90% of PDAC tumors. Daraxonrasib (RMC-6236) is an oral RAS(ON) multiselective inhibitor that targets guanosine triphosphate–bound mutant and wild-type RAS … (leggi tutto)

Il trattamento del tumore del pancreas storicamente rappresenta una delle più grandi sfide della oncologia. Circa il 60% delle nuove diagnosi avviene in stadio avanzato e la frustrante realtà è che, nonostante l’incessante spinta della ricerca, nel setting metastatico gli ultimi 15 anni non hanno visto approvazioni di terapie innovative – certamente non di tipo a target molecolare. L’attuale prima linea nel setting avanzato consiste in una combinazione di soli chemioterapici (FOLFIRINOX, NALIRIFOX o GN) e la sopravvivenza mediana si attesta a circa 11-12 mesi.
Oggi, tuttavia, questo paradigma sembra finalmente approssimarsi ad un termine. Quella che si presenta davanti ai nostri occhi può essere una vera e propria rivoluzione nel trattamento del tumore al pancreas che apre le porte a eccitante nuove prospettive per i pazienti e per la ricerca oncologica. Sono finalmente arrivati gli inibitori di RAS, la prima realte terapia a target molecolare per il tumore del pancreas.
A inizio maggio 2026 sono stati pubblicati su New England Journal of Medicine i tanto attesi risultati dello studio di fase I-II relativi all’utilizzo di Daraxonrasib, un pan-RAS(ON) inhibitor in pazienti che avessero ricevuto almeno una linea di terapia per la malattia avanzata. I dati di efficacia parlano di PFS 8.5 mesi e OS 15.6 mesi, più del doppio rispetto ai dati storici di II linea per i trattamenti attualmente approvati. I risultati ufficiali dello studio di fase III Rasolute302 in II linea verranno presentati a fine maggio in sessione plenaria ad ASCO 2026, tuttavia l’azienda farmaceutica ha rilasciato anticipatamente una comunicazione in cui si conferma una OS di 13.2 mesi di Daraxonrasib vs 6.7 mesi per la chemioterapia. I risultati sono intriganti. Lo studio includeva pazienti con mutazioni KRAS G12X, incluse le mutazioni ricorrenti nel tumore del pancreas G12D, G12V, and G12R (>90% di tutti i pazienti!), ed anche i pazienti senza mutazioni di KRAS identificabili – i cui dati di sottogruppo saranno probabilmente presentati successivamente.
Per comprendere l’entità di questa ventata di novità è doveroso un breve excursus sulla biologia del tumore del pancreas. Circa il 90% delle diagnosi di tumore del pancreas sono rappresentate da adenocarcinomi duttali (PDAC). Di questi più del 90% sono caratterizzati da mutazioni clonali attivanti KRAS, tipicamente sostituzioni del codone 12. Nel processo di cancerogenesi dell’adenocarcinoma del pancreas la mutazione di KRAS rappresenta un evento precoce e che guida la crescita della neoplasia. Ne è testimonianza il fatto che la quasi totalità delle più comuni lesioni precancerose (PanIN) presentano una mutazione di KRAS e nel processo di evoluzione a forma invasiva generalmente acquisiscano mutazioni in geni oncosoppresori come TP53, SMAD4 o CDKN2A. Un driver necessario (ma non sufficiente), da cui la malattia dipende fino alle fasi più avanzate. Tali caratteristiche rendono RAS un bersaglio di notevole interesse e che da decenni rappresenta il centro della ricerca oncologica nella lotta contro il trattamento del tumore al pancreas (dal 1988 circa). RAS è una GTP-asi che agisce come switch molecolare (stato OFF: legate a GDP, stato ON: legate a GTP), principalmente tramite interazioni proteina-proteina e che rappresenta un crocevia fondamentale per amplificazione di segnali intra ed extra-cellulari. Per decenni RAS è stato considerato “undruggable” per via della sua affinità, unica in biologia, per il suo substrato (GTP). La prima svolta è giunta con lo sviluppo dei RAS (OFF) inhibitors con Sotorasib o Adagrasib, i quali sfruttano la formazione di una “pocket di suscettibilità” indotta dalla mutazione G12C (tuttavia piuttosto infrequente nel tumore al pancreas) bloccando covalentemente KRAS nel suo stato OFF di legame al GDP. La problematica di questi farmaci è di essere limitati all’azione su una singola mutazione, di non inibire le altre isoforme della famiglia di RAS e di non prevenire l’attività di KRAS nel suo stato ON (in cui la cascata di segnale e loop molecolare possono essere riattivati generando meccanismi di resistenza). L’innovazione, giunta negli ultimi anni, sono i RAS(ON) inhibitors, classe a cui appartiene Daraxonrasib. Tali farmaci vantano di un’innovativa ed elegante strategia di blocco di RAS nel suo stato ON: legandosi a una proteina chaperon detta Ciclophillin A (CypA), espressa ubiquitariamente nelle cellule dell’uomo e in particolare in quelle tumorali, crea un bi-complesso capace di legare RAS nel suo stato di legame con GTP generando quindi un tri-complesso stabile capace di prevenire l’interiazione di RAS con proteine a valle della cascata di segnale. Questo meccanismo pertanto non solo, a differenza dei RAS(OFF) inhibitors che ad oggi si limitano alla mutazione G12C, permette di bersagliare molteplici mutazioni di RAS in posizione 12 (incluso G12V, G12D, G12C) oltre che potenzialmente altre forme di RAS.
Arriviamo quindi a parlare dello studio di fase I-II in oggetto, nel quale Daraxonrasib è stato testato a dosaggi di orali da 10 mg a 400 mg in pazienti affetti da PDAC che avesserero ricevuto almeno una linea di trattamento. Il dosaggio raccomandato per la fase III è stato 300mg. La quasi totalità dei pazienti ha infatti manifestato eventi avversi relati al trattamento (96%) di cui il 30% di grado 3. Al dosaggio raccomandato di 300mg il farmaco ha richiesto una modifica di dose in circa il 40% dei pazienti, tuttavia non richiedendo in nessun paziente l’interruzione del trattamento. La tossicità caratteristica del farmaco è il rash cutaneo (circa il 90% dei pazienti a 300mg), seguita da diarrea (52%), stomatite/mucosite (54%) nausea (39%) e vomito (36%).
Per quanto riguarda invece gli endpoint di attività antitumorale, i dati sono estremamente promettenti. Per i pazienti trattati con 300mg è stata osservata una ottima ORR di 29% con DoR: 8.2 mesi, PFS di 8.1 mesi e OS: 15.6 mesi (dove storicamente nella II linea di trattamento del tumore del pancreas la letteratura parla di ORR 10%, PFS 2–3 mesi, OS 5–7 mesi). Daraxonrasib ha mostrato attività sia in II che III linea, sebbene gli outcome siano inferiori per quest’ultima. Un dato fondamentale è che il farmaco dimostra attività non solo per mutazioni di KRAS in posizione 12 bensì su tutte le mutazioni attivanti di KRAS in quanto gli outcome dei pazienti sono risultati sostanzialmente sovrapponibili.
Per concludere, Daraxonrasib ha tutte le carte in regola per essere una nuova arma, per quanto come clinici dovremo imparare a gestire le nuove sfide cliniche di una nuova terapia, per permettere una buona qualità di vita dei pazienti, che cambierà la storia del trattamento del tumore del pancreas (e probabilmente di altri tumori come quello del polmone). Revolution Medicines sta già testando il farmaco in I linea oltre che nel setting adiuvante (RASOULTE 303 e RASOLUTE 304 rispettivamente) e il mondo dell’oncologia attende trepidante.
 


Estimating the impact of scaling up workforce personnel on global cancer mortality from 2030 to 2050: a simulation-based analysis of 17 cancers and 18 personnel types

The global burden of cancer continues to rise, disproportionately affecting low-income and middle-income countries, where cancer workforce shortages are especially acute and contribute to poor outcomes. In this analysis, we estimate the effect on cancer mortality of scaling up specific workforce personnel types in order to provide global, regional, and country-specific guidance to inform cancer workforce policy … (leggi tutto)

La crescente incidenza dei tumori, sostenuta dall’invecchiamento e dall’aumento della popolazione mondiale, rende sempre più urgente interrogarsi non solo sull’accesso a farmaci, tecnologie e infrastrutture, ma anche sulla disponibilità di professionisti capaci di rendere effettiva la presa in carico oncologica. In questo contesto si inserisce lo studio di Ward e colleghi, pubblicato su The Lancet Oncology, che stima l’impatto del potenziamento della forza lavoro oncologica sulla mortalità per cancro tra il 2030 e il 2050. L’analisi utilizza un modello di microsimulazione applicato a 17 neoplasie, 18 profili professionali e 200 Paesi o territori, includendo non solo i casi diagnosticati ma anche quelli che restano non riconosciuti dai sistemi sanitari. Il messaggio principale è netto: le disuguaglianze nella forza lavoro oncologica sono destinate a persistere, soprattutto in Africa, e rappresentano un determinante cruciale della mortalità evitabile. Tra le singole figure professionali, l’aumento dei chirurghi oncologici produrrebbe la maggiore riduzione globale della mortalità, pari al 3,64%. Tuttavia, il beneficio più rilevante emerge quando si considerano team integrati: il potenziamento del personale diagnostico e di imaging ridurrebbe la mortalità globale del 7,61%, mentre un rafforzamento complessivo di tutti i livelli della forza lavoro potrebbe ridurre la mortalità di oltre il 50% in 55 Paesi, in particolare in Africa, America centrale e Asia meridionale. Il valore dello studio sta nell’aver spostato il focus dal singolo intervento clinico alla capacità sistemica di erogare cure. La diagnosi tempestiva, la stadiazione, la chirurgia, la radioterapia e i trattamenti sistemici non sono passaggi isolati: dipendono da reti di competenze interdipendenti. In questo senso, il risultato più importante non è solo l’identificazione di una priorità, chirurghi, tecnici di laboratorio, radiologi, patologi, ma la dimostrazione che nessuna figura, da sola, può correggere le disuguaglianze oncologiche. Il commento critico riguarda però la natura modellistica dell’analisi. Le stime dipendono da dati spesso incompleti, da definizioni non sempre armonizzate dei profili professionali e da assunzioni sulla relazione tra densità di personale e disponibilità reale delle cure. Inoltre, aumentare il numero di professionisti non basta se mancano infrastrutture, tecnologie, percorsi formativi, finanziamenti e strategie di retention. Lo stesso studio riconosce che soluzioni come task shifting, sanità digitale e intelligenza artificiale potranno agire da moltiplicatori, ma non sostituire la necessità di sistemi sanitari solidi. In definitiva, questo lavoro offre una cornice utile per i decisori: la lotta globale contro il cancro non si vincerà solo con l’innovazione terapeutica, ma con investimenti programmati, misurabili e contestualizzati nella forza lavoro. La vera equità oncologica passa anche, e forse prima di tutto, dalle persone che rendono possibile la cura.
 


In Europe

Adjuvant Selpercatinib Prolongs EFS Among Patients with Stage II or IIIA RET Fusion-Positive NSCLC

Jun 02, 2026 – In a multinational, double-blind, randomised, placebo-controlled phase III LIBRETTO-432 study conducted among patients with early-stage RET fusion-positive non-small cell lung cancer (NSCLC), event-free survival (EFS) was significantly longer with selpercatinib than with placebo. EFS assessments by the investigator and by blinded independent central review were concordant. Adjuvant selpercatinib was associated with liver-enzyme abnormalities of grade 3 or higher in less than 20% of the patients, and these adverse events (AEs)  ... (leggi tutto)



 

Zanidatamab Plus Chemotherapy Prolongs PFS Over Trastuzumab Plus Chemotherapy in Patients with HER2-positive Advanced Gastro-Oesophageal Adenocarcinoma

Jun 01, 2026 – In an international, open-label, randomised, active-comparator, phase III HERIZON-GEA-01 study, progression-free survival (PFS) was longer with first-line zanidatamab plus chemotherapy, both with and without tislelizumab, as compared with trastuzumab plus chemotherapy, among patients with metastatic or locally advanced HER2-positive gastro-oesophageal adenocarcinoma. A significant benefit with ... (leggi tutto)



 

EMA Recommends Extending Indications for Decitabine / Cedazuridine

May 29, 2026 – On 23 April 2026, the European Medicines Agency’s (EMA’s) Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) adopted a positive opinion, recommending a change to the terms of the marketing authorisation for the medicinal product decitabine / cedazuridine (Inaqovi). The marketing authorisation holder for this medicinal product is Otsuka ... (leggi tutto)



 
Efficacy of Rogaratinib in Patients with Advanced SDH-deficient GIST

May 28, 2026 – In a multicentre phase II study, a pan-fibroblast growth factor receptor (FGFR) inhibitor rogaratinib showed encouraging clinical efficacy in the cohort of patients with advanced succinate dehydrogenase (SDH)-deficient gastrointestinal stromal tumours (GISTs), suggesting a potential new treatment option for this patient population.
The findings demonstrate that an epigenetic mechanism of oncogene activation can be successfully targeted with a tyrosine kinase inhibitor (TKI) according to Drs. Bradley Bernstein and.
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FDA Grants Accelerated Approval to Sonrotoclax for Relapsed or Refractory Mantle Cell Lymphoma

May 27, 2026 – On 13 May 2026, the US Food and Drug Administration (FDA) granted accelerated approval to sonrotoclax (Beqalzi, BeOne Medicines USA, Inc.), a BCL-2 inhibitor, for adult patients with relapsed or refractory mantle cell lymphoma (MCL) after at least two lines of systemic therapy, including a Bruton’s tyrosine kinase (BTK) inhibitor.
Efficacy was evaluated in BGB-11417-201 (NCT05471843), a single-arm, multicentre study conducted in 103 adult patients with relapsed or refractory MCL who previously received anti-CD20-based therapy and a BTK inhibitor.  
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Administration of COVID-19 mRNA Vaccine Within Three Months of ICI Initiation Associated with a Modest OS Improvement

May 26, 2026 – In a large, French nationwide study, including more than 30000 patients with various cancer types, COVID-19 mRNA vaccination administered within 90 days before or after the treatment initiation with immune checkpoint inhibitor (ICI) was associated with a modest reduction in all-cause mortality. The consistency of the overall survival (OS) findings across sub-groups analyses (cancer types and medical indications) and sensitivity analyses supports the robustness of the findings ... (leggi tutto)



Dall’FDA 
FDA Approves Durvalumab Plus BCG for High-Risk NMIBC

May 28, 2026 – FDA approved durvalumab plus BCG for adult patients with BCG-naive, high-risk non–muscle-invasive bladder cancer.
Phase 3 POTOMAC demonstrated improved DFS with durvalumab plus BCG versus BCG alone (HR 0.68; 95% CI, 0.50-0.93; P=.0154).
Median disease-free survival was not reached in either study arm at the time of analysis .
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FDA Grants Priority Review to Bezuclastinib Plus Sunitinib for Previously Treated GIST

May 28, 2026 – Priority review follows prior breakthrough therapy designation and real-time oncology review, with FDA signaling no current plan for an advisory committee and no identified review issues to date.
PEAK randomized ~388 adults with unresectable/metastatic/locally advanced GIST progressing on or intolerant to imatinib alone to sunitinib 37.5 mg daily ± bezuclastinib after achieving bezuclastinib steady state .
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FDA Extends Decision Date for Camizestrant in HR+ Advanced Breast Cancer With an Emergent ESR1 Mutation

May 27, 2026 – FDA review timelines were extended to incorporate additional AstraZeneca-submitted analyses, including ctDNA clearance correlated with longer-term efficacy, slated for presentation at ASCO 2026.
SERENA-6 demonstrated a substantial PFS advantage for switching to camizestrant plus a CDK4/6 inhibitor at molecular ESR1 emergence, ahead of radiographic progression .
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Dall’ASCO 

EMERALD-3: Tremelimumab + Durvalumab Improves Clinical Outcomes When Combined With SOC in Unresectable HCC

Jun 01, 2026 – New results from the global, phase 3, randomized, open-label EMERALD-3 trial indicate that tremelimumab plus durvalumab (STRIDE) improved clinical outcomes when combined with transarterial chemoembolization (TACE) in patients with unresectable embolization-eligible hepatocellular carcinoma (eeHCC) (leggi tutto)


 
Lifestyle Interventions Are Associated With Reduced Recurrence of HR-Positive Breast Cancer

Jun 01, 2026 – Results from an Italian multicenter randomized trial of women with hormone receptor (HR)–positive breast cancer indicate that a 3-pronged lifestyle intervention—a low glycemic index (GI) Mediterranean diet, 30 minutes per day of brisk walking, and vitamin D supplementation—contributes to weight loss, metabolic syndrome remission, and lower cancer recurrence rates (leggi tutto)


 
First-in-Human Study of ADC Targeting B7-H3 Shows Promise in Solid Tumors

Jun 01, 2026 – The immune checkpoint protein B7-H3 is involved in tumor progression and immune evasion and is highly expressed in 60% to 93% of solid tumor samples.
Results from a first-in-human, open-label, phase 1/2 trial show that SYS6043, an antibody-drug conjugate (ADC) that targets B7-H3, had promising antitumor activity in several types of solid cancer, including advanced or metastatic lung cancer, gynecologic
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Post-Surgery Nivolumab Does Not Improve DFS Over Best Supportive Care in Resected NSCLC

Jun 01, 2026 – Nivolumab after surgery and planned adjuvant chemotherapy does not reduce the risk of disease recurrence in patients with resected non–small cell lung cancer (NSCLC), according to new trial results.
The finding adds to conflicting data from other studies of adjuvant immunotherapy in resected NSCLC.
ALCHEMIST/EA5142 adds further support to risk-adapted and biologically timed treatment 
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OBX-115 Engineered TIL Therapy Demonstrates Encouraging Efficacy in Advanced Nonuveal Melanoma

Jun 01, 2026 – Approximately 50% of patients with metastatic non-uveal melanoma develop immune checkpoint inhibitor (ICI)–refractory disease, with poor prognosis and limited therapeutic options.
The phase 1/2 Agni-01 trial evaluated the efficacy of OBX-115 engineered tumor-infiltrating lymphocyte (OBX-115 TIL) cell therapy in patients with advanced non-uveal melanoma that had progressed on or after ICI treatment
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New Lung Cancer Screening Criteria Expand Eligibility in Large Veterans Health Administration Study

Jun 01, 2026 – Although lung cancer is now the leading cause of cancer-related mortality both in the United States and globally, as few as 15% to 20% of currently eligible individuals are getting screened for lung cancer.
A large cohort study from the Veterans Health Administration database showed that a new lung cancer screening metric centering on tobacco smoking duration (TSD) decreases potentially missed cancers
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Analysis of cfDNA Fragmentation Patterns in Liquid Biopsy Could Aid Differential Diagnosis of Ovarian Cancer

May 28, 2026 – Fragmentomics is a novel whole-genome sequencing approach that involves analysis of cell-free DNA (cfDNA) fragments in blood.
In a study of 796 patients with ovarian cancer or benign ovarian lesions in the preoperative setting, adding fragmentomic analysis to conventional biomarker measurement improved diagnostic performance.
Additional validation, follow-up, and reproducibility studies are needed to further assess the role of fragmentomics in aiding ovarian 
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ASCO Breakthrough Will Feature New Research on Prevalent Cancers and Equitable Technology Advances in Asia

May 26, 2026 – The 2026 ASCO Breakthrough meeting will take place in Singapore from June 25 to 27 and will provide attendees with the opportunity to learn about the newest scientific findings, clinical and technology advances, and treatment approaches that are rapidly changing cancer care. The 2026 meeting marks the fourth Breakthrough meeting, which connects the latest innovations to the unique clinical challenges and patient populations of the Asia-Pacific region  … (leggi tutto)


 
New Treatment Options for Patients With Certain EGFR Mutations Spur Update to Living Guideline on Stage IV NSCLC With Driver Alterations

May 26, 2026 – ASCO now supports lazertinib for patients with EGFR exon 19 deletion or exon 21 L858R substitution who cannot access osimertinib, based on data from the MARIPOSA trial indicating comparable safety and efficacy profiles (median progression-free survival [PFS] of 18.5 months with lazertinib vs 16.6 months osimertinib).
Amivantamab plus lazertinib showed encouraging results in CHRYSALIS-2 in patients with certain activating EGFR mutations
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Update to ASCO Guideline on Advanced NSCLC Without Driver Alterations Adds Retifanlimab to Treatment Options

May 26, 2026 – An update to the ASCO Living Guideline on therapy for stage IV non–small cell lung cancer (NSCLC) without driver alterations includes a new recommendation regarding retifanlimab and chemotherapy, suggesting that this combination represents a viable first-line treatment option for select patients.
According to the Guideline Expert Panel, this new recommendation—based on results from the POD1UM-304 trial—does not fundamentally change management in this space; rather, it serves to expand the treatment armamentarium 
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High Systemic Inflammation Burden Worsens Survival in Patients With Chemoradiation-Treated Head and Neck Cancers

May 26, 2026 – Higher levels of the systemic inflammation response index (SIRI)—a blood-based biomarker—are independently linked to worse overall survival (OS) in patients with head and neck cancers treated with chemoradiation, according to a recent retrospective trial.
In the study, SIRI provided additional prognostic insight beyond established factors such as tumor stage, smoking history, and HPV/p16 status, with no variation in its impact across p16-positive and p16-negative groups
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Novità da AIFA – Farmaci a uso compassionevole

In questa sezione puoi trovare la lista dei farmaci a uso compassionevole

Elenco dei programmi attivati il 29 aprile 2026:


Vimseltinib (Romvimza) – Deciphera
Trattamento di pazienti adulti con tumore tenosinoviale a cellule giganti (tenosynovial giant cell tumour, TGCT) sintomatico associato a un deterioramento clinicamente rilevante della funzionalità fisica, nei quali le opzioni chirurgiche sono state esaurite o porterebbero a morbilità o disabilità inaccettabile.


Clicca qui per la lista programmi per uso compassionevole aggiornata al 29 aprile 2026
Clicca qui per maggiori informazioni


Pillole dall’AIFA

01 giugno 2026 – Esiti riunione Commissione Scientifica e Economica del Farmaco (CSE)
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01 giugno 2026 – Attivazione nuova funzionalità RSO per gestione emendamenti sostanziali
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29 maggio 2026 – Via libera dal CdA di AIFA alla rimborsabilità di 4 nuovi medicinali, 5 estensioni di indicazione e 2 equivalenti
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29 maggio 2026 – Aggiornamento “Diario di bordo sulla Trasparenza”
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29 maggio 2026 – Notifica dei provvedimenti – Ufficio Ispezioni e Autorizzazioni GMP Medicinali
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27 maggio 2026 – Via libera dal CdA di AIFA alla rimborsabilità di 4 nuovi medicinali, 5 estensioni di indicazione e 2 equivalenti
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27 maggio 2026 – Notifica dei provvedimenti – Ufficio Ispezioni e Autorizzazioni GMP Medicinali
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27 maggio 2026 – AIFA introduce un pittogramma ufficiale per le Note Informative Importanti di Sicurezza (NIIS)
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Opportunità di lavoro in Oncologia


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