Oggi in Oncologia
Circulating tumor DNA-guided adjuvant therapy in locally advanced colon cancer: the randomized phase 2/3 DYNAMIC-III trial Adjuvant chemotherapy in stage III colon cancer provides uncertain benefit at the individual level. Circulating tumor DNA (ctDNA) may help refine risk-adjusted treatment selection. In this multicenter, randomized, phase 2/3 trial, patients with stage III colon cancer underwent ctDNA testing 5-6 weeks after surgery and were assigned (1:1) to ctDNA-guided or standard management … (leggi tutto) Lo studio DYNAMIC-III è il primo trial randomizzato di fase II/III che testa il ruolo del ctDNA nel processo decisionale della terapia adiuvante per il carcinoma del colon in stadio III. Attualmente, il trattamento adiuvante del colon negli stadi III prevede una terapia sistemica a base di oxaliplatino per una durata variabile tra tre e sei mesi, definita sulla base dei fattori prognostici. Tale trattamento è efficace, sebbene il beneficio assoluto rimanga incerto per una parte sostanziale dei pazienti, e non è privo di tossicità, soprattutto neurologica, che può essere duratura e ingravescente. Negli ultimi anni si sta quindi cercando di identificare ulteriori marcatori prognostici e/o predittivi per selezionare meglio i pazienti che possano realmente beneficiare del trattamento sistemico. Tra questi, il ctDNA post-operatorio si è dimostrato un marcatore prognostico indipendente molto potente: la sua positività dopo chirurgia identifica un gruppo di pazienti con rischio di recidiva nettamente superiore. Se consideriamo nel loro insieme i pazienti con carcinoma del colon in stadio III, tutti vengono generalmente considerati candidabili alla terapia adiuvante; tuttavia, si stima che solo una quota minoritaria (circa il 20%) ottenga un reale beneficio, mentre il 30% andrà incontro a recidiva nonostante la terapia e per circa il 50% il trattamento potrebbe essere stato non necessario. Questo rappresenta esattamente il sottogruppo che potrebbe beneficiare maggiormente dell’identificazione dei pazienti MRD-negativi mediante ctDNA. Da qui nasce il razionale di DYNAMIC-III: modulare l’intensità della terapia adiuvante in base allo stato del ctDNA, identificando i pazienti a rischio più elevato di recidiva e, al contrario, evitando tossicità inutile a chi ha un rischio più basso. DYNAMIC-III è un trial multicentrico, randomizzato, di fase II/III, che ha arruolato 1.002 pazienti sottoposti a chirurgia curativa, successivamente trattati con terapia adiuvante standard oppure con un approccio guidato dallo stato di ctDNA post-operatorio. Dopo la chirurgia, tra la quinta e la sesta settimana, è stato eseguito un test “tumor-informed” per rilevare ctDNA nel sangue. Al momento dell’analisi, 968 pazienti erano valutabili; di questi, 702 (≈72.5%) erano ctDNA-negativi. La randomizzazione 1:1 ha assegnato i pazienti al braccio di gestione standard (standard-of-care, SOC) oppure al braccio guidato dal ctDNA. I clinici definivano preventivamente il regime chemioterapico; in caso di assegnazione al braccio ctDNA-guided, il risultato del test non era visibile al clinico che aveva impostato la terapia standard. Nel braccio ctDNA-guided: • ctDNA negativo → de-escalation: riduzione della durata della chemioterapia (es. da 6 a 3 mesi), riduzione dell’intensità (da doppietta con oxaliplatino a fluoropirimidina singola), o in selezionati casi osservazione. • ctDNA positivo → intensificazione o mantenimento di un regime chemioterapico più aggressivo (principalmente doppiette a base di oxaliplatino; l’impiego di triplette è stato molto limitato). L’endpoint primario era la recurrence-free survival (RFS) a 3 anni per i pazienti ctDNA-negativi e a 2 anni per i ctDNA-positivi. Gli endpoint secondari includevano ospedalizzazioni correlate al trattamento, tossicità di grado ≥3, clearance del ctDNA e analisi esplorative del carico molecolare e dei siti di recidiva. Nei pazienti ctDNA-positivi, la strategia di intensificazione non ha migliorato la sopravvivenza libera da recidiva: la RFS a 2 anni è risultata pari al 51% nel braccio con escalation rispetto al 61% nel braccio standard. Nessun sottogruppo ha mostrato beneficio, inclusi pazienti con malattia T4, N2 o sedi tumorali differenti. Le analisi confermano l’assenza di vantaggio, nonostante nel braccio ctDNA-guided fosse presente una maggiore quota di malattia ad alto rischio. La tossicità severa non differisce in modo significativo, ma l’impiego di regimi più intensi comporta prevedibilmente un maggiore carico terapeutico. Complessivamente, nei pazienti ctDNA-positivi, l’intensificazione della sola chemioterapia non migliora gli outcome. Nei pazienti ctDNA-negativi è stata testata una strategia di de-escalation, con omissione dell’oxaliplatino o riduzione della durata del trattamento. Nel braccio standard, la scelta della strategia terapeutica rimaneva a discrezione del clinico, che non conosceva lo stato di ctDNA. Circa il 40% dei pazienti era stato inizialmente destinato a sei mesi di terapia in doppietta. La compliance terapeutica è stata elevata in entrambi i bracci: 90% nel braccio ctDNA-guided e 99% nel braccio standard. La principale differenza risiede nell’intensità della chemioterapia somministrata. Nel braccio guidato dal ctDNA, oltre la metà dei pazienti (58%) ha ricevuto solo tre o sei mesi di fluoropirimidina in monoterapia, rispetto al 9% del braccio standard. Al contrario, l’uso della doppietta con oxaliplatino è stato significativamente inferiore nel braccio ctDNA-guided (35%) rispetto allo standard (quasi 89%). Il tempo dall’intervento all’inizio della chemioterapia è risultato simile, ma la durata del trattamento è stata più breve e i tassi di completamento più elevati nel braccio ctDNA-guided. Sul fronte della safety, la de-escalation ha determinato un profilo più favorevole, con un numero inferiore di ospedalizzazioni correlate al trattamento (8,5% vs 13,2%) e una minore incidenza di eventi avversi di grado elevato di particolare interesse, quali diarrea, mucosite e nausea. Con un follow-up mediano di 47 mesi, la RFS a tre anni è risultata 85,3% nel braccio ctDNA-guided e 88,1% nel braccio standard, con una differenza assoluta di –2,8%. Poiché il limite inferiore dell’intervallo di confidenza (–8%) ha superato il margine di non inferiorità pre-specificato (–7,5%), la non inferiorità non è stata formalmente dimostrata. In sintesi, nei pazienti con carcinoma del colon in stadio III ctDNA-negativo dopo chirurgia, il rischio di recidiva è basso, con una RFS a tre anni pari all’87%. La de-escalation guidata dal ctDNA si è dimostrata fattibile, con ottima aderenza, e ha ridotto significativamente l’esposizione all’oxaliplatino (dall’89% al 35%), migliorando il profilo di sicurezza. Sebbene la non-inferiorità rispetto allo standard di cura non sia stata formalmente confermata, gli esiti sono risultati complessivamente simili, in particolare nei pazienti a basso rischio clinico. Lo studio DYNAMIC-III conferma il ruolo prognostico del ctDNA. Il suo ruolo predittivo — ovvero la capacità di informare efficacemente la scelta del trattamento — rimane però da definire: i pazienti MRD-negativi hanno un rischio di recidiva significativamente più basso, ma nei MRD-positivi l’intensificazione o la sostituzione della chemioterapia (come testato anche nello studio ALTER di Circulate-Japan) non ha finora dimostrato efficacia. Pertanto, pur essendo un biomarcatore altamente prognostico, le evidenze attuali non supportano l’uso routinario di strategie guidate da MRD-ctDNA per de-escalare o intensificare la terapia adiuvante nel carcinoma del colon in stadio III.
Zanzalintinib plus atezolizumab versus regorafenib in refractory colorectal cancer (STELLAR-303): a randomised, open-label, phase 3 trial Background: Zanzalintinib is a multitargeted tyrosine-kinase inhibitor that, when combined with atezolizumab, showed promising antitumour activity and manageable toxicity in a phase 1 study. We aimed to compare the efficacy and safety of zanzalintinib-atezolizumab versus regorafenib in patients with previously treated metastatic colorectal cancer … (leggi tutto) Negli ultimi anni, il panorama terapeutico del carcinoma colorettale metastatico refrattario ha compiuto passi significativi, offrendo nuove opzioni ai pazienti che hanno già ricevuto fluoropirimidine, oxaliplatino, irinotecan e—quando indicato—terapie target specifiche. In assenza di driver oncogenici, Lo standard di cura più consolidato nelle linee avanzate rimane oggi l’associazione trifluridina/tipiracile più bevacizumab, sostenuta dai risultati dello studio SUNLIGHT, che ha confermato un beneficio di sopravvivenza e un profilo di tollerabilità competitivo rispetto alle precedenti opzioni disponibili. Tuttavia, il trattamento dei tumori non–MSI-H/dMMR continua a rappresentare una delle aree di bisogno clinico più rilevanti: si tratta di neoplasie caratterizzate da un microambiente immunitario profondamente soppressivo, da un fenotipo “immune-cold” e da una progressione spesso indolente, ma ostinatamente continua. In questo contesto, il fallimento ripetuto dell’immunoterapia deriva in larga parte dall’incapacità del sistema immunitario di superare le barriere microambientali che impediscono un’infiltrazione immunitaria efficace. Da qui nasce l’interesse crescente verso strategie capaci di rimodellare il microambiente tumorale prima di stimolare la risposta immunitaria. Lo studio STELLAR-303 si inserisce precisamente in questa prospettiva, testando un approccio completamente chemo-free basato su zanzalintinib, un TKI multitarget con un profilo di inibizione peculiare, in combinazione con l’anti–PD-L1 atezolizumab. Il razionale biologico è solido: oltre al blocco di VEGFR e MET, zanzalintinib agisce in modo marcato sui recettori TAM (TYRO3, AXL, MERTK), implicati in angiogenesi, percezione del danno tissutale e immunosoppressione locale. L’obiettivo è favorire un microambiente più permissivo all’attività immunitaria, potenziando così l’efficacia dell’inibizione di PD-L1 in un setting tradizionalmente refrattario. Lo studio ha arruolato 901 pazienti con carcinoma colorettale metastatico non–MSI-H/dMMR, randomizzati 1:1 a ricevere zanzalintinib più atezolizumab oppure regorafenib, scelta appropriata come comparatore attivo ma non necessariamente rappresentativa dello standard “reale” nelle pratiche cliniche contemporanee. Le caratteristiche basali risultavano ben bilanciate, conferendo solidità ai confronti. Nella popolazione ITT, la combinazione zanzalintinib/atezolizumab ha mostrato un beneficio di sopravvivenza globale (OS mediana 10,9 vs 9,4 mesi; HR 0,80), con una separazione precoce e stabile delle curve, suggerendo un possibile impatto sulla biologia di malattia oltre al semplice controllo temporaneo. Nel sottogruppo senza metastasi epatiche, il vantaggio in OS non ha raggiunto la significatività statistica nell’analisi intermedia, pur mostrando una tendenza favorevole. Interessante notare come, a differenza di precedenti tentativi di combinazioni TKI+ICI, il beneficio sembri estendersi anche ai pazienti con metastasi epatiche, tradizionalmente refrattari per ragioni microambientali: un risultato che merita conferma con un follow-up più maturo, soprattutto perché la coorte liver-positive rappresenta la maggioranza dei pazienti e spesso determina la prognosi complessiva. La PFS mediana è risultata numericamente superiore, pur non potendo essere formalmente dichiarata significativa per via del testing gerarchico. L’ORR resta molto basso, come prevedibile nel setting MSS, ma il disease control rate superiore nel braccio sperimentale suggerisce una maggiore capacità di stabilizzare la malattia. Dal punto di vista della sicurezza, la combinazione presenta una tossicità gestibile ma non trascurabile, con un tasso più elevato di eventi avversi gravi e una maggiore necessità di riduzioni di dose. La tossicità riflette il profilo atteso di un TKI multi-bersaglio potenziato da immunoterapia e richiede un monitoraggio accurato. Un punto cruciale riguarda il posizionamento clinico reale della combinazione: lo studio confronta zanzalintinib + atezolizumab con regorafenib, ma non con la combinazione attualmente più utilizzata nella pratica, trifluridina/tipiracile + bevacizumab. Qualsiasi futura implementazione dovrà necessariamente misurarsi con questo standard, soprattutto alla luce dei miglioramenti di OS già ottenuti con lo studio SUNLIGHT. In sintesi, STELLAR-303 rappresenta un risultato storico: è il primo studio di fase III a dimostrare un beneficio di sopravvivenza globale di un regime basato su immunoterapia in un carcinoma colorettale non–MSI-H/dMMR, confermando che la modulazione del microambiente tumorale può realmente aprire nuove possibilità terapeutiche. Resta tuttavia fondamentale un follow-up più lungo per confermare la solidità del beneficio nei diversi sottogruppi – specialmente nei pazienti con metastasi epatiche – e per definire più chiaramente quale sia il valore aggiunto della combinazione nella sequenza terapeutica del refrattario rispetto alle opzioni attualmente più utilizzate.
In Europe EMA Recommends Granting a Marketing Authorisation for Accordpharma Enzalutamide Dec 05, 2025 – On 13 November 2025, the European Medicines Agency’s (EMA’s) Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) adopted a positive opinion, recommending the granting of a marketing authorisation for the medicinal product Enzalutamide Accordpharma (enzalutamide), intended for the treatment of prostate cancer. The applicant for this medicinal product is … (leggi tutto)
FDA Approves Durvalumab for Resectable Gastric or Gastro-Oesophageal Junction Adenocarcinoma Dec 05, 2025 – On 25 November 2025, the US Food and Drug Administration (FDA) approved durvalumab (Imfinzi, AstraZeneca) with fluorouracil, leucovorin, oxaliplatin, and docetaxel (FLOT) chemotherapy as neoadjuvant and adjuvant treatment, followed by single agent durvalumab, for adults with resectable gastric or gastro-oesophageal junction adenocarcinoma (GC/GEJC) … (leggi tutto)
EMA Recommends Extension of Indications for Tafasitamab Dec 04, 2025 – On 13 November 2025, the European Medicines Agency’s (EMA’s) Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) adopted a positive opinion, recommending a change to the terms of the marketing authorisation for the medicinal product tafasitamab (Minjuvi). The marketing authorisation holder for this medicinal product is Incyte Biosciences Distribution B.V. The CHMP adopted a new indication as follows … (leggi tutto)
FDA Approves New Interchangeable Biosimilar to Pertuzumab Dec 03, 2025 – On 13 November 2025, the US Food and Drug Administration (FDA) approved pertuzumab-dpzb (Poherdy, Shanghai Henlius Biologics Co. Ltd.) as an interchangeable biosimilar to pertuzumab (Perjeta, Genentech Inc.). This is the first approval of a biosimilar for Perjeta. Poherdy is a HER2/neu receptor antagonist indicated for the following … (leggi tutto)
Dall’FDA
OncLive’s November Roundup of Key FDA Approvals in Oncology: 10 Decisions to Know Dec 02, 2025 – Subcutaneous daratumumab offers early intervention for high-risk smoldering multiple myeloma, delaying disease progression with a favorable safety profile. Generic dasatinib tablets enhance accessibility for CML and ALL patients, maintaining therapeutic equivalence to the reference drug. Ziftomenib provides a targeted, once-daily therapy for NPM1-mutated AML, addressing a population with limited options and poor outcomes ... (leggi tutto)
Dall’ASCO Overcoming Barriers to Efficacy: Enhancing Adoptive T-Cell Therapy Success in Solid Tumors Dec 03, 2025 – Adoptive T-cell therapies (tumor-infiltrating lymphocyte [TIL], T-cell receptor [TCR], and chimeric antigen receptor [CAR] T-cell) are reshaping solid tumor treatment, with recent U.S. Food and Drug Administration (FDA) approvals highlighting progress. Poor trafficking, limited infiltration, and an immunosuppressive microenvironment remain major barriers to efficacy … (leggi tutto)
Treating Patients With Liver Cancer and Child-Pugh B Cirrhosis or Less Favorable Features: Do We Have the Data? Dec 03, 2025 – There is an unmet clinical need for systemic therapies for patients with hepatocellular carcinoma (HCC) with impaired hepatic function or less favorable prognostic features, such as main portal vein thrombosis (Vp4) or suboptimal performance status (PS). Recent studies showed that immune checkpoint inhibitors (ICIs) are effective in patients with Child-Pugh B cirrhosis, with an overall survival (OS) ranging from 8 to 15 months … (leggi tutto)
Personalizing Treatment of BRAF-Mutant Gastrointestinal Tumors Dec 03, 2025 – Overall, BRAFV600E mutation is associated with poor prognosis and minimal response to standard chemotherapy. In noncolorectal gastrointestinal (GI) tumors, the ROAR trial demonstrated the benefit of dabrafenib plus trametinib among patients with BRAF-mutant disease. In colorectal cancer, the phase 3 BREAKWATER trial has established a new standard of care with an unprecedented improvement of overall survival (OS) with the combination of the BRAF inhibitor encorafenib plus cetuximab plus FOLFOX … (leggi tutto)
Novità da AIFA – Farmaci a uso compassionevole
In questa sezione puoi trovare la lista dei farmaci a uso compassionevole
Elenco dei programmi attivati il 27 novembre 2025:
Durvalumab (Imfinzi) – Astrazeneca In associazione a chemioterapia a base di FLOT come trattamento neoadiuvante-adiuvante seguito da durvalumab adiuvante per il trattamento di pazienti con cancro gastrico e della giunzione gastroesofagea (GC/GEJC) resecabile, per i quali non siano disponibili alternative terapeutiche autorizzate Clicca qui per la lista programmi per uso compassionevole aggiornata al 27 novembre 2025 Clicca qui per maggiori informazioni
Pillole dall’AIFA
5 dicembre 2025 – Aggiornamento “Diario di bordo sulla Trasparenza” Leggi tutto
4 dicembre 2025 – Attivazione nuove funzionalità RSO per adeguamento alla Linea Guida per la classificazione e conduzione degli studi osservazionali sui farmaci Leggi tutto
3 dicembre 2025 – Procedura semplificata per ulteriori tipologie di variazioni all’AIC di medicinali autorizzati con procedura nazionale o di mutuo riconoscimento/decentrata Leggi tutto
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