Medinews
3 Febbraio 2015

VARIAZIONE DELL’ESPRESSIONE DI PgR E Ki-67 NEL TUMORE RESIDUO E ‘OUTCOME’ DELLE PAZIENTI CON CARCINOMA MAMMARIO TRATTATE CON CHEMIOTERAPIA NEOADIUVANTE

La riduzione dell’espressione del recettore progestinico (PgR) e dell’indice di proliferazione (Ki-67) dopo chemioterapia preoperatoria ha un ruolo prognostico nelle pazienti con tumore mammario e malattia residua. Sono attualmente disponibili dati limitati sul valore prognostico delle variazioni delle caratteristiche biologiche dei tumori residui dopo terapia neoadiuvante in pazienti con carcinoma mammario. I ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) hanno raccolto informazioni dal loro database clinico sulle pazienti con tumore mammario trattate consecutivamente con chemioterapia neoadiuvante presso l’IEO di Milano tra il 1999 e il 2011. Successivamente hanno selezionato le pazienti che non avevano ottenuto risposta patologica completa (pCR) alla chirurgia conclusiva. Tutte le pazienti sono state sottoposte a valutazione patologica, che includeva espressione di ER, PgR, proteina HER2 e Ki-67, eseguita sia sulla biopsia diagnostica che sul campione chirurgico. Gli autori dello studio pubblicato sulla rivista Annals of Oncology (leggi abstract) hanno identificato 904 pazienti in totale. Tra queste, il 5% risultato ER-positivo alla biopsia diagnostica aveva tumore residuo ER-negativo al momento della chirurgia conclusiva. Per quanto concerne l’espressione di PgR, il 67% delle pazienti i cui tumori avevano un’espressione di PgR > 20% alla biopsia diagnostica mostravano PgR < 20% al momento della chirurgia e l’espressione di Ki-67 è variata da > 20% a < 20% nel 40% delle pazienti. In analisi multivariata, la diminuzione delle cellule immunoreattive a PgR correlava con un ‘outcome’ migliore in termini di sopravvivenza libera da malattia (DFS) (hazard ratio [HR] 0.73, intervallo di confidenza [IC] 95%: 0.54 – 1.00; p = 0.046). Inoltre, la riduzione dell’espressione di Ki-67 in < 20% delle cellule alla chirurgia finale è risultata associata a un ‘outcome’ migliore sia in termini di DFS (HR 0.52, IC 95%: 0.40 – 0.68; p < 0.0001) che di sopravvivenza globale (HR 0.45, IC 95%: 0.32 – 0.64; p < 0.0001). In conclusione, la riduzione dell’espressione di PgR e Ki-67 dopo chemioterapia neoadiuvante ha un ruolo prognostico nelle pazienti con tumore mammario e malattia residua.
“La maggior parte delle pazienti con neoplasia mammaria, trattata con chemioterapia preoperatoria – afferma la dottoressa Emilia Montagna, primo autore dello studio e assistente senior presso la Divisione di Senologia Medica dell’IEO di Milano, – presenta all’intervento chirurgico un residuo di malattia. L’identificazione di fattori correlati a una migliore prognosi malgrado il mancato raggiungimento della pCR rappresenta una priorità. Il nostro studio pubblicato recentemente sulla rivista Annals of Oncology ha mostrato che la riduzione dell’espressione del Ki-67, rispetto al dato della biopsia chirurgica, ha un ruolo prognostico nelle pazienti con carcinoma mammario che non hanno ottenuto una pCR dopo chemioterapia preoperatoria”. La dottoressa Montagna ribadisce che “studi precedenti avevano già evidenziato un ruolo prognostico dell’indice di proliferazione riportando che la riduzione del Ki-67 sia dopo chemioterapia che ormonoterapia identificava pazienti a migliore ‘outcome’. Per la prima volta nel nostro studio è stato riportato anche un ruolo della variazione del recettore per il progesterone (PgR)”. E aggiunge che “l’espressione del PgR è strettamente correlata a quella del recettore estrogenico (ER). I tumori ER positivi con ridotta o assente espressione del PgR rappresentano un distinto ‘subset’ di neoplasia mammaria in cui possono essere presenti difetti di attivazione o funzionamento dell’ER o un’iper-attivazione del ‘cross-talk’ tra le vie mediate dai recettori ormonali e quelle mediate dai recettori dei fattori di crescita con conseguente ormono-resistenza. Nel nostro studio la riduzione dell’espressione o la perdita di espressione di PgR dopo la terapia preoperatoria ha un ruolo prognostico favorevole nelle pazienti con carcinoma mammario”. La dottoressa Montagna chiarisce che “nel ‘setting’ preoperatorio, quindi, la ridotta espressione del PgR non ha le stesse implicazioni prognostiche viste in altri ‘setting’. Il ruolo prognostico della riduzione del PgR è stato riportato sia nelle pazienti trattate con sola chemioterapia che in quelle trattate con chemio-ormonoterapia. La modifica di espressione del PgR potrebbe essere legata ad un effetto endocrino della chemioterapia. Questo effetto potrebbe essere particolarmente rilevante nel nostro studio in cui circa il 60% delle pazienti era in pre-menopausa con un 50% di esse con neoplasia ormono-sensibile”. E conclude affermando che”risulta quindi fondamentale la corretta valutazione dei fattori biologici sia prima che al termine del trattamento preoperatorio nelle pazienti con neoplasia mammaria”.
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