mercoledì, 8 febbraio 2023
Medinews
17 Novembre 2009

VACCINO ANTI-HPV-16 NEL TRATTAMENTO DELLA NEOPLASIA INTRA-EPITELIALE VULVARE

Nelle donne con neoplasia intraepiteliale vulvare di grado 3 positiva al virus del papilloma umano (HPV)-16 possono essere ottenute risposte cliniche con un vaccino peptidico sintetico verso le oncoproteine E6 ed E7 dell’HPV-16. La neoplasia intraepiteliale vulvare è un disordine cronico ad alto rischio causato da HPV, più frequentemente di tipo 16 (HPV-16). La regressione spontanea si manifesta in meno dell’1.5% delle pazienti e la percentuale di recidiva dopo il trattamento è in genere molto elevata. Ricercatori olandesi hanno valutato l’immunogenicità e l’efficacia di un vaccino peptidico sintetico nelle donne con neoplasia intraepiteliale vulvare ad alto grado, positiva ad HPV-16. Venti donne con queste caratteristiche sono state vaccinate 3-4 volte con una miscela di peptidi derivati dalle oncoproteine virali E6 ed E7 di HPV-16 in adiuvante di Freund incompleto. Gli endpoint dello studio erano le risposte cliniche e cellule T-specifiche dell’HPV-16. Nello studio, pubblicato nella rivista New England Journal of Medicine (leggi abstract originale), gli eventi avversi più frequenti sono stati gonfiori locali (100% delle pazienti), che potevano persistere anche 2 anni, e febbre (64%), nessuno però ha superato il grado 2 dei criteri di classificazione comune per gli eventi avversi del National Cancer Institute. A 3 mesi dall’ultima vaccinazione, 12 delle 20 pazienti (60%; intervallo di confidenza [IC] 95%: 36-81) hanno manifestato risposta clinica o sollievo dai sintomi, 5 regressione completa delle lesioni e in 4 di esse l’HPV-16 non era più determinabile. A 12 mesi di follow-up, 15 pazienti su 19 (una paziente era deceduta per insufficienza cardiaca improvvisa durante il follow-up) hanno mostrato risposta clinica (79%; IC 95%: 24-71). La percentuale di risposta completa era mantenuta dopo 24 mesi. In tutte le pazienti erano evidenti risposte cellulari di tipo T indotte dal vaccino. Analisi post-hoc hanno suggerito che le donne, che rispondevano completamente entro 3 mesi, mostravano una più marcata risposta cellulare T CD4+ proliferativa associata a interferone-gamma rispetto alle pazienti che non ottenevano risposta completa. Le risposte complete con il nuovo vaccino sembrano essere correlate all’induzione dell’immunità specifica per l’HPV-16.
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