venerdì, 30 settembre 2022
Medinews
14 Aprile 2015

UTILIZZO DI GOSERELINA PER LA PROTEZIONE OVARICA DURANTE CHEMIOTERAPIA ADIUVANTE NEL TUMORE DELLA MAMMELLA

L’insufficienza ovarica è un effetto tossico comune della chemioterapia. Studi sull’uso di agonisti dell’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH) per preservare la funzione ovarica hanno mostrato risultati contrastanti e, in ogni caso, mancano dati sugli ‘outcome’ di gravidanza. I ricercatori dello studio POEMS/S0230, afferenti ai gruppi SWOG (Southwest Oncology Group, organizzazione supportata dal National Cancer Institute statunitense), ANZBCTG (Australia and New Zealand Breast Cancer Trials Group) e IBCSG (International Breast Cancer Study Group), hanno randomizzato 257 donne in pre-menopausa, con tumore mammario operabile, e recettori ormonali negativi, a chemioterapia standard con l’agonista di GnRH goserelina (gruppo con goserelina) o a chemioterapia standard senza goserelina (gruppo con sola chemioterapia). Endpoint primario era il tasso di insufficienza ovarica a 2 anni, definita come assenza di mestruazioni nei 6 mesi precedenti e livelli di ormone di stimolazione follicolare (FSH) nei limiti tipici della post-menopausa. I tassi sono stati confrontati utilizzando la regressione logistica condizionale. Endpoint secondari erano gli ‘outcome’ di gravidanza e sopravvivenza libera da malattia e globale. Nello studio pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine (leggi abstract), 218 pazienti erano risultate eleggibili prima del trattamento e potevano essere valutate. Nelle 135 di cui si possedevano i dati completi dell’endpoint primario, il tasso di insufficienza ovarica è risultato pari all’8% nel gruppo con goserelina e al 22% nel gruppo con sola chemioterapia (odds ratio 0.30, intervallo di confidenza [IC] 95%: 0.09 – 0.97; p a due code = 0.04). A causa dei dati persi relativi all’endpoint primario sono state condotte analisi di sensibilità e i risultati erano consistenti con i principali dati ottenuti. I dati persi non erano diversi dal gruppo di trattamento o rispetto ai fattori di stratificazione per età e regime chemioterapico programmato. Tra le 218 pazienti che potevano essere valutate, la gravidanza è stata osservata in un maggior numero di donne incluse nel gruppo con goserelina rispetto a quello con sola chemioterapia (21 vs 11%; p = 0.03) e le pazienti trattate con goserelina mostravano anche una migliore sopravvivenza libera da malattia (p = 0.04) e sopravvivenza globale (p = 0.05). In conclusione, sebbene i dati persi possano aver indebolito l’interpretazione dei risultati, la somministrazione di goserelina in associazione alla chemioterapia sembra proteggere dall’insufficienza ovarica, riducendo quindi il rischio di menopausa precoce e migliorando le prospettive di fertilità.
Ne abbiamo parlato con Fedro Peccatori, Direttore della Unità Fertilità e Procreazione all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. “Questo è uno studio importante che definisce in modo chiaro che la somministrazione di GnRH analoghi contemporaneamente alla chemioterapia riduce il rischio di successiva amenorrea. La riduzione assoluta del rischio è del 14%, con una odds ratio di 0.30, risultati che hanno una significativa rilevanza clinica per pazienti che non hanno ancora concluso il proprio iter riproduttivo al momento della diagnosi o che comunque desiderano mantenere la funzione ovarica dopo la terapia. Rispetto ad altri studi simili, la popolazione in studio comprendeva solo pazienti con tumori con recettori ormonali negativi – continua il dott. Peccatori -, il che toglie il fattore di confondimento della successiva terapia endocrina. La valutazione dell’endopoint primario era eseguita dopo 2 anni dalla chemioterapia, un altro fattore importante che permette di valutare il reale impatto protettivo del trattamento con goserelin, in un momento in cui è ragionevole cercare la gravidanza. Un altro dato interessante dello studio POEMS è l’incremento del numero di gravidanze nelle pazienti che avevano ricevuto goserelin. Negli studi precedenti, il numero di gravidanze era relativamente limitato e le differenze non apprezzabili. Infine è interessante notare che le pazienti che hanno ricevuto goserelin avevano anche una DFS e una OS migliore. Forse è solo un effetto del caso, ma il dato è certamente provocatorio e potrebbe anche essere correlato all’aumentato numero di gravidanze nel braccio con goserelin. Dopo la pubblicazione di questo studio, che conferma i dati dello studio PROMISE (JAMA 2011;20:269-76), abbiamo chiesto ad AIFA di riconoscere nell’ambito della legge 648 l’indicazione degli analoghi di LHRH per la protezione della funzione ovarica nelle pazienti con tumore mammario, indipendentemente dallo stato recettoriale”.
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