martedì, 27 luglio 2021
Medinews
26 Gennaio 2018

Two-Year Trends of Taxane-Induced Neuropathy in Women Enrolled in a Randomized Trial of Acetyl-L-Carnitine (SWOG S0715)

Chemotherapy-induced peripheral neuropathy (CIPN) is a common and disabling side effect of taxanes. Acetyl-L-carnitine (ALC) was unexpectedly found to increase CIPN in a randomized trial. We investigated the long-term patterns of CIPN among patients in this trial. S0715 was a randomized, double-blind, multicenter trial comparing ALC (1000 mg three times a day) with placebo for 24 weeks in women undergoing adjuvant taxane-based chemotherapy for breast cancer … (leggi tutto)

La neuropatia periferica rappresenta un effetto collaterale di alcuni chemioterapici, particolarmente fastidioso sia per la sua frequenza che per la durata, dal momento che a volte persiste anche molti mesi dopo il termine del trattamento chemioterapico, con importanti conseguenze negative sulla qualità di vita dei pazienti. Sicuramente utile, quindi, è lo sforzo dei ricercatori che conducono studi per migliorare la prevenzione e la gestione della neuropatia indotta da chemioterapia. Purtroppo, lo studio S0715, del quale leggiamo ora i risultati a lungo termine, si è concluso con un risultato deludente: in donne affette da carcinoma della mammella che ricevevano chemioterapia adiuvante con taxani, non solo l’impiego di acetilcarnitina non è efficace nel ridurre la severità e la durata della neuropatia, ma il suo impiego (che lo studio prevedeva per 24 settimane) si rivela addirittura detrimentale, anche a distanza di tempo (2 anni) dal termine del trattamento. Lo studio, che si basava sull’impiego di strumenti validati per la misurazione della neuropatia e del suo impatto sulla qualità di vita, ha confermato che, in entrambi i bracci, la percentuale di donne con prolungata e significativa neuropatia rimane nel tempo tutt’altro che trascurabile. A proposito dell’inatteso effetto detrimentale osservato, gli autori concludono con un messaggio di cautela che è ripreso anche nell’editoriale che accompagna la pubblicazione dell’articolo (vedi di seguito): il risultato sottolinea che alcuni integratori e supplementi, assunti spesso dai pazienti e dalle pazienti durante e dopo i trattamenti chemioterapici allo scopo di migliorarne la tollerabilità e “sentirsi meglio”, possono essere invece potenzialmente dannosi e vanno quindi impiegati con grande cautela.
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