Medinews
22 Settembre 2015

TRATTAMENTO ADIUVANTE CON BIFOSFONATI NEL TUMORE MAMMARIO INIZIALE: META-ANALISI DI DATI INDIVIDUALI DELLE PAZIENTI DA STUDI RANDOMIZZATI

I bifosfonati hanno profondi effetti sulla fisiologia dell’osso e potrebbero modificare il processo di metastatizzazione. I ricercatori afferenti all’Early Breast Cancer Trialists’ Collaborative Group (EBCTCG) hanno condotto meta-analisi collaborative per chiarire i rischi e i benefici del trattamento adiuvante con bifosfonati nel tumore mammario. Hanno cercato i dati individuali delle pazienti da tutti gli studi clinici randomizzati di un bifosfonato vs controllo, senza fattori di confondimento, in pazienti con tumore mammario iniziale. ‘Outcome’ primari erano la recidiva, la recidiva a distanza e la mortalità per tumore mammario. Studi primari di sottogruppo riguardavano il sito di prima recidiva a distanza (ossa o altro), lo stato menopausale (postmenopausa [sia naturale che indotta] o no) e la classe di bifosfonato (aminobifosfonato [ad es. acido zoledronico, ibandronato, pamidronato] o altro [ad es. clodronato]). I rate ratio (RR) di primo evento con bifosfonato vs controllo sono stati ottenuti con metodi log-rank sulla popolazione ‘intention-to-treat’. I risultati dello studio pubblicati sulla rivista The Lancet (leggi testo) sono basati sui dati ottenuti da 18766 donne (di cui 18206 [97%] incluse in studi con bifosfonato somministrato per 2-5 anni) con un follow-up mediano di 5.6 donne-anno, 3453 prime recidive e 2106 morti conseguenti. In totale, le riduzioni di recidiva (RR 0.94, IC 95%: 0.87 – 1.01; 2p = 0.08), recidiva a distanza (RR 0.92, IC 95%: 0.85 – 0.99; 2p = 0.03) e mortalità per tumore mammario (RR 0.91, IC 95%: 0.83 – 0.99; 2p = 0.04) erano solo marginalmente significative, ma la riduzione della recidiva ossea era più significativa (RR 0.83, IC 95%: 0.73 – 0.94; 2p = 0.004). Tra le donne in premenopausa, il trattamento non ha avuto apparente effetto in nessuno degli ‘outcome’, mentre nelle 11767 donne in postmenopausa ha prodotto riduzioni molto significative su recidiva (RR 0.86, IC 95%: 0.78 – 0.94; 2p = 0.002), recidiva a distanza (RR 0.82, IC 95%: 0.74 – 0.92; 2p = 0.0003), recidiva ossea (RR 0.72, IC 95%: 0.60 – 0.86; 2p = 0.0002) e mortalità per tumore mammario (RR 0.82, IC 95%: 0.73 – 0.93; 2p = 0.002). Anche per la recidiva ossea, tuttavia, l’eterogeneità del beneficio era significativa solamente in relazione allo stato menopausale (2p = 0.06, trend con lo stato menopausale) o età (2p = 0.03) e non era significativa per classe di bifosfonati, schedula di trattamento, stato dei recettori per gli estrogeni, linfonodi, grado tumorale o concomitante chemioterapia. Nessuna differenza è stata osservata sulla mortalità non correlata a tumore mammario. Le fratture ossee erano invece ridotte (RR 0.85, IC 95%: 0.75 – 0.97; 2p = 0.02). In conclusione, il trattamento adiuvante con bifosfonati riduce il tasso di recidiva di tumore mammario alle ossa e migliora la sopravvivenza da questo tumore, ma esiste un chiaro beneficio soltanto nelle donne in postmenopausa al momento del trattamento. Lo studio è stato finanziato da Cancer Research UK e Medical Research Council.
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