domenica, 29 novembre 2020
Medinews
18 Marzo 2009

TRAPIANTO ALLOGENICO CON REGIME DI CONDIZIONAMENTO AD INTENSITÀ RIDOTTA NEL LINFOMA DI HODGKIN

Malattia refrattaria, cattivo performance status, età > 45 anni e precedente trapianto sono utili parametri nella predizione di mortalità dopo TCS-alloCRI

L’importanza del trapianto allogenico di cellule staminali eseguito con regime di condizionamento ad intensità ridotta (TCS-alloCRI) nei pazienti con linfoma di Hodgkin (LH) rimane ancora un tema controverso. Per meglio definire il suo ruolo, ricercatori europei afferenti al Lymphoma Working Party dell’EBMT hanno condotto un’analisi retrospettiva su 285 pazienti con LH sottoposti a TCS-alloCRI per identificare i fattori prognostici predittivi di outcome. L’80% dei pazienti aveva subito un precedente trapianto con cellule staminali autologhe e il 25% era refrattario al trapianto. Nello studio, pubblicato in Haematologica (leggi abstract originale), la mortalità non legata a recidiva è stata associata a malattia refrattaria, cattivo performance status, età > 45 anni e trapianto eseguito prima del 2002. Per i pazienti che non presentavano fattori di rischio la mortalità per recidiva a 3 anni era del 12.5% rispetto al 46.2% dei pazienti con 2 o più fattori di rischio. Il trapianto da donatore non relato non ha mostrato impatto negativo sulla mortalità non legata a recidiva. Il 30% dei pazienti ha sviluppato GVHD acuta di grado II-IV e il 42% GVHD cronica, in questo caso associata ad inferiore probabilità di recidiva. La progressione della malattia a 1 e 5 anni si è avuta rispettivamente nel 41% e 58.7% dei pazienti ed era associata a malattia chemio-resistente e alla durata della terapia precedente. L’infusione di linfociti da donatore è stata impiegata in 64 pazienti con malattia ancora attiva, il 32% dei quali ha ottenuto risposta clinica. Dei 18 pazienti che hanno ricevuto solo linfociti da donatore, 8 hanno ottenuto risposta clinica. La sopravvivenza globale e libera da progressione erano associate al performance status e allo stadio della malattia al momento del trapianto. I pazienti che non presentavano fattori di rischio avevano sopravvivenza libera da progressione a 3 anni e globale del 42% e 56%, rispettivamente, rispetto all’8% e al 25% osservate nei pazienti con uno o più fattori di rischio. La recidiva entro 6 mesi dal precedente trapianto autologo è stata associata ad un più alto tasso di recidiva e ad un più basso intervallo libero da progressione.


SIEnews – Numero 6 – 19 marzo 2009
TORNA INDIETRO