domenica, 5 febbraio 2023
Medinews
27 Maggio 2010

TOSSICITÀ ASSOCIATA A INIBITORI DI TOR IN PAZIENTI CON CARCINOMA RENALE AVANZATO

L’identificazione precoce degli effetti avversi, difficili da riconoscere, e la loro adeguata gestione limita l’impatto negativo sulla qualità di vita e favoriscono l’efficacia della terapia

Gli inibitori del target della rapamicina di mammifero (mTOR) migliorano la prognosi dei pazienti con carcinoma renale in stadio avanzato. Questi derivati sono associati ad una categoria di eventi avversi inusuali, che rappresentano una sfida per il clinico in quanto difficili da riconoscere e trattare in modo appropriato. Oncologi spagnoli hanno discusso la gestione clinica di queste tossicità presentando le evidenze acquisite e indicando le raccomandazioni terapeutiche. La revisione critica della letteratura, pubblicata nella rivista Anticancer Drugs (leggi abstract originale), riassume le tossicità più rilevanti e offre indicazioni per la loro gestione. Nella revisione sono riprese le indicazioni di trattamento dei disturbi metabolici indotti dagli inibitori di mTOR, tra cui ipofosfatemia, iperglicemia e iperlipidemia, della gestione della polmonite indotta da questi farmaci e le possibili interazioni farmacologiche. La maggior parte di queste tossicità, se riconosciute e trattate adeguatamente, si dovrebbe risolvere con un impatto minimo sulla qualità di vita del paziente e sull’efficacia della terapia anticancro. Solo riconoscendo precocemente gli eventi avversi, gli oncologi potranno trattare in modo appropriato il paziente.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 5 – Maggio 2010
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