giovedì, 25 febbraio 2021
Medinews
30 Luglio 2014

TERAPIA SISTEMICA IN PAZIENTI CON TUMORE MAMMARIO AVANZATO HER2-POSITIVO: LINEE GUIDA DI PRATICA CLINICA DELL’ASCO

Per fornire a oncologi e ad altri medici raccomandazioni basate sull’evidenza relative alla terapia sistemica delle pazienti con tumore mammario avanzato HER2 (human epidermal growth factor receptor 2)-positivo, l’American Society of Clinical Oncology (ASCO) ha riunito un gruppo di esperti in oncologia medica, radioterapia, implementazione delle linee guida e associazioni dei pazienti per produrre una revisione sistematica degli studi pubblicati tra gennaio 2009 e ottobre 2012. Gli ‘outcome’ di interesse in questa revisione includevano la sopravvivenza globale, la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e gli eventi avversi. In totale, 16 studi rientravano nei criteri di revisione sistematica. Lo studio CLEOPATRA ha indicato i benefici di sopravvivenza e PFS con docetaxel, trastuzumab e pertuzumab nel trattamento di prima linea e lo studio EMILIA ha fornito quelli di sopravvivenza e PFS con trastuzumab emtansina (T-DM1) nel trattamento di seconda linea. T-DM1 ha anche mostrato un beneficio di PFS nel trattamento di terza linea. Uno studio clinico ha riportato i dati sulla durata della terapia anti-HER2 e altri tre quelli sulla terapia endocrina nelle pazienti con tumore mammario avanzato HER2-positivo. Nelle linee guida pubblicate sulla rivista Journal of Clinical Oncology, gli esperti dell’ASCO raccomandano la terapia anti-HER2 per le pazienti con tumore mammario avanzato HER2-positivo, ad eccezione di quelle con scompenso cardiaco congestizio o frazione di eiezione ventricolare sinistra significativamente compromessa che dovrebbero essere valutate caso per caso. La combinazione di trastuzumab, pertuzumab e taxano è raccomandata per la terapia di prima linea e, invece, T-DM1 per la seconda linea. Nel trattamento di terza linea, i clinici dovrebbero offrire altre combinazioni di terapie anti-HER2 o T-DM1 (se non somministrato precedentemente) e anche pertuzumab, se la paziente non lo ha precedentemente ricevuto. La durata ottimale della chemioterapia è di almeno 4 – 6 mesi o fino a risposta massima, dipendente da tossicità e assenza di progressione. La terapia anti-HER2 può continuare secondo gli esperti fino a progressione o a comparsa di tossicità inaccettabile. Infine, per le pazienti con tumore mammario HER2-positivo e con recettori ormonali (estrogeni e progesterone) positivi, i clinici possono raccomandare sia la terapia standard di prima linea o, in pazienti selezionate, il trattamento endocrino associato alla terapia anti-HER2 oppure la sola terapia endocrina.
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