lunedì, 30 novembre 2020
Medinews
21 Settembre 2009

TERAPIA DI SECONDA LINEA PER IL CARCINOMA RENALE METASTATICO

L’introduzione delle nuove terapie target ha ampliato le possibilità di trattamento, non solo di prima linea ma anche nei pazienti divenuti refrattari alle citochine

Per molti anni, la terapia del carcinoma renale metastatico è stata limitata ad un’unica linea di trattamento con citochine, con interferone o interleuchina-2, e solo recentemente nuovi agenti target (bevacizumab, sorafenib, sunitinib e temsirolimus) sono stati introdotti dopo dimostrazione dell’efficacia in pazienti con carcinoma metastatico refrattario alla terapia con citochine. Bohuslav Melichar della Palacký University Medical School and Teaching Hospital di Olomouc indica nella recensione pubblicata nella rivista Oncology (leggi abstract originale) i nuovi agenti target che hanno rapidamente sostituito le citochine o, nel caso del bevacizumab, sono utilizzati in combinazione con interferone come terapia di prima linea per il carcinoma renale metastatico, dopo la conferma della loro efficacia in studi di fase III su pazienti che non avevano ricevuto alcuna terapia. Alla luce di queste evidenze, anche la terapia di seconda linea per il carcinoma renale metastatico dovrebbe essere rivalutata. I dati disponibili indicano che i pazienti con tumore refrattario ad una terapia target può talvolta trarre beneficio da un altro farmaco, che agisce sulla stessa o una diversa via intracellulare. Dato il basso numero di farmaci attivi in questo senso, è importante assicurarsi che tutti i pazienti ricevano il massimo beneficio con un uso ottimale degli agenti al momento disponibili. È di fondamentale importanza quindi, per definire la strategia terapeutica globale nei pazienti con carcinoma renale metastatico, considerare l’efficacia e la tollerabilità della terapia di seconda linea e la personalizzazione del trattamento, anche in relazione ai farmaci precedentemente utilizzati.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 9 – Settembre 2009
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