mercoledì, 25 novembre 2020
Medinews
21 Giugno 2012

TERAPIA ADIUVANTE CON SORAFENIB O SUNITINIB NEL CARCINOMA RENALE A CELLULE CHIARE AD ALTO RISCHIO DI RECIDIVA

La terapia target post-operatoria è ben tollerata ed efficace nel ridurre le recidive; i risultati supportano lo studio randomizzato già avviato per convalidare l’utilizzo di questi agenti

Per valutare l’efficacia e la sicurezza della somministrazione di agenti target, sorafenib e sunitinib, nella terapia adiuvante post-operatoria in pazienti cinesi con carcinoma renale a cellule chiare ad alto rischio di recidiva, ricercatori della Jiao Tong University, School of Medicine, di Shanghai hanno arruolato 43 pazienti al Ruijin Hospital tra dicembre 2007 e dicembre 2010. I criteri di alto rischio di recidiva post-operatoria del carcinoma renale a cellule chiare sono stati definiti con un punteggio di stadio, dimensioni, grado e necrosi (SSIGN) secondo i criteri della Mayo Clinic. Dopo nefrectomia radicale, i pazienti hanno ricevuto sorafenib (gruppo A, n = 20) o sunitinib (gruppo B, n = 23) e sono stati seguiti per almeno un anno per esaminare efficacia e sicurezza dei derivati in esame. Nello studio pubblicato sulla rivista Urological Oncology (leggi abstract) la durata del trattamento target di mantenimento è stata approssimativamente di un anno. Un terzo gruppo (C) di 388 pazienti con carcinoma renale a cellule chiare è stato trattato presso lo stesso centro tra il 1992 e il 2007: erano tutti ad alto rischio di recidiva e non hanno ricevuto terapia adiuvante. Le caratteristiche demografiche erano simili nei tre gruppi. Il tasso globale di recidiva non era diverso tra i gruppi A e B (rispettivamente 15.0 e 17.4%; p > 0.05), ma risultava più basso di quello osservato nel gruppo C (38.7%; p < 0.05 rispetto ai gruppi A e B). La sopravvivenza libera da malattia (DFS) è risultata più lunga nei gruppi A e B (rispettivamente 18.9 ± 5.9 mesi e 16.9 ± 6.1 mesi; p > 0.05), rispetto al gruppo C (13.3 ± 7.2 mesi; p < 0.05 vs i gruppi A e B). I più comuni effetti avversi della terapia target, osservati nei gruppi A e B, sono stati sindrome mano-piede, fatigue, diarrea, alterazioni del gusto, rash cutaneo, ipertensione, alopecia, stomatite, neutropenia, nausea, prurito e ipotiroidismo. Gli effetti avversi erano però modesti in entrambe i gruppi e l’incidenza non è risultata significativamente diversa tra il gruppo A e B. In conclusione, la terapia target adiuvante post-operatoria con sorafenib o sunitinib nei pazienti con carcinoma renale a cellule chiare ad alto rischio di recidiva è risultata ben tollerata ed efficace nel ridurre il tasso di recidiva in questi pazienti. Lo studio costituisce un tentativo di valutazione dell’utilità degli inibitori delle tirosin-chinasi in terapia adiuvante, dopo la resezione chirurgica del carcinoma renale. L’evidenza di esiti migliori, rispetto a una popolazione storica di controllo, è sufficiente a sostenere la continuazione di uno studio randomizzato già iniziato per convalidare questa ipotesi.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 5 – Giugno 2012
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