lunedì, 18 ottobre 2021
Medinews
6 Luglio 2015

TASSI DI SOPRAVVIVENZA A 5 ANNI IN PAZIENTI NAÏVE AL TRATTAMENTO CON MELANOMA AVANZATO CHE HANNO RICEVUTO IPILIMUMAB E DACARBAZINA IN UNO STUDIO DI FASE III

Studi non randomizzati hanno evidenziato che una porzione di pazienti trattati con ipilimumab con melanoma avanzato manifesta una sopravvivenza prolungata. Per dimostrare questo beneficio di sopravvivenza a lungo termine, ricercatori europei (in Italia, i gruppi dell’Ospedale Universitario di Siena, Istituto Oncologico Veneto-IRCCS di Padova e Istituto Europeo di Oncologia di Milano) e statunitensi hanno valutato i tassi di sopravvivenza a 5 anni in pazienti trattati nell’ambito di uno studio randomizzato, controllato, di fase III. Nello studio, pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract), è stata condotta un’analisi intermedia di sopravvivenza per evidenziare il tasso di sopravvivenza a 5 anni nei pazienti naïve al trattamento con melanoma avanzato che avevano ricevuto ipilimumab in uno studio di fase III. I pazienti erano stati randomizzati (1:1) a ipilimumab (10 mg/kg) e dacarbazina (n = 250) oppure a placebo e dacarbazina (n = 252) somministrati alle settimane 1, 4, 7 e 10, seguiti da sola dacarbazina ogni 3 settimane fino alla settimana 22. I pazienti eleggibili potevano ricevere terapia di mantenimento con ipilimumab o placebo ogni 12 settimane, iniziando dalla settimana 24. Un’analisi di sicurezza è stata condotta sui pazienti che sono sopravvissuti almeno 5 anni e che hanno continuato a ricevere ipilimumab come terapia di mantenimento. I risultati hanno evidenziato un tasso di sopravvivenza a 5 anni pari al 18.2% (IC 95%: 13.6 – 23.4) nei pazienti trattati con ipilimumab e dacarbazina vs l’8.8% (IC 95%: 5.7 – 12.8) in quelli trattati con placebo e dacarbazina (p = 0.002); il plateau nella curva di sopravvivenza è iniziato dopo 3 anni circa. Nei pazienti che sono sopravvissuti almeno 5 anni e che hanno continuato a ricevere ipilimumab sono stati osservati eventi avversi immuno-correlati di grado 3 o 4 esclusivamente sulla pelle. In conclusione, il beneficio addizionale di sopravvivenza con ipilimumab e dacarbazina si mantiene nel doppio dei pazienti che sopravvivono per 5 anni rispetto a quelli che inizialmente ricevono placebo e dacarbazina. Questi risultati dimostrano quindi un beneficio duraturo di sopravvivenza con ipilimumab nel melanoma avanzato.
“Questo lavoro recentemente pubblicato su The Journal of Clinical Oncology – afferma il professor Michele Maio, primo autore dello studio e Direttore U.O.C. Immunoterapia Oncologica Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, Policlinico Santa Maria alle Scotte, Siena – riporta per la prima volta i benefici di sopravvivenza a lungo termine in pazienti con melanoma metastatico trattati con ipilimumab in uno studio di fase III. I dati presentati hanno importante rilievo in quanto mostrano il raddoppiamento della sopravvivenza a 5 anni e il raggiungimento di un plateau di sopravvivenza a circa 3 anni nel braccio di pazienti trattati con ipilimumab. Da un punto di vista pratico, le evidenze scientifiche riportate in questo studio avvalorano il ruolo di ipilimumab come potente strumento terapeutico per il trattamento di prima linea dei pazienti con melanoma in stadio avanzato, indipendentemente dallo stato mutazionale di BRAF. Questi risultati forniscono, inoltre, un solido sostegno alla ormai generalmente riconosciuta efficacia dell’immunoterapia nell’indurre una sopravvivenza a lungo termine in una quota significativa di pazienti e tracciano la strada per disegnare e sviluppare in clinica ulteriori studi di combinazione tra ipilimumab e altri farmaci con l’obiettivo di incrementare la percentuale dei pazienti con melanoma avanzato che diventano lungo sopravviventi. In questo ambito – conclude il prof. Maio -, sono di particolare interesse anche specifiche condizioni cliniche di malattia ancora non sufficientemente esplorate con l’immunoterapia, quali ad esempio la presenza di metastasi cerebrali. Lo studio di fase III NIBIT (Network Italiano per la Bio-Immunoterapia dei Tumori)-M2, in corso in Italia e coordinato dalla Fondazione NIBIT, si propone di investigare in prima linea terapeutica l’efficacia di ipilimumab associato alla fotemustina o all’anticorpo anti-PD-1, nivolumab, proprio in pazienti affetti da melanoma cutaneo con metastasi encefaliche”.
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