domenica, 18 ottobre 2026
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18 Novembre 2016

Sunscreen Use and Subsequent Melanoma Risk: A Population-Based Cohort Study

To assess melanoma risk in relation to sunscreen use and to compare high- with low-sun protection factor (SPF) sunscreens in relation to sunbathing habits in a large cohort study. We used data from the Norwegian Women and Cancer Study, a prospective population-based study of 143,844 women age 40 to 75 years at inclusion with 1,532,247 person-years of follow-up and 722 cases of melanoma. Multivariable Cox proportional hazards regression was used to estimate the association between sunscreen use (never, SPF < 15, SPF ≥ 15) and melanoma risk by calculating hazard ratios and ... (leggi tutto)

Il lavoro riporta i dati di un’ampia casistica (più di 140.000 donne norvegesi) che nel periodo fra il 1991 e il ’97 e fra il 1997 e il 2007 hanno risposto ad un questionario con domande inerenti l’esposizione solare e l’uso di creme protettive. All’interno di questa casistica vengono annoverati (e seguiti) più di 700 casi di melanoma. Lo studio raccoglie molte informazioni in merito al colorito della cute (e sua pigmentazione con l’esposizione solare), tipologia dell’esposizione, presenza di nevi, ecc. Il follow up medio è pari a 10,7 anni (range 1-15,6). Con un’attenta valutazione delle variabili di interesse i risultati descrivono ancora una volta in maniera chiara come l’impiego di filtri solari con FSP ≥ 15 si associ ad un rischio significativamente inferiore di patologia neoplastica rispetto a chi faccia uso di filtri con fattore protettivo inferiore a 15. Così come in molti altri lavori pubblicati negli ultimi anni sulla stessa rivista, viene data estrema importanza ad una corretta informazione in merito alla modalità di esposizione al sole e sua correlazione con rischio di melanoma (Adèle C. Green et al., J Clin Oncol, 2016; Phyllis A. Gimotty et al., J Clin Oncol, 2011; Philippe Autier et al., J Clin Oncol, 2011).
Anche questo messaggio è in linea con le campagne di prevenzione primaria che AIOM conduce sull’intera popolazione: quello che può sembrare un messaggio “banale” e non innovativo arriva da un’ampia casistica ben analizzata e diventa quindi utile strumento per l’operatore sanitario che integri la prevenzione primaria nel suo lavoro clinico quotidiano.
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