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20 Marzo 2015

STUDIO MULTICENTRICO DI FASE II, A BRACCIO SINGOLO, DI ERIBULINA MESILATO CON TRASTUZUMAB IN PRIMA LINEA NEL TUMORE MAMMARIO HER2-POSITIVO CON RECIDIVA LOCALE O METASTATICO

Lo studio pubblicato sulla rivista Clinical Breast Cancer (leggi testo) aveva lo scopo di valutare l’efficacia e la sicurezza della combinazione di eribulina con trastuzumab nella terapia di prima linea del tumore mammario HER2-positivo con recidiva locale o metastatico. In questo studio multicentrico, di fase II, a braccio singolo, le pazienti con tumore mammario HER2-positivo in recidiva o metastatico hanno ricevuto eribulina mesilato (1.4 mg/m2 per via endovenosa, e.v. ai giorni 1 e 8 di ogni ciclo di 21 giorni) e trastuzumab (dose iniziale di 8 mg/kg e.v. al giorno 1, seguita da 6 mg/kg al giorno 1 di ogni ciclo successivo). Le valutazioni del tumore sono state condotte ogni 6 settimane per i primi 6 cicli e successivamente ogni 12 settimane. Endpoint primario era il tasso di risposta obiettiva (ORR) e gli endpoint secondari includevano la sopravvivenza libera da progressione (PFS), il tempo alla risposta (TTR), la durata della risposta (DOR) e il profilo di sicurezza. I ricercatori statunitensi hanno arruolato in totale 52 pazienti; 51 delle quali (98.1%) presentavano metastasi: 25 (48.1%) localizzate al fegato, 24 (46.2%) ai polmoni e 19 (36.5%) alle ossa. Le pazienti hanno ricevuto una mediana di 10.0 cicli di eribulina e di 11.0 cicli di trastuzumab. L’ORR è risultato pari al 71.2% (n = 37) con valori mediani di TTR di 1.3 mesi, DOR di 11.1 mesi e PFS di 11.6 mesi. Gli eventi avversi più comuni di grado 3 – 4, dovuti al trattamento, erano neutropenia che si è manifestata in 20 pazienti (38.5%) e neutropenia febbrile in 4 (7.7%). In conclusione, per l’elevato ORR, la prolungata PFS mediana e l’accettabile profilo di sicurezza, la combinazione di eribulina e trastuzumab costituisce un’opzione di trattamento accettabile per le pazienti con tumore mammario HER2-positivo con recidiva locale o metastatico.
Il dottor Filippo Montemurro, Direttore di Oncologia Clinica Investigativa presso l’Istituto di Candiolo I.R.C.C.S., ricorda che “la strategia ottimale di utilizzo dell’anticorpo monoclonale trastuzumab è quella di combinarlo con un farmaco chemioterapico classico. Con la sola eccezione delle antracicline, la maggior parte dei farmaci chemioterapici attivi sul carcinoma della mammella può essere associata a trastuzumab e, con i dovuti accorgimenti di dosaggio, all’inibitore tirosino-kinasico lapatinib. I chemioterapici più studiati in associazione sono i taxani (docetaxel, paclitaxel) e la vinorelbina, accomunati dal bersaglio di azione (antimicrotubili), che hanno oggi un ruolo standardizzato negli schemi di prima linea in pazienti HER2 positive”. Aggiunge inoltre che “il meccanismo di azione antimicrotubuli peculiare dell’eribulina unitamente all’attività antitumorale di questo farmaco dimostrata in pazienti con carcinoma metastatico sottoposte a plurimi trattamenti precedenti ne fanno un possibile candidato ideale per schemi contenenti trastuzumab da utilizzare in fasi precoci della malattia metastatica (I linea) HER2-positiva”. “Lo studio di fase II presentato – afferma il dottor Montemurro – è stato condotto da un gruppo credibile e con metodologia accurata. La performance della combinazione di eribulina e trastuzumab in prima linea risulta tuttavia analoga a quella di schemi contenenti docetaxel, paclitaxel o vinorelbina anche se le dimensioni dello studio portano ad una relativa imprecisione delle stime sugli end-point di efficacia. Per questo motivo, anche a causa dell’elevato costo del farmaco, è ragionevole ritenere che siano necessari studi di tipo randomizzato per chiarire se schemi contenenti eribulina e farmaci anti-HER2 siano delle valide alternative di prima linea rispetto agli attuali standard”.
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