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17 Marzo 2015

STUDIO DI FASE III CHE HA VALUTATO L’AGGIUNTA DI BEVACIZUMAB ALLA TERAPIA ENDOCRINA COME TRATTAMENTO DI PRIMA LINEA NEL TUMORE MAMMARIO AVANZATO: STUDIO LEA CON LETROZOLO O FULVESTRANT E BEVACIZUMAB

Per esaminare se combinando bevacizumab, un trattamento anti-VEGF (vascular endothelial growth factor), con la terapia endocrina (ET) si potesse potenzialmente ritardare l’esordio della resistenza a ET, ricercatori hanno condotto uno studio multicentrico, randomizzato, in aperto, di fase III, in Spagna e Germania, sull’aggiunta di bevacizumab (15 mg/kg ogni 3 settimane) a ET (ET-B; con letrozolo o fulvestrant) come terapia di prima linea in pazienti con tumore mammario HER2(human epidermal growth factor receptor 2)-negativo e con recettori ormonali positivi, in stadio avanzato, in post-menopausa. A questo scopo i ricercatori spagnoli e tedeschi hanno confrontato la sopravvivenza libera da progressione (PFS), la sopravvivenza globale (OS), il tasso di risposta globale (ORR), la durata della risposta (RD), il tempo al fallimento della terapia (TTF), il tasso di beneficio clinico (CBR) e la sicurezza nei due bracci (ET vs ET-B). Nello studio pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract), tra le 380 pazienti arruolate (nel periodo 2007 – 2011), 374 sono state analizzate secondo ‘intention-to-treat’ (184 pazienti con ET vs 190 con ET-B). Le pazienti avevano età mediana di 65 anni, 270 (72%) presentavano performance status ECOG (Eastern Cooperative Oncology Group) pari a 0, 178 (48%) avevano metastasi viscerali e 171 (46%) vs 195 pazienti (52%) avevano ricevuto rispettivamente chemioterapia o ET in precedenza. La PFS mediana è risultata pari a 14.4 mesi nel braccio randomizzato a ET vs 19.3 mesi in quello a ET-B (hazard ratio 0.83, IC 95%: 0.65 – 1.06; p = 0.126). ORR, CBR e RD con ET vs ET-B erano rispettivamente pari a 22 vs 41% (p < 0.001), 67 vs 77% (p = 0.041) e 13.3 vs 17.6 mesi (p = 0.434); mentre TTF e OS erano comparabili nei due bracci. Ipertensione, innalzamento dei livelli di aminotransferasi e proteinuria di grado 3 – 4 erano significativamente più elevati nel braccio trattato con ET-B e 8 pazienti (4.2%) che hanno ricevuto ET-B sono decedute durante lo studio o entro 30 giorni dal completamento della terapia. In conclusione, l’aggiunta di bevacizumab alla terapia endocrina nel trattamento di prima linea non ha offerto un miglioramento significativo della sopravvivenza libera da progressione e globale nelle donne con tumore mammario HER2-negativo, con recettori ormonali positivi, in stadio avanzato.
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