venerdì, 14 agosto 2026
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8 Ottobre 2018

Spending on Antineoplastic Agents in the United States, 2011 to 2016

Recent cancer drug approvals are lauded as being more effective with relatively fewer adverse effects, but these treatments come with a great cost to the US health care system. There is little information on recent trends in actual antineoplastic expenditures representative of the whole US health care system or by sector. Therefore, the objective of this study was to describe antineoplastic expenditures in the United States by year and sector. This was a … (leggi tutto)

Lo studio di Hong e colleghi, pubblicato dal Journal of Oncology Practice, documenta l’incremento notevole della spesa per i farmaci antineoplastici nel sistema sanitario degli Stati Uniti d’America: nel periodo considerato (dal 2012 al 2016), la spesa annuale per i farmaci oncologici è salita da 26,8 miliardi di dollari a 42,1 miliardi di dollari.
La pubblicazione è basata sui dati di un’analisi retrospettiva condotta dall’azienda specializzata in analisi di mercato IQVIA (precedentemente conosciuta come QuintilesIMS), e i dati sono stati corretti per l’inflazione. Gli autori, riportando i dati di spesa anno per anno, sottolineano che l’incremento relativo rispetto all’anno precedente è andato progressivamente crescendo, passando dallo 0,4% nel 2012 al 6,3% nel 2013, al 13,4% nel 2014, al 15,6% nel 2015, al 12,2% nel 2016. I farmaci associati alla maggiore spesa assoluta, nel periodo considerato, sono stati il rituximab, il bevacizumab e il trastuzumab. Considerando il solo 2016, nelle prime posizioni della classifica dei farmaci associati alla maggiore spesa compare il primo immune checkpoint inhibitor, il nivolumab, che affianca il rituximab, il bevacizumab e il trastuzumab. In particolare, il nivolumab è in testa alla classifica dei farmaci che hanno registrato il maggiore incremento dal primo anno di immissione in commercio al 2016, passando da 0,8 miliardi di dollari nel 2015 a 2,6 miliardi di dollari nel 2016 (incremento relativo del 238%), superando nettamente il pertuzumab (80% di incremento dal 2013 al 2016) e il pembrolizumab (80% di incremento dal 2015 al 2016). Naturalmente, tali dati sono riferiti al sistema statunitense, tanto diverso dal nostro sia per tempistiche di disponibilità di alcune indicazioni terapeutiche, sia per costo dei farmaci e modalità di pagamento. Tuttavia, i risultati fanno riflettere su un problema di interesse globale.
Gli autori dell’articolo concludono che la spesa per i farmaci antineoplastici andranno ancora ad aumentare, a seguito dello sviluppo di nuovi farmaci e dell’approvazione di terapie molto costose. Naturalmente, in un’ottica di “prezzo – volume”, è ragionevole che il costo complessivo non aumenti proporzionalmente rispetto all’aumento delle indicazioni e del numero di pazienti candidati al trattamento. Peraltro, la sfida dell’equilibrio tra sostenibilità e accesso ai trattamenti innovativi è francamente impegnativa per tutti i sistemi sanitari mondiali.
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