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20 Giugno 2011

SORAFENIB A INTENSITÀ RIDOTTA PER UN MESE PREDICE SOPRAVVIVENZA LIBERA DA PROGRESSIONE NEL CARCINOMA RENALE AVANZATO

Anche se retrospettivo, lo studio indica l’importanza di sorafenib 1M-RDI ≥ 50% nella previsione della sopravvivenza in pazienti giapponesi già trattati con citochine

Sorafenib è un inibitore multichinasico utilizzato nel trattamento di seconda linea del carcinoma renale metastatico. È tuttavia molto complicato stimare il dosaggio di sorafenib perché è difficile mantenere una somministrazione costante e intervalli regolari per i molteplici effetti collaterali. Ricercatori giapponesi afferenti all’Osaka Renal Cell Carcinoma Clinical Study Collaboration hanno esaminato la correlazione tra intensità di dose relativa (RDI) ed esito clinico della terapia con sorafenib in uno studio multi-istituzionale. Una popolazione di 70 pazienti con carcinoma renale confermato patologicamente, refrattari alla terapia di prima linea, è risultata eleggibile per lo studio. Gli outcome clinici sono stati valutati secondo le caratteristiche clinico-patologiche e l’RDI di sorafenib somministrato per un mese (1M-RDI). I risultati dello studio pubblicato sulla rivista European Journal of Cancer (leggi abstract originale) hanno indicato una differenza significativa nel tempo di sopravvivenza libera da progressione (PFS) ma non in quello di sopravvivenza globale (OS) quando il valore di cut-off di 1M-RDI era ≥ 50%. In 15 pazienti (21.4%) con 1M-RDI < 50%, il tempo mediano di PFS era 4.1 mesi (intervallo di confidenza [IC] 95%: 2.0 – 6.2), mentre risultava 10.5 mesi (IC 95%: 7.6 – 13.4) nei pazienti con 1M-RDI ≥ 50% (p = 0.022). L’analisi multivariata ha evidenziato un’associazione significativa tra stato 1M-RDI e PFS (HR 3.838, IC 95%: 1.658 – 8.883; p = 0.002), ma non con OS (p = 0.328). Anche se lo studio è retrospettivo, una 1M-RDI di sorafenib con cut-off ≥ 50% può essere indicata quale primo fattore predittivo di PFS, ma non di OS, in pazienti con carcinoma renale metastatico trattati precedentemente con citochine. I dati indicano che una dose di almeno 400 mg/die somministrata per il primo mese con successo era necessaria a prolungare la stabilizzazione della malattia e potrebbe essere tollerata dai pazienti giapponesi.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 6 – Giugno 2011
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