venerdì, 23 luglio 2021
Medinews
20 Dicembre 2010

SOPRAVVIVENZA LIBERA DA PROGRESSIONE DIVENTA FATTORE PREDITTIVO DI QUELLA GLOBALE NEL CARCINOMA RENALE

Analisi statistiche hanno dimostrato che la prima può essere considerata l’endpoint intermedio indicativo della sopravvivenza globale in questi pazienti

La maggior parte degli studi clinici sul carcinoma renale metastatico che hanno esaminato agenti target hanno posto come endpoint primario la sopravvivenza libera da progressione. E ad oggi la possibilità di utilizzare la stessa come fattore predittivo della sopravvivenza globale non era stata considerata. Ricercatori del Tom Baker Cancer Center della University of Calgary in Canada hanno identificato pazienti che avevano ricevuto terapie target per il carcinoma renale metastatico in 12 centri oncologici. Analisi di landmark per la progressione a 3 e 6 mesi dall’inizio della terapia sono state condotte per minimizzare i bias da anticipazione diagnostica (‘lead-time bias’). Un modello proporzionale di rischio è stato utilizzato per determinare il vantaggio di una valutazione della sopravvivenza libera da progressione per la previsione della sopravvivenza globale. Nello studio pubblicato sulla rivista Cancer (leggi abstract originale) sono stati inclusi 1158 pazienti in totale. Il follow-up mediano è stato 30.6 mesi, l’età mediana era di 60 anni e il performance status mediano di Karnofsky era 80%. La sopravvivenza mediana libera da progressione è risultata 7.6 mesi e la sopravvivenza globale mediana 19.7 mesi per l’intera coorte. In analisi di landmark, la sopravvivenza globale mediana nei pazienti che progredivano a 3 mesi era 7.8 mesi rispetto ai 23.6 mesi osservati nei pazienti che non mostravano progressione (log-rank test; p < 0.0001). Analogamente, nei pazienti con progressione della malattia a 6 mesi la sopravvivenza globale mediana era 8.6 mesi rispetto ai 26 mesi in quelli senza progressione (p < 0.0001). Nei pazienti che mostravano progressione della malattia a 3 e 6 mesi, rispetto a quelli che non progredivano, gli hazard ratio per il decesso, aggiustati per i fattori prognostici avversi, erano rispettivamente 3.05 (intervallo di confidenza [IC] 95%: 2.42 – 3.84) e 2.96 (IC 95%: 2.39 – 3.67). Simili risultati sono stati evidenziati con analisi di landmark a 9 e 12 mesi e con validazione ‘bootstrap’. Il test tau di Kendall e il modello di Fleischer hanno dimostrato una correlazione dipendente statisticamente significativa. Lo studio ha dunque identificato la sopravvivenza libera da progressione a 3 e 6 mesi quale fattore indicativo della sopravvivenza globale e i risultati indicano appunto che la prima può essere considerata un endpoint intermedio significativo per la sopravvivenza globale nei pazienti con carcinoma renale metastatico che ricevono un trattamento con nuovi farmaci.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 12 – Dicembre 2010
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