venerdì, 30 settembre 2022
Medinews
20 Giugno 2014

SOPRAVVIVENZA GLOBALE FINALE DA UNO STUDIO DI FASE III CON NAB-PACLITAXEL VS DACARBAZINA IN PAZIENTI CON MELANOMA METASTATICO NAÏVE ALLA CHEMIOTERAPIA


In uno studio di fase III, nab-paclitaxel ha significativamente migliorato la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto a dacarbazina (4,8 vs 2,5 mesi; hazard ratio [HR] 0,792; p = 0,044) in pazienti con melanoma metastatico, naïve alla chemioterapia, raggiungendo quindi l’endpoint primario dello studio. Nello stesso studio è stato anche osservato un trend verso una migliore sopravvivenza globale (OS; HR 0,831; p = 0,094) nell’analisi ad interim (con 64% dei pazienti che avevano manifestato un evento). In questo studio, presentato a Chicago al 50° Congresso Annuale dell’ASCO 2014, ricercatori statunitensi, australiani ed europei (in Italia, i gruppi della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori e Istituto Europeo di Oncologia, entrambi di Milano) riportano i dati dell’analisi finale della OS. In totale, 529 pazienti con melanoma in stadio IV (65% M1c; 28% con innalzamento dei livelli di lattato deidrogenasi [LDH]), naïve alla chemioterapia e performance status ECOG 0 – 1, sono stati randomizzati a nab-paclitaxel (150 mg/m2 ai giorni 1, 8 e 15 di ciascun ciclo di 28 giorni; n = 264) o dacarbazina (1.000 mg/m2 al giorno 1 di ciascun ciclo di 21 giorni; n = 265). I pazienti randomizzati sono stati stratificati per stadio metastatico, regione e LDH basale. Lo stato di mutazione BRAF era noto per il 67% dei pazienti; di questi, il 37% aveva mutazione BRAF e il 63% BRAF ‘wild-type’. Il 20 settembre 2013 era la data di cut-off per l’analisi finale della OS. Al momento dell’analisi finale della OS (con follow-up mediano di circa 30 mesi, nei pazienti esaminati), erano stati registrati 427 decessi: 215 (81%) nel braccio con nab-paclitaxel e 212 (80%) in quello con dacarbazina. La OS mediana tendeva a favore del trattamento con nab-paclitaxel, ma non ha raggiunto significatività statistica vs dacarbazina (12,6 vs 10,5 mesi; HR 0,897; IC 95%: 0,738 – 1,089; p = 0,271). I risultati di OS erano a favore del braccio con nab-paclitaxel vs dacarbazina nella maggior parte dei sottogruppi, inclusi i pazienti di età ≥ 65 anni e quelli con melanoma in stadio M1c, con livelli elevati di LDH e qualsiasi stato di mutazione BRAF. L’uso di terapia antitumorale dopo la chiusura dello studio non differiva tra bracci di trattamento, con il 77 vs 73% dei pazienti, rispettivamente nel braccio con nab-paclitaxel vs dacarbazina, che hanno ricevuto la terapia. Anche l’uso di un inibitore BRAF (13 vs 10%) o di ipilimumab (31 vs 32%) è risultato simile nei due bracci di trattamento. Come precedentemente riportato, gli eventi avversi più comuni di grado ≥ 3 con nab-paclitaxel erano neuropatia periferica (25 vs 0%, con dacarbazina) e neutropenia (20 vs 10%, con dacarbazina). In conclusione, lo studio ha raggiunto l’endpoint primario mostrando un significativo miglioramento della sopravvivenza libera da progressione e, all’analisi finale, nab-paclitaxel ha mantenuto un trend verso una migliore sopravvivenza globale, rispetto a dacarbazina.

Final overall survival from a phase 3 trial of nab-paclitaxel versus dacarbazine (DTIC) in chemotherapy-naive patients with metastatic melanoma. Journal of Clinical Oncology 2014;32:5s (suppl; abstr 9045)
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