mercoledì, 24 febbraio 2021
Medinews
20 Giugno 2014

SOPRAVVIVENZA, DURATA DELLA RISPOSTA E ATTIVITÀ DELLA TERAPIA CONCOMITANTE DI NIVOLUMAB E IPILIMUMAB SULLA BASE DELLO STATO DI MUTAZIONE BRAF NEL MELANOMA AVANZATO


Ricercatori dello Yale Cancer Center, Memorial Sloan Kettering Cancer Center, Georgetown-Lombardi Comprehensive Cancer Center e University of Pittsburgh Medical Center hanno presentato al 50° Congresso Annuale dell’ASCO 2014 di Chicago, i dati aggiornati di sopravvivenza e attività clinica, anche sulla base dello stato di mutazione BRAF, nelle coorti inizialmente arruolate in uno studio di fase I (‘dose ranging’) con terapia concomitante e sequenziale di nivolumab (anti-PD-1, BMS-936558, ONO-4538) e ipilimumab. In totale, 53 pazienti con melanoma avanzato (arruolati tra il 2009 e il 2012, con analisi dei dati a dicembre 2013), sottoposti a ≤ 3 precedenti terapie, hanno ricevuto per via endovenosa nivolumab e ipilimumab in trattamento concomitante ogni 3 settimane per 4 dosi, seguite da solo nivolumab ogni 3 settimane per 4 dosi. Alla settimana 24, il trattamento con nivolumab e ipilimumab è stato continuato ogni 12 settimane fino a un massimo di 8 dosi solo nei pazienti che mostravano controllo della malattia e nessuna tossicità dose-limitante. Le risposte tumorali sono state valutate con i criteri WHO e di risposta immuno-correlata. Il 55% dei pazienti aveva melanoma in stadio M1c e il 40% aveva ricevuto una precedente terapia sistemica. Alle diverse schedule utilizzate (nivolumab 0,3 mg/kg + ipilimumab 3 mg/kg; nivolumab 1 mg/kg + ipilimumab 3 mg/kg; nivolumab 3 mg/kg + ipilimumab alla dose sperimentale di 1 mg/kg; nivolumab 3 mg/kg + ipilimumab 3 mg/kg), i tassi di sopravvivenza globale (OS) a uno e due anni sono risultati rispettivamente dell’82 e 75%. L’attività clinica era simile a quanto osservato precedentemente, fatta eccezione della risposta completa che è aumentata (9 pazienti su 53, 17%). Nei pazienti positivi o negativi allo stato di mutazione BRAF (n = 36) è stata osservata simile attività clinica aggregata [ACAR: CR + PR + uCR + uPR + irCR + irPR + SD], rispettivamente pari a 60 e 73%, con una OS mediana di 39,7 mesi. Entro la settimana 36, il 42% dei pazienti ha mostrato una riduzione del tumore ≥ 80% e la durata mediana della risposta (DOR) non è stata raggiunta. Dei 22 pazienti che mostravano risposta obiettiva, 14 (64%) aveva DOR ≥ 24 settimane (range: 25+ – 106+). Gli eventi avversi correlati al trattamento erano consistenti con quanto riportato precedentemente, di grado 3 – 4 nel 53% dei pazienti, e i più comuni erano innalzamento dei livelli di lipasi e AST. I dati delle coorti in terapia sequenziale (nivolumab ogni 2 settimane per 48 dosi entro 4 – 12 settimane dall’ultima dose di ipilimumab) indicano una ACAR globale del 44%, simile nei pazienti positivi vs negativi alla mutazione BRAF (44 vs 47%; n = 24 totali), con una OS mediana di 13,0 mesi, ma ancora insufficiente follow-up per determinare il tasso di OS a un anno. In conclusione, la terapia concomitante di nivolumab e ipilimumab ha mostrato incoraggianti risultati di sopravvivenza e un profilo di sicurezza maneggevole nei pazienti con melanoma avanzato. Risposte sono state osservate indipendentemente dallo stato di mutazione BRAF ed erano durature nella maggior parte dei pazienti.

Survival, response duration, and activity by BRAF mutation (MT) status of nivolumab (NIVO, anti-PD-1, BMS-936558, ONO-4538) and ipilimumab (IPI) concurrent therapy in advanced melanoma (MEL). Journal of Clinical Oncology 2014;32:5s (suppl; abstr LBA9003^)
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