domenica, 5 febbraio 2023
Medinews
27 Maggio 2010

SOPRAVVIVENZA CON BEVACIZUMAB E INTERFERONE ALFA NEL CARCINOMA RENALE METASTATICO

L’associazione migliora la sopravvivenza globale, come già osservato per quella libera da progressione; i trattamenti successivi devono essere valutati preventivamente per ottimizzare la cura

Un altro studio di fase III indica che l’associazione bevacizumab e interferone alfa-2a (IFN) può migliorare significativamente non solo la sopravvivenza libera da progressione (SSP) nei pazienti con carcinoma renale metastatico, ma anche la loro sopravvivenza globale (SG). Ricercatori europei (Francia, Spagna, Italia e Repubblica Ceca) hanno arruolato in uno studio multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, di fase III, 649 pazienti con carcinoma renale metastatico, mai trattato prima, che sono stati randomizzati a bevacizumab (10 mg/kg ogni 2 settimane) in associazione a IFN (9 MUI s.c tre volte a settimana; n = 327) oppure a IFN e placebo (n = 322). L’endpoint primario era la SG. L’analisi finale sull’endpoint secondario (SSP) invece è già stata pubblicata. I risultati di questo studio, pubblicato nel Journal of Clinical Oncology (leggi abstract originale), indicano una SG mediana di 23.3 mesi con l’associazione bevacizmab + IFN e di 21.3 mesi con IFN + placebo (hazard ratio non stratificato [HR] = 0.91, IC 95%: 0.76-1.10; p = 0.3360, e HR stratificato = 0.86, IC 95%: 0.72-1.04; p = 0.1291). Più del 55% dei pazienti, di entrambi i bracci, hanno ricevuto almeno una terapia antineoplastica, possibile fattore di confondimento nell’analisi della SG, dopo il protocollo dello studio e quelli trattati con un inibitore della tirosin-chinasi hanno mostrato una SG mediana più lunga (braccio bevacizumab + IFN: 38.6 mesi; braccio IFN + placebo: 33.6 mesi; HR = 0.80, IC 95%: 0.56-1.13). La tollerabilità era simile a quanto riportato precedentemente. I risultati dello studio indicano che l’associazione bevacizumab + IFN è efficace come trattamento di prima linea del carcinoma renale metastatico. La maggior parte di questi pazienti riceve più linee di trattamento, quindi la valutazione delle successive terapie, quando si sceglie il trattamento di prima linea, potrebbe migliorare i benefici del paziente.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 5 – Maggio 2010
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