venerdì, 30 settembre 2022
Medinews
29 Settembre 2015

SICUREZZA E ATTIVITÀ ANTITUMORALE DELL’ANTICORPO ANTI-PD-1 NIVOLUMAB IN PAZIENTI CON TUMORE OVARICO PLATINO-RESISTENTE

Il PD-1 (Programmed Death-1), un recettore co-inibitorio del segnale immunitario espresso nelle cellule T, si lega al suo legando (PD-L1) e regola l’immunità antitumorale. Nivolumab è un anticorpo anti-PD-1 che blocca il segnale di PD-1. I ricercatori della Kyoto University Graduate School of Medicine, Kinki University Faculty of Medicine di Osaka e Kyoto University Hospital, hanno determinato la sicurezza e l’attività antitumorale di nivolumab in pazienti con tumore ovarico platino-resistente. Nello studio pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract), 20 pazienti con tumore ovarico platino-resistente sono state trattate con un’infusione endovenosa di nivolumab ogni 2 settimane al dosaggio di 1 oppure 3 mg/kg (in due coorti di 10 pazienti) dal 21 ottobre 2011. L’endpoint primario di questo studio di fase II era la migliore risposta globale. Le pazienti hanno ricevuto fino a 6 cicli (4 dosi per ciclo) di trattamento con nivolumab o fino a comparsa di progressione della malattia. Le 20 pazienti trattate con nivolumab sono state valutate alla chiusura dello studio, il 7 dicembre 2014. I risultati indicano che eventi avversi di grado 3 – 4 correlati al trattamento si sono manifestati in 8 delle 20 pazienti (40%) e 2 hanno avuto eventi avversi gravi. Tra le 20 pazienti, delle quali si potevano valutare le risposte, la migliore risposta globale era pari al 15% e includeva 2 pazienti con risposta completa duratura (nella coorte trattata con la dose di 3 mg/kg). Il tasso di controllo della malattia in tutte le 20 pazienti è risultato pari al 45%. Al termine dello studio, il tempo mediano di sopravvivenza libera da progressione era 3.5 mesi (IC 95%: 1.7 – 3.9) e il tempo mediano di sopravvivenza globale era 20.0 mesi (IC 95%: 7.0 – non raggiunto). In conclusione, secondo gli autori, questo studio è il primo che ha esplorato gli effetti di nivolumab nel trattamento del tumore ovarico. Gli incoraggianti dati di sicurezza e di efficacia clinica di nivolumab nelle pazienti con tumore ovarico platino-resistente suggeriscono l’importanza di ulteriori studi su più ampia scala.
“L’immunoterapia – spiega la dottoressa Domenica Lorusso, ginecologa oncologa presso l’Unità Operativa di Ginecologia Oncologica della Fondazione IRCCS, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – rappresenta la nuova frontiera nel trattamento dei tumori solidi. Sebbene in altre patologie, melanoma e polmone, i risultati siano decisamente più eclatanti, cominciano ad affacciarsi i primi dati sul tumore ovarico. Un tasso di risposta del 15% con una percentuale di controllo di malattia del 45% sembrano essere in linea con quanto ci fornisce la chemioterapia in queste pazienti platino-resistenti. Colpisce la più lunga sopravvivenza globale registrata, di 20 mesi circa, a fronte dei 13 mesi riportati al momento in letteratura per questa popolazione, a significare che l’immunoterapia non andrà valutata in termini di risposte, ma di sopravvivenza, proprio visto il peculiare meccanismo d’azione di questa classe di farmaci. Ma sono davvero dati preliminari e dovremo aspettare gli studi ‘ongoing’, anche in altri setting di malattia e in pazienti meno pretrattate, per farci un’idea più precisa dell’attività di questa classe di farmaci.”
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