martedì, 24 novembre 2020
Medinews
15 Maggio 2009

SICUREZZA DELLA TERAPIA CITORIDUTTIVA IN PAZIENTI CON TROMBOCITEMIA ESSENZIALE

Una precedente terapia con agenti citotossici predispone alla comparsa di eventi trombotici

L’utilizzo di agenti citotossici, come idrossiurea, busulfano e interferone-alfa, è ad oggi l’approccio terapeutico più comune per la terapia della trombocitemia essenziale (TE). Sono, tuttavia, disponibili pochi dati sulla sicurezza ed efficacia di questi agenti a lungo termine. Per questo motivo, ematologi bolognesi hanno condotto un’analisi retrospettiva in 386 pazienti consecutivi con TE, tutti seguiti presso una singola istituzione per un periodo mediano di 9.5 anni (range: 3.0-28.5). La terapia citoriduttiva è stata somministrata a 338 pazienti (88%) con una risposta nell’86% dei casi. Nello studio, pubblicato nell’American Journal of Hematology (leggi abstract originale), 45 pazienti (12%) hanno sviluppato trombosi. Tra le caratteristiche iniziali dei pazienti, solo una storia di eventi vascolari precedente alla diagnosi di TE è stata identificata quale fattore predittivo di elevata incidenza di successiva trombosi. L’evoluzione in leucemia o mielofibrosi è stata osservata in 6 (1.5%) e 20 (5%) pazienti, rispettivamente, ed era significativamente più alta in quelli che avevano ricevuto agenti citotossici in sequenza. La sopravvivenza globale è stata del 38% a 19 anni ed era più bassa nei pazienti di oltre 60 anni, con più elevato numero di leucociti (> 15 x 109/L), ipertensione e diabete mellito al momento della diagnosi di TE e per quei pazienti che avevano avuto un evento trombotico durante il follow-up. La terapia citoriduttiva era dunque efficace nel ridurre il numero di piastrine e presentava una minima tossicità indotta. Però, il controllo della trombocitosi non ha ridotto l’incidenza di trombosi e, nei pazienti che avevano ricevuto terapia sequenziale, la probabilità di evoluzione della malattia era più alta e la sopravvivenza più bassa.


SIEnews – Numero 9 – 14 maggio 2009
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