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27 Maggio 2009

SASSARI, TRIBUNALE CONDANNA MEDICO PER MORTE BAMBINA DOPO TRASFUSIONE

Roma, 26 maggio – Una condanna a dieci mesi di reclusione è la sentenza (pena estinta per effetto dell’indulto e non menzione) del tribunale monocratico di Sassari a carico di Maria Graziella Mela, medico del reparto di clinica pediatrica dell’ospedale che assunse le cure di Luisa Moretti, di 2 anni e 3 mesi, deceduta il 10 luglio 2003 per edema polmonare e arresto cardiaco conseguente a trasfusione d’urgenza. Il giudice Guido Vecchione ha considerato l’imputata responsabile di omicidio colposo e l’ha condannata al risarcimento di 340 mila euro ai genitori della bambina, Giannina e Salvatore Muretti, costituitisi parte civile attraverso l’avvocato del foro di Roma, Francesco Baffa. Un evento che ha sconvolto la vita dei genitori che si sono sempre battuti per individuare le responsabilità. Per i coniugi Muretti, la figlia (che pesava solo 8 kg) aveva un’anemia cronica, condizione in cui la trasfusione d’urgenza è normalmente controindicata, e, nonostante fosse entrata in ospedale con tachicardia e tachipnea, non fu sottoposta ad alcun esame obiettivo. Chi la curò, scelse la trasfusione di plasma (250 ml nell’arco di tre ore). Il decesso per edema polmonare acuto da sovraccarico di liquidi è stato causato dalla quantità eccessiva di sangue. Per il legale di parte civile, in questa dolorosa vicenda hanno perso tutti: i genitori, che non avranno mai più la loro bimba, il medico, che ha pagato con una condanna, l’ospedale e i suoi responsabili che hanno subito un danno d’immagine. La dottoressa Mela si è sempre dichiarata estranea ai fatti contestati ribadendo di aver agito in modo corretto e di aver fatto tutto quanto umanamente possibile per curare la piccola. Il suo difensore aveva chiesto per lei l’assoluzione. Il medico fu rinviato a giudizio: decisivo per il gup fu l’esito della perizia d’ufficio secondo cui “lo stato anemico accertato richiedeva comunque l’esecuzione di una terapia trasfusionale, ma verosimilmente l’approfondimento diagnostico avrebbe comportato una modalità e una quantità di emazie concentrate da trasfondere diversa da quella che sembra essere stata trasfusa”.

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