martedì, 1 dicembre 2020
Medinews
2 Marzo 2018

Safety and Clinical Activity of Pembrolizumab and Multisite Stereotactic Body Radiotherapy in Patients With Advanced Solid Tumors

Stereotactic body radiotherapy (SBRT) may stimulate innate and adaptive immunity to augment immunotherapy response. Multisite SBRT is an emerging paradigm for treating metastatic disease. Anti-PD-1–treatment outcomes may be improved with lower disease burden. In this context, we conducted a phase I study to evaluate the safety of pembrolizumab with multisite SBRT in patients with metastatic solid tumors. Patients progressing on standard treatment … (leggi tutto)

Solo un fase I, non uno stravolgente fase II, … ma pur sempre con una sua rilevanza, visto che descrive il risultato di uno studio di fase I che ha esplorato in modo clinico e prospettico il ruolo del trattamento stereotassico (stereotactic body radiotherapy, SBRT) rispetto all’immunoterapia in tumori solidi metastatici cercando di confermare il dato teorico e preclinico ben più robusto che parla della capacità intrinseca del trattamento radiante di implementare l’efficacia degli immunocheckpoints inibitori. Pazienti con progressione di malattia dopo trattamento standard vengono sottoposti a SBRT su 2 – 4 siti metastatici, senza irradiare tutte le localizzazioni. La dose di SBRT varia da 30 a 50 Gy (in 3 – 5 frazioni) facendola seguire, entro 7 giorni dal suo termine, da pembrolizumab alla dose di 200 mg ogni 3 settimane. In un sottogruppo di pazienti viene valutata l’espressione dell’IFN-gamma (e sua induzione) su materiale prelevato pre- e post-SBRT. 79 pazienti vengono inclusi da gennaio 2016 a marzo 2017, di cui 73 ricevono SBRT e almeno un ciclo di pembrolizumab. Nel 94,5% dei casi i pazienti ricevono SBRT su due localizzazioni metastatiche. Il follow-up mediano per tossicità è pari a 5,5 mesi. Non si sono effettuate riduzioni di dose SBRT sebbene in 6 casi (8,2%) siano state riportate tossicità severe quali polmonite di grado 3 (n = 3), colite di grado 3 (n = 2) e tossicità epatica di grado 3 (n = 1). Per i 68 pazienti con sufficiente follow-up, il tasso di risposta è stato pari al 13,2% con un cambiamento medio del diametro delle metastasi irradiate uguale a -21,7% vs 1,7% per le sedi non irradiate (p = 0,0008). Sopravvivenza libera da progressione mediana: 3,1 mesi, sopravvivenza globale mediana 9,6 mesi.
Nel gruppo in cui è stato possibile disporre di materiale pre- e post-SBRT, l’aumentata espressione del gene per IFN-gamma correla con la risposta nei tumori non irradiati (p = 0,023).
Lo studio è volto semplicemente a dimostrare la fattibilità della somministrazione delle due strategie terapeutiche, mentre non ha ovviamente la capacità di fornire dati di efficacia.
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