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22 Marzo 2012

RISPOSTA COMPLETA DOPO TRATTAMENTO SEQUENZIALE SUNITINIB-SORAFENIB IN UN PAZIENTE CON CARCINOMA RENALE

Primo caso clinico che, secondo gli autori, mostra scomparsa della malattia con la terapia di seconda linea con sorafenib dopo progressione durante somministrazione di sunitinib

Sebbene l’attuale scenario terapeutico del carcinoma renale comprenda una grande varietà di nuovi agenti target, al momento la remissione completa si ottiene solo raramente. L’esperienza clinica ha dimostrato che le terapie target recentemente introdotte controllano la crescita del tumore solo temporaneamente (sunitinib in prima linea) e, dopo un periodo di latenza che varia secondo le caratteristiche molecolari del tumore, la malattia riappare. È importante tuttavia notare che non sembra si instauri cross-resistenza tra queste terapie e le linee successive di trattamento possono ancora essere di beneficio. Di conseguenza, mentre si aspettano i risultati di importanti studi volti a identificare la sequenza terapeutica più efficace, i ricercatori devono selezionare empiricamente la ‘migliore’ cura per favorire la cronicità della malattia. Per questo motivo, appare molto interessante l’algoritmo suggerito dal dottor Camillo Porta, Ospedale S. Matteo IRCCS di Pavia, per selezionare il trattamento di seconda linea basandosi sulla risposta alla prima linea e sul profilo di sicurezza dell’agente. Al momento, l’unica certezza è che le risposte complete sono molto rare e tutte si manifestano durante il trattamento di prima linea. Senza dubbio, la gestione della risposta tumorale in pazienti che ricevono terapie target non è spesso facile, in particolare quando si manifesta un’importante riduzione della vascolarizzazione senza un’altrettanto importante riduzione del carico tumorale. D’altra parte, la presenza di necrosi in una lesione tumorale residuale potrebbe essere fuorviante per la definizione della risposta tumorale da parte di radiologi e oncologi, anche considerando che l’esperienza dei clinici in questo ambito è molto importante al punto che si può ottenere una risposta migliore con terapie target. In questo studio pubblicato sulla rivista Clinical Genitourinary Cancer (vedi riferimento bibliografico), gli autori descrivono un caso clinico di carcinoma renale che ha mostrato progressione dopo un lungo periodo di stabilizzazione, durante il quale il paziente ha ricevuto sunitinib, e che in seguito ha risposto completamente al trattamento di seconda linea con sorafenib. Il paziente asintomatico, di 72 anni, con diagnosi di carcinoma renale è stato esaminato all’Istituto Nazionale Tumori, IRCCS, di Milano a settembre 2006; era in terapia con soli calcio-antagonisti per controllare l’ipertensione. Dopo nefrectomia radicale in laparoscopia del rene sinistro, l’esame istologico ha rivelato un carcinoma a cellule chiare pT2 G3 N0. Gli esami di controllo sono stati eseguiti ogni 3 mesi. A ottobre 2007, alla TC sono state evidenziate recidiva locale nella loggia renale e metastasi polmonari, con adenopatie al mediastino. La terapia con sunitinib (50 mg/die per 4 settimane seguita da 2 di sospensione) è iniziata a dicembre dello stesso anno. Dopo 12 settimane di trattamento, il paziente ha mostrato risposta parziale. Gli effetti collaterali erano trombocitopenia di grado 3, astenia di grado 2 e ipotiroidismo. Dopo riduzione della dose a 37.5 mg/die con la stessa schedula (4 settimane + 2), gli effetti collaterali si sono ridimensionati al grado 1. A giugno 2009 è stata osservata progressione asintomatica ai polmoni e il farmaco è stato interrotto. Dopo consulto medico è stata introdotta terapia con sorafenib (800 mg/die continua) che ha portato a riduzione del tumore, confermata anche ai successivi controlli. A maggio 2011 è stata osservata la scomparsa completa delle lesioni e come effetto collaterale solo una reazione cutanea mano-piede di grado 1. Secondo gli autori, questo caso clinico rappresenta la prima evidenza di risposta completa indotta da sorafenib in seconda linea. Questa osservazione quindi non esclude la possibilità che anche con l’utilizzo di un inibitore delle tirosin-chinasi in seconda linea, si possa ottenere la risposta completa. Per ottimizzare l’efficacia terapeutica nella popolazione con carcinoma renale è importante considerare alcuni parametri e caratteristiche rilevanti di ogni paziente, ad esempio età e comorbilità. Anche la massimizzazione della durata del trattamento sembra un fattore importante per ricevere altrettanto ottimale beneficio clinico. Sorafenib può essere considerato, quindi, un trattamento sicuro ed efficace nei pazienti anziani con carcinoma renale avanzato.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 2 – Marzo 2012
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