Medinews
5 Maggio 2015

RIDUZIONE DELLA MASSA TUMORALE IN FASE PRECOCE QUALE FATTORE PROGNOSTICO ED ENDPOINT SURROGATO NEL TUMORE DEL COLON-RETTO: REVISIONE SISTEMATICA DELLA LETTERATURA E ANALISI COMBINATA

La riduzione della massa tumorale in fase precoce, definita come riduzione di almeno il 20% delle dimensioni del tumore alla prima rivalutazione, è stata esaminata retrospettivamente in recenti studi di prima linea sul tumore del colon-retto e sembra sia associata a migliori ‘outcome’. I ricercatori italiani, coordinati dal gruppo dell’Azienda Ospedaliera di Treviglio (Bergamo), hanno condotto una revisione sistematica della letteratura e meta-analisi degli studi pubblicati per esaminare il valore prognostico della riduzione della massa tumorale in fase precoce in pazienti con tumore del colon-retto in termini di sopravvivenza globale (OS) e di sopravvivenza libera da progressione (PFS). Nello studio pubblicato sulla rivista European Journal of Cancer (leggi abstract), gli autori hanno condotto una ricerca nei database elettronici di PubMed, SCOPUS, EMBASE, Web of Science e Cochrane Central Register of Controlled Trial per identificare gli studi che avevano confrontato gli ‘outcome’ dei pazienti con o senza riduzione del tumore in fase precoce durante chemioterapia di prima linea per il tumore metastatico del colon-retto. La OS, riportata come hazard ratio (HR) con intervallo di confidenza (IC) del 95%, era la misura di ‘outcome’ primario, ma è stato anche stimato il coefficiente di correlazione (R) tra riduzione del tumore in fase precoce e OS mediana. Nello studio sono stati analizzati 21 studi clinici inclusi in 10 pubblicazioni. In totale, i pazienti che avevano manifestato riduzione del tumore in fase precoce sono stati associati a una migliore OS (HR 0.58, IC 95%: 0.53 – 0.64; p < 0.00001) e PFS (HR 0.57, IC 95%: 0.47 – 0.69; p < 0.00001) rispetto ai ‘non responder’ precoci. Tuttavia, la riduzione del tumore in fase precoce era scarsamente correlata con la OS quando considerata come endpoint surrogato (R = 0.37, IC 95%: 0.31 – 0.78; p = 0.28). In conclusione, la riduzione del tumore in fase precoce è un buon fattore prognostico ma è inappropriato come surrogato per predire gli ‘outcome’ dei pazienti con tumore del colon-retto. I risultati di questa meta-analisi supportano la misura della riduzione del tumore in fase precoce quale strumento prognostico per identificare precocemente i ‘non-responder’; tuttavia, il suo ruolo come endpoint surrogato richiede ulteriore valutazione.
“La risposta tumorale precoce – spiega il dottor Fausto Petrelli, primo autore dello studio e medico oncologo presso l’Azienda Ospedaliera di Treviglio -, valutata dopo 6-8 settimane dall’inizio del trattamento sistemico appare un importante fattore prognostico nel tumore del colon trattato con chemioterapia con o senza biologico. L’analisi conferma quella che era una forte sensazione clinica, corroborata dagli studi esistenti e dalla pratica clinica corrente. Il dato è di duplice informazione, per il clinico, in quanto conferma la bontà del trattamento avviato, e per il paziente, che viene informato circa il probabile buon esito della cura. A mio avviso – conclude Petrelli – il ‘setting’ migliore dove testare prospetticamente questa informazione è probabilmente quello neoadiuvante, dove una non risposta valutata entro poche settimane potrebbe permetterci di cambiare rotta in anticipo qualora non vi sia stato uno ‘shrinkage’ della malattia, e passare a farmaci di diversa classe”.
TORNA INDIETRO