lunedì, 25 ottobre 2021
Medinews
14 Luglio 2015

RACCOMANDAZIONI DALLA COLLABORAZIONE BIG-NABCG PER LA CARATTERIZZAZIONE PATOLOGICA STANDARDIZZATA DELLA MALATTIA RESIDUA IN STUDI CLINICI NEOADIUVANTI SUL TUMORE MAMMARIO

La terapia sistemica neoadiuvante (NAST) offre l’eccezionale opportunità di valutare la risposta al trattamento per il tumore mammario dopo mesi, piuttosto che dopo anni, di follow-up. Esiste, tuttavia, una significativa variabilità dei metodi di valutazione della risposta patologica a NAST e quindi anche della sua interpretazione per le successive decisioni cliniche. Il ‘working group’ multidisciplinare (patologi, radiologi, chirurghi, ginecologi e oncologi medici e radiologi), internazionale, di collaborazione tra il Breast International Group e il North American Breast Cancer Group (BIG-NABCG) ha elaborato raccomandazioni sui metodi pratici per una valutazione standardizzata dei campioni chirurgici di tumore mammario dopo NAST per gli studi clinici. Tali raccomandazioni promuovono un’accurata e affidabile denominazione della risposta patologica completa (pCR) e offrono una definizione del significato di malattia residua. Le raccomandazioni pubblicate sulla rivista Annals of Oncology (leggi testo) includono argomenti come la comunicazione multidisciplinare tra specialisti, l’identificazione clinica della localizzazione del tumore (clip) e immagini radiologiche, fotografiche o illustrate del campione raccolto (vetrini) per ‘mappare’ le sezioni di tessuto e conciliare i risultati macroscopici con quelli microscopici. Le informazioni necessarie per definire pCR (ypT0/is ypN0 oppure ypT0 ypN0), stadio residuale ypT e ypN, utilizzando l’attuale sistema AJCC/UICC, e il sistema Residual Cancer Burden (RCB) sono raccomandate per quantificare la malattia residua nell’ambito degli studi clinici.
Interpellato sull’opportunità delle raccomandazioni, il professor Giuseppe Viale, co-autore dello studio e Direttore del Dipartimento di Patologia, Istituto Europeo di Oncologia IEO e Università di Milano ha affermato: “Sono convinto che questa proposta di standardizzazione delle modalità di valutazione della risposta patologica ai trattamenti neoadiuvanti dei tumori mammari rappresenti un utile servizio alla comunità scientifica. Infatti, nel corso del lavoro effettuato, è stato istruttivo -anche se non sorprendente- toccare con mano come le ‘standard operative procedures’ di 28 importanti trials clinici di terapia neoadiuvante comprendessero modalità di valutazione patologica della risposta molto diverse tra loro, al punto tale da rendere difficile correlare tra loro i risultati dei diversi studi e praticamente impossibile identificare almeno uno ‘standard minimo’ da poter applicare nella pratica clinica quotidiana”.
“Non si può nascondere – continua il professore – che queste raccomandazioni (insieme a quelle ancora più dettagliate che verranno presto pubblicate su Modern Pathology) non sono soltanto una ‘presa d’atto’ o una semplice ‘messa in ordine’ di pratiche già comunque acquisite e bene o male attuate nei diversi centri, ma rappresentano invece la proposta di un impegnativo percorso di rivisitazione di quanto comunemente effettuato e -per la maggior parte dei centri- di un profondo cambiamento delle modalità di valutazione della risposta. Sicuramente vengono richieste ai patologi una maggiore attenzione ed una particolare accuratezza nella identificazione del letto tumorale e nella ricerca di eventuali residui tumorali dopo terapia neo-adiuvante, così da poter accertare in modo preciso l’ottenimento o meno di una risposta patologica completa. Mi sembra già di sentire le recriminazioni dei colleghi patologi di fronte al verosimile aumento del carico di lavoro richiesto per mettere in pratica queste raccomandazioni e non me la sento proprio di dar loro torto, se consideriamo la cronica carenza di risorse, umane e non, che affligge i nostri servizi di anatomia patologica. Ma ancora una volta dobbiamo riuscire ad inquadrare il problema nei suoi termini più ampi e prendere nella dovuta considerazione anche il sempre crescente ricorso alla terapia neo-adiuvante, non solo come una strategia per ridurre le dimensioni del tumore, ma anche e soprattutto come uno strumento straordinario per documentare la effettiva efficacia del trattamento sistemico nei singoli pazienti e per ottenere un’eccellente indicazione prognostica a lungo termine sul decorso clinico della malattia”.
“Se l’accurata valutazione della risposta al trattamento neo-adiuvante è di così straordinaria importanza scientifica (nella interpretazione dei risultati degli studi clinici) e clinica (nel percorso di cura delle pazienti) riesce veramente difficile giustificare ancora ogni possibile mancanza di collaborazione tra i diversi componenti del gruppo multidisciplinare della ‘breast unit’ o la carenza di adeguate risorse nei servizi di anatomia patologica, che sono i responsabili ultimi di questa valutazione. Bene è stato – conclude il professor Viale – di aver voluto pubblicare le raccomandazioni su una rivista ‘clinica’ prima ancora che su una rivista squisitamente anatomo-patologica: questo sta a dimostrare che riteniamo indispensabile un sostanziale e profondo contributo di tutte le professionalità coinvolte nel trattamento delle donne con tumore mammario, per fare in modo che ogni possibile ostacolo alla standardizzazione della valutazione della risposta alle terapie neoadiuvanti venga prontamente e definitivamente superato”.
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