venerdì, 27 novembre 2020
Medinews
13 Luglio 2018

Quality-of-life analysis of the MITO-8, MaNGO, BGOG-Ov1, AGO-Ovar2.16, ENGOT-Ov1, GCIGstudy comparing platinum-based versus non-platinum-based chemotherapy in patients with partially platinum-sensitive recurrent ovarian cancer

MITO-8 showed that prolonging platinum-free interval by introducing non-platinum-based chemotherapy (NPBC) does not improve prognosis of patients with partially platinum-sensitive recurrent ovarian cancer. Quality of life (QoL) was a secondary outcome. Ovarian cancer patients recurring or progressing 6-12 months after previous platinum-based chemotherapy (PBC) were randomized to receive PBC or NPBC as first treatment. QoL was assessed at baseline, third and sixth … (leggi tutto)

Lo studio MITO 8 era uno studio randomizzato che comparava una combinazione a base di platino vs una ionoterapia non platino (prevalentemente doxorubicina liposomiale pegylata) nella recidiva parzialmente platino sensibile (intervallo libero da platino 6-12 mesi) di tumore ovarico.
Lo scopo dello studio era dimostrare che usare un non platino al momento della recidiva, in questa popolazione, avrebbe allungato l’intervallo libero da platino e reso più efficace il successivo trattamento a base di platino. Purtroppo lo studio aveva dimostrato che non usare subito il platino era detrimentale per la sopravvivenza delle pazienti, scardinando il vecchio concetto dell’allungamento artificiale dell’intervallo libero da platino.
Questa seconda pubblicazione aggiunge una altra importante informazione: sebbene gli item legati alla tossicità, come atteso, siano peggiori nelle pazienti che vengono trattate con chemioterapia a base di platino, altri domini come l’astenia e la dispnea e la qualità di vita in generale sono migliori nelle pazienti che fanno da subito la terapia più efficace, come epifenomeno della riduzione del volume di malattia legata al beneficio del trattamento.
Questo studio dimostra, in maniera scientificamente rigorosa, come molto spesso vecchi assunti come l’allungamento artificiale dell’intervallo libero da platino, mai dimostrato prospetticamente, in realtà siano detrimentali per le pazienti sia come quantità che come qualità di vita.
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