sabato, 25 settembre 2021
Medinews
20 Ottobre 2009

PER 6 ITALIANI SU 10 SI PUÒ GUARIRE DAL CANCRO. MA SOLO LA METÀ SA COSA SIANO GLI SCREENING

Il tumore non è più un male incurabile: ne è convinto il 60% degli italiani. Una “rivoluzione culturale” rispetto alla percezione comune fino a pochi anni fa, legata alla miglior informazione sulla malattia e ai progressi delle terapie. Conquiste che appaiono evidenti, soprattutto quando si parla di un big killer, il cancro del colon retto, che tanto ha beneficiato dei nuovi farmaci biologici mirati e dei programmi di diagnosi precoce. Ma se uno su 2 dice che oggi di questa neoplasia si può guarire, il 42% sa che esistono terapie efficaci e personalizzate e il 73% crede siano anche meno “aggressive” per l’organismo, fa riflettere che solo il 38% affermi che si può prevenire e che ben uno su 4 non sia disposto a cambiare il proprio stile di vita per diminuire il livello di rischio. Per non parlare dello screening che è conosciuto solo dal 50% dei cittadini. La fotografia emerge dalla prima indagine condotta dall’AIOM sulla conoscenza, la prevenzione e le terapie sul tumore del colon retto. Un sondaggio che ha coinvolto nel settembre 2009 800 italiani, intervistati a Roma e Milano fuori da centri commerciali, presentato nel capoluogo lombardo nella giornata di apertura dell’XI Congresso Nazionale AIOM. Più donne che uomini (62 contro 38%), la stragrande maggioranza (81%) ha conosciuto il cancro da vicino, perché ne è stato colpito un amico o familiare. “Insomma, il tumore quando viene fa meno paura ma gli italiani si impegnano ancora troppo poco per tenerlo lontano”, ha affermato Francesco Boccardo, presidente della Fondazione AIOM. “E non vi è consapevolezza sui fattori di rischio – ha aggiunto Carmelo Iacono, presidente nazionale AIOM -: sono sottostimate in particolare l’importanza di praticare attività fisica (segnalata solo dal 15%) e di una corretta alimentazione (uno su due la sottovaluta). Al contrario voci come l’inquinamento vengono ritenute rilevanti nel provocare il tumore da un 59%”. Il dato sulla diagnosi precoce e l’adesione agli screening conferma come ancora nel nostro Paese serva molta educazione: su questo si orienterà l’impegno della Società scientifica. “Siamo riusciti a trasmettere con successo un messaggio di fiducia nelle terapie – ha continuato Marco Venturini, presidente eletto AIOM -: una scommessa vinta, anche perché sono trascorsi solo 5 anni dall’approvazione di bevacizumab, il primo trattamento anti-angiogenesi approvato dalla FDA per l’uso nel cancro del colon-retto avanzato o metastatico, che ha aperto la strada ad altri farmaci biologici. Ora dobbiamo impegnarci di più come società scientifica per educare alla prevenzione”.
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