mercoledì, 28 settembre 2022
Medinews
19 Maggio 2015

PEMBROLIZUMAB VS IPILIMUMAB NEL MELANOMA AVANZATO

L’inibitore di checkpoint immunitario ipilimumab costituisce il trattamento standard per i pazienti con melanoma avanzato. Pembrolizumab inibisce il checkpoint immunitario PD-1 (programmed cell death 1) e ha mostrato attività anti-tumorale nei pazienti con melanoma avanzato. Nello studio randomizzato, controllato, di fase III, KEYNOTE-006, ricercatori europei, israeliani, australiani e statunitensi hanno arruolato 834 pazienti con melanoma avanzato a ricevere (1:1:1) pembrolizumab (10 mg/kg peso corporeo) ogni 2 settimane o ogni 3 settimane oppure 4 dosi di ipilimumab (3 mg/kg) ogni 3 settimane. Endpoint primari erano la sopravvivenza libera da progressione e la sopravvivenza globale. I risultati dello studio pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine (leggi testo) indicano una stima del tasso di sopravvivenza libera da progressione a 6 mesi pari al 47.3% con pembrolizumab somministrato ogni 2 settimane, a 46.4% con pembrolizumab ogni 3 settimane e pari al 26.5% con ipilimumab (hazard ratio di progressione 0.58; p < 0.001 per entrambi i regimi con pembrolizumab vs ipilimumab; intervalli di confidenza [IC] 95% rispettivamente per pembrolizumab somministrato ogni 2 o 3 settimane: 0.46 – 0.72 e 0.47 – 0.72). La stima dei tassi di sopravvivenza a 12 mesi era rispettivamente pari al 74.1, 68.4 e 58.2% (hazard ratio di morte con pembrolizumab ogni 2 settimane 0.63, IC 95%: 0.47 – 0.83; p = 0.0005; hazard ratio con pembrolizumab ogni 3 settimane 0.69, IC 95%: 0.52 – 0.90; p = 0.0036). Il tasso di risposta è migliorato con pembrolizumab somministrato ogni 2 settimane (33.7%) e ogni 3 settimane (32.9%), rispetto a ipilimumab (11.9%) (p < 0.001 per entrambe le comparazioni) e le risposte sono ancora evidenti rispettivamente nell’89.4, 96.7 e 87.9% dei pazienti, dopo un follow-up mediano di 7.9 mesi. L’efficacia era simile nei due gruppi randomizzati con due schedule diverse di pembrolizumab e i tassi di eventi avversi correlati al trattamento di grado 3 – 5 erano più bassi nei pazienti trattati con pembrolizumab (13.3 e 10.1%) rispetto al gruppo che ha ricevuto ipilimumab (19.9%). In conclusione, l’anticorpo anti-PD-1, pembrolizumab, ha prolungato la sopravvivenza libera da progressione e la sopravvivenza globale e ha mostrato una minore tossicità di alto grado rispetto a quanto osservato con ipilimumab nei pazienti con melanoma avanzato.
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