sabato, 17 ottobre 2026
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15 Giugno 2018

Pembrolizumab versus paclitaxel for previously treated, advanced gastric or gastro-oesophageal junction cancer (KEYNOTE-061): a randomised, open-label, controlled, phase 3 trial

Patients with advanced gastric or gastro-oesophageal junction cancer that progresses on chemotherapy have poor outcomes. We compared pembrolizumab with paclitaxel in patients with advanced gastric or gastro-oesophageal junction cancer that progressed on first-line chemotherapy with a platinum and fluoropyrimidine. This randomised, open-label, phase 3 study was done at 148 medical centres in 30 countries. Eligible patients were randomised (1:1) in blocks … (leggi tutto)

Vi è ormai evidenza che l’immunoterapia si attiva nel carcinoma gastrico sebbene in una percentuale di pazienti compresa tra il 10 e il 15%. Una parte di essi è sicuramente caratterizzata dai pazienti con tumori MSI-high che comunque non superano il 4-5% del totale. La restante parte dei pazienti resta ancora non accuratamente selezionabile sulla base dei dati disponibili (es. PD-L1 status). Negli all comers non selezionati, pembrolizumab non ha migliorato la sopravvivenza mediana rispetto al taxolo, sebbene la tollerabilità del trattamento sia migliore. Nonostante le mediane di sopravvivenza si equivalgano, se si osservano le code delle curve è palese come ci sia il solito 10% di pazienti che beneficia a lungo termine e in maniera significativamente migliore della chemioterapia, e l’identificazione di tali pazienti soprattutto nell’ambito dei tumori MSS consentirebbe di migliorare notevolemente il profilo costo-beneficio dell’immunoterapia. Sicuramente la selezione clinica (pazienti con PS 0) sembra migliorare la predizione dell’efficacia, stante anche l’aggressività della patologia di base. Forse l’associazione con la chemioterapia potrebbe avere un ruolo. Di fatto lo sviluppo di biomarker potrebbe ricevere davvero impulso in questa patologia addirittura prima di altre, forse se le companies si vedranno negare l’indicazione/rimborsabilità e vorranno effettuare studi biomarkers-driven che, pur restringendo il target di mercato, possano effettivamente portare a una miglior sostenibilità ed efficacia del trattamento.
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