mercoledì, 12 agosto 2026
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3 Giugno 2015

PEMBROLIZUMAB NEL TRATTAMENTO DEL TUMORE DEL POLMONE NON A PICCOLE CELLULE

Ricercatori statunitensi, in collaborazione con colleghi canadesi, europei e sudcoreani, hanno valutato l’efficacia e la sicurezza dell’inibizione di PD-1 (programmed cell death 1) con pembrolizumab in pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule in stadio avanzato, arruolati nello studio KEYNOTE-001 di fase I, e hanno cercato di definire e validare un livello di espressione del ligando 1 di PD-1 (PD-L1) associato alla probabilità di beneficio clinico. In totale, 495 pazienti sono stati assegnati al trattamento con pembrolizumab (a una dose di 2 o 10 mg/kg peso corporeo, ogni 3 settimane o di 10 mg/kg, ogni 2 settimane) e suddivisi in un gruppo di ‘training’ (n =182) e uno di validazione (n = 313). Gli autori dello studio pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine (leggi abstract) hanno determinato l’espressione di PD-L1 nei campioni tumorali utilizzando l’analisi immunoistochimica, con risultati espressi come percentuale di cellule neoplastiche positive alla colorazione di PD-L1 di membrana (punteggio percentuale). La risposta è stata valutata ogni 9 settimane, con revisione centralizzata. Gli effetti collaterali comuni di pembrolizumab erano fatigue, prurito e riduzione dell’appetito, senza una definita differenza per dose o schedula utilizzata. Nella globalità dei pazienti, il tasso di risposta obiettiva è risultato pari a 19.4% e la durata mediana della risposta era 12.5 mesi. La durata mediana della sopravvivenza libera da progressione è stata di 3.7 mesi e quella della sopravvivenza globale era 12.0 mesi. Il valore dell’espressione di PD-L1 in almeno il 50% delle cellule tumorali è stato selezionato come cut-off dal gruppo di ‘training’. Nei pazienti con un punteggio percentuale di almeno 50% nel gruppo di validazione, il tasso di risposta è risultato pari al 45.2%, e in questi pazienti, la sopravvivenza mediana libera da progressione è risultata pari a 6.3 mesi, mentre la sopravvivenza globale mediana non è stata raggiunta. In conclusione, pembrolizumab ha un profilo accettabile di effetti collaterali e mostra attività anti-tumorale nei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule in stadio avanzato. Inoltre, l’espressione di PD-L1 in almeno il 50% delle cellule tumorali correla con una migliore efficacia di pembrolizumab.
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