venerdì, 30 luglio 2021
Medinews
16 Febbraio 2018

Pembrolizumab in patients with thymic carcinoma: a single-arm, single-centre, phase 2 study

Treatment options are limited for patients with thymic carcinoma. These aggressive tumours are not typically associated with paraneoplastic autoimmune disorders, and strong PD-L1 expression has been reported in thymic epithelial tumours. We aimed to assess the activity of pembrolizumab, a monoclonal antibody that targets PD-1, in patients with advanced thymic carcinoma. We completed a single-arm phase 2 study of pembrolizumab in patients with recurrent thymic … (leggi tutto)

Vengono riportati i risultati di uno studio monocentrico (al Lombardi Comprehensive Cancer Center) di fase II sull’impiego di pembrolizumab nei pazienti con carcinoma timico recidivato. 40 pazienti affetti da carcinoma timico e sottoposti almeno ad una linea chemioterapica contenente platino nel periodo compreso fra marzo 2015 e dicembre 2016 vengono arruolati nello studio e trattati con pembrolizumab 200 mg ogni 3 settimane fino ad un massimo di 2 anni di terapia. L’obiettivo primario dello studio era il tasso di risposta (Response Rate) secondo i criteri RECIST v1.1. Con un follow-up mediano di 20 mesi viene registrata una risposta in 9 pazienti (22,5%) con una risposta completa, mentre la stabilizzazione di malattia è presente nel 53% dei casi. L’espressione di PD-L1 è stata valutata in 37 pazienti e in 10 pazienti con espressione >50% la risposta viene riscontrata in 6 casi (p = 0,005 vs Response Rate in 27 pazienti con espressione inferiore). La durata mediana di risposta è stata pari a 22,4 mesi; 8 pazienti hanno riportato una stabilizzazione di malattia, 6 mesi e 3 per 1 anno. Un’analisi post-hoc descrive una sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana nei pazienti ‘high expressors’ uguale a 24 mesi (vs 2,9) e una sopravvivenza globale (OS) non ancora raggiunta (vs 15,5 mesi). Eventi avversi severi di tipo autoimmune sono stati descritti nel 15% dei pazienti (n = 6) comprensivi di miocardite in due pazienti. Gli eventi avversi più comuni sono stati l’aumento delle transaminasi (aumento di AST e ALT nel 13% dei casi), dispnea (8%), mialgia/miosite (8%) e aumento della creatinfosfochinasi (8%). Non ci sono state morti tossiche.
Questi dati vanno sicuramente a sommarsi ad altri che riportano l’efficacia degli immuno-checkpoint inibitori in diverse patologie oncologiche e lo fanno in questo caso in una patologia che ha sicuramente necessità di un miglioramento nell’approccio sistemico. Tuttavia, proprio le caratteristiche di questa malattia e il quadro clinico che la caratterizza impongono un’attenta valutazione dei risultati e una criticità di lettura soprattutto quando si leggono i dati di tossicità.
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