Medinews
22 Settembre 2015

PATIENT-REPORTED OUTCOMES IN PAZIENTI IN PREMENOPAUSA CON TUMORE MAMMARIO IN FASE INIZIALE SOTTOPOSTE A TRATTAMENTO ADIUVANTE CON SOPPRESSIONE OVARICA ED EXEMESTANE O TAMOXIFENE: ANALISI CONGIUNTA DEGLI STUDI RANDOMIZZATI DI FASE III TEXT E SOFT

L’analisi congiunta di efficacia degli studi TEXT e SOFT ha indicato un significativo beneficio con exemestane in associazione alla soppressione della funzione ovarica (OFS) rispetto a tamoxifene e OFS, in termini di sopravvivenza libera da malattia. I ricercatori svizzeri, statunitensi, italiani (Istituto Europeo di Oncologia di Milano, Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Ospedale di Circolo e Fondazioni Macchi di Varese, Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, Ospedale-Universitario, Università di Udine e Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia, tutti centri afferenti all’International Breast Cancer Study Group, IBCSG), australiani e canadesi hanno presentato in questo studio pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract) i Patient-Reported Outcomes (PRO) relativi ai due studi sopra citati. Tra il 7 novembre 2003 e il 7 aprile 2011, 4717 donne in premenopausa con tumore mammario con recettori ormonali positivi sono state arruolate negli studi TEXT e SOFT e randomizzate a ricevere un trattamento adiuvante in aperto con exemestane e OFS oppure tamoxifene e OFS, per 5 anni. Per ottenere la soppressione ovarica, sono stati utilizzati l’LHRH-a (triptorelina), l’ovariectomia bilaterale o l’irradiazione ovarica bilaterale; l’uso della chemioterapia era opzionale. La randomizzazione a blocchi permutati è stata eseguita con sistema dell’IBCSG via web e stratificata in base all’impiego o meno della chemioterapia e allo stato linfonodale. Gli strumenti utilizzati per la rilevazione dei PRO sono stati il questionario-base dell’IBCSG per la rilevazione della qualità di vita (QoL; stato di benessere, umore, volontà, percezione dello stato di salute, sintomatologia varia) e un modulo specifico comprendente 12 indicatori specifici di sintomatologia endocrina, la percezione del ‘peso’ del trattamento in atto e l’informazione sull’attività sessuale negli ultimi 6 mesi. Tutti gli item sintomatico-funzionali erano raccolti in forma di scala analogico-visiva (0-100), con differenza minima di interesse clinico stimata in 8 punti. Le pazienti hanno compilato il questionario sulla QoL prima della terapia (al basale), ogni 6 mesi per i primi 24 mesi e successivamente ogni anno dal terzo al sesto anno. Le variazioni di QoL, rispetto al basale, tra i due trattamenti sono state analizzate dopo 6, 24 e 60 mesi con tecniche di analisi della varianza per misure ripetute, globalmente e per ciascuno dei due studi, stratificando o meno per trattamento chemioterapico. L’analisi è stata condotta sulla base della ‘intention-to-treat’ (ITT). Al momento dell’analisi, il follow-up mediano era di 5.7 anni (range interquartile: 3.7 – 6.9), con il trattamento e il follow-up delle pazienti tuttora in corso. Globalmente, l’87% delle pazienti incluse nell’analisi ITT è stato valutato per QoL (attrition rate 13%, tuttavia simmetrica riguardo ai due trattamenti a confronto), con analisi di sensibilità a escludere un effetto detrimentale della conseguente imputazione dei dati missing (mancanti, cioè, alla valutazione dell’endpoint). Le pazienti in terapia con tamoxifene e OFS hanno avuto più vampate di calore e sudorazione durante i 5 anni di terapia rispetto alle donne trattate con exemestane e OFS, sebbene tale sintomatologia si sia attenuata nel corso del follow-up. Le pazienti che assumevano exemestane in associazione a OFS hanno riportato più frequentemente secchezza vaginale con diminuzione della libido e dell’eccitazione sessuale rispetto a quelle in terapia con tamoxifene e OFS; tale differenza si è mantenuta nel tempo. I disturbi osteo-articolari, in particolare a breve termine, erano più pronunciati nelle pazienti trattate con exemestane e OFS rispetto a quelle trattate con tamoxifene e OFS. Gli autori concludono che, da un punto di vista globale della QoL, non vi sono differenze tali da consigliare un trattamento rispetto all’altro. Essendoci però delle differenze nella sintomatologia endocrina farmaco-specifiche, il tipo di trattamento andrebbe discusso con la paziente soppesando i pro e contro di ciascuna opzione.
Il dottor Simon Spazzapan, Responsabile del Clinical Trial Office del Centro di Riferimento Oncologico (CRO), IRCCS di Aviano, ribadisce che “lo studio sui Patient Reported Outcomes – al quale ha attivamente partecipato – è la prima analisi di qualità di vita in uno studio randomizzato di fase III in donne premenopausali trattate con OFS in associazione a tamoxifene o exemestane. In precedenza, lo stesso studio aveva dimostrato un beneficio significativo in termini di DFS (sopravvivenza libera da malattia) a favore di exemestane (il tasso di DFS a 5 anni è risultato del 91.1% verso 87.3% con un HR di 0.72, IC 95%: 0.60 – 0.85; p < 0.001; in Pagani O et al N Engl J Med. 2014 July 10; 371[2]: 107-118). In termini di OS (sopravvivenza globale) non sono state rilevate differenze statisticamente significative, ma il follow-up mediano di 68 mesi è troppo breve per trarre conclusioni definitive. I dati in nostro possesso evidenziano che circa il 60% delle recidive si verifica a distanza. Per tali motivi si può ipotizzare una possibile differenza anche in OS con un follow-up prolungato. Pertanto – conclude il dott. Spazzapan – l’armamentario dell’oncologo si arricchisce di un altro farmaco da utilizzare in fase adiuvante nella malattia ormono-responsiva ad alto rischio e in pazienti con età < 35 anni. La scelta tra tamoxifene e exemestane va discussa con la paziente facendo emergere le diversità dei sintomi endocrini indotti dai due farmaci. Una comunicazione appropriata e una decisione condivisa dovrebbero aumentare la compliance dei pazienti al trattamento e di conseguenza una minore probabilità di ricadute”.
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