giovedì, 25 febbraio 2021
Medinews
20 Ottobre 2015

‘OUTCOME’ PEDIATRICI DOPO DIAGNOSI DI TUMORE MATERNO IN GRAVIDANZA

I dati sugli esiti a lungo termine dei bambini le cui mamme sono state esposte durante la gravidanza a trattamenti oncologici sono molto limitati. In questo studio multicentrico caso-controllo, appena pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine (leggi testo), ricercatori europei e canadesi afferenti all’International Network on Cancer, Infertility, and Pregnancy (INCIP), hanno confrontato bambini nati da madri con diagnosi di tumore in gravidanza con altrettanti bambini di madri sane, appaiati per età gestazionale alla nascita. Gli autori dello studio, che comprendono anche ricercatori della Fondazione IRCCS Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico, della Università degli Studi di Milano e dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, hanno utilizzato la visita clinica, l’ecocardiografia e uno strumento specifico che valuta lo sviluppo cognitivo dei bambini (Bayley Scales of Infant Development) per confrontare i due gruppi di studio. Tutti i bambini sono stati esaminati prospetticamente a 18 mesi, 36 mesi o entrambi. Una valutazione della funzione cardiaca è stata eseguita a 36 mesi. In totale, 129 bambini (età mediana 22 mesi; range: 12 – 42) sono stati inclusi nel gruppo le cui madri avevano ricevuto diagnosi di tumore durante la gravidanza (gruppo di esposizione neonatale) e confrontati con un numero uguale di bambini nel gruppo di controllo. Durante la gravidanza, 96 bambini (74.4%) sono stati esposti a chemioterapia (da sola o in combinazione con altri trattamenti), 11 (8.5%) a radioterapia (da sola o in combinazione), 13 (10.1%) a sola chirurgia, 2 (1.6%) ad altri trattamenti farmacologici e 14 (10.9%) a nessuna terapia. Gli autori non hanno osservato differenze significative tra i bambini esposti e i controlli per quanto riguarda lo sviluppo cognitivo, valutato con la scala di Bayley (p = 0.08). Anche l’analisi per sottogruppi (tipo di trattamento, durata della chemioterapia, dose di radioterapia) non ha dimostrato differenze con i controlli e l’esame cardiologico e l’elettrocardiogramma eseguito in 47 bambini all’età di 36 mesi ha dato risultati normali. Come atteso, la prematurità era associata ad ‘outcome’ cognitivi leggermente peggiori soprattutto nei grandi prematuri (nati prima della 31.9ma settimana di età gestazionale), indipendentemente dal gruppo di appartenenza. Il peso alla nascita era inferiore al 10mo percentile in 28 dei 127 bambini (22.0%) inclusi nel gruppo di esposizione neonatale e in 19 dei 125 bambini (15.2%) nel gruppo di controllo, ma questa differenza non era statisticamente significativa (p = 0.16). In conclusione, l’esposizione prenatale a tumore materno, con o senza trattamento, non ha alterato lo sviluppo cognitivo, cardiaco o generale dei bambini nella prima infanzia. La prematurità è stata correlata ad un ‘outcome’ cognitivo peggiore, ma questo effetto era indipendente dal trattamento per il cancro.
Ne abbiamo parlato anche con il dott. Fedro Peccatori, Direttore della Unità Fertilità e Procreazione in Oncologia all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e co-autore dello studio. “L’importante novità di questo studio è la presenza di un gruppo di controllo di bambini non esposti al tumore materno e alle terapie messe in atto per curarlo. Già sapevamo che lo sviluppo psicomotorio e la funzione cardiaca di bambini esposti a chemioterapia materna durante la gestazione non erano diversi dalla popolazione generale, ma mancava uno studio caso/controllo che tenesse conto dei possibili fattori di confondimento, compresa l’epoca gestazionale alla nascita, il sesso e la scolarità dei genitori. È un passo avanti significativo, che dimostra ancora una volta quanto sia importante la collaborazione tra oncologi, ginecologi e pediatri nel miglioramento delle conoscenze in questo campo. Il contributo italiano a questo lavoro non sarebbe stato possibile se i ricercatori dell’Università di Milano, della Mangiagalli e dell’IEO non si fossero seduti intorno allo stesso tavolo per programmare sinergie internazionali che si sono dimostrate vincenti. Oggi possiamo dire con maggiore certezza che i trattamenti oncologici somministrati dopo il primo trimestre a donne con tumore in gravidanza non influiscono sullo sviluppo cognitivo e sulla funzione cardiaca del loro bambino”.
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