Medinews
10 Febbraio 2015

‘OUTCOME’ DEI BAMBINI ESPOSTI IN UTERO A CHEMIOTERAPIA PER TUMORE MAMMARIO

Anche nel secondo e terzo trimestre di gestazione, donne con tumore mammario possono essere trattate con chemioterapia senza che si verifichino complicanze significative per la gravidanza o per i neonati esposti. Ne abbiamo parlato con il dottor Fedro Alessandro Peccatori, dell’Unità Fertilità e Procreazione all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, e con il dottor Giacomo Corrado, dell’Unità di Ginecologia Oncologica all’Istituto Regina Elena di Roma. Negli Stati Uniti e in Europa, l’incidenza di tumore mammario diagnosticato durante la gravidanza è in aumento perché molte donne posticipano la gravidanza per motivi sociali o personali. “Quando è necessario somministrare un trattamento chemioterapico in gravidanza, bisogna saper bilanciare il possibile beneficio per le pazienti e i potenziali rischi per il feto. Già da alcuni anni sono a disposizione dati che confermano esiti gravidici e fetali rassicuranti anche per le pazienti trattate con chemioterapia – afferma il dott. Peccatori, – mentre le evidenze relative all’outcome dei bambini esposti alla chemioterapia in utero sono più limitati”. In questo studio pubblicato dai ricercatori dell’MD Anderson Cancer Center di Houston sulla rivista Breast Cancer Research (leggi testo), sono stati analizzati gli esiti ostetrici e neonatali di 81 gravidanze in donne con tumore mammario che avevano ricevuto, tra il 1992 e il 2010, 5-fluorouracile, doxorubicina e ciclofosfamide (FAC) quale trattamento adiuvante o neoadiuvante dopo il primo trimestre di gestazione. Ai genitori o ai tutori dei bambini è stato anche richiesto di compilare un questionario sugli ‘outcome’ dei primi anni di vita, comprensivo di informazioni sullo sviluppo psicomotorio, e sui problemi di salute eventualmente correlati alla pregressa esposizione ai chemioterapici in utero. Il 78% delle donne (o tutore) ha risposto al questionario di follow-up. L’età gestazionale media al parto è stata di 37 settimane (range: 29 – 41) e il peso medio alla nascita è stato di 2.9 kg (range: 1.4 – 3.9). Tre bambini sono nati con anomalie congenite: uno con sindrome di Down, uno con reflusso ureterale, e un altro con piede torto. Complessivamente il tasso di malformazioni congenite non è risultato differente da quello della popolazione di riferimento (circa il 3%). A un’età mediana di 7 anni, la maggior parte dei bambini esposti alla chemioterapia in utero è cresciuta normalmente senza mostrare tossicità significativa o problemi di salute correlati alla pregressa esposizione. Gli autori concludono che le pazienti con tumore mammario diagnosticato in gravidanza possono essere trattate con FAC dopo il primo trimestre, senza complicanze gravi o alterazioni della salute a breve termine per i loro figli. Il dott. Corrado sottolinea però i limiti di questo lavoro, compresa la piccola dimensione del campione, la natura soggettiva dell’acquisizione dei dati attraverso questionari somministrati ai genitori e il breve periodo di follow-up dei bambini. “Non è facile acquisire informazioni prospettiche sugli esiti di salute dei bambini esposti a chemioterapia in utero – conclude Peccatori. – Sono necessari strumenti validati, la collaborazione dei genitori e moltissima pazienza. Ma ci stiamo lavorando e anche i nostri risultati sembrano confermare che l’esposizione alla chemioterapia in utero non peggiora gli ‘outcome’ dei bambini”.
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