mercoledì, 19 giugno 2024
Medinews
23 Marzo 2018

Nivolumab plus Ipilimumab versus Sunitinib in Advanced Renal-Cell Carcinoma

Nivolumab plus ipilimumab produced objective responses in patients with advanced renal-cell carcinoma in a pilot study. This phase 3 trial compared nivolumab plus ipilimumab with sunitinib for previously untreated clear-cell advanced renal-cell carcinoma. We randomly assigned adults in a 1:1 ratio to receive either nivolumab (3 mg per kilogram of body weight) plus ipilimumab (1 mg per kilogram) intravenously every 3 weeks for four doses, followed by nivolumab … (leggi tutto)

Pubblicati sul New England Journal of Medicine i risultati dello studio Checkmate 214, che ha documentato l’efficacia della combinazione nivolumab + ipilimumab come trattamento di prima linea del carcinoma renale avanzato. Lo studio di fase III prevedeva l’impiego nel braccio sperimentale della combinazione dei 2 immune checkpoint inhibitors, che già nel melanoma ha prodotto risultati efficaci che hanno portato alla sua introduzione nella pratica clinica, e il trattamento dei pazienti assegnati al braccio di controllo con sunitinib. Erano eleggibili pazienti appartenenti alle diverse classi prognostiche, ma obiettivo primario era il confronto nella popolazione di pazienti appartenenti alle classi “intermediate” e “poor risk”. Il disegno statistico prevedeva 3 endpoint coprimari (risposte obiettive, sopravvivenza libera da progressione e sopravvivenza globale), con un’opportuna correzione del rischio di risultato falso positivo. Il risultato in termini di sopravvivenza globale è risultato nettamente a favore della combinazione di nivolumab e ipilimumab, associata ad un 15% di incremento assoluto della chance di sopravvivenza a 18 mesi dall’inizio del trattamento (75% vs 60%), con hazard ratio pari a 0,63. Tale risultato è di indubbia rilevanza clinica, anche in considerazione della proporzione nettamente maggiore di risposte obiettive rispetto a quanto ottenuto con il sunitinib. Da sottolineare che, al contrario di quanto osservato nel gruppo dei pazienti “intermediate” e “poor risk”, l’efficacia dei trattamenti confrontati nel sottogruppo di pazienti “good risk” è risultata invertita, vale a dire migliore con il sunitinib rispetto alla combinazione di nivolumab e ipilimumab. Nel complesso, dopo i risultati ottenuti con il nivolumab in monoterapia in pazienti pretrattati, questi risultati rappresentano un’evidenza rilevante a sostegno dell’impiego dell’immunoterapia nei pazienti affetti da carcinoma renale.
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