giovedì, 26 novembre 2020
Medinews
4 Maggio 2018

Nivolumab plus Ipilimumab in Lung Cancer with High Tumor Mutational Burden

Nivolumab plus ipilimumab showed promising efficacy for the treatment of non–small-cell lung cancer (NSCLC) in a phase 1 trial, and tumor mutational burden has emerged as a potential biomarker of benefit. In this part of an open-label, multipart, phase 3 trial, we examined progression-free survival with nivolumab plus ipilimumab versus chemotherapy among patients with a high tumor mutational burden (≥10 mutations per megabase). We enrolled patients with stage IV or … (leggi tutto)

Vengono riportati i dati della parte 1 dello studio CheckMate 227, di fase III, sull’utilizzo dell’associazione di nivolumab ed ipilimumab nei pazienti con NSCLC avanzato e “high” mutational burden (≥ 10 mutazioni per megabase). In questa sottopopolazione di pazienti, la combinazione di farmaci immunoterapici (nivolumab+ipilimumab) ha dimostrato un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione rispetto alla chemioterapia contenente platino, indipendentemente dal livello di espressione del PD-L1 e dall’istologia (squamosa e non-squamosa); con un tasso di sopravvivenza libera da progressione ad un anno del 42,6% con l’associazione vs 13,2% con la chemioterapia ed una sopravvivenza libera da progressione mediana di 7,2 mesi nel gruppo trattato con nivolumab+ipilimumab vs 5,5 mesi nel gruppo trattato con chemioterapia (hazard ratio [HR] = 0,58; p < 0,001).
Al contrario, pazienti con “low” mutational burden trattati con nivolumab+ipilimumab presentano una sopravvivenza libera da progressione mediana di 3,2 mesi vs 5,5 mesi per la chemioterapia.
Lo studio conferma pertanto il ruolo del tumor mutational burden come biomarcatore per la selezione dei pazienti da trattare con associazione di immuno-checkpoint inibitori.
Eventi avversi di grado 3 e 4 sono stati descritti nel 31,2% dei pazienti trattati con la combinazione e nel 36,1% dei pazienti trattati con chemioterapia.
L’interruzione del trattamento per tossicità è stata registrata nel 17,4% vs 8,9% dei pazienti trattati con la combinazione di immunoterapici e chemioterapia rispettivamente.
Gli eventi avversi hanno causato la morte in 7 pazienti (1,2%) del gruppo trattato con la combinazione di immunoterapici e in 6 pazienti (1,2%) in trattamento con chemioterapia.
Questi dati dimostrano che la combinazione di nivolumab+ipilimumab migliora la sopravvivenza libera da progressione dei pazienti affetti da NSCLC avanzato con “high” tumor mutational burden (indipendentemente dal livello di espressione del PD-L1) e confermano di quest’ultimo il ruolo di biomarcatore per la selezione dei pazienti. L’associazione di due farmaci ad azione immunitaria è sicuramente di grande interesse e, fino ad ora, i dati in diversi setting per quanto riguarda il trattamento del tumore polmonare non sono stati cosi promettenti. Questo è sicuramente un segnale di efficacia e può generare ipotesi di ricerca interessanti. Resta sicuramente il problema dell’implementazione del test in una routine diagnostica già di per sé molto “affollata” e con non pochi cambiamenti appena occorsi e tuttora in essere.
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