martedì, 1 dicembre 2020
Medinews
27 Febbraio 2012

MIGLIORE INDICE TERAPEUTICO CON RADIOTERAPIA A INTENSITÀ MODULATA PER IL CARCINOMA NASO-FARINGEO

L’esito dosimetrico migliore che si osserva dopo radioterapia a intensità modulata (IMRT) con tomoterapia elicoidale (HT) porta a esiti clinici preferenziali in termini di conservazione delle ghiandole salivari. Per esaminare le differenze sugli ‘endpoint’ dosimetrici, clinici e di qualità di vita in 30 pazienti consecutivi trattati tra giugno 2005 e agosto 2009 con IMRT alla dose di 70 ± 14 Gy per il carcinoma naso-faringeo, ricercatori della University of California, Davis Cancer Center di Sacramento, hanno comparato la HT (n = 14; 47%) con il collimatore multilamellare (SMLC) (n = 16; 53%). Dei 30 pazienti totali, 28 (93%) hanno ricevuto allo stesso tempo anche chemioterapia. I pazienti sono stati bilanciati equamente tra i due gruppi di radioterapia secondo le caratteristiche cliniche e patologiche. Il follow-up mediano è stato di 30 mesi (range: 6 – 62). I risultati dello studio pubblicato sulla rivista British Journal of Radiotherapy (leggi abstract originale) indicano che le stime a 2 anni della sopravvivenza globale, del controllo loco-regionale e della sopravvivenza libera da progressione erano rispettivamente 81, 87 e 82%. Non è stata osservata alcuna differenza significativa tra questi endpoint rispetto al metodo IMRT (p > 0.05 per tutti). L’analisi dosimetrica ha rivelato che i pazienti trattati con HT hanno però ottenuto una migliore conservazione delle ghiandole salivari, rispetto alla dose media (27.3 ± 14 Gy vs 34.1 ± 14 Gy; p = 0.03) e a V30 (31.7% vs 47.3%; p = 0.01) nella parotide controlaterale (conservata). L’incidenza di xerostomia tardiva di grado 3+ è stata del 13 e 7% rispettivamente nei pazienti trattati con SMLC su IMRT e HT (p = 0.62). La corrispondente proporzione di pazienti che hanno riportato ‘molto poca’ o ‘nessuna’ salivazione al follow-up era rispettivamente del 38 e 7% (p = 0.04). In conclusione, il risultato dosimetrico superiore osservato con la HT sembra tradursi in esiti clinici moderatamente migliori, in termini di conservazione della salivazione. Tuttavia, gli autori auspicano la programmazione di studi prospettici tesi a validare questo beneficio terapeutico.
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