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7 Luglio 2015

METASTASI OSSEE IN PAZIENTI CON CARCINOMA RENALE METASTATICO: SONO SEMPRE ASSOCIATE A PROGNOSI SFAVOREVOLE?

Ricercatori italiani, coordinati dai colleghi del Dipartimento di Oncologia Medica, AOU Ospedali Riuniti, Università Politecnica delle Marche di Ancona e del Dipartimento di Oncologia Medica, Campus Biomedico Università di Roma, hanno esaminato la presenza di fattori prognostici esistenti in pazienti con metastasi ossee di carcinoma renale, dato che il sistema scheletrico rappresenta una localizzazione sfavorevole di metastasi nel carcinoma renale metastatico. In questo studio pubblicato sulla rivista Journal of Experimental and Clinical Cancer Research (leggi testo), i dati dei pazienti con metastasi ossee di carcinoma renale sono stati raccolti retrospettivamente. Età, sesso, performance status ECOG (ECOG-PS), gruppo MSKCC, istologia del tumore, presenza di metastasi contemporanee in altre localizzazioni, intervallo di tempo dalla nefrectomia alla comparsa di metastasi ossee (TTMB, classificato in tre gruppi: < 1 anno, tra 1 e 5 anni e > 5 anni) e intervallo di tempo dalla comparsa di metastasi ossee all’evento scheletrico (SRE) sono stati inclusi nell’analisi di Cox per determinare la rispettiva rilevanza prognostica. In totale, sono stati arruolati 470 pazienti, tutti inclusi nell’analisi. Il tessuto scheletrico era l’unica localizzazione di metastasi in 19 pazienti (4%), mentre 277 presentavano metastasi contemporanee in altre sedi. Il tempo mediano alle metastasi ossee è risultato di 16 mesi (range: 0 – 44), con una sopravvivenza globale (OS) mediana di 17 mesi. Il numero di siti metastatici (incluse le ossa; p = 0.01), le metastasi contemporanee, un grado Fuhrman alto (p < 0.001) e l’istologia non a cellule chiare (p = 0.013) erano tutti fattori significativamente associati a prognosi sfavorevole. I pazienti con TTBM > 5 anni avevano una OS più lunga (22 mesi) rispetto ai pazienti con TTBM < 1 anno (13 mesi) o tra 1 e 5 anni (19 mesi) dalla nefrectomia (p < 0.001), ma nessuna differenza statistica è stata rilevata tra questi ultimi due gruppi (p = 0.18). In analisi multivariata, ECOG-PS, gruppo MSKCC e metastasi contemporanee a polmone o linfonodi erano fattori predittivi indipendenti di OS nei pazienti con metastasi ossee. In conclusione, questo studio italiano suggerisce che età, performance status ECOG, istologia, punteggio MSKCC, tempo dalla nefrectomia alla comparsa di metastasi ossee e presenza di metastasi contemporanee dovrebbero essere presi in considerazione per ottimizzare la gestione dei pazienti con carcinoma renale che presentino metastasi ossee.
Secondo il dottor Matteo Santoni, primo autore dello studio, medico oncologo presso il Departimento di Oncologia Medica, AOU Ospedali Riuniti, Università Politecnica delle Marche, Ancona, “analizzando nello specifico i dati dello studio, va sottolineata l’importanza del tempo che intercorre tra la diagnosi di carcinoma renale e la comparsa di metastasi a distanza. Un intervallo inferiore ad un anno è annoverato tra i fattori negativi al momento utilizzati nella stratificazione prognostica dei pazienti con carcinoma renale. I dati pubblicati nel 2014 dal nostro gruppo sottolineano come un tempo alla metastatizzazione superiore ai 5 anni consenta di identificare una popolazione di pazienti con carcinoma renale caratterizzati da un decorso di malattia più indolente, una maggiore frequenza di metastasi in siti meno frequentemente interessati nei pazienti con carcinoma renale (come ad esempio pancreas, tiroide e stomaco) ed un alto tasso di ‘overall response rate’ (ORR) osservato in prima linea con inibitori tirosin-chinasici, superiore al 90%. I dati provenienti dallo studio retrospettivo sulle metastasi ossee nei pazienti con carcinoma renale mostrano come vi sia una differenza di prognosi di circa 9 mesi tra i pazienti con metastasi ossee comparse entro un anno dalla diagnosi iniziale e quelli con malattia ossea tardiva. Inoltre, la presenza concomitante di metastasi in diversi siti deve essere presa in considerazione con l’obiettivo di definire ulteriormente la prognosi del paziente con metastasi ossee da carcinoma renale. Tutto ciò – conclude il dott. Santoni – deve mirare ad ottimizzare la gestione sequenziale dei trattamenti con farmaci targeted, l’integrazione con la radioterapia e, in casi selezionati, con la chirurgia e le tecniche di embolizzazione selettiva e, infine, con i trattamenti mediante bifosfonati o inibitori di RANK/RANKL”.
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